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Sottovalutata la labilità mentale del detenuto

Sorrentino,  suicida nella cella di Padova
Denunciato il personale del carcere
Presentato in procura esposto per accertare le responsabilità del direttore dell’istituto di pena

SALERNO - Denunciato il direttore del carcere di Padova. L’obiettivo è quello di accertare le responsabilità del suicidio di Giuseppe Sorrentino che, domenica 7 marzo, si è tolto la vita, impiccandosi in cella. Il 35enne stava scontando una pena di 25 anni di reclusione per concorso in omicidio per la morte di Enrico De Prisco, ucciso dal clan Contaldo a Pagani, nel marzo del 1996. Il legale del ragazzo, Bianca De Concilio, aveva manifestato la sua intenzione di presentare un esposto alla procura competente al fine di attestare la presunta colpevolezza, del personale del carcere, di quella che era stata definita «una morte annunciata».

Carceri, “prima di tutto gli organici”

La sopraggiunta notizia del rinvio dell’apertura del nuovo “Cdt”, il centro clinico, all’interno della casa circondariale di Marassi ha fatto tirare un sospiro di sollievo alle donne e agli uomini del contingente di polizia penitenziaria dell’istituto genovese.
Il carcere di Marassi alle 16 di domenica scorsa ospitava 749 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare che è di 456 detenuti.
L’apertura del nuovo centro clinico del carcere, quindi, avrebe comportato un incremento di non meno di 100 detenuti, proiettando Marassi al record storico di prsenze e con un dato percentuale di sovraffollamento del 100% (attualmente è del 75%).

Michele Placido: Qual è lo scandalo se racconto Vallanzasca?

Michele Placido su Vallanzasca: non assolvo un criminale: ”

(Pubblicato il 03/03/2010 su www.pianetacarcere.it)

«Siamo un paese cattolico e codino che fa paura. In Francia hanno visto in 3milioni il film sul bandito Mesrine senza vittimismi né scandali. Qual è lo scandalo se racconto Vallanzasca? È in carcere da 35 anni e ne ha 60, non è il peggior bandito di questo paese, qualcuno sta anche in Parlamento. Almeno lui ha pagato». Michele Placido parla e straparla, dice cose vere e cose discutibili, insulta poi chiede scusa, asseconda la sua natura generosa e urticante, è fatto così.

Il set del film su Renato Vallanzasca, che si proporrà alla Mostra di Venezia, ancora senza titolo e con Kim Rossi Stuart, si è spostato a Roma. C’è l’incontro con Francis Turatello, ovvero Francesco Scianna, lanciato da Tornatore in Baarìa. Tensione e nervi scoperti, i parenti delle vittime (come Luigi D’Andrea e Renato Barborini) hanno già protestato. Placido: «Io li rispetto, che loro rispettino me. Dobbiamo ancora uscire e già si grida allo scandalo. Non possiamo fare solo film su Padre Pio. Mi assumo tutta la responsabilità, è la storia di un criminale, non ne uscirà come un santo. Datemi fiducia».

Il fatto è che il bel Renè resta una ferita aperta per Milano. Il film è tratto dal libro autobiografico Il fiore del male, scritto con Carlo Bonini. Negli anni ‘70 Vallanzasca spadroneggiò: rapine, omicidi, donne e champagne; condannato a 4 ergastoli, ora dal carcere di Opera, grazie ai permessi, come racconta la moglie Antonella D’Agostino, «può lavorare alla mia cooperativa sociale per disabili ed ex detenuti, fa il grafico in una pelletteria. Kim e Renato si sono piaciuti subito». Kim: «Ho lavorato anche nell’inconscio, è una situazione delicata dove entrano in gioco aspetti etici. Lui è uno comunicativo, tutto pensi tranne che sia un violento. È lucido, mi ha detto di aver commesso disastri, cerco di esplorarne la complessità».

