Arci Carcere
Dove porterà la galera privata
Monti ha liberalizzato anche le carceri: le imprese le costruiranno e le gestiranno con lo Stato. In teoria potrebbe essere un’idea contro il sovraffollamento. In realtà rischia perfino di peggiorare la vita dei detenuti. Ecco perché
Non solo tassisti, farmacisti e avvocati. C’è anche un’altra categoria di cittadini interessata alle liberalizzazioni del governo Monti e di certo non è una lobby: i detenuti.
All’articolo 43 del cosiddetto decreto ‘Cresci Italia’ si prevede infatti la costruzione di penitenziari in «project financing». In pratica, è l’ingresso dei privati nelle carceri. Trenta righe scritte – come si legge nel primo comma – «per fronteggiare l’emergenza dovuta all’eccessivo affollamento delle prigioni». Ogni tre carcerati uno è di troppo: a fine gennaio, secondo i dati del Ministero, c’erano 21.285 reclusi in esubero. E puntuale riemerge il tema della privatizzazione, trascinando con sé problemi di diverso tipo.
Una brutta imitazione dell’Inghilterra
«L’idea è che si mettano insieme soldi pubblici e capitali privati, in genere attraverso un consorzio di imprese che si accorpano in un unico soggetto», spiega Elisabetta Iossa, docente di economia all’Università romana di Tor Vergata. Che aggiunge: «Questa società mista dovrebbe gestire la realizzazione dell’opera pubblica in tutte le sue fasi: dalla progettazione alla gestione». A quel punto, allo Stato rimarrebbe come unica esclusiva quella delle guardie carcerarie. Tutti gli altri ruoli, nelle patrie galere, potrebbero essere appaltati ai privati.
Il meccanismonon è molto diverso da quello utilizzato nella costruzione delle autostrade. Lì, però, il capitale investito è stato poi recuperato con il pedaggio. «Qui invece, è ovvio, non pagherebbero gli utenti», dice ancora la professoressa Iossa, «ma lo Stato, erogando un canone basato sul numero di posti disponibili per i detenuti. Una somma che dovrebbe coprire i costi di costruzione, di manutenzione, nonché i rischi d’impresa». La spesa pubblica, insomma, sarebbe parzialmente spalmata nel tempo (con gli appalti successivi ai privati, ad esempio per la mensa) anziché concentrata nella fase di edificazione del carcere. «In Inghilterra ha funzionato e sono state create carceri innovative con un’attenzione particolare agli sprechi», dice la Iossa.
Tutto bene, dunque? Si costruiranno nuove e migliori carceri con un costo ridotto (o dilazionato) per la collettività? Mica tanto. Perché il modello inglese, chiarisce Elisabetta Iossa, è basato sugli indicatori di performance: «Sono standard qualitativi a cui il privato deve conformarsi per gestire i servizi e le infrastrutture del carcere. In caso non siano raggiunti il canone è decurtato», insomma il privato guadagna meno o non guadagna affatto. E il problema della “versione italiana” sta qui: «Da noi viene data poca importanza alle fasi successive a quella di appalto. Mancano trasparenza e controllo: rischiamo di scrivere dei contratti che poi non vengono applicati e, nel caso, sanzionati», conclude la docente.
I dati le danno ragione: in un campione rappresentativo di convenzioni Consip (pubblico-privato) è risultato che, tra novembre 2005 e aprile 2007, il 30 per cento dei contratti non è stato rispettato. E, di questi, solo il 3,6 per cento è stato sanzionato.
Insomma il rischio è che il privato prenda l’appalto e poi riduca drasticamente (rispetto a quanto pattuito) i servizi ai ‘suoi’ detenuti, perché tanto sa che la farà franca. A rimetterci, quindi, sarebbero proprio i cittadini in carcere, il cui ‘potere contrattuale’ in questo business è pari a zero.
Chi ci guadagna?
Già, perché «nelle carceri sono molte le possibilità di fare business», spiega Enrico Sbriglia, direttore della prigione di Trieste e segretario nazionale dei dirigenti penitenziari (Si.Di.Pe). «C’è la mensa, il servizio di lavanderia, la gestione degli impianti di termo-idraulici, quella delle aree di parcheggio attorno all’istituto, gli spazi murari per la pubblicità. Le voci che permettono di drenare risorse non mancano».
