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Governo. Monti: Legge cittadinanza non tocca a noi

02 febbraio 2012 Vita

«Questo governo ha compiti limitati e difficilissimi: rendere l’Italia migliore e più attraente a tutti», ha detto ieri Mario Monti, rispondendo a una domanda sulla questione della cittadinanza. «Svolgiamo questi compiti osservando una distanza di rispetto dai partiti perche’ ci sono temi importanti che non sono il cuore del mandato ricevuto».

«Io ho opinioni personali - ha aggiunto Monti - ma non le considero parti della missione di governo. La cittadinanza, la bioetica, la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, sono questioni che devono essere sciolte e dipanate dalle forze politiche».

Secondo il presidente del Consiglio, «se, per soddisfare le coscienze dei membri del governo, entrassimo nell’agone del dibattito renderemmo più difficile l’appoggio di larga parte del Parlamento ai nostri sforzi».

In sintesi: non sarà il governo dei Professori a scrivere la riforma della cittadinanza, su questo tema deve muoversi il Parlamento.

PD: “tornare a dare dignità al servizio civile”

Il Partito Democratico ritiene “fisiologico” un livello di circa 40mila volontari annui ammessi al servizio, cifra oramai ridotta fortemente dai tagli del Governo Berlusconi negli ultimi anni. «Ci rendiamo conto – ha spiegato ieri all’incontro con gli Enti Cecilia Carmassi, responsabile “Associazionismo e Terzo Settore” del PD – che non si può chiedere d’improvviso al Governo di riportare il Fondo a quota 40mila partenze, ma è possibile cominciare subito a invertire la tendenza e ragionare su come si può tornare a dare dignità e consistenza ad un sistema che altrimenti rischia di essere cancellato». Per questo il Partito democratico chiederà a breve un appuntamento al ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, che ha anche la delega sul servizio civile, per «ragionare con lui del rilancio del servizio civile in un’ottica di crescita complessiva del paese».

Per quanto riguarda la riforma del servizio civile nazionale, il Partito Democratico lo pensa come “un’esperienza di difesa civile non armata, di dimensione nazionale ma con un ruolo delle regioni, rivolta anche agli stranieri residenti e con una partecipazione dei giovani con disabilità non solo come destinatari ma anche come protagonisti del servizio”. L’idea è quella di mantenere il servizio civile come esperienza di carattere nazionale, legata alla sua natura di difesa civile non armata, e alla costruzione di un’idea di cittadinanza solidale che rafforzi la coesione sociale nel paese. In questa dinamica unitaria, c’è l’obiettivo di un maggiore coinvolgimento delle Regioni (e degli altri enti locali), che in molte realtà hanno già attuato bandi regionali di servizio civile (anche aperto agli stranieri) e che «chiedono a gran voce un ruolo che non le riduca a soggetto finale di valutazione». E’ poi necessario, secondo Carmassi, chiarire con i comuni, attraverso un ragionamento franco, che non si può «rischiare che il servizio civile diventi la stampella o il tappabuchi di un welfare comunale sempre più strangolato». Presente all’incontro, Licio Palazzini, Presidente nazionale di Arci Servizio Civile, ha ricordato come «Se non arrivano nuovi fondi, in primavera gli enti non saranno chiamati a presentare alcun progetto e nel 2013 di fatto non ci saranno giovani in servizio civile: un segnale inequivocabile di chiusura».

da esseciblog

Il PD chiederà un confronto col Governo sul servizio civile

Foto_giovani«Rimangono ancora alcuni nodi da affrontare, ma è l’incontro di oggi è stato un passo significativo in avanti per il servizio civile, soprattutto perchè promosso da un partito come il PD». Si è dichiarato soddisfatto Licio Palazzini, Presidente di Arci Servizio Civile e della Consulta nazionale, dopo l’iniziativa di questa mattina “Il Servizio civile: diamogli un futuro!” coordinato da Cecilia Carmassi, Responsabile “Associazionismo e Terzo Settore” del Partito Democratico.