Vallanzasca durante le riprese s’è fatto vedere nella scena del Tribunale a Milano. «La sua presenza è stata strumentalizzata. Il giudice di sorveglianza gli aveva dato il permesso, c’è chi ha detto che collaborava alla sceneggiatura. Invece ci ha spiegato come si spara», dice Placido. Siccome è uomo di spettacolo, forse darà un cameo al «vero» bandito, mentre è sicuro che si sentirà la sua voce a Radio Popolare, quando rispose all’ascoltatore che lo insultò. «Il 30 marzo - spiega la produttrice Elide Melli - al ministero chiederemo la cifra standard di 1 milione e 200 mila euro. Ci hanno chiesto la documentazione». Il Comune di Milano ha dato il patrocinio, molte scene in periferia, Lambrate, Giambellino, Comasina. Non è stato così facile, Placido si riaccende: «E che, non dovevamo girarlo questo film?».

Il copione parte quando Vallanzasca, uscito dal riformatorio, forma la prima banda; poi gli scontri, la cattura, le due evasioni, fino a quando due poliziotti lo fermano per un normale controllo. Vallanzasca mise la mano nel cruscotto e girò la roulette della vita, pistola o carta d’identità? I poliziotti erano due sbarbatelli, non se la sentì… «Avete fatto 13. Sono Vallanzasca». Progetto sofferto, quello di Elide Melli, che ha investito 7 milioni di euro con la Twentieth Century Fox (tornata a coprodurre un film italiano 31 anni dopo La Luna di Bertolucci).

Placido: «Abbiamo cambiato gli sceneggiatori più volte, non mi fidavo di nessuno. Il film l’ha riscritto Kim. A me interessa l’aspetto oscuro di Vallanzasca, tra Dostoevskij e Riccardo III, è uno spaccato sull’Italia di quegli anni. Non mi interessa una cronachetta. Sul piano stilistico riparto da Romanzo Criminale ». Filippo Timi è l’amico d’infanzia che tradì Renato: «Torno bambino col mitra in mano». Valeria Solarino è Consuelo: «La donna da cui il bandito ha avuto il suo unico figlio». Paz Vega è Antonella, la moglie: «Sono la donna dell’anima, si conoscono da quando sono ragazzi». Placido, Vallanzasca è stato mitizzato? «Dai media. Il paragone con Robin Hood è un equivoco all’interno della mala perché alcuni guadagni delle rapine li dava ai carcerati. Io giro un film sulla storia di un criminale che ha ammazzato, come potrei assolverlo?».

carcere

Detenuto suicida nella Casa di Reclusione di Padova: 13 casi da inizio anno

Giuseppe Sorrentino, 35 anni, si è ucciso questa mattina alle 10.30 nella Sezione “Protetti” della Casa di Reclusione di Padova. L’uomo, che era in cella da solo, si è impiccato alle sbarre della finestra del bagno mentre gli altri detenuti erano fuori dalla Sezione per “l’ora d’aria”. Leggi, all’interno, l’elenco dei detenuti suicidi da inizio anno.

Rischio di tensioni nel Centro clinico del carcere di Genova

Rischio tensioni al Centro clinico del carcere di Marassi. A lanciare l’allarme è il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) che evidenzia acluni problemi all’interno della casa circondariale genovese dove “lunedì prossimo - spiega il sindacato - sarà operativo il primo piano della nuova struttura del Centro Clinico penitenziario, completamente ristrutturato, con conseguente spostamento dei detenuti con problemi sanitari, psichiatrici ed affetti da Hiv ad oggi ristretti in altra sezione detentiva”.

paradosso carcere

Chi ha paura di una detenuta incinta?

Una nascita in carcere e la relativa storia d’amore tra detenuti fa più scandalo della drammatica condizione delle carceri italiane, dell’elevato numero di suicidi (11 dall’inizio del 2010), del sovraffollamento e della condizione di salute dei detenuti. Se al detenuto, uomo o donna che sia, non venisse negato anche il diritto/bisogno all’affettività forse, si potrebbe finalmente iniziare a sottolineare quello scopo di recupero e reinserimento proprio del sistema carcerario sancito dalla Costituzione.