Però all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2009 una relazione dello stesso DAP ha sottolineato che affinché le proposte di privatizzazione siano sostenibili serve una concessione al privato «di almeno 30 anni e un investimento del pubblico pari al 60 per cento del totale».
E qui viene l’altro problema. Perchè invece la nuova legge prevede invece un massimo di 20 anni di concessione e una quota di capitale pubblico che può anche ssere del 20 per cento. «Non si capisce proprio come il privato possa recuperare l’investimento e il pubblico diminuire la spesa con questi paletti», dice Stefano Anastasia, professore a Perugia e già presidente dell’associazione Antigone.
Insomma, il rischio è che i privati entrino nel business già con il retropensiero di fornire ai detenuti servizi scadenti, unico modo per fare soldi. Altrimenti, in queste condizioni, non avrebbero interesse a entrare. Il problema quindi non è ideologico, ma pragmatico.
Non solo business
Roberto Bezzi è il responsabile dell’area educativa del carcere milanese di Bollate. Ha 39 anni: «Da dodici sono uno dei circa 900 educatori penitenziari in tutta Italia», dice. A lui, passato per il concorso pubblico, la privatizzazione dei servizi carcerari fa paura perchè si chiede con quali ceriteri, nelle carceri private, verranno assunti quelli come lui, che svolgono una funzione importante e adesso sono scelti per concorso: «I giudici si fidano e si affidano agli educatori penitenziari: vogliamo appaltare questa attività ad educatori selezionati dal privato?», dice. Il rischio c’è: il terzo comma dell’articolo 43 esclude dalla privatizzazione dei servizi, come detto, solo la polizia penitenziaria, ma non c’è nessun riferimento agli altri, cioè agli educatori e agli operatori sanitari.
In attesa dei decreti attuativi, anche tra i sostenitori della privatizzazione, non mancano i dubbi. «Ben venga il project financing», spiega il segretario nazionale dei dirigenti penitenziari Enrico Sbriglia, «ma la libertà delle persone non può essere gestita o manipolata dal privato».
Fonte: Davide Lessi e Eleonora Brianzoli – http://espresso.repubblica.it | 29 Febbraio 2012
Giustizia: altro che legge “svuota carceri”…
MicroMega, 12 febbraio 2012
di Patrizio Gonnella (Presidente Associazione Antigone)
Sbaglia chi ritiene che la legge svuota-carceri svuoterà le carceri. Si tratta di un tentativo, necessario ma non risolutivo, che va nella più modesta direzione di fermare la crescita di detenuti. Non produrrà una riduzione significativa della popolazione reclusa. Oggi abbiamo 22 mila detenuti in più rispetto ai posti letto regolamentari.
Il piano di edilizia è fallito (fortunatamente). Incombe però la privatizzazione che se mai dovesse passare determinerebbe come negli Usa una esplosione dei numeri. Il decreto-legge Severino si compone di tre pilastri:
1) estensione della possibilità di ottenere la detenzione domiciliare a chi ha da scontare meno di diciotto mesi di pena. Molte, troppe, però le fattispecie di reato escluse. Si tenga conto, inoltre, che la detenzione domiciliare è una opportunità di uscita dal carcere in più rispetto alle altre misure alternative già esistenti. Quindi la concessione della prima da parte della magistratura di sorveglianza andrà sicuramente a detrimento delle seconde;
2) trasformazione della custodia pre-cautelare in arresti domiciliari laddove vi è un fermo di polizia. È questa una misura che nella quasi totalità dei casi riguarda i reati di strada, ed in particolare quelli commessi in violazione della legge sulle droghe, della legge sull’immigrazione o contro il patrimonio. Nei tempi lunghi avrebbe potuto avere una buona efficacia se non fosse che in sede di discussione parlamentare si sono moltiplicate le eccezioni. La custodia nelle camere di sicurezza delle forze dell’ordine non è invece una alternativa migliore rispetto alla galera;
3) chiusura degli attuali sei ospedali psichiatrici giudiziari e contestuale apertura di venti piccole comunità psichiatriche regionali. L’intenzione è quella buona, gli esiti vedremo. Bisognerà monitorare il sistema e impedire che nascano venti piccoli ospedali psichiatrici giudiziari privati. Come si vede si tratta solo di misure tampone, segno di una nuova coscienza meno securitaria. Altro che legge svuota carceri.
Nei giorni scorsi l’Swg ha sondato l’opinione pubblica circa la questione delle carceri e ha rilevato che i due terzi circa della popolazione italiana ritiene che la soluzione del sovraffollamento sia una priorità. Sempre nei giorni scorsi ad Asti un giudice ha assolto quattro poliziotti penitenziari accusati di violenze brutali grazie alla prescrizione e ad altra questione procedurale.
È giunto il tempo quindi di invocare le riforme di sistema: introduzione del crimine di tortura nel codice penale, istituzione di una figura indipendente di controllo di tutti i luoghi di detenzione, nuovo codice penale con un nuovo impianto sanzionatorio, abrogazione della legge classista sulla recidiva, abrogazione della legge xenofoba sull’immigrazione, abrogazione della legge ideologica e bacchettona sulle droghe. Infine, ben ci starebbe un cambio al vertice del Dipartimento anti-droghe che è rimasto lo stesso dal tempo di Giovanardi ministro, ossia di colui che definì Stefano Cucchi malato e per questo inevitabilmente destinato alla morte.
Svuota-carceri, bagarre alla Camera sulla fiducia
| 09 Febbraio 2012
La Lega urla “vergogna” contro il governo. I dubbi del Pdl. Oggi il voto in aula Il ministro Severino: “Nessun delinquente sarà lasciato libero per le strade”
ROMA – Lega in rivolta contro il governo sul decreto carceri. Prima una pioggia di 500 emendamenti. Poi raffica di interventi con scopo ostruzionistico. Poi la guerra aperta a colpi di «vergogna, vergogna». Tutto si materializza a Montecitorio, in aula, non appena il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda ufficializza la richiesta del voto di fiducia sul decreto che privilegia i domiciliari e in subordine le celle di sicurezza per gli arrestati in flagranza (esclusi scippi, furti, rapine, estorsioni) e dà ugualmente i domiciliari a chi deve scontare ancora 18 mesi. Il Guardasigilli Paola Severino entra nell´emiciclo e va a sedersi nello scranno del governo. Assiste alla dura protesta del Carroccio. I deputati con cravatta e fazzoletto verde rumoreggiano e gridano «vergogna… vergogna». Si associa qualcuno del Pdl. Come Maurizio Bianconi che esce dall´aula e sbotta «questi mettono la fiducia e poi se ne vanno… E noi siamo meno di m… minus quam merdam… Quattro provvedimenti, quattro fiduce e Napolitano non dice niente… ».
Il clima è questo, si cerca a tutti i costi lo scontro alla Camera. Dove oggi alle 12 sarà votata la fiducia sul decreto carceri che poi vedrà il voto finale martedì. La Lega persegue la rottura da giorni. Inutilmente la Pd Donatella Ferranti ricorda che «proprio la Lega nel 2010 votò, senza troppi mugugni, il ddl svuota carceri dell´allora ministro Alfano». Solo che i domiciliari erano concessi a chi aveva ancora da scontare un anno, mentre ora ci sono sei mesi in più. Ma è evidente che le ragioni sono politiche. Basta sentire cosa dichiarano i leghisti. Come un «arrabbiato» Marco Reguzzoni che considera il governo colpevole di «lasciare a piede libero i carcerati con un indulto mascherato, mentre tutti chiedono certezza delle pene». I domiciliari vengono “venduti” alla gente come una piena libertà. La lettura opposta a quella del governo, come per la fiducia. Severino spiega che è necessaria perché altrimenti il dl rischia di cadere. Garantisce che «nessun delinquente pericoloso sarà lasciato libero di camminare per le strade». Ma per il leghista Nicola Molteni «l´esecutivo dei professori non si fida più della propria maggioranza». Dopo anni di sostanziale acquiescenza alle leggi ad personam di Berlusconi, la Lega riscopre un suo protagonismo sulla giustizia. Sul decreto carceri spende la propaganda securitaria, sulla responsabilità civile dei giudici vuole a tutti i costi tenere sotto schiaffo le toghe.
