Punto associativo

Per una società coesa e solidale – la visione ed il ruolo dell’arci provinciale e dei circoli

Da anni assistiamo ad un prepotente assalto dei populismi grandi e piccoli. Alcuni segnano la stagione a livello planetario (Trump, la brexit …) altri la politica a livello nazionale e /o locale. Spesso si tratta di populismi beceri che purtroppo infettano nel profondo la nostra società (si vedano i casi di Goro e Gorino e la triste vicenda di via xx settembre a Genova) in cui al populismo si mischiano razzismo, intolleranza ed egoismo. Non di rado il populismo soffia sul fuoco delle paure per lucrare consensi elettorali, trascurando le conseguenze sociali dello sdoganamento di sentimenti e fobie collettive . Questo populismo becero rompe la solidarietà e la coesione sociale, isola le persone nei propri egoismi particolaristi, disgrega la società e rischia di essere il segno principale del nostro tempo. Spesso la reazione a queste derive è stata ed è di debole condanna ed invoca una pietosa comprensione. Oggi più che mai occorre invece ristabilire un quadro valoriale che condanni e isoli con fermezza atteggiamenti di razzismo, sessismo, sciovinismo aggressivo. Accanto ad una condanna ferma ddi questi atteggiamenti occorre invece la capacità di continuare a dialogare con tutte le persone spaventate ed isolate che ne vengono affascinate. Accade anche di ascoltare sempre più spesso che il tempo delle aggregazioni sociali è finito, che l’agire collettivo deve essere sostitutito da estemporanee aggregazioni di singoli. Lo sentiamo anche a sinistra. Subiamo le ultime, estreme conseguenze dell’individualismo e della personalizzazione della politica. Noi siamo un’associazione di promozione sociale, la nostra ragione di essere è la promozione della dimensione collettiva, la capacità di affrontare insieme i problemi, il dargli soluzioni condivise, il costruire e promuovere socialità. Ragionare assieme, la fatica del confronto ed il peso delle differenze sono il nostro dna ma devono essere anche il nostro vaccino politico al populismo rivendicando al contempo questo essere organismo di organismi e, proprio per questo, rivendicando un ruolo ed una dignità diversa dall’essere aggregazione estemporanea di estemporanei egoismi. Dobbiamo dirci, prima di tutto fra noi, qual è il valore della nostra dimensione collettiva, onestamente, nella quotidianità di oggi. Non siamo più da tempo un soggetto strettamente collegato al sindacato né ai partiti. Non c’è più una grande ideologia condivisa da attuare nelle nostre pratiche. Negli ultimi decenni si sono moltiplicate le esperienze di rete con altre associazioni. Coltivare la democrazia interna a tutti questi livelli (di circolo, di associazione di circoli, di reti di quartiere, cittadine, nazionali) e produrre tutti insieme, a partire da alcuni valori condivisi, una nuova idea di società è una sfida attuale e aperta. E’ un “lavoro in corso” che si fa dell’esperienza di tutti i giorni, che ha pochi punti fermi ed è un lavoro faticoso. Soprattutto se lo si porta avanti in mezzo alla precarietà esistenziale e lavorativa e se si ha l’impressione di essere in pochi. Per questo è necessario rigenerare le condizioni perché questo lavoro quotidiano sia appagante, dia sollievo e aiuti a risolvere piccole fatiche quotidiane. E abbiamo bisogno di investire nel racconto delle cose buone che costruiamo, per andarne orgogliosi e per condividerlo con chi, vicino o lontano fa la stessa fatica. Per questo dobbiamo riaffermare con forza il nostro ruolo e la dignità nostra e delle cose che facciamo e respingere con forza ogni tentativo di denigrazione ed ogni atteggiamento persecutorio nei confronti dei circoli. Una idea di societa’ Essere associazione oltre ad essere un dato legale ed organizzativo è e deve essere un dato politico, un’idea di società non come insieme di individui isolati ma come organismo complesso che, insieme ai bisogni degli individui, sviluppa ed affronta bisogni sociali per garantire una risposta che tuteli e promuova il benessere di tutti. Nella convinzione che una società così fatta è più godibile, stabile e fertile. Tendiamo a vivere sempre di piu’ qui ed ora, a ragionare sui bisogni immediati senza avere una prospettiva a lungo termine che ci dia una visione del futuro che vogliamo costruire. Una delle conseguenze piu immediate di questo atteggiamente è la rottura del patto generazionale: stiamo lasciando ai nstri figli un mondo senza futuro, senza risorse (naturali ed economiche) privo di prospettive Paradimatica di questo atteggiamento è la vicenda movida a Genova in cui i giovani sono stati considerati meramente consumatori di alcol, maleducati da reprimere, nessuno si è premurato di capire il loro punto di vista, nessuno si è peritato di cercare di capire i loro problemi e di indagare quello che può apparire, ad uno sguardo superficiale, un nichilismo autodistruttivo. Per la prima volta da molti anni i figli si devono attendere un futuro peggiore di quello dei loro genitori: un mercato del lavoro asfittico, una previdenza sociale depauperata da tutte le risorse, una società egoista che cerca di difendere i diritti di chi è già parte del sistema tenendo fuori gli altri (a partire dai giovani appunto) . Esiste un altro gruppo sociale che è oggetto di un tentativo di esclusione quello di immigrati e rifugiati. Al pari dei giovani sembrano essere un puro oggetto, malgrado contribuiscano in modo estremamente consistente al Pil (secondo i dati di confindustria gli immigrati producono l’8.7% del pil pari a 120 mld di euro) ed alla sostenibilità della spesa previdenziale (8 mld di contributi a fronte di prestazioni per 3 mld) ottenendo in cambio prestazioni assai marginali sono troppo spesso oggetto di odio ed esclusione sociale; se va riconosciuto a molti livelli lo sforzo per l’accoglienza (da quello del governo centrale a molti enti locali) occorre notare come non si riesca ad un uscire da una logica emergenziale ed assistenzialistica. Si fatica a ragionare dell’immigrazione come fenomeno stabile della nostra epoca stiamo assistendo a una migrazione epocale, motivata dalle guerre, dalle dittature ma anche dai cambiamenti climatici che rendono impossibile vivere e lavorare in alcuni paesi. Questi flussi non si fermeranno. Dobbiamo lavorare affinché si diffonda un modello di accoglienza sostenibile e diffuso, fatto di piccoli numeri, che coinvolga tutti i comuni della città metropolitana. Abbiamo bisogno che si studino politiche tese a conoscersi e a dare vita a percorsi di integrazione (reciproca) quanto più efficaci senza negare che le differenze culturali producono fatica e che l’affanno quotidiano in cui tutti noi viviamo non aiuta a promuovere la pazienza dell’ascolto e della messa in discussione delle proprie abitudini. Neanche fra noi, fra le diverse generazioni di genovesi, fra le diverse anime delle associazioni. Non dobbiamo però dimenticare che molti altri migranti vivono da anni in Italia e nella nostra provincia; per loro è necessaria una politica di integrazione il cui fulcro può essere lo ius soli; occorre garantire che tutti i ragazzi nati in Italia abbiano il diritto ad avere la cittadinanza italiana, anche per fare in modo che siano un fattore di stabilità ed integrazione perché, orgogliosi di entrambe le culture cui appartengono, operino da ponte e siano generatori di nuova cultura. Accessibilità Ma una città accogliente è principalmente una città accessibile. A nulla servono bellezza, strutture, servizi se non possono essere usufruite da tutti. Una città accessibile lo è per ogni categoria di cittadini. Disabilità e categorie fragili diventano un punto di vista privilegiato per guardare la città. Ciò che è utile per i più deboli è utile per tutti. Se ci pensassimo come esseri vulnerabili sapremmo meglio stare nella cura dell’altro. E così una città che si rende possibile, aperta, accogliente non solo ha cura dei propri cittadini ma ne restituisce appieno il diritto di cittadinanza e ne rinforza il senso di appartenenza. Cultura siamo un associazione culturale che porta avanti un idea di cultura popolare ma che ospita al suo interno anche componenti di avanguardia; la promozione culturale è parte integrante del nostro essere secondo i dati Siae in Liguria abbiamo organizzato più di 1400 eventi frequentati da oltre 120mila persone sono dati sicuramente sottostimati. Siamo quindi un grande soggetto culturale. Partendo da qui vogliamo denunciare come la cultura stia soffocando A titolo di esempio parliamo della musica: gli spazi dove i giovani possono far musica si riducono sempre di piu: le difficoltà organizzative, i costi di tasse e balzelli, le normative antirumore hanno fatto chiudere molti spazi (anche circoli); rimangono spazi grandi e molto istituzionali a cui i giovani e gli emergenti difficilmente possono accedere questo significa anche che la cultura è sempre più rappresentazione di artisti affermati e sempre meno produzione il risultato è un panorama che va desertificandosi. Dobbiamo spingere per semplificazioni normative e scelte amministrative che vadano nella direzione di agevolare la produzione di cultura e la sua rappresentazione della stessa per le giovani generazioni e gli artisti emergenti ed evitare il rischio (ahime molto concreto) di una cultura statica