In arrivo le carceri galleggianti angolo cottura e aria condizionata

Per ora, la proposta di Fincantieri «galleggia» sulla scrivania del Ministero della Giustizia. Di sicuro, il progetto è «riemerso» con tanto di indicazioni: trecentoventi cabine di 16 metri quadrati per due persone, con aria condizionata, angolo cottura e bagno. Queste le celle pensate per i detenuti. Un’iniziativa che provoca pareri favovervoli e critiche, soprattutto - incredibile dictu - a Genova, città generalmente considerata tra quelle deputate a costruire le navi-carcere e a ospitarle. L’idea ha una gestazione di nove mesi, ma il «parto» non appare prossimo: le strutture galleggianti erano una delle ipotesi inserite nel piano per le carceri presentato nel maggio scorso al Guardasigilli Angelino Alfano da Franco Ionta, direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).

Immigrazione: Cie di Lamezia Terme girone dantesco dal vivo

Migranti rinchiusi alla bell’e meglio in spazi da galline, in attesa del rimpatrio. Senza poter far nulla, se non vegetare o ribellarsi. In tanti sono passati anche per il carcere, ma qui sono costretti a rimpiangerlo. La storia di Mohamed, commerciante ambulante con moglie e due figli, senza più permesso di soggiorno dopo 20 anni.

Più che un centro per immigrati, ha tutta l’aria di un girone dantesco dove coabitano fantasmi rabbiosi senza speranze e senza documenti, ingabbiati in spazi angusti e svuotati di ogni energia vitale, se non quella che serve per inscenare violente rivolte contro tutto e tutti, dove tutto il distruttibile viene distrutto.

Imperia: carcere sempre più sovraffollato, la protesta della Uil

Imperia: carcere sempre più sovraffollato, la protesta della Uil
“Nel carcere di Imperia la popolazione detenuta tocca quota 121 unità e la Polizia Penitenziaria è ridotta all’osso e alla stregua!” Lo denuncia la Uil che evidenzia come il dato rilevato oggi, vanta una percentuale di sovraffollamento superiore al 50%, con la capienza massima regolamentare che è di 78 detenuti.

“Un istituto troppo piccolo - sottolinea la Uil - e con evidente carenza di personale di Polizia Penitenziaria, ad oggi sono presenti soltanto 54 unità al fronte di un organico di 78 unità”.

Il Sappe promuove il carcere galleggiante progetto della fincantieri

La costruzione di un carcere galleggiante può essere «una prima risposta opportuna al problema del sovraffollamento». A dirlo è stato Donato Capece il segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria che è intervenuto ieri a Trieste al convegno del Sindacato direttori penitenziari nel corso del quale è stato presentato il progetto di Fincantieri per una piattaforma galleggiante in grado di ospitare 640 detenuti in 320 celle, progetto che vedrebbe Genova in prima fila dal momento che l’intenzione del gruppo è di affidarne la realizzazione ai cantieri di Sestri Ponente. Parole, quelle di Capece che smentiscono quanto invece affermato il giorno precedente dal commissario straordinario del Sappe ligure, Roberto Martinelli, che aveva definito l’ipotesi di un carcere sul mare «una soluzione stravagante». Capece, nel suo intervento, ha ricordato la grande pressione fatta sul governo
per ottenere una risposta all’emergenza delle carceri invitandolo «ad agire presto, perché la situazione è indecente, rischiamo di non poter controllare la sicurezza nelle carceri, dove sono disponibili 40 mila posti letto a fronte di circa 66 mila detenuti». A questo punto il punto interrogativo riguarda il ruolo dei cantieri di Sestri. Il sindaco Marta Vincenzi ha già detto no all’ipotesi di un carcere galleggiante a Genova e il ministro Scajola aveva fatto capire che, nel caso di una chiusura da parte dell’amministrazione locale, i lavori, sarebbero stati affidati a un altro cantiere. Il carcere galleggiante, lungo 126 metri e alto 34, può essere posizionato solo in aree portuali al riparo dai flutti e in arsenali militari.

Il Secolo XIX 27/02/2010
27/02/2010