La grande forza di una società che non lascia indietro nessuno

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di Agnese Moro

 

La Stampa, 19 febbraio 2018

 

Siamo tutti consapevoli di vivere in un mondo in cui le diseguaglianze sono sempre più marcate, dolorose e foriere di inevitabili reazioni e conseguenze. Un gruppo composito ha deciso di affrontare con forza l’argomento dando vita ad un esperimento: il “Forum sulle Disuguaglianze e le Diversità” (forumdisuguaglianzediversita.org).

Il Forum nasce da un’idea e da una proposta della Fondazione Basso, sostenuto dalle Fondazioni: Charlemagne, Con il Sud, Enel, Unipolis e da Legacoop Sociali. È promosso da organizzazioni di diversa matrice culturale (ActionAid, Caritas Italiana, Cittadinanzattiva, Dedalus cooperativa sociale, Fondazione Basso, Fondazione di Comunità Messina, Legambiente, Uisp) e da un gruppo di ricercatori e accademici.

“Due fenomeni – scrivono -segnano la società italiana: elevate e crescenti disuguaglianze, il diffondersi della paura per il futuro e una rabbia crescente di chi si sente lasciato indietro; impegno e creatività diffusi, in associazioni, Pubblica Amministrazione, impresa che producono anche una moltitudine di pratiche innovative di contrasto delle disuguaglianze, ma non cambiamenti di sistema.

Il Forum intende disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona (diversità). E vuole costruire consenso e impegno su di esse”. Tre caratteristiche mi sembra rendano innovativa e promettente questa esperienza. La prima riguarda l’assunto di fondo: le diseguaglianze non sono il frutto naturale e inevitabile di un altrettanto inevitabile e onnipotente mercato; sono piuttosto frutto di precise scelte culturali e politiche che possono, quindi, essere modificate.

La seconda è l’approccio sistemico che considera non solo le diseguaglianze economiche (lavoro, reddito, ricchezza privata, povertà), ma anche sociali (accesso, qualità e fiducia nei servizi pubblici essenziali) e di riconoscimento (di ruolo, valori, cultura e aspirazioni della persona e/o del gruppo).

La terza caratteristica innovativa è quella di mettere a fondamento della possibilità di formulare politiche la creazione di una cultura comune, basata sul dare gli stessi significati alle parole che si usano per descrivere il complesso universo delle diseguaglianze. Invitando anche noi a condividerle o a discuterle, partecipando anche così a uno sforzo culturale, civico e politico.

 

 

 

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