Palazzini ha sottolineato alcuni dei punti affrontati nel confronto: dalla necessità del rifinanziamento del Fondo nazionale del servizio civile, alla riforma della legge e alla possibile apertura ad altre categorie di giovani, come ad esempio i diversamente abili. Su questi temi «Carmassi ha annunciato l’intenzione del Partito Democratico di incontrare il Governo e il Ministro Riccardi, che ha la delega per il servizio civile nazionale, per avviare un confronto», ha precisato Palazzini. Un tema caldo affrontato è stato anche la possibile apertura del servizio civile ai giovani stranieri, per la quale si ritiene opportuno procedere per via legislativa. Da parte degli Enti è stata infine avanzata la disponibilità a rivedere la questione della flessibilità dell’orario dei progetti e della loro durata, a parità però di compenso per tutti i giovani volontari.

da esseciblog 2 febbraio 2012

L’Italia arma i peggiori. Perche’?

Articolo 21 - ESTERI 31/1/2012

di Umberto de Giovannangeli Commerciare armi non è di per sé un reato né un peccato. Ma la questione si fa politica, oltre che etica, quando questo commercio s’indirizza verso Paesi sottoposti a embarghi internazionali sulle forniture di armi e verso Paesi in cui ci sono conflitti o documentate violazioni dei diritti umani. E’ quanto emerge dal nuovo “Rapporto 2011″ dell’Istituto di Ricerche Archivio Disarmo che, facendo seguito ai precedenti rapporti sulle esportazioni di armi leggere italiane leggere ad uso civile,” segnala un forte incremento sulle vendite. Nel biennio 2009-2010 l’Italia ha esportato complessivamente oltre un miliardo di euro (1.024.275.398) in armi leggere ad uso civile, precisamente 471.368.727 nel 2009 e 552.906.626 nel 2010 con un rilevante aumento di circa il 10% rispetto al biennio precedente. In particolare tra il 2009 e il 2010 la crescita si attesta a circa il 17%.La ricerca dell’Archivio Disarmo su fonte ISTAT evidenzia che le esportazioni sono per la maggior parte dirette verso Stati Uniti e Paesi membri dell’Unione Europea.L’AUMENTO più significativo per valore è sicuramente rappresentato dall’Asia passata dall’importazione di circa 28 milioni di euro nel biennio 2007- 2008 ad oltre 142 milioni nel biennio considerato. L’Italia ha esportato armi comuni da sparo anche nel continente africano e nel Medio Oriente dove la situazione di molti Paesi, già critica negli anni passati, nel periodo recente è esplosa con l’ondata rivoluzionaria che ha portato al capovolgimento dei sistemi politici e centinaia di morti e feriti. Emerge l’esportazione verso Paesi sottoposti a embarghi internazionali sulle forniture di armi (Cina, Libano, Repubblica Democratica del Congo, Iran, Armenia e Azerbaijan) e verso Paesi in cui sono in atto conflitti e in cui si riscontrano gravi violazioni dei diritti umani (la Federazione Russa, la Thailandia, le Filippine, il Pakistan, l’India, l’Afghanistan, la Colombia, Israele, Congo, Kenia, Filippine ecc.). In particolare dalla ricerca emergono alcuni casi di esportazioni a Paesi in conflitto e dove avvengono gravi violazioni dei diritti umani.L’ITALIA ha esportato armi da fuoco in tutta i Paesi nordafricani interessati quest’anno dalla “Primavera araba”: l’Egitto, la Tunisia e in particolare la Libia che ha ricevuto oltre 8,4 milioni di euro, totalmente rappresentate da pistole e carabine Beretta e fucili Benelli finite nelle mani del settore di Pubblica Sicurezza del Comitato Popolare Generale (l’istituzione di Governo Libica), col grave rischio che possano essere state utilizzate per la repressione in atto negli ultimi mesi. Sono state fornite armi, proiettili ed equipaggiamento militare e di polizia usati per uccidere, ferire e imprigionare arbitrariamente migliaia di manifestanti pacifici in Paesi come la Libia, la Tunisia e l’Egitto e tuttora utilizzati dalle forze di sicurezza in Yemen.Lo Yemen ha importato dall’Italia una cifra pari a 487.119 euro di armi e oggi versa in una situazione di conflitto che ha provocato centinaia di morti; la dura repressione del governo, nei confronti delle manifestazioni popolari verificatesi a sud del Paese, ha causato molte vittime tra manifestanti e civili. Destano gravi dubbi, per la possibilità che siano usate per compiere violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani, le esportazioni di armi nell’Africa Sub-Sahariana in: Congo (Brazaville), Kenya e verso la Repubblica Democratica del Congo verso cui sono state esportate munizioni per un valore di 81.152 euro malgrado l’embargo dell’Unione Europea e dell’Onu in vigore dal 1993; nel conflitto tra le vittime si annoverano numerosi civili e gli attacchi indiscriminati da parte di tutte le forze in campo, anche verso la popolazione civile, stanno creando un popolo di sfollati e rifugiati. La Cina, tra il 2009 e il 2010 ha acquistato dall’Italia armi civili, munizioni ed esplosivi per un valore di oltre 3 milioni, in violazione dell’embargo, imposto dal Consiglio Europeo nel 1989 in seguito ai fatti di Piazza Tienanmen, che mira proprio a tutelare i diritti umani. L’Honduras è stato teatro di un conflitto interno durante il 2009 e nella regione dell’Agùan è stato imposto uno schieramento militare permanente a causa delle manifestazioni dei contadini contro aziende agricole private che spesso sono sfociate in episodi di violenza. L’Italia ha esportato verso il Paese più di 600 mila euro di materiali totalmente rappresentati da pistole, fucili e loro parti ed accessori. Dallo studio emergono le contraddizioni derivanti dal fatto che le procedure e i divieti previsti per le armi comuni da sparo (previste dalla legge 110/75) sono diverse dal quelle previste dalla legge 185/90 che si occupa dei trasferimenti di armi ad uso militare, una tra le discipline più avanzate a livello internazionale. E’ opportuno ricordare che, come ha più volte messo in luce l’Onu, spesso attraverso vendite legali si passa poi a successive forniture a soggetti che di questi strumenti fanno un uso non consentito, finendo per armare anche la delinquenza organizzata, formazioni terroristiche, bande paramilitari ecc.COME AVVIENE già a livello europeo, ancora una volta appare necessario considerare, per i controlli sulle esportazioni, le armi comuni da sparo alla stregua delle armi leggere ad uso militare alla luce dell’ormai accertata pericolosità della loro presenza soprattutto nei numerosi scenari di conflitto che costellano i cinque continenti; conflitti in cui le armi, dalle più piccole alle più sofisticate, contribuiscono alla radicalizzazione della violenza e delle difficili condizioni post-conflittuali con impatti devastanti sulle popolazioni. NOTA BENE: Secondo i principi definiti dalla legge 185/90, l’Italia non può trasferire materiali di armamento in Paesi in stato di conflitto armato, in Paesi che conducono una politica estera aggressiva e propensa all’uso della forza, in Paesi sottoposti ad embargo deciso dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, in Paesi cui governi sono responsabili di accertate gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani o qualora vi sia in rischio di “triangolazioni”. Le autorizzazioni all’esportazione sono coordinate dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Difesa.

