Punto associativo

Genova 2012: sostenere il centrosinistra per un nuovo progetto di comunità.L’esigenza del cambiamento per ridare fiducia e partecipazione ad una città che vuole guardare al futuro


 

 

Premessa

 

Le elezioni primarie a Genova hanno dimostrato una volta di più la voglia di cambiamento di un elettorato stanco di riti e metodi della politica che si vorrebbero ineluttabili.

Ha prevalso, con una forza mai sperimentata prima, la voglia di rompere con liturgie incomprensibili ai più, ha prevalso la voglia della bella politica fatta di spirito di servizio impegno volontario e gratuito.

 

La vittoria di Marco Doria è stata una sorta di ribellione, di cambiale in bianco al cambiamento della politica e del modo di farla. E’ stata la vittoria dell’idea che si può fare politica senza accettare supinamente i dogmi che ci vengono proposti come ineluttabili : il neoliberismo, le grandi opere lo sviluppo ad ogni costo…

 

Questa cambiale deve essere onorata!

Niente sarebbe più rischioso che riportare tutto nell’alveo di confronti fra vertici più o meno legittimati, fra leader d correnti di pensiero più o meno trasparenti.

 

 

Quale progetto di città?

 

Genova e i suoi cittadini hanno un grande patrimonio di risorse creative, materiali e partecipative che hanno sempre caratterizzato positivamente il nostro territorio. Risorse che talvolta sono state ostacolate da conflitti più o meno latenti, tra gruppi sociali ed economici.

 

Negli ultimi decenni la città ha vissuto numerose trasformazioni che tuttavia non sono arrivate a compimento. Ridare slancio alle opportunità lavorative e alle risorse creative della nostra città significa affrontare questi snodi costruendo un progetto chiaro ed equilibrato su cui confrontarsi con i cittadini.

 

A nostro parere una città vivibile è una città che, oltre al tema essenziale dell’occupazione, si interroga e poi agisce, per favorire la coesione sociale anche attraverso il sostegno di un sistema culturale dinamico e diffuso.

 

L’invecchiamento crescente della popolazione, servizi pubblici sempre più in crisi dalla continua restrizione delle risorse, investimenti culturali spesso accentrati in poche istituzioni che incidono tendenzialmente sul centro della città, un sistema di protezione sociale che sembra ormai votato ad interventi emergenziali in cui il la prevenzione è considerata elemento secondario se non accessorio, l’emergere di atteggiamenti discriminatori e xenofobisono solo alcuni dei nodi sostanziali su cui la prossima amministrazione dovrà intervenire.

 

Quindi, in questa situazione così complessa, si tratta ora di scegliere. Scegliere un nuovo progetto di città verso cui indirizzare le politiche cittadine dei prossimi anni.

L’Arci sostiene il centrosinistra

 

I valori e i principi che da sempre contraddistinguono l’azione dell’Arci e che proviamo ad articolare nel testo presente, non possono che essere indirizzati al naturale interlocutore politico della nostra associazione: lo schieramento di centro sinistra.

 

Ma ora la sfida sta nel costruire un programma che sappia concretizzare quest’esigenza, definendo priorità, tempi ed interlocutori.

Questo documento vuole fornire quindi alcune suggestioni che possano essere utili per una discussione che, a partire dalla propria base associativa, coinvolga i cittadini.

 

 

Proponiamo quindi 8 punti qualificanti che potrebbero segnare una svolta nel modo di interpretare la città e li presentiamo al candidato sindaco ed a coloro che si candidano ad amministrare la città.

 

1- Genova capitale del mediterraneo incrocio di lingue religioni culture

Si tratta di assecondare una vocazione naturale della città il suo essere approdo per le genti del mediterraneo; immaginiamo una città colorata in cui le diversità si mischiano e si rispettano in cui voci, lingue, sapori, religioni e culture si miscelano.

Anche per questo crediamo che una rapida realizzazione del progetto di una moschea sia essenziale, pur essendo profondamente e per vocazione laici, per trasmettere un messaggio di accoglienza e multietnicità.

 

2- Genova città delle tecnologie al servizio del ben-essere

Crediamo che la città non si possa sviluppare senza industria e siamo convinti che Genva abbia sviluppato una vocazione importante nel campo delle nuove tecnologia.