ed imbalsamata. Accettare il ruolo educativo L’idea stessa di associazionismo e di società così come la conosciamo ora non avrà futuro, in assenza di un progetto condiviso anche nei confronti dei più piccoli abitanti delle nostre città. Stiamo assistendo ad un disinvestimento della spesa pubblica sui temi dell’infanzia e dell’educazione. Contemporaneamente, i bambini sono sempre più interessanti non in quanto persone, ma in quanto consumatori: i calcoli recenti riportano che il potere d’acquisto dei bambini, sommato all’influenza esercitata sugli acquisti dei genitori, soltanto in Europa supera i 1000 miliardi di dollari all’ anno, contro i 50 miliardi di vent’ anni fa e i 5 miliardi di vent’ anni prima. Il nostro ruolo è anche quello di restituire ai bambini gli spazi per lo sviluppo della loro identità di futuri cittadini attivi. Restituire alle famiglie luoghi dove sentirsi accolti nelle loro difficoltà quotidiane. Accostare scuole e centri educativi nella ricerca di ricette educative adatte alle nuove generazioni ma non per queste incentrate sui temi del consumo, dell’individualismo e dell’agonismo sfrenato. Uno sviluppo armonico Il tema dello sviluppo della città è centrale per il futuro . Quello che immaginiamo è un modello di sviluppo compatibile, sostenibile e armonico. Spesso ci siamo concentrati sui temi della compatibilità ambientale e della sostenibilità. Molte sono le vertenze che portiamo avanti insieme comitato e circoli. Oggi vogliamo concentrare la nostra attenzione sul tema dello sviluppo armonico della nostra città. Le periferie sono state negli ultimi anni troppo trascurate, con sviluppo armonico intendiamo la capacità di andare avanti tenendo insieme tutti i territori i centri come le periferie intendendo con questo non solo le periferie geografiche. Occorre ascoltare di più i territori ma occorre anche che i territori parlino di più fuori dall’egoismo localista Serve una riforma del decentramento che dia più poteri ai municipi, servono più risorse alla città metropolitana per affrontare i problemi dei comuni fuori da Genova. Ma occorre anche che , attraverso i circoli, siamo capaci di essere catalizzatori di un dibattito serio sui bisogni delle periferie sottorappresentate. In questo senso dobbiamo essere catalizzatori di democrazia e partecipazione la nostra idea di sicurezza La canea populista spesso mette al centro del dibattito politico il tema della sicurezza. Anche noi pensiamo che la sicurezza sia un tema importante . La nostra idea di sicurezza è il diritto di ogni persona ad avere una vita dignitosa e serena. Si tratta innanzitutto quindi di sicurezza sociale ed economica del diritto ad un reddito , ad una casa, a quartieri solidali e sicuri per tutti. Questo diritto è quotidianamente attaccato dai tagli ai fondi pubblici che colpiscono innanzitutto i piu deboli. Dobbiamo costruire un welfare che dia risposte alle persone (risposte e non voucher) che non lasci nessuno indietro che punti all’inclusione. L’insicurezza sociale ed economica porta a persone piu fragili e piu spaventate, a tensioni sociali, ad un aumento della microcriminalità e della percezione di insicurezza e di paura. Inevitabilmente percepiamo le nostre città con un senso di paura . Ma sarebbe un errore pensare che l’insicurezza e la paura si combattano solo con più forze di polizia o con l’esercito. Il sentimento di insicurezza si combatte innanzitutto con strade piu vive e vitali, con una maggiore illuminazione, con iniziative culturali, con la riappropriazione dei queartieri da parte della società civile. Tutte queste azioni possono anche rafforzarsi attraverso piu presenza di ff.oo ma queste da sole non sono la risposta. Una diversa attenzione investigativa ed una diversa percezione (innanzitutto della politica) sarebbero invece indispensabili per combattere le infiltrazioni di mafia e criminalità organizzata nella nostra regione. Colpisce il silenzio assordante delle istituzioni e delle forze politiche su questo tema. Le infiltrazioni nelle grandi opere pubbliche, nel settore ambientale, l’uso del porto come una delle principali basi europee per il traffico di droga dovrebbero sollevare un allarme sociale che invece non si sente. Nostro compito è cercare di aumentare la conoscenza e l’attenzione su questo tema.

DOCUMENTO ARCI SU ELEZIONI REGIONALI 2015

L’ARCI in Liguria è, non da oggi, una vera e grande rete associativa. Viva, visibile e reale.

Vera e grande perché formata da ben 341 circoli e quasi 60 mila associati alla fine del 2013, diversi tra loro ma che si riconosco in quella che non è solo una sigla e che negli anni ha saputo rappresentare concretamente valