Migranti. Le inutili inchieste sulle Ong

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di Roberto Saviano

 

L’Espresso, 1 luglio 2018

 

La magistratura oggi si trova di fronte a un bivio e ci si trova perché in tempi di barbarie nessuno può chiamarsi fuori. La magistratura mai è stata osservatrice distratta, e sempre ha interpretato l’evoluzione della società su nuovi diritti che non erano scritti, ma che di fatto andavano sanciti, difesi e possibilmente introdotti.

È grazie a sentenze illuminate se in Italia l’istituto giuridico della stepchild adoption, che consente al figlio di essere adottato dal partner del proprio genitore, di fatto esiste. È anche grazie alla magistratura – oltre che all’impegno costante dell’Associazione Luca Coscioni – se casi come quello di Píero Welby, Eluana Englaro e dj Fabo hanno fatto irruzione nelle nostre vite quotidiane mostrando quanto sia legittimo pretendere una morte dignitosa.

Lo scorso anno il Procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, apriva un fascicolo conoscitivo sulle sette Ong che, con tredici navi, battevano í mari intorno alla Sicilia. La prima volta che ascoltai le parole di Carmelo Zuccaro fu durante un’intervista rilasciata a Matrix, ad aprile 2017.

Parlò, cito testualmente, di “Ong che nascono dal nulla e che dimostrano di avere disponibilità di denari per il noleggio delle navi, per acquisto di droni ad alta tecnologia, per la gestione delle missioni, che ci sembra molto strano che possano avere acquisito senza avere un ritorno economico”.

Zuccaro disse di ritenere che le Ong agissero “per facilitare il lavoro delle organizzazioni”, cosa che a Luigi Di Maio, cui da tempo consigliavano di virare sui migranti per avere maggiore consenso – e questo la dice lunga su come (non) funziona l’informazione in Italia – non parve vera. Aveva finalmente una sponda autorevole e infatti chiunque dicesse che Di Maio stava giocando con la vita delle persone (fu proprio lui il primo a farlo, definendo le Ong “Taxi del mare”; poi venne Minniti e in ultimo Salvini) aveva in risposta: “Lo dice la magistratura”.

Il rischio è che, nel silenzio generale, questo atteggiamento possa essere letto come la posizione di tutta la magistratura e strumentalizzato per condurre una campagna di odio del tutto infondata sulle Organizzazioni non governative che per anni hanno affiancato gli Stati nazionali aiutandoli nei soccorsi in mare, salvando vite umane.

Eppure la sorte ha voluto che Carmelo Zuccaro, dopo aver gettato “sospetti sulle Ong”, dopo aver fatto danni enormi e aver messo a rischio migliaia di vite umane, inventando peraltro di sana pianta una inesistente ipotesi associativa al solo scopo di trattenere una competenza a investigare che non aveva, sia stato smentito non da me, ma dall’esito di indagini condotte da suoi colleghi magistrati che non cercano, come lui, visibilità, o il plauso di una parte politica; da magistrati che fanno il loro lavoro.

Il 16 aprile 2018 arriva il primo provvedimento ufficiale che demolisce il teorema Zuccaro, prima il gip di Catania e poi il Tribunale del Riesame di Ragusa mettono due punti fermi: per i migranti “la scriminante dello stato di necessità rimane in piedi” e soccorrere le persone in mare non è reato. Inoltre – scrive il Tribunale del riesame di Ragusa – le Ong soccorrono senza che sussista alcun tornaconto, di nessuna natura, tantomeno economico.

Il 15 giugno arriva il secondo provvedimento ufficiale: il gip di Palermo archivia un’altra indagine aperta un anno fa a carico di Sea Watch e Proactiva Open Arms in seguito a segnalazioni che ipotizzavano legami tra l’equipaggio delle Ong e i trafficanti libici. Dopo un anno le indagini hanno “smentito del tutto l’assunto investigativo”. Quindi non è vero niente: Zuccaro ha spacciato per prove quelle che erano solo sue supposizioni che, per il loro tempismo e per l’ampia copertura mediatica, generano più di un sospetto.

Nel silenzio bisogna forse ritenere che la posizione di tutta magistratura sia quella di Carmelo Zuccaro? Di recente, il Procuratore della Repubblica di Catania ha affermato che la magistratura può condizionare le politiche migratorie, ed è esattamente quello che lui ha provato a fare andando ben oltre le sue funzioni e i suoi limiti.

Eppure, quando Zuccaro, occupandosi di Ong e di flussi migratori, resta all’interno delle sue funzioni e dei suoi limiti, accumula sempre e solo fallimenti. Per la magistratura, difendere l’indipendenza connessa al proprio ruolo, significa oggi fare resistenza, resistenza alla barbarie.

 

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