Il comune può avere un ruolo importante nel promuovere uno sviluppo orientato alle nuove tecnologie, alle energie pulite ed alternative, alle tecnologie bio-medicali.

 

3- Città dell’incontro fra generazioni

Genova è una città che invecchia da molti anni. Tuttavia il fenomeno più significativo degli ultimi anni è l’arrivo in città di giovani per immigrazione o come studenti universitari.

La struttura della città, i suoi tempi, i suoi servizi sono più orientati agli anziani che ai giovani.

Una città come la nostra ha bisogno di forze nuove; accanto al potenziamento dei servizi per gli anziani occorre pensare anche a una città accogliente per i giovani creando ed agevolando la creazione di servizi e spazi per i giovani con un occhio attento alla loro socialità.

 

4- città del welfare solidale

La crisi ed i tagli di bilancio riducono sempre di più le risorse per i servizi ed il welfare occorre determinazione nel non ridurre ulteriormente i fondi mettendo coi drammaticamente a rischio la tenuta sociale; occorre uno sforzo corale per trovare nuove risorse.

Accanto a questo occorre il coraggio di rivedere il sistema, ottimizzarlo, mettere a valore le iniziative e le potenzialità dell’associazionismo, della cooperazione delle fondazioni integrando e facendo emergere le iniziative che già ci sono e che potrebbero potenziare il sistema del welfare cittadino.

 

5- capitale permanente della cultura

Dal 2004 in avanti Genova ha avviato una rinascita culturale che ha saputo valorizzare il proprio patrimonio storico, urbanistico e museale. Molti finanziamenti degli ultimi vent’anni hanno restituito alla città numerosi spazi di conoscenza e dialogo fra culture. Elementi essenziali per determinare la felicità delle persone, la possibilità di esprimersi liberamente riconoscendo le diversità. Insomma per il benessere di tutta una comunità.
Per questo pensiamo che la Cultura debba essere considerata elemento fondamentale di un moderno sistema di welfare.

Tuttavia gli investimenti si sono spesso concentrati in poche istituzioni culturali e spesso nel centro cittadino.

Genova è storicamente una città policentrica. E’ necessario che le cosiddette “delegazioni” non siano piazze deserte, notti senza suoni e senza luci.

C’è bisogno che le persone possano condividere spazi collettivi dove incontrare cultura. Dove creare cultura. Senza luoghi dove coltivare la propria capacità creativa, le persone si spengono. Le città si ingrigiscono. La comunità si sfalda.

E’ necessario sostenere e rendere protagonisti più spazi per la cultura e la conoscenza. Non solo le grandi istituzioni culturali.

Sviluppare sapere critico e creatività, sostenere la cultura diffusa e il dialogo tra culture, sono – a nostro parere – elementi essenziali per il nuovo progetto cittadino.

 

6- le periferie al centro

La Storia della città è ancora viva nei suoi abitanti. Non solo perché i “ponentini” ancor oggi quando vanno in centro, dicono: “vado a a Genova”. Ma soprattutto perché ogni municipio ha una sua vita sociale e culturale definita. Ogni territorio è una comunità, o più comunità. E questo accade molto più che nelle città classiche, quelle con un grande centro e tanta periferia spersonalizzante, piena di non-luoghi.
Anche Genova ha i suoi spazi difficili, per carità. Ma a maggior ragione, una città così non può fare a meno di un’efficiente sistema di Municipi.
Noi crediamo nella prossimità dei servizi pubblici e e nella loro virtuosa moltiplicazione attraverso il coinvolgimento della cittadinanza organizzata. Per questo chiediamo: più potere ai territori, meno apparati politici, più funzionalità tecnica e gestionale. La disponibilità, la collaborazione e il volontariato civico funzionano se il Comune è efficiente e non burocratico, se è vicino e non distante.

 

7- la manutenzione come grande opera

Vivere in una città pulita e in ordine è il sogno di tutti.

La manutenzione, inoltre, occupa più persone, più disperse in appalti “più puliti”.

Interpretare la manutenzione e la messa in sicurezza di fiumi, torrenti, rii, scuole, strade è la prima grande opera di cui ha bisogno la città

Le grandi opere non vanno di per sé demonizzate; ne va valutata pero attentamente l’utilità, il rapporto costi benefici, vanno discusse con la città ed i cittadini va inserita accanto alla valutazione di impatto ambientale una “valutazione di impatto sociale” che tenga conto delle ricadute e dei costi sociali che l’opera comporta.