Povertà, Social card estesa agli stranieri e ai senza dimora

Ripristinata la sperimentazione della carta acquisti nelle 12 grandi città. Contributo esteso anche agli stranieri comunitari indigenti e ai soggiornanti di lungo periodo. Così il governo risponde alla minaccia di una procedura di infrazione di Bruxelles

ROMA - La social card verrà concessa anche ai senza dimora e agli immigrati indigenti, purché comunitari (area Schengen) o soggiornanti di lungo periodo. E’ la novità che si profila dopo il consiglio dei ministri di oggi, che ha ripristinato nel decreto sulle semplificazioni la sperimentazione della “carta acquisti” nei 12 comuni con oltre 250 mila abitanti, dopo che la stessa non aveva trovato posto nel milleproroghe.
Il testo del decreto, per questa parte, verrà definito solo lunedì prossimo perché il governo sta valutando come rispondere a quello che tecnicamente si chiama “EU pilot”: una sorta di avviso che Bruxelles invia a uno stato membro e che dopo sei mesi, in mancanza di risposta concreta, si trasformerà in procedura di infrazione vera e propria. La procedura sarebbe infatti diventata realtà tra pochi giorni ed è questo il motivo per cui il governo aprirà la sperimentazione anche alle due nuove “categorie” di persone povere che erano state finora escluse dal contributo mensile di 40 euro.
Gli immigrati che ne beneficeranno saranno i comunitari (romeni e bulgari compresi) e i possessori di carta di soggiorno (anche se una minima parte di questi ne avrà bisogno perché per ottenere quel documento occorre dichiarare di avere un reddito sopra la soglia di povertà).