Sul voto di fiducia non ci saranno sorprese. Tutti a favore tranne Lega e Idv. Bersani lo annuncia per evitare equivoci dopo le polemiche sull´emendamento Lusi: «Voteremo sì alla fiducia». Di Pietro e i suoi, con il no, ci tengono a differenziarsi dalla Lega. Federico Palomba: «Il nostro no è molto diverso dal loro. La Lega, dopo anni di voti a favore delle leggi-vergogna, tenta solo di rifarsi una verginità politica». L´Idv è proprio contraria nel merito. Come lo è l´ex sottosegretario all´Interno Alfredo Mantovano che accusa il governo «di ignorare perfino le indicazioni del Parlamento» in quanto la commissione Affari costituzionali «ha censurato come costituzionalmente illegittimo la “norma Lusi”, di cui il governo non è stato in grado di indicare gli effetti, e la Bilancio ha censurato una serie di passaggi del dl dalla copertura oscura o discutibile». Ma l´esecutivo va avanti. La norma Lusi (fa partire dall´88 anziché dall´89 il termine per ottenere il riconoscimento di un´ingiusta detenzione) ha già finito di “fare scandalo”. Non si riesce a capire se calzi a pennello su qualcuno, ma ormai va votata per non far morire il decreto. Una cosa è certa, i maldipancia sono molti e potrebbero influire soprattutto sull´esito del voto finale al dl di martedì prossimo e sul tenore degli ordini del giorno.
Diario dal carcere dove cresce l’orto
di Fabio Ciconte 9 Febbraio 2012 Il fatto quotidiano
Era chiaro sin dall’inizio che non c’erano i soldi per sostenere il progetto ma c’eravamo comunque impegnati a farlo. Nel frattempo, grazie alla generosità di singole persone, siamo riusciti a raccogliere circa duemila euro che ci hanno permesso di comprare le attrezzature di base per rendere concreta l’idea.
E così è nato orti al fresco, un progetto che porta l’agricoltura naturale all’interno della casa circondariale di Pontedecimo.
Dai primi tre incontri di preparazione fatti tra gennaio e febbraio, nasce il diario di Silvia e Francesca, le operatrici di Terra!, attraverso il quale raccontano le storie di Mario, Leonardo e Giovanni con “pupille sbalordite dalla luce e dai colori ancora autunnali che li circondano”, di Francesco che “avverte un po’ di giramento di testa perché, stando sempre dentro, trovarsi fuori per lungo tempo è un impatto notevole”, di un detenuto che “dalla finestra sbarrata, proprio sopra l’orto, lancia una bottiglia di plastica con dentro un buon caffè caldo da bere in tazzine, di plastica anche loro”. Un diario che, per la naturalezza con cui è scritto, ci porta dentro il carcere, facendoci sentire persino gli odori, e ci fa vedere come un piccolo pezzo di terra riesca ad annullare le distanze e a far dimenticare loro che, aldilà dell’orto, c’è un muro invalicabile.
Non è importante parlare in questa sede del perché queste persone siano detenute, ci interessa invece capire quanto (e se) questi piccoli gesti, come mettere le mani nella terra, possano essere una via di fuga per i detenuti: nell’immediato perché hanno la possibilità di impiegare il loro tempo in maniera utile e hanno un progetto su cui concentrarsi, far crescere gli ortaggi coltivati; in futuro perché, è questo quello che speriamo, usciranno da lì sapendo come si coltiva il cibo, come ci si sporca le mani con la terra e come questa vada rispettata.
Mentre continua il dibattito politico sul decreto svuota carceri, mentre rabbrividiamo nel leggere i numeri che descrivono la situazione del sovraffollamento delle carceri, l’importanza di questo diario sta nella forza di farci vedere oltre quei numeri, scoprendo che dietro quelle statistiche ci sono persone in carne ed ossa, ognuno con la sua storia e, speriamo, con un futuro tutto da costruire. Persone che dovrebbero avere la stessa dignità di chi sta fuori ma che invece spesso sono trattate come dei miserabili, rinchiusi lì senza alcuna prospettiva.
