Migranti. Con il decreto sicurezza a rischio il 60% degli ospiti degli Sprar

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di Damiano Aliprandi

 

Tratto da Il Dubbio, 1 novembre 2018

 

I Comuni, Riace in testa, saranno costretti ad abbandonare i progetti di inclusione dei migranti. Saranno esclusi dai futuri percorsi anche coloro che oggi in queste strutture hanno la protezione per motivi umanitari, in tutto il sessanta per cento degli ospiti.

Proteste da parte di tutti i comuni che hanno adottato lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Il motivo è il decreto sicurezza voluto dal ministro Matteo Salvini il quale prevede che i “nuovi” Sprar non avranno né i richiedenti asilo né gli ospiti per motivi umanitari, che andranno nei Centri accoglienza straordinari (Cas), finendo a smantellare il modello di accoglienza diffusa che è sempre stato riconosciuto come un modello virtuoso da portare avanti.

In Toscana, ad esempio, 1.850 migranti sono nei centri Sprar, presenti in 29 comuni. Grazie a questo modello negli ultimi tre anni è stato possibile garantire una prospettiva di inclusione e preservare la coesione delle comunità locali. La permanenza nei centri si è accompagnata infatti a progetti di integrazione sociale, sperimentazione di attività volontarie, formazione e integrazione lavorativa, diventate buoni prassi raccolte in un libro bianco. Con il decreto saranno esclusi dai futuri percorsi anche coloro che oggi negli Sprar hanno la protezione per motivi umanitari, in tutto il sessanta per cento degli ospiti. Gli altri rischiano di rimanere a carico dei servizi territoriali. Al massimo due su cinque potranno accedere a progetti di inclusione e all’emancipazione dal sistema di accoglienza. Solo chi è già titolare di protezione internazionale o un minore non accompagnato rimarrà negli Sprar.

In Piemonte la preoccupazione è identica. Il presidente Sergio Chiamparino ha raccolto le preoccupazioni dei circa 60 comuni piemontesi oggi coinvolti nei progetti di accoglienza diffusa. L’assessora all’Immigrazione, Monica Cerutti ha denunciato che “con lo smantellamento dell’attuale sistema di accoglienza c’è il rischio che si possano perdere circa 350 posti di lavoro, come ad esempio quelli dei mediatori culturali. Il decreto ridimensionerà i progetti Sprar, gestiti dai comuni, che oggi accolgono circa 1900 migranti, a favore dei Cas, i centri gestiti dalle Prefetture che già oggi accolgono la maggioranza dei richiedenti asilo e rifugiati, 10.000 persone circa”.

In Calabria, non solo Riace che purtroppo ha dovuto abbandonare il progetto, diversi comuni della provincia di Catanzaro stanno protestando. Al Quotidiano della Calabria la consigliera regionale Flora Sculco chiede: “A chi conviene abbattere questa importante rete di accoglienza, considerata un’eccellenza in Europa, che vede coinvolti comuni, associazioni e volontariato senza avere pronta una soluzione alternativa?”. E ritiene “un errore clamoroso che peraltro, mentre non ha in sé alcun obiettivo politico né una strategia alternativa, rischia soltanto di avere un impatto dannosissimo sull’economia locale, sui comuni interessati (da Nord a Sud) e sull’occupazione”. Anche in Puglia il Coordinamento degli enti gestori dei 30 Sprar della provincia di Lecce, composto da

Philos Multiculturale, Gus Gruppo Umana Solidarietà, Cooperativa Rinascita e Arci Lecce, ha lanciato l’allarme: sono seicento i posti di lavoro a rischio, seicento gli operatori salentini, quasi tutti laureati, che rischiano di restare senza occupazione con lo smantellamento, di fatto, degli Sprar. Secondo i gestori, il ridimensionamento degli Sprar favorirebbe un’accoglienza privata gestita nei grandi centri nei quali non si darebbero servizi ma solo vitto e alloggio e sono considerati vera bomba sociale. Ricordiamo che lo Sprar è un servizio istituito dalla legge 30 luglio 2002, n. 189, meglio nota come legge Bossi-Fini.

A differenza del Cas (Centro di accoglienza straordinaria), la rendicontazione delle spese è molto precisa, ci sono dei criteri fissati e qualsiasi variazione deve essere autorizzata. È tutto controllato, monitorato, blindato. Mentre nei Cas questo tipo di trasparenza non esiste: vince il bando della prefettura e chi presenta la migliore offerta economica. Per le spese basta fare una fattura, come vengono spesi i soldi non è rendicontato.

 

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