Per la sperimentazione, impostata dallo scorso governo, saranno coinvolti attivamente, si legge nel comunicato del governo, “soggetti pubblici e non-profit”, per “favorire l’inclusione attiva dei beneficiari”. Sparisce però la centralità degli “enti caritativi e assistenziali” presente nella prima versione scritta dal ministro Sacconi. Centrali stavolta diventeranno invece le amministrazioni locali, che si avvarranno del volontariato e del terzo settore sulla base di progetti sviluppati in collaborazione con essi.
Tra i beneficiari saranno inclusi, come si accennava, anche senza dimora - che non fruivano finora della carta perché non potevano presentare i documenti richiesti. Qui il governo non farà altro che recepire quanto concordato con varie associazioni (Acli, Caritas, Fiopsd) al momento della stesura della sperimentazione fatta dal precedente esecutivo.

La sperimentazione si avvarrà di 50 milioni di euro, presi dal fondo generale della Social card ordinaria, che continua ad essere erogata anche se non si sa ancora con quali disponibilità e a quale platea di beneficiari (i dati relativi al 2011 dovrebbero essere pubblicati a breve dal ministero dell’Economia). Le due versioni della social card dovranno dunque coesistere, almeno per il 2012.
Caricata dallo Stato con 40 euro al mese, la card ordinaria può essere usata per la spesa alimentare e per pagare le bollette e, fino a tutto il 2010, era stata distribuita a 734 mila anziani e famiglie con bambini sotto i tre anni. Il totale dei fondi caricati sulle carte acquisti erogate da dicembre 2008 a dicembre 2010 è di circa 500 milioni di euro. (st)
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Figli di stranieri, Cancellieri frena “No alla cittadinanza automatica”

E sul piano svuota carceri avverte: contraria all´amnistia

ROMA - Chi nasce in Italia è italiano? Sì, ma ad alcune condizioni. Il ministro dell´Interno, Annamaria Cancellieri, frena sullo ius soli puro, che «creerebbe le condizioni per far nascere da noi bambini da tutto il mondo». Via libera invece a uno ius soli temperato: «Se un bambino figlio di immigrati nasce in Italia, i genitori sono stabilmente nel Paese e ha percorso un ciclo di studi, credo che il diritto alla cittadinanza sia giusto».

Il ministro dell´Interno, parlando alla trasmissione “Che tempo che fa”, solleva dubbi sull´ipotesi di garantire automaticamente la cittadinanza ai figli degli immigrati, perché questa dovrebbe derivare non solo dalla nascita in Italia, ma «da un insieme di fattori». Quali? «Fondamentalmente - spiegano al Viminale - la stabilità del nucleo familiare e un minimo di percorso scolastico. Insomma no alla cittadinanza a chi è in Italia solo di transito e fa nascere qui il proprio figlio». Fattori, questi, già parzialmente previsti dalla legge di iniziativa popolare portata avanti dalla campagna “L´Italia sono anch´io”: nascita in Italia da un genitore residente da almeno un anno.
Sul caso le forze politiche si dividono: di un «principio non più rinviabile» parla Ignazio Marino (Pd), che a Palazzo Madama ha depositato un disegno di legge sullo ius soli; Italo Bocchino (Fli) plaude invece all´ipotesi di «uno ius soli temperato»; tre parlamentari Pdl ribadiscono che di «ius soli non si parla». Intanto, in attesa di riforme future, oggi scatta la supertassa sui permessi di soggiorno: dagli 80 ai 200 euro in più per ogni documento da rinnovare.
Non è tutto. Il ministro Cancellieri, nel corso della trasmissione Rai, si è detta «favorevole all´abolizione del valore legale del titolo di studio, a due condizioni: chiedo una valutazione seria delle università e pari opportunità perché tutti abbiano accesso alle università più prestigiose, per esempio con borse di studio». E ancora: sul problema delle carceri, il ministro considera «l´amnistia come un atto di clemenza legato a fatti particolari, se dev´essere uno svuotacarceri come cittadina mi ribello». Sulle proteste che stanno scuotendo l´Italia «non ci sono preoccupazioni rispetto a un´eversione terroristica», ma c´è il «timore che qualche cane sciolto possa inserirsi». Quanto ai No Tav, «nessuno ha criminalizzato il movimento ma non si possono consentire violenze di quel genere» e sul movimento dei Forconi «l´allarme di Ivan Lo Bello (il presidente di Confindustria Sicilia, ndr) è sicuramente fondato e sono in corso indagini della magistratura. In questi fenomeni possono verificarsi infiltrazioni mafiose».
Un ultimo commenta sul fatto che la Digos abbia rimosso un tricolore, per motivi di ordine pubblico, durante l´ultima manifestazione della Lega a Milano: «Non so in che situazione abbia operato la Digos, ma sicuramente è meglio rischiare e difendere la bandiera con il proprio corpo».

L’Italia mette le bombe sui caccia “Potranno colpire obiettivi a terra” E-mail

Fonte: GIAMPAOLO CADALANU - la Repubblica | 27 Gennaio 2012

Via i “caveat” in Afghanistan. Il Pd: mossa apripista per gli inutili F-35

ROMA - I cacciabombardieri italiani colpiranno obiettivi in Afghanistan: il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, lo ha comunicato senza mezzi termini in commissione congiunta Camera e Senato. «Intendo usare ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazione», ha detto l’ammiraglio ai parlamentari. E a chi gli chiedeva se questo volesse dire anche attacco a terra, il ministro ha confermato: «Se sarà necessario». Il “tecnico” Di Paola ha compiuto quello che il politico Ignazio La Russa non aveva portato fino in fondo: ha spazzato via d’autorità ogni discussione sui “caveat”, eliminando le cautele richieste dal Parlamento nella discussione sollecitata dallo stesso La Russa. Allora la decisione era stata quella di inviarei caccia “Tornado” nella sola versione Ecr, quella destinata alle ricognizioni, lasciando a casa la Ids, destinata ai bombardamenti.

Non è un cambiamento di poco conto: in Afghanistan proprio l’abuso di missioni aeronautiche e la percentuale elevata di “danni collaterali”, cioè di civili uccisi durante l’intervento dei caccia aveva costretto il Pentagono a rivedere le modalità dell’intervento e aveva ispirato la cosiddetta “dottrina McChrystal”, più scarponi sul terreno e meno bombe dall’alto. L’uso delle armi di bordo sui caccia lascia molto spazioa errori, dicono i tecnici, e c’è chi sottolinea che per le emergenze nel teatro afgano sono già sufficienti gli elicotteri d’attacco “Mangusta”.

In parole povere, il ministro si è preso sulle spalle una responsabilità pesante, scaricandone una fetta sui piloti degli Amx schierati a Herat. A loro toccherà decidere in frazioni di secondo se la riunione segnalata dall’intelligence come “sospetta” è in effetti un assembramento di Taliban che progettano un attentato, o non è invece un gruppo di famiglia riunito a celebrare un matrimonio. La decisione di Di Paola ha suscitato irritazione in Parlamento, soprattutto fra chi ricorda la vocazione difensiva dell’Italia, sancita dalla Costituzione. Gian Piero Scanu, capogruppo Pd nella commissione Difesa del Senato, contesta la legittimità della scelta: «I caveat c’erano e ci sono ancora. Ogni cambiamento dev’essere deciso in modo formale, davanti alle Camere, e non notificato durante un’audizione». Secondo l’esponente Pd «non è compito del governo imporre un modello di Difesa, tanto più quando sul temaè prevista la istituzione urgente di un commissione bilaterale che darà le sue valutazioni alle Camere in sei mesi». Aggiunge Scanu: «Non vorrei che questa sortita sull’utilizzo degli Amx fosse in qualche modo funzionale alla politica di riarmo indiscriminato che comprende anche l’acquisto degli F35». Del Joint Strike Fighter ha parlato ieri a Roma anche Tom Burbage, responsabile del progetto per la Lockheed-Martin. L’azienda sembra abbastanza sicura del caccia multiruolo, del suo controverso rapporto qualitàprezzo e del fatto che i Paesi membri andranno avanti nel programma. «Se l’Italia vuole conservare il ruolo internazionale che ha, deve andare avanti con l’F-35», ha detto Burbage.

Ma proprio in mattinata il Times di Londra aveva sottolineato i dubbi diffusi ai vertici della Difesa britannica. Secondo il quotidiano, i ritardi dell’F-35 spingono Londra a valutare l’acquisto dei più economici F-18 o persino dei francesi Rafale per la sua portaerei in costruzione. E da Washington Leon Panetta, segretario alla Difesa Usa, ha chiarito che anche il Pentagono deve limare i costi: non cancellerà, ma rallenterà i piani di produzione del caccia più costoso della storia.

Aperitivo con l’associazione Nuovi Profili + Audioprofilie a Belleville

*VENERDI 27: Nascere in Italia, frequentare la scuola, amare la propria città, fare sport, circondarsi di  amici… ma essere diversi, perché nati da genitori di origine straniera. Aperitivo con l’associazione “Nuovi profili” -creata da giovani di origine straniera di seconda generazione- e raccolta firme per la legge di iniziativa popolare sul diritto di cittadinanza e il dirito di voto alle amministrative per le persone di origine straniera.Dalle 19.30

*VENERDI 27 bis: Dalle 22.00, a sostenere la campagna “L’italia sono anch’io”, arrivano gli Audiograffiti (in un live unplugged). Abdel, Alexandros e Albert partecipano al progetto musicale ‘La Banda di Piazza Caricamento’, collettivo diventato simbolo di convivenza, non violenza e integrazione fra culture. Con Nikolaus e Roberto hanno dato vita a una formazione che si muove fra blues e reggae, l’afro beat e il rock, con un uso non convenzionale di kajon e darabouka.

Un mese di mobilitazione per dire NO ai caccia F-35

da redazione art.  21 del 24/1/12

Un mese di mobilitazione per dire NO ai caccia F-35

Dal 7 febbraio associazioni e gruppi locali si attiveranno a sostegno  della campagna “Taglia le ali alle armi” promossa da Sbilanciamoci!, Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo con il sostegno di Unimondo, GrilloNews e Science for Peace per chiedere al nostro Governo di non procedere all’acquisto di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighter F-35. La data di inizio di questa nuova fase della campagna, che è attiva  del 2009 e già ha raccolto oltre 45.000 adesioni, non è scelta a caso:

“In quello stesso giorno nel 2007 il sottosegretario Forcieri firmava
l’accordo per la partecipazione alla seconda fase del programma -
sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo - in cui si
mettevano le basi anche per il successivo acquisto. Ma senza
prevedere, come recentemente è stato dimostrato, alcuna penale prima
della firma di un nuovo contratto: qualcosa che non è mai avvenuto e
che ci permetterebbe ancora un dietro-front”
Proprio quanto chiedono le realtà promotrici della campagna, che
sottolineano gli enormi costi che avrebbe per il nostro paese una tale
decisione (almeno 15 miliardi per l’acquisto e circa il triplo
considerando anche il successivo mantenimento) in una fase di crisi
economica che impone grossi sacrifici a tutti gli italiani.

“In un momento di grave crisi per tutto il Paese troviamo fuori luogo
che il Ministro-Ammiraglio Di Paola nei suoi monologhi televisivi
continui imperterrito a difendere l’F-35, promettendo al massimo
qualche sforbiciata – precisa a riguardo Massimo Paolicelli della Rete
Italiana per il Disarmo - Parlare di un programma di elevato valore
operativo, tecnologico e industriale vuol dire non tenere in
considerazione i rilievi negativi dello stesso Pentagono ed i
ripensamenti di molti paesi partner nel progetto”. Sono infatti
diverse che denunciano il continuo lievitare dei costi a causa dei
tempi di sviluppo e produzione che si allungano per mettere mano ai
forti deficit qualitativi dell’aereo. Chi oggi dovesse firmare il
contratto per l’acquisto dell’F-35 si assume la forte responsabilità
di gettare al vento ingenti somme di denaro pubblico.

“Che motivo
abbiamo per farlo? Per la velleità di alcuni Generali di spacciare
l’Italia per media potenza militare industriale, violando palesemente
il dettato della nostra Costituzione”, conclude Paolicelli.
La campagna “Taglia le ali alle armi” è disponibile in qualunque sede
ad un confronto con il Ministro Di Paola e i funzionari del Ministero
della Difesa sui dati e sulle prospettive del programma F-35
Gli stessi soldi stanziati per i caccia potrebbero essere impiegati in
mille altri modi più utili sia economicamente che socialmente. “Con i
15 miliardi da spendere per gli F-35 potremmo costruire 45mila asili
nido pubblici, creando oltre 200mila posti di lavoro – sottolinea
Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci! - oppure mettere in
sicurezza le oltre 13mila scuole italiane che non rispettano le norme
antisismiche e quelle antincendio”; anche in questo caso il risultato
sarebbe positivo anche sul fronte economico con nuove opportunità per
moltissime imprese e decine di migliaia di posti di lavoro creati.
Le giornate di sostegno alla campagna (che si annunciano numerose e
creative) culmineranno poi nella data del 25 febbraio, scelta come
giornata delle “100 piazze d’Italia contro i caccia F-35″.
“Il primo obiettivo di questa nuova mobilitazione è spingere il
Parlamento e ogni singolo parlamentare a discutere in modo aperto e
trasparente sugli F-35. L’appello lanciato dalla Marcia Perugia-Assisi
dello scorso 25 settembre non deve cadere nel vuoto – ricorda Flavio
Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace - Il Parlamento
deve impedire innanzitutto che si crei il fatto compiuto. L’Italia non
può permettersi oggi di impegnare ulteriori 15 miliardi di euro, oltre
ai quasi 3 già spesi, per l’acquisto e il mantenimento di questi
bombardieri, senza che ci sia un chiaro e onesto dibattito pubblico
sulle esigenze e le priorità a cui dobbiamo rispondere”.
In maniera simbolica l’avvio della mobilitazione è stato dato nel fine
settimana a Verona, dal palco che ha ospitato la festa per il 50°
anniversario del Movimento Nonviolento. “La costruzione di un avvenire
di nonviolenza parte anche da scelte concrete di disarmo e riduzione
delle spese militari - sottolinea Mao Valpiana presidente
dell’associazione fondata da Aldo Capitini - ed è quindi naturale che
chi lavora quotidianamente in questa prospettiva di costruzione della
pace sia tra i primi a muoversi contro questo mastodontico progetto
d’armamento costosissimo, contrario allo spirito della nostra
Costituzione e forse anche inutile militarmente”.
L’invito che la campagna lancia a tutti i gruppi locali impegnati su
questi temi è quindi quello di organizzare momenti di informazione e
raccolta firme, cercando anche di coinvolgere gli Enti Locali
nell’approvazione di una mozione di sostegno alla mobilitazione.
***
Tutte le informazioni sulla campagna si possono trovare sui siti delle
organizzazioni promotrici:
www.perlapace.it (Tavola della Pace) – www.sbilanciamoci.org (Campagna
Sbilanciamoci!) - www.disarmo.org (Rete Italiana per il Disarmo)
La petizione online (con i dettagli per la raccolta di firme cartacee)
è invece raggiungibile all’indirizzo www.disarmo.org/nof35

Interrogazioni parlamentari su servizio civile, stranieri e blocco avvii

dA ESSECIBLOG 24/1/12

L’on. Livia Turco, presidente del Forum Immigrazione del Partito Democratico, ha presentato ieri un’interrogazione parlamentare (5-05983) al Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, sulla vicenda della sentenza del Tribunale di Milano che apre il servizio civile agli stranieri dopo il ricorso del giovane Syed Shahzad, ma che sta anche bloccando gli avvii dei giovani selezionati.

«Si tratta di una prima azione, quella promossa dal giovane pakistano - scrive l’on. Turco -, che, alla luce della recente sentenza, si spera aprirà la strada a tante altre seconde generazioni». Anche per questo l’esponente democratica chiede di sapere da Riccardi «quali iniziative urgenti il Ministro intenda assumere affinché, per quanto di competenza, da una parte, sia rispettata la decisione del tribunale di Milano e anche gli stranieri legalmente soggiornati in Italia possano svolgere il servizio civili e, dall’altra, siano rispettate le partenze già previste per l’anno 2012». Un’analoga interrogazione è stata  annunciata dal presidente vicario dei deputati dell’Idv, on.  Fabio Evangelisti.  «Senza nulla togliere alla validità e alla correttezza del provvedimento - ha dichiarato l’on. Evangelisti -, visto che il requisito della cittadinanza italiana è indubbiamente discriminatorio, presenteremo un’interrogazione al ministro dell’Integrazione Andrea Riccardi per sapere quali provvedimenti intende adottare per tutelare le speranze (e i piccoli rimborsi economici) dei  vincitori del bando del 2011 e per garantire lo svolgimento di un servizio essenziale per la società».