Gli incontri riprenderanno in primavera, sperando che per allora la generosità di altre persone ci permetterà di racimolare altre risorse per andare avanti a lungo.
Lega e Idv uniti dalle sbarre
| 09 Febbraio 2012
Oggi a Montecitorio il voto sulla fiducia posta ieri dall’esecutivo tra i cori lumbard Caroccio e dipietristi contestano la fretta del governo ma sono d’accordo anche nel criticare la legge
Si voterà oggi alle 12, a Montecitorio, la fiducia posta ieri dal governo sul testo di conversione in legge del decreto Severino, il cosiddetto «svuota-carceri». Una decisione presa già nei giorni scorsi ma che ha fornito alla Lega l’occasione per mettere in scena – dopo una lunga maratona ostruzionista – una gran gazzarra al momento della formalizzazione in Aula. Urla e cori di «vergogna, vergogna», hanno accolto l’annuncio dato dal ministro dei rapporti col Parlamento, Piero Giarda. «Comprendo le ragioni della Lega», ha ribattuto la ministra Paola Severino presente in Aula fin dalla ripresa mattutina della seduta interrotta solo poche ore prima, a tarda notte. «Ma porre la fiducia sul decreto era una necessità – ha puntualizzato – i termini scadevano il 20 febbraio e di fronte ai 600 emendamenti della Lega e alla dichiarata attività di ostruzionismo non credo ci fossero alternative». Per velocizzare, la discussione sugli emendamenti è stata chiusa anticipatamente su richiesta del Pdl e con l’opposizione di Lega e Idv, che hanno già annunciato il loro voto contrario, oggi, alla fiducia. La seduta, stamattina, riprenderà alle 10,15 con le dichiarazioni di voto sulla pregiudiziale posta dall’esecutivo ma il voto finale è fissato per martedì prossimo.
Sulle stesse posizioni della Lega ma distante anni luce, a loro dire, l’Idv ha bollato la bagarre del Carroccio come «chiassoso e folkloristico», volto a rifarsi «una verginità politica» dopo «anni di voti a favore delle leggi ad personam e di leggi-vergogna». Il loro no alla legge invece, spiega Federico Palomba, è «molto diverso da quello dei leghisti». L’Idv infatti si oppone ad una nuova «maggioranza parlamentare trasversale e indultista» che come negli anni passati vanifica «gli effetti del lavoro dei magistrati» e delude sia «le forze dell’ordine che si vedevano di nuovo di fronte, sprezzanti e irridenti, i delinquenti liberati», sia «le vittime» e «i testimoni che avevano avuto il coraggio del loro servizio civile».
Insomma, distanti sì ma la sostanza non sembra poi così diversa, nei discorsi leghisti. La cui bagarre parlamentare viene invece considerata «patetica e ridicola» dalla presidente dei deputati Pd, Donatella Ferranti che ricorda quando nel 2010 il Carroccio votò «senza troppi mugugni» a favore del primo «svuotacarceri», quello messo a punto dall’allora ministro Angelino Alfano «che prevedeva di mandare agli arresti domiciliari, previa valutazione del magistrato di sorveglianza, i condannati meritevoli a cui mancavano solo 12 mesi di reclusione in carcere». Con l’attuale decreto i mesi residui di pena diventano 18. Ma tanto basta per destare la rabbia lumbard: «Hanno fatto un indulto mascherato mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini», accusa Nicola Molteni, capogruppo in commissione Giustizia. Con toni e forme diverse, animati da uno spirito «realistico» e «vicino alla gente», i deputati leghisti contrappongono, negli interventi susseguitisi durante la mattinata, le loro ragioni al «buonismo idealista» di chi vorrebbe liberare i «matti pericolosi» o «mettere davanti a una televisione al plasma» gli arrestati in flagranza di reato eventualmente ai domiciliari in attesa del processo per direttissima (come prevede il decreto Severino). Più facile l’appiglio contro il tanto bistrattato (ormai perfino da chi lo aveva sostenuto) emendamento Lusi che rende retroattiva di un anno e mezzo la legge del 1989 per il risarcimento alle persone detenute ingiustamente in carcere. Una nenia che si ripete un po’ sempre uguale, eppure la Lega lamenta da parte della «maggioranza Pd-Pdl-Terzo Polo», un atteggiamento «veramente vergognoso, contraddistinto dalla «paura di ascoltare».
