Sapori di giustizia 2014-2015

La notte del 2 novembre 2014 trenta persone di età compresa fra i 17 e i 60 anni hanno cosparso i muri del quartiere della Maddalena, nel centro storico di Genova, di volantini contenenti stralci delle ultime relazioni della Commissione parlamentare antimafie, della Dia, della Fondazione Caponnetto.

«È allarmante il ritardo con il quale la società civile ha compreso il pericolo della presenza sul territorio della regione (e non solo nel Ponente Ligure) della criminalità organizzata di stampo mafioso e la scarsa consapevolezza dei rischi ai quali il tessuto socio economico è attualmente esposto» vi si legge.

Usura, riciclaggio di denaro sporco attraverso l’acquisizione di esercizi commerciali e imprese artigianali, infiltrazione negli appalti, gestione di videopoker, oltre ai più tradizionali traffico di stupefacenti e dello sfruttamento della prostituzione sono le aree di attività delle mafie a Genova e nel quartiere della Maddalena. I cittadini però, proprio a causa del basso profilo tenuto dalle organizzazioni mafiose, faticano ad accorgersene, a volte si rifugiano nel mito della malavita cantata da De Andrè.

Il progetto Sapori di giustizia – promosso da circolo Arci Belleville, Arci Genova e San Benedetto con l’adesione del presidio Francesca Morvillo di Libera, del CIV Maddalena, dell’associazione AMA di cittadini della Maddalena e la partecipazione di scout, Gas e parrocchie – nasce con l’obiettivo di allargare la consapevolezza di questo fenomeno e promuovere l’attivazione mutuamente solidale di cittadini ed esercizi commerciali del quartiere.

Per spezzare l’isolamento in cui si trova chi oggi –in particolare esercizi commerciali – è stretto dalle pressioni mafiose.

L’attacchinaggio del 2 novembre è una citazione.

Dieci anni fa Addiopizzo esordì a Palermo nello stesso modo; lo slogan «Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità» ha fatto storia. E il 5 novembre Alessandra Celesia e Chiara Utro di Addiopizzo sono venute alla Maddalena, insieme a Filippo Sestito, a raccontarci la storia di chi, nel Meridione d’Italia, ha alzato la testa e intessuto reti contro le mafie. E a rispondere alle moltissime domande di associazioni e cittadini. Hanno partecipato all’incontro quasi 100 persone, che li hanno seppelliti di domande. Chiedendo ai cittadini di scegliere per i loro acquisti i negozi che si riconoscevano nel disciplinare di Addio Pizzo, l’associazione saldò in un patto di solidarietà reciproca commercianti e cittadini antimafia, offrì la possibilità a ognuno di combattere la mafie attraverso una scelta semplice e quotidiana come fare la spesa, coniugò lotta alle mafie e consumo critico. È un’esperienza che vorremmo mutuare, pur nel nostro diverso contesto.

Da noi la crisi stringe i commercianti nella morsa dei debiti, della liquidità che manca, delle banche restie a concedere prestiti. Molti cadono nella rete degli usurai, alcuni sono costretti a cedere l’attività ai mafiosi. Sostenere i commercianti che resistono alle proposte della mafia significa, come cittadini, sceglierli nei consumi di ogni giorno.

Sapori di giustizia promuove la nascita di una rete di commercianti, ristoranti e locali che condividono un disciplinare antimafia e scelgono di rendersi identificabili attraverso un adesivo che li connoti come ‘antimafia’.

Allo stesso tempo i cittadini del quartiere – che già si stanno battendo attraverso moltissime iniziative comunitarie contro la presenza della criminalità alla Maddalena –  si impegnano a sostenere questi negozi attraverso i loro consumi.

Sapori di giustizia è anche un progetto di comunicazione, che mira a raccontare la Maddalena come quartiere antimafia e a diffondere fra i turisti l’abitudine di visitarla per sostenere i commercianti antimafia.

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