Il carcere che dimentica l’uomo e la politica senza coraggio

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di Roberto Saviano

 

La Repubblica, 14 aprile 2018

 

La riforma dell’Ordinamento penitenziario, maltrattata dal pavido governo uscente e che con ogni probabilità verrà bloccata dal governo che verrà, era stata concepita proprio per ottenere una diminuzione della recidiva, un carcere più umano e una società più sicura.

Vorrei fare un esperimento. Se vi dicessi che i detenuti che, dopo attenta osservazione e parere positivo dei magistrati di sorveglianza, quindi non scelti in maniera arbitraria, hanno accesso a misure alternative al carcere, che possono uscire per lavorare, che possono avere contatti con l’esterno, tornano a delinquere in percentuali molto al di sotto del 30%, cosa rispondereste? E se poi vi dicessi che, al contrario, chi sconta l’intera pena in carcere, senza la possibilità di accedere a pene alternative, torna a delinquere nel 70% dei casi?

Immagino pensereste che per il bene di chi sta dentro e anche di chi sta fuori sarebbe preferibile che il carcere fosse luogo di rieducazione e reinserimento e non un parcheggio o, peggio, una discarica sociale. E se vi dicessi che invece in Italia, tranne rarissime e sporadiche eccezioni, il carcere è proprio una discarica sociale? Se vi dicessi anche che il malfunzionamento delle strutture penitenziarie non è da addebitare a direttori e guardie carcerarie, ma a strategie politiche fallimentari, cosa rispondereste?

Chiunque, a vario titolo, abbia a che fare con il carcere, detenuti e loro familiari, giuristi, avvocati, associazioni che si occupano di diritti dei detenuti, educatori, direttori e personale che lavora nei luoghi di detenzione, tutti loro e anche noi, abbiamo oggi come unico avversario comune una politica priva di coraggio e spesso anche di competenze, sorda e cieca a ogni sollecitazione, a ogni richiamo e, finanche, a ogni richiesta d’aiuto. Oltre 10 mila detenuti hanno aderito nei mesi scorsi a un grande sciopero della fame, mettendo in atto una protesta nonviolenta insieme a Rita Bernardini, perché il governo uscente approvasse definitivamente i decreti attuativi della riforma dell’ordinamento penitenziario. Ma non è servito a nulla, come a nulla è servita la condanna dello Stato italiano da parte della Corte europea dei Diritti dell’Uomo per sistematici trattamenti inumani e degradanti nelle carceri del nostro Paese.

E se vi dicessi che la riforma dell’ordinamento penitenziario, maltrattata dal pavido governo uscente e che con ogni probabilità sarà bloccata dal governo che verrà, è stata concepita proprio per ottenere una diminuzione della recidiva, un carcere più umano e una società più sicura, cosa mi rispondereste? Sareste forse d’accordo con me nel considerare fondamentale una riforma delle carceri in tal senso. Ma se è così, perché la politica pensa che voi non siate d’accordo?

La politica rincorre il consenso e spesso lo ottiene, ma è un consenso effimero, destinato a crescere o a diminuire a seconda di avvenimenti che poco o nulla hanno a che fare con la reale capacità di amministrare o governare. Ormai si dà per scontato che dopo i fatti di Macerata la Lega abbia aumentato il suo consenso elettorale perché all’omicidio di Pamela Mastropietro ha risposto con una propaganda che al primo posto poneva la tolleranza zero verso tutti gli immigrati. Parole, e non fatti, che sono seguite a una tragedia utilizzata per fare campagna elettorale. Nessun merito politico: è ormai così che sempre più spesso i partiti guadagnano consenso, approfittando di eventi che esulano dal proprio lavoro e da effettive capacità.

E quindi anche una riforma che aggiunge civiltà viene comunicata come un “regalo ai mafiosi” e utilizzata come ulteriore terreno di scontro. Quello che è accaduto, in breve, è questo: il governo uscente, impegnato in questa riforma per anni, per paura del vostro parere contrario in vista delle elezioni, un parere emotivo e non basato sulla conoscenza, non ha avuto il coraggio di farla passare quando avrebbe potuto, tirando tutto per le lunghe e arrivando così a ridosso del 4 marzo. Ma perché, vi starete domandando, il governo uscente ha avuto paura del vostro giudizio? Perché vi immaginava sobillati da chi, ancora oggi, spaccia questa riforma di civiltà per un regalo ai criminali. E così agendo, ha abdicato al proprio compito provando solo e inutilmente ad arginare l’emorragia di voti dal Pd.

E ora M5S, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, nella riunione dei capigruppo alla Camera tenutasi martedì scorso, hanno negato l’accesso di questa riforma all’esame della Commissione speciale della Camera, facendo in modo che venga discussa non si sa quando dalle commissioni ordinarie. Ovviamente questa decisione è l’anticamera della disfatta totale, poco o nulla importa che in gioco ci siano le vite dei detenuti e che da questo fallimento non ci guadagnerà nessuno, anzi perderemo tutti.

Nel frattempo, dall’inizio dell’anno, ci sono già stati dieci casi accertati di suicidio nelle carceri italiane, 8 mila sono i detenuti di troppo e 70 i minori che scontano la detenzione insieme alle loro mamme. E il carcere continua a essere una scuola di crimine che nulla insegna, che non riabilita, ma finisce di rovinare chiunque ci entri.

Un mese fa sono stato in visita a Poggioreale insieme a Rita Bernardini e a Radio Radicale, una educatrice ci ha detto senza troppi giri di parole che il carcere ora è un luogo di radicalizzazione: si entra criminali alle prime armi, criminali per caso o anche per necessità e si esce criminali veri, con contatti seri, perché, non potendo fare altro, durante la detenzione si cerca di pianificare la propria vita fuori. Inoltre chi oggi entra in carcere in Italia uscirà marchiato a fuoco e nella vita non potrà fare altro che delinquere, perché nessuno sarà disposto a dargli una seconda possibilità. E intanto la criminalità organizzata ringrazia la politica italiana che ancora una volta le ha fatto un dono prezioso: manovalanza e affiliati che noi trattiamo come feccia, ma che per le mafie sono “forza lavoro” indispensabile.

E io ringrazio il Pd per la sua mancanza di coraggio e M5S, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia per l’incoscienza e il cinismo. Ma resta forse una flebile speranza a cui di nuovo ci aggrappiamo per vedere rispettati i diritti fondamentali di tutti gli individui; resta infatti, come ultima spiaggia, appellarsi ai presidenti di Camera e Senato perché riconsiderino la decisione della conferenza dei capigruppo di non assegnare il decreto legislativo di riforma del sistema penitenziario alla Commissione speciale.

Presidente Fico, mi rivolgo a lei: si dice che sia di sinistra, che abbia a cuore gli ultimi. Ebbene, in carcere ci sono gli ultimi tra gli ultimi. Onori, dunque, il Parlamento e la sua funzione e non consenta che un provvedimento necessario e già approvato non trovi attuazione. Presidente Casellati, non so come la pensi lei sugli ultimi, ma dimostri che non è vero che per Forza Italia i diritti dei detenuti sono importanti solo se si tratta di potenti caduti in disgrazia. E un favore ho da chiederlo anche a voi che leggete: visitate un carcere qualsiasi, cogliete ogni occasione possibile di contatto con il mondo della detenzione, fatelo per voi stessi, fatelo per i vostri figli, fatelo perché per deliberare (ma anche più banalmente per scrivere un post) è fondamentale conoscere.

 

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