Migranti. I sindaci: “il decreto sicurezza aumenta gli irregolari in strada”

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di Alessandra Ziniti

 

Tratto da La Repubblica, 1 novembre 2018

 

Anche gli amministratori 5S chiedono la sospensione. Aumentano le espulsioni ma i rimpatri calano. Ventitremila migranti in meno nel circuito dell’accoglienza, 1500 permessi di protezione umanitaria revocati o negati, decine di Cas e Sprar chiusi, 25.000 espulsi.

Non sono naturalmente ancora gli effetti del decreto sicurezza entrato in vigore solo da poche settimane ma delle indicazioni e delle direttive del governo gialloverde sì. Ma i numeri del 2018 che certificano l’alleggerimento della “pressione” migratoria in Italia non tranquillizzano affatto i sindaci perché al numero delle espulsioni di migranti irregolari, 25.000, non corrisponde affatto un elevato numero dei rimpatri fermi a quota 4.700, un trend che, nonostante i quotidiani annunci di Salvini, si conferma persino in diminuzione rispetto al governo Gentiloni.

E dunque i numeri, forniti a Repubblica dal Viminale, confermano i timori della vigilia: e cioè che la stretta sui permessi e sull’accoglienza ha come primo effetto l’aumento dei clandestini sul territorio italiano. “Lo avevamo detto e lo ripetiamo – dice Matteo Buffoni, sindaco di Prato che per l’Anci segue l’iter del decreto Salvini – la sicurezza delle nostre città è sempre più a rischio perché le migliaia di persone buttate fuori dal circuito dell’accoglienza diffusa non lasciano affatto l’Italia ma vanno ad alimentare quello della marginalità e della manovalanza criminale”.

Per questo sindaci di ogni colore politico, compresi centrodestra e M5S, sono uniti nel chiedere al governo la sospensione degli effetti del decreto o la modifica in Parlamento. L’ultimo appello è quello lanciato ieri dal comune di Padova, con una lettera al premier Conte in cui si chiede lo stop alla legge e un confronto con l’Anci.

A Torino, città governata dai Cinque Stelle, anche i consiglieri del M5S, facendo infuriare i leghisti, hanno firmato la mozione del centrosinistra che chiede di sospendere gli effetti del decreto e di valutare con tutti i comuni “le ricadute concrete in termini economici, sociali e sulla sicurezza”. Solo in Piemonte la metà dei 10.000 ospiti dei centri di accoglienza (che hanno la protezione umanitaria) rischiano di finire in strada nei prossimi mesi, così come 200 minori non accompagnati al compimento del diciottesimo anno d’età.

“È una grande ipocrisia, si passa sulla testa dei sindaci – dice Buffoni – le città italiane non reggeranno questi effetti devastanti. Io per primo, quando Salvini ha annunciato l’aumento dei rimpatri ero favorevole, ma qui è un disastro, li abbiamo tutti in strada. Forse c’è qualcuno a cui fa comodo questa percezione di grave insicurezza nelle nostre città”.

E d’altra parte non potrebbe essere diversamente visto che di nuovi accordi con i paesi di provenienza dei migranti da rimpatriare in quasi cinque mesi di governo gialloverde non ne è stato fatto neanche uno. E persino la Tunisia (con cui l’accordo c’è e da cui proviene la maggior parte dei migranti sbarcati quest’anno) ha detto no ad un aumento delle persone da poter rispedire indietro ogni settimana.

Ma a mettere i sindaci sul piede di guerra c’è anche la continua chiusura di piccoli centri di accoglienza e di molti Sprar con i migranti spostati in centri di accoglienza più grandi o nei Cara che tornano a riempirsi oltremisura creando situazioni di grosso rischio. Vedi Cona, ad esempio, il centro in provincia di Venezia già teatro di diverse proteste che il governo si era impegnato a svuotare. E invece, dopo la chiusura di altri piccoli Cas, a Cona ci sono più di 700 ospiti e il sindaco Alberto Panfilio protesta e attacca la Lega.

“Hanno usato l’accoglienza sul territorio per i loro comodi. Salvini ha detto che si procederà allo spostamento dei migranti ma intanto qua continuano a mandare gente”. “Il governo – dice Antonio De Caro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci – ha scelto di smantellare un modello, quello dell’accoglienza diffusa, che funziona perfettamente e di tornare a saturare quelle che abbiamo già sperimentato come bombe sociali”.

 

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