Il can can delle opposizioni ha agitato però a tal punto la Guardasigilli da costringerla a precisare: «Nessun delinquente pericoloso sarà lasciato libero di circolare per le strade italiane. Ci tengo molto a rassicurare di questo l’opinione pubblica»
Figli di stranieri, Cancellieri frena “No alla cittadinanza automatica”
| 30 Gennaio 2012
E sul piano svuota carceri avverte: contraria all´amnistia
ROMA – Chi nasce in Italia è italiano? Sì, ma ad alcune condizioni. Il ministro dell´Interno, Annamaria Cancellieri, frena sullo ius soli puro, che «creerebbe le condizioni per far nascere da noi bambini da tutto il mondo». Via libera invece a uno ius soli temperato: «Se un bambino figlio di immigrati nasce in Italia, i genitori sono stabilmente nel Paese e ha percorso un ciclo di studi, credo che il diritto alla cittadinanza sia giusto».
Il ministro dell´Interno, parlando alla trasmissione “Che tempo che fa”, solleva dubbi sull´ipotesi di garantire automaticamente la cittadinanza ai figli degli immigrati, perché questa dovrebbe derivare non solo dalla nascita in Italia, ma «da un insieme di fattori». Quali? «Fondamentalmente – spiegano al Viminale – la stabilità del nucleo familiare e un minimo di percorso scolastico. Insomma no alla cittadinanza a chi è in Italia solo di transito e fa nascere qui il proprio figlio». Fattori, questi, già parzialmente previsti dalla legge di iniziativa popolare portata avanti dalla campagna “L´Italia sono anch´io”: nascita in Italia da un genitore residente da almeno un anno.
Sul caso le forze politiche si dividono: di un «principio non più rinviabile» parla Ignazio Marino (Pd), che a Palazzo Madama ha depositato un disegno di legge sullo ius soli; Italo Bocchino (Fli) plaude invece all´ipotesi di «uno ius soli temperato»; tre parlamentari Pdl ribadiscono che di «ius soli non si parla». Intanto, in attesa di riforme future, oggi scatta la supertassa sui permessi di soggiorno: dagli 80 ai 200 euro in più per ogni documento da rinnovare.
Non è tutto. Il ministro Cancellieri, nel corso della trasmissione Rai, si è detta «favorevole all´abolizione del valore legale del titolo di studio, a due condizioni: chiedo una valutazione seria delle università e pari opportunità perché tutti abbiano accesso alle università più prestigiose, per esempio con borse di studio». E ancora: sul problema delle carceri, il ministro considera «l´amnistia come un atto di clemenza legato a fatti particolari, se dev´essere uno svuotacarceri come cittadina mi ribello». Sulle proteste che stanno scuotendo l´Italia «non ci sono preoccupazioni rispetto a un´eversione terroristica», ma c´è il «timore che qualche cane sciolto possa inserirsi». Quanto ai No Tav, «nessuno ha criminalizzato il movimento ma non si possono consentire violenze di quel genere» e sul movimento dei Forconi «l´allarme di Ivan Lo Bello (il presidente di Confindustria Sicilia, ndr) è sicuramente fondato e sono in corso indagini della magistratura. In questi fenomeni possono verificarsi infiltrazioni mafiose».
Un ultimo commenta sul fatto che la Digos abbia rimosso un tricolore, per motivi di ordine pubblico, durante l´ultima manifestazione della Lega a Milano: «Non so in che situazione abbia operato la Digos, ma sicuramente è meglio rischiare e difendere la bandiera con il proprio corpo».
