Processo Cucchi, nuovi verbali falsificati e versioni concordate dai carabinieri

PDF
di Edoardo Izzo

 

La Stampa, 2 giugno 2018

 

Questi elementi a carico dei militari della stazione Appia sono emersi nel processo bis sulla morte del giovane geometra romano. Verbali falsificati, anomalie, e versioni “concordate”. Nuovi e schiaccianti elementi a carico dei carabinieri della stazione Appia sono emersi questo pomeriggio nel processo bis sulla morte del giovane geometra romano, Stefano Cucchi, morto all’ospedale Pertini della Capitale dopo essere stato picchiato e arrestato il 16 ottobre 2009 per detenzione di droga.

Nel processo bis sono imputati 5 carabinieri accusati a vario titolo dei reati di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia. Nella giornata di oggi è stato ascoltato, dal pm di Roma Giovanni Musarò, il carabiniere Gabriele Aristodemo presente al momento dell’arresto di Cucchi insieme ad altri 4 carabinieri.

Dalle incongruenze del testimone emerge chiaramente che ben due verbali sono stati alterati dai militari dell’Arma: quello della perquisizione domiciliare effettuata a casa dei genitori di Cucchi subito dopo l’arresto, e quello di arresto dello stesso Cucchi. Il verbale di perquisizione, ad esempio, viene modificato. Nella copia acquisita nel 2009 non c’è la firma dell’arrestato ma nello stesso documento, acquisito dalla magistratura nel 2015, compare la dicitura “si rifiuta”. Non solo: anche sul verbale di arresto manca la firma di Cucchi. Oggi Aristodemo ha spiegato la stranezza dicendo che “è normale perché è un atto nostro”.

Lo stesso militare però, già ascoltato in aula nel luglio 2015, disse che all’epoca Cucchi si rifiutò di firmarlo. “Mi sbagliai, mi ero confuso”, ha ammesso oggi Aristodemo incalzato dal pm di Roma Musarò. Non solo. Dalle parole dello stesso militare emergono le preoccupazioni dei colleghi che cercavano di concordare le varie versioni da dare agli inquirenti. Aristodemo ha infatti detto in aula che durante la perquisizione domiciliare, Cucchi era seduto sul divano ed era calmo. Il particolare non è di poco conto se si incrocia la testimonianza di Aristodemo con una telefonata intercettata nel 2015 tra lo stesso e Raffaele D’Alessandro (imputato nello stesso procedimento per omicidio preterintenzionale).

È D’Alessandro a contattare Aristodemo per dirgli che Cucchi cominciò a dare testate contro il muro e che per calmarlo dovettero ammanettarlo. “Quello che disse D’Alessandro non era vero, perché c’ero anche io lì”, ha dovuto ammettere il militare ascoltato oggi come teste. Inoltre lo stesso Aristodemo avrebbe cambiato versione anche sulla condizione fisica di Cucchi. Nel 2015, infatti, il militare disse: “Cucchi in caserma non aveva segni”, successivamente invece il carabiniere ha detto: “Era un po rosso sotto gli occhi”.

Il processo è quello che vede imputati cinque carabinieri in relazione alla morte di Cucchi avvenuta a Roma il 22 ottobre del 2009. I militari dell’Arma coinvolti sono: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia Roberto Mandolini, mentre della sola calunnia risponde Vincenzo Nicolardi.

 

I commenti sono chiusi.