 

8- Il ruolo dell’associazionismo

Siamo parte di un campo di forze molto vivo in città. Un campo che incrocia associazionismo, volontariato, energie civiche. Migliaia di realtà in tutta la città. Centosessanta solo dell’Arci. Una risorsa enorme da valorizzare e da coinvolgere di più.
Non è vero che è sparito il senso della collettività, del bene comune. E’ sparito dalla narrazione mediatica distorta. Non nella realtà profonda e nevralgica del vivere dei cittadini organizzati. Ma è necessario ridare la fiducia ai cittadini per invertire il processo di frammentazione sociale in atto da alcuni anni.

L’associazionismo è fattore di coesione sociale e promozione culturale che favorisce l’azione collettiva dei cittadini per un interesse generale.

Occorre quindi riconoscere il ruolo delle formazioni sociali nell’esercizio della funzione sociale pubblica, strutturando chiaramente percorsi di co-programmazione e di cogestione riconoscendo anche canoni di affitto concordato per gli spazi ad uso associativo.

Per operare in questa direzione la futura amministrazione dovrà stabilire modelli di relazioni e procedimenti amministrativi con l’associazionismo e tutto il Terzo Settore.

 

L’Italia che frana

borghetto_vara-540x403Ciò che abbiamo visto nei giorni scorsi nelle zone colpite dall’alluvione non è paragonabile alle pur drammatiche immagini passate in questi giorni su tutti i telegiornali nazionali. Distruzione e disperazione la fanno da padrona in gran parte della Val di Vara, a Vernazza e Monterosso e nella zona di Aulla. Si parla di oltre 500 millimetri d’acqua caduti in poche ore in un pomeriggio che in tanti non dimenticheranno per molto tempo.

Lo spirito di Genova

img_6722«Insieme abbiamo ritrovato lo spirito di Genova». Era questo il commento di molti, domenica all’uscita dall’assemblea conclusiva del decennale del G8. Quello spirito positivo dell’ascolto e del dialogo fra diversi che dieci anni fa

Walter Massa: Referendum, una vittoria che premia le intuizioni del movimento del 2001

Il commento di Walter Massa, Presidente Arci Liguria

Questo straordinario risultato referendario è il miglior viatico per le iniziative in programma a Genova per il decennale del Social Forum del luglio 2001 che, tra gli altri, aveva all’ordine del giorno dei suoi lavori il tema dell’acqua come bene pubblico da difendere contro ogni manovra speculativa.

Una vittoria che premia la lungimiranza di quell’esperienza e del movimento che nacque in quelle giornate straordinarie e al tempo stesso drammatiche.

Di fronte ad un risultato come quello odierno non è retorica ringraziare tutte le donne e gli uomini che si sono recati alle urne perché hanno di fatto permesso alla democrazia di questo Paese di primeggiare nuovamente. E questo vale anche per coloro che hanno votato NO ad uno o più quesiti, disattendendo così le indicazioni a disertare le urne, figlie di una cattiva politica malata di opportunismo e priva di valori che non siano mercificabili. E’ infatti la partecipazione popolare il pilastro fondamentale della democrazia!

La Liguria – già protagonista nella campagna per la raccolta di firme – ha confermato la sua sincera vocazione democratica con un’affluenza attestata ben oltre la media nazionale. Straordinaria poi la sua coerenza e consapevolezza con un risultato che vede i SI abbondantemente oltre il 90%.

E’ un risultato davvero importante, quindi, a cui la nostra Associazione – storicamente radicata nel territorio ligure con i suoi 350 circoli – ha dato un significativo contributo attivandosi da subito nella campagna per la raccolta firme e sostenendo con convinzione i tantissimi comitati referendari locali nati e cresciuti in ogni angolo della Regione.

I segnali forti e positivi giunti dal paese in questi ultimi mesi ci chiariscono che la strada da fare è ancora lunga e che va affrontata con sempre più coesione e determinazione.

Dobbiamo provarci, possiamo riuscirci. Il paese lo merita.

Genova, 13 giugno 2011

“Uniti c’è più senso”, la campagna che accompagnerà l’iniziativa Arci nel 2011

arci_parlami_70x100_t_s_150x150_p1-520x725Nell’anno dedicato al centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, dall’osservatorio privilegiato del suo insediamento sociale, l’Arci si sforza di leggere le trasformazioni del paese e vuole contribuire attivamente alla costruzione di un progetto che guardi al futuro.

Lo fa con cinque messaggi proposti da altrettanti testimonial, volti anonimi scelti fra i tanti che popolano l’universo dei suoi circoli. Per raccontare con poche e incisive parole il disagio di un’Italia che sta perdendo fiducia nel futuro, lacerata dalle divisioni e dalle ingiustizie, dal disagio sociale e dallo scempio dell’ambiente, preoccupata per la precarietà di tanti giovani, segnata dal vuoto culturale e dall’indifferenza. Ma anche per dire che crede nel futuro di questo paese perché ha fiducia nelle persone e nella loro capacità di riscatto. Per dire che dobbiamo ripartire dal nostro patrimonio di saperi e di culture, imparare a riconoscerci fra diversi e aprirci al mondo che cambia; trovare il coraggio di scommettere sui giovani, prenderci cura dei territori e delle comunità, tornare a praticare la democrazia. Ridare un senso a parole come libertà, diritti, giustizia sociale.

Soprattutto, questi messaggi ci dicono che dobbiamo provare a cambiare le cose se vogliamo ridare un senso alle parole: interrogarci sul tempo che viviamo, cercare le risposte e provare a praticarle insieme agli altri, con l’associazionismo.

Errori, ritardi e ingiustizie nella gestione dell’accoglienza. L’Europa non riconosce lo stato d’emergenza

Mentre continuano gli sbarchi e scoppia la rivolta nel centro di Lampedusa alla notizia dei rimpatri di massa, il governo italiano continua a ricoprirsi di ridicolo a livello internazionale.

G8-Diaz: una sentenza che allontana l’eco drammatica di quelle grida strazianti

Forse per la maggior parte delle persone è solo l’ennesima puntata dell’ennesimo giallo italiano. Un’altra pagina di oscuri intrighi che hanno costellato la storia italiana del dopoguerra.

Ma per quelle 300.000 persone che nel luglio 2001 hanno vissuto la dicotomia straniante di quei giorni – prima festa e confronto culturale poi violenza e barbarie autoritaria – questa sentenza è un altro elemento di fiducia per continuare a chiedere verità e giustizia. Per non credere, anche noi , di aver vissuto quei giorni in una bolla temporale parallela.

La sera della Diaz molti di noi erano già andati a casa a riposare dopo le fatiche organizzative e la tensione emotiva di quei giorni. Alcuni stavano ancora discutendo, anche a cena, dell’incredibile manifestazione pomeridiana. Incredibile sia in termini di partecipazione, sia per le cariche della polizia sui manifestanti.

Quando cominciarono ad arrivare le telefonate drammatiche su quello che stava accadendo al media center del Genoa social forum e all’antistante scuola Pascoli, ci precipitammo in via Battisti.

Quello che vedemmo rimarrà per sempre impresso nella memoria di ognuno di noi. Urla supplichevoli, grida strazianti di dolore, persone sanguinanti che venivano portate via da un mare di agenti di polizia in assetto antisommossa.
Dopo l’esodo della polizia, la “visita” alla scuola. Pozzanghere di sangue, aule distrutte, muri strisciati di rosso .
Quindi la paura, la rabbia, lo scetticismo, le telefonate, i racconti, le domande.

E da allora in avanti, almeno la richiesta di verità. Verità e giustizia.
La sentenza di ieri è un passo in questa direzione. Riconosce nel merito che ci sono state responsabilità ai massimi livelli della polizia che, secondo i giudici, hanno mentito, falsificato le prove, accusato ingiustamente delle persone.

Per non ricordarlo solo come evento drammatico della nostra storia, personale e collettiva.
Ma per una memoria utile a tutti – non solo a chi fu presente allora – per la ricostruzione di una società basata sulla convivenza pacifica e la responsabilità reciproca.

L’insegnamento della Perugia-Assisi 2010: lavorare perchè la cultura della pace prenda il posto della ‘cultura del nemico’

Ieri più di 100.000 persone si sono date appuntamento in Umbria per la Marcia della pace da Perugia ad Assisi. 25 chilometri a piedi, con qualche rovescio piovoso. Da Genova sono partiti due Pulman organizzati, come ormai accade da diversi anni, dall’Arci.