PALAZZINI : “NESSUNO SVOLGE SERVIZIO CIVILE IN ALCUNA DELLE OLTRE 1000 ORGANIZZAZIONI DELLA NOSTRA RETE”
“Per la prima volta dal 1981 nessun giovane sta svolgendo il servizio civile in una delle oltre mille organizzazioni che compongono la rete di ASC Arci Servizio Civile” dichiara il suo presidente Licio Palazzini. Questa la conseguenza dei tagli dell’ultima manovra del governo Berlusconi, che riducendo a soli 68 milioni il fondo nazionale nel 2012 e a poco più di 70 per il 2013 e il 2014 ha di fatto affossato il Servizio Civile Nazionale.
SOVRAFFOLLAMENTO CARCERI: che fare
| A fronte dell’attuale sovraffollamento carcerario e dell’evidente inefficacia delle misure introdotte con il Piano carceri, intendiamo opporci con forza all’idea che la costruzione di nuove prigioni sia la soluzione più idonea e auspicabile a tutti i problemi e rilanciare invece l’orizzonte di una riforma sostanziale del Codice penale, che promuova una drastica riduzione delle fattispecie di reato e delle pene e il ricorso al carcere come extrema ratio. La previsione di pene alternative e misure extrapenali e la riduzione dei minimi e dei massimi edittali, a partire dall’abolizione dell’ergastolo, possono rappresentare soluzioni ben migliori se affiancate alla disponibilità a rivedere normative altamente criminogene, quali quelle che penalizzano i recidivi nell’accesso ai benefici penitenziari, quelle che prevedono il carcere per i tossicodipendenti e quelle che criminalizzano l’immigrazione clandestina.Nello specifico proponiamo:
Limiti all’utilizzo della custodia cautelare in carcere L’applicazione della misura cautelare carceraria deve essere utilizzata solo e soltanto in casi eccezionali, quando ogni altra misura risulti assolutamente inadeguata. Ciò attraverso la modifica della normativa di settore che riporti l’art. 275 c.p.p. nell’alveo dello spirito del legislatore del 1988, con un più significativo utilizzo della misura degli arresti domiciliari. Abrogazione della legge cosiddetta ex – Cirielli La Legge ex – Cirielli, diventata famosa come “legge salva – Previti”, non ha soltanto ridotto i termini di prescrizione dei reati, ma ha dato nuova forma e contenuto alla figura del “recidivo” e inventato la disciplina del “recidivo reiterato”, che in realtà penalizza la stragrande maggioranza dei detenuti, che sono condannati per reati di microcriminalità, spesso dovuti alla loro condizione, di tossicodipendenti o di immigrati irregolari. Per loro sono stati introdotti inasprimenti di pena, divieto in molti casi di applicazione di circostanze attenuanti, aumento dei termini per la richiesta di permessi premio, irrigidimento per la concessione delle misure alternative, divieto di sospensione pena. Si chiede in particolare l’abrogazione di tutte le misure che comportano un aggravio di pena e/o la restrizione delle condizioni per accedere ai benefici. Modifica della legge Fini – Giovanardi in materia di sostanze stupefacenti Superamento del carcere per i tossicodipendenti attraverso la ridefinizione delle tabelle ministeriali relative ai quantitativi riferibili all’uso personale; la depenalizzazione totale dell’uso personale includente la coltivazione; la drastica riduzione delle pene per lo spaccio di droghe leggere, la rimozione del limite a due concessioni dell’affidamento terapeutico; l’abrogazione dell’obbligo per gli operatori del Ser.T. di denunciare ogni singola violazione del programma terapeutico. Tutto ciò in vista dell’estensione di percorsi riabilitativi alternativi al carcere, per i quali è necessario un forte impegno degli Enti locali.
