L’Arci sta dalla parte di Enrico Zucca, che è quella delle vittime di tortura 

di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

È sempre stata una consuetudine, per i difensori dei diritti umani nel sud del mondo, appellarsi ai paesi democratici e alle istituzioni europee per chiedere aiuto e sostegno. Non passa giorno senza che ci arrivi una richiesta all’Italia e alle istituzioni europee perché facciano pressione su altri paesi per il rispetto del diritto internazionale e umanitario. È parte del nostro lavoro.

Da alcuni anni, però, qualcosa è cambiato. Qualcosa che è doloroso persino ammettere, eppure è sempre più percezione condivisa con i nostri amici ed alleati dei tanti sud del mondo oppressi e violati.

L’Europa, e i paesi che ne fanno parte, non sono quell’esempio di giustizia ed uguaglianza per cui avevamo lottato, e per il quale siamo stati per decenni punto di riferimento e speranza in tutto il mondo. Anche in Europa, in misura diversa da paese a paese ma con un pericoloso processo di omologazione al ribasso, i diritti universali vengono sempre più sistematicamente violati: il diritto sociale e civile alla dignità e alla uguaglianza, il diritto politico all’associazionismo e alla protesta, il diritto alla giustizia giusta -fino all’ultima frontiera, il diritto umanitario al soccorso e alla solidarietà.

L’ex pm di Genova Enrico Zucca ha avuto il coraggio civile di esprimere in modo chiaro una domanda vera, semplice e drammatica: «lo sforzo che chiediamo a un paese dittatoriale è uno sforzo che abbiamo dimostrato di non saper far per vicende meno drammatiche. I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?»

Zucca, che per queste parole ora è sotto accusa, ha detto una verità acclarata. La Corte Europea dei diritti umani ha sentenziato più volte che alla Diaz e a Bolzaneto nel 2001 ci fu tortura, sistematica e organizzata. E le prescrizioni della Corte di Strasburgo sono state dall’Italia largamente disattese.

Le misure per prevenire nuovi abusi sono state del tutto inadeguate, con la nuova legge che non ha avuto il coraggio neppure di introdurre i codici di riconoscimento sulle divise. Gran parte dei funzionari condannati in via definitiva, invece che essere rimossi, sono stati reintegrati e addirittura promossi. La verità sulle responsabilità politiche non si è mai voluta cercare. Il processo per la morte in carcere di Stefano Cucchi dimostra, ancora in questi giorni, quanto forte sia la volontà di difendere l’indifendibile. È questo che getta discredito sulle forze dell’ordine, non Zucca.

Enrico Zucca ha parlato di fronte ai genitori di Giulio Regeni, nel giorno in cui hanno apertamente denunciato di essere stati abbandonati dallo stato italiano nella loro richiesta di verità e giustizia.

L’Egitto andrà a votare nei prossimi giorni. Saranno elezioni farsa, Al-Sisi si batterà contro un solo candidato fantoccio. Il fotografo trentenne Shawkan rischia la pena di morte. Una associazione femminista, in questi giorni, ha dovuto chiudere la sua sede a causa delle persecuzioni. Ma l’Italia festeggia insieme al governo egiziano l’apertura del mega impianto dell’Eni a Zohr.

L’Arci, invece, come sempre, sta dalla parte di Enrico Zucca, che è quella delle vittime di tortura in Italia, in Egitto e in tutte le parti del mondo.

ArciReport numero 10, 23 marzo 2018

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