Gioco d’azzardo, nel 2017 gli italiani hanno speso 103 miliardi, solo 10 andati all’erario

Adriana Pollice • 4/7/2018

Mancati introiti per lo Stato e per le tv e radio private. Tremano anche le squadre di calcio

«Siamo il primo paese dell’Unione europea che dice stop alla pubblicità del gioco d’azzardo. Lo avevamo promesso e lo abbiamo fatto» esultava ieri il vicepremier Luigi Di Maio illustrando il Dl dignità. «Migliaia di famiglie sono finite sul lastrico – ha proseguito con la stampa -. Smettiamola con i messaggi subliminali, con i testimonial famosi che sponsorizzano questi brand. Il gioco legale serve a non far cadere tutto il settore nel mondo illegale, ma non è detto che si debba sponsorizzarlo come stiamo facendo, a discapito della spesa sanitaria e della dignità delle persone».

Il calo degli introiti per lo Stato si farà sentire a partire dal 2019 e per compensare si spera nel contrasto al gioco illegale «che ci permetterà di drenare soldi» nelle casse pubbliche, aggiunge Di Maio.

Il testo prevede il blocco della pubblicità, anche indiretta, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le sponsorizzazioni e tutte le altre forme di comunicazione promozionale. Sono però escluse dal divieto le lotterie nazionali e i giochi gestiti dall’Agenzia dei monopoli.

Ogni violazione sarà punita con sanzioni del 5% sul valore della sponsorizzazione e, in ogni caso, non inferiore a un importo minimo di 50 mila euro. I proventi delle multe sono destinati al fondo per il contrasto alle ludopatie. I contratti già siglati scadranno obbligatoriamente entro il 30 giugno 2019.

Beppe Grillo ha dato il suo placet: «Viviamo in mondo strano. È vietato farsi una canna, ma ci si può giocare tutti i risparmi, vendersi casa e perdere ogni affetto». Se le associazioni dei consumatori plaudono alla norma e, anzi, il Codacons vorrebbe estenderla anche all’Agenzia dei Monopoli, gli operatori del Sistema Gioco Italia chiedono una riforma concertata con il settore.

I dati sulle ludopatie sono allarmanti. I 5 Stelle citano uno studio effettuato da Maurizio Fiasco: l’azzardo ha un moltiplicatore economico negativo in termini di depressione dei consumi, di mancati stimoli alla produzione e distruzione di opportunità d’impiego, più si allarga e meno l’economia reale cresce.

Secondo il ministero della Salute, i giocatori problematici sono tra l’1,5% e il 3,8% della popolazione, cui si aggiunge il 2,2% di giocatori patologici. Almeno 900mila persone, dunque, affette da una patologia. Eppure in cura presso le Asl risultano appena in 7mila. Nel 2017 gli italiani hanno speso complessivamente, tra slot machine, gratta e vinci e gaming online, oltre 102 miliardi di euro, 10,3 miliardi sono andati all’erario.

Tra il 2000 e il 2016, la raccolta complessiva da giochi è aumentata di cinque volte, passando da 20 a circa 96 miliardi di euro. Le entrate erariali nel 2016 sono state circa 10 miliardi, corrispondente allo 0,6% del Pil e a oltre il 2% delle entrate complessive.

L’altra faccia sono gli effetti del gioco d’azzardo. Lo studio dell’Università Bicocca di Milano ha analizzato i dati del 2014: la raccolta relativa al gioco pubblico è stata di 84,5 miliardi, di cui 7,9 miliardi sono andati all’erario. Sono stati oltre 1,2 milioni i giocatori problematici, i soli costi sanitari hanno raggiunto i 60 milioni di euro, correlati alla perdita di lavoro e mancata produttività, suicidi e divorzi, problemi legali. L’azzardo, inoltre, è una delle principali cause che spinge persone e imprese a indebitarsi con gli usurai.

Oltre all’erario, i mancati introiti da pubblicità colpiranno soprattutto televisioni e radio private (in Rai è vietato). Mediaset, in particolare, gestisce il 50% del budget annuale del gioco d’azzardo sui media tradizionali. Nelle radio gli investimenti sono aumentati esponenzialmente a partire dal 2016.

Sarà un problema anche per le squadre di calcio, che tremano per i loro conti. La Lega Serie A in una nota spiega che nella stagione 2017/2018 dodici società hanno sottoscritto un accordo di partnership con aziende del comparto betting.

«Tra il 2008 e il 2017, gli investimenti sui sei maggiori campionati europei da parte delle società di giochi è stato pari a 633 milioni di dollari. Lo stato italiano perderebbe, nei prossimi tre anni, sino a 700 milioni di gettito proprio come conseguenza del divieto per questa tipologia di advertising» conclude la Lega chiedendo di riaprire il confronto.

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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