L’applicazione delle misure alternative al carcere è l’unico strumento idoneo a garantire il recupero del detenuto e ad evitare il rischio di recidiva. Se si considera che circa il 60% dei detenuti definitivi ha una pena o un residuo pena inferiore a tre anni, l’utilizzo razionale delle misure alternative alla detenzione consentirebbe di evitare il carcere e di liberare diverse migliaia di soggetti. Introduzione della messa alla prova anche per gli adulti Estendere l’istituto della sospensione del procedimento con la messa alla prova dell’imputato che, per la sua positiva sperimentazione nel settore minorile, può risultare efficace nel contrasto di fenomeni di microcriminalità, prevenendone l’evoluzione verso manifestazioni criminali più pericolose. Introduzione di entrate scaglionate in relazione alla capienza Ai fini deflattivi rispetto ai numeri che caratterizzano l’attuale popolazione detenuta, proponiamo che, raggiunto il limite della capienza regolamentare, si proceda all’attivazione di entrate scaglionate in relazione alla capienza per potenziali detenuti eccedenti, con previsione di decorso immediato della pena in detenzione domiciliare. Il Ministero della Giustizia determinerà l’ordine di ingresso per i condannati in via definitiva seguendo un ordine cronologico. Nel caso di alcuni reati particolarmente gravi, non verrà rispettato l’ordine cronologico e si potrà procedere direttamente alla esecuzione del provvedimento di condanna. Chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari Provvedere alla chiusura degli Opg (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) ed eliminare le misure di internamento psichiatrico per attuare quanto previsto dalla legge Basaglia e dal decreto 229 del ‘99. Andare verso il superamento delle altre misure di sicurezza divenute pressoché indistinguibili dalle pene detentive. Tutela dei diritti e istituzione del Garante Sosteniamo inoltre la necessità di garantire la tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute, in particolar modo per quanto riguarda la promozione di opportunità di formazione e reinserimento sociale e l’effettiva tutela giurisdizionale dei loro diritti, anche attraverso il ripristino di risorse consistenti per la gestione degli istituti di pena e per le attività promosse da associazioni e cooperative all’interno delle carceri e l’istituzione della figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. |
Alla realizzazione del documento hanno contribuito A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Beati i Costruttori di Pace, Cgil-Fp, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Forum droghe, Magistratura Democratica, Ristretti Orizzonti, Unione Camere Penali Italiane
POETI DENTRO – IV EDIZIONE
17° Festival Internazionale di Poesia
di Genova
Poeti dentro
4° Edizione
Premiazione del concorso di poesia e racconti
brevi riservato ai ristretti delle Case Circondariali
Liguri e ai soggetti in esecuzione penale esterna.
I brani premiati saranno letti dagli Autori.
Con l’intervento delle Autorità
Mercoledì 15 giugno 2011
Palazzo Ducale – ore 16,30
Organizzato da Comune, Biblioteca Berio, Festival Poesia, PRAP Ministero Giustizia, Fondazione per la Cultura
Giustizia: proteste dei detenuti in 30 carceri
Da Liberazione, 27 maggio 2011
In 11 carceri di tutta Italia i detenuti stanno protestando con la battitura delle stoviglie e in 20
rifiutando il cibo. A Vicenza a partire da oggi i reclusi potrebbero cominciare anche lo sciopero
della sete.
A renderlo noto è la Uil Penitenziari, che accusa: “se il livello delle proteste e del confronto si
alza, lo si deve esclusivamente all’insensibilità del ministro Alfano che resta silente ed immobile
e del governo che continua a non far di niente per deflazionare le criticità, nonostante abbia per
due anni proclamato la stato di emergenza per le carceri”.
Secondo il sindacato è in corso “una rumorosissima protesta con la battitura delle stoviglie” al
san Vittore. E altre battiture si sono verificate in tutta la giornata di ieri a Bolzano, Verona,
Belluno, Venezia, Prato, Firenze Sollicciano, San Remo, Imperia, Vicenza. “Davvero lungo” poi
l’elenco degli istituti dove i detenuti stanno rifiutando il vitto dell’amministrazione o praticando
lo sciopero della fame, “anche per solidarietà all’iniziativa di Marco Pannella”, in sciopero della
fame per la situazione disumana delle carceri italiane da oltre un mese.
Della lista fanno parte Brindisi, Lecce, Ariano Irpino, Avellino, Imperia, Pisa, Firenze, Prato,
Vicenza, Cagliari, Velletri, Agrigento, Rebibbia, Regina Coeli, Milano Opera, Venezia, Locri,
Melfi, Belluno, Bolzano. E se i detenuti legittimamente protestano contro la deriva di inefficienza
e di inciviltà del sistema penitenziario “dall’altro anche il personale – nota il segretario Eugenio
Sarno – ha i suoi buoni motivi per dar sfogo alla propria rabbia e frustrazione”.





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