Un appuntamento importante che ha messo al centro della discussione il bisogno di un nuovo modello culturale per le relazioni nella nostra società. Un modello culturale che abbi le sue fondamenta nella cultura della pace. Che non significa “soltanto” contrasto alla guerra, alle mafie, al razzismo, all’indifferenza, all’istinto di conservazione dell’esistente. Ma ridare un senso di responsabilità collettiva ad un progetto di società alternativo, in cui la cultura della pace prenda il posto della cultura del nemico attuale. Una nuova prospettiva in cui la convivenza responsabile sia un principio che ci muove per trasformare la realtà.

Naturalmente, a parte sparute e brevi presenze in qualche tg, questo appuntamento non ha coinvolto come sarebbe stato auspicabile e necessario. In compenso pagine e pagine dei quotidiani si soffermano sul bagno di folla (poco più della marcia della pace!) in piazza San Pietro. Contenuti?

Forse è venuto il momento di studiare ed utilizzare forme nuove per comunicare e coinvolgere su questo progetto.

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Elezioni regionali 2010: una situazione chiara nella sua drammaticità: manca un progetto sociale alternativo.

Primo dato: Più di un elettore ogni tre non ha votato. Se non indifferenza o apoliticità sicuramente disillusione e sfiducia in un sistema politico asfittico, quotidianamente in preda a sussulti di illegalità diffusa, a furberie italiche che mai valorizzano le energie positive e solidali che pur esistono.

Secondo dato: nonostante la debacle del pdl il centro destra tiene. Non basta quindi l’antiberlusconismo o le invettive ad personam, benchè legittime e doverose, per sconfiggere un modello culturale. Il culto dell’immagine, il “privatismo” ossessivo, la competitività indifferente, l’italocentrismo discriminante vanno al di là della singola persona e resisteranno alle cadute individuali.

Terzo dato: la Lega in forte ascesa. Questo è uno dei dati più preoccupanti. Perchè la lega raccoglie i frutti del modello di società accennato, lavorando sulle paure e sulle fragilità delle relazioni delle persone. Razzismo, esclusione sociale, individualismo antisolidale sono lo spettro, tutt’altro che diafano, che oggiAggiungi un appuntamento per oggi compone il nostro orizzonte.

Quarto dato: In Liguria e a Genova il centro-sinistra tiene. Fatto non solo confortante ma imprescindibile: fondamenta solide per una ricostruzione che pare sempre più necessaria ma anche profonda e lunga nel suo percorso.

Ma a quante altre vittorie della destra dovremo assistere? Quali altri smembramenti dello stato, sociale e non, dovremo subire? Quali altri incubi di conflitti sociali agiteranno i nostri quartieri prima che tutte le forze politiche e sociali decidano, in modo consapevole e partecipato, di pensare e agire un progetto di società alternativo?

Non si può più aspettare. Il rischio è che domani sia troppo tardi.
Cambiare si può e si deve, a partire da noi.

L’Arci Genova a congresso

Il 6 marzo 2010 si terrà il V Congresso dell’Arci di Genova.

I quattro anni che abbiamo vissuto insieme, dall’ultimo congresso, sono stati anni intensi ed impegnativi. Anni segnati da una crisi che ha coinvolto molti aspetti della nostra vita quotidiana: il lavoro, il tempo libero, l’organizzazione della vita familiare, i riferimenti politici e sociali.

Siamo consapevoli che queste fragilità hanno ripercussioni anche nel tessuto associativo dell’associazione. Anche noi subiamo lo smarrimento culturale, la fatica di ragionare, l’inerzia nel mettersi in gioco. Non siamo immuni dalle contraddizioni del nostro tempo. Contraddizioni che rendono più difficile comprendere nuovi bisogni e aspettative delle persone e delle comunità locali.

Ma vogliamo metterci in gioco. Perché sappiamo che dentro l’associazione ci sono capacità, energie ed esperienze che sono una ricchezza per questa città. Una ricchezza fatta di luoghi e di persone che sanno coltivare e crescere i semi di una nuova prospettiva.

Il congresso sarà questo. L’occasione per fare il bilancio dell’attività di questi quattro anni. Ma soprattutto, per confrontarci con le 182 basi associative affiliate all’Arci in provincia di Genova, e contribuire alla composizione di un progetto di comunità fondata sul benessere collettivo, sull’inclusione sociale, sulle responsabilità reciproche.

Non per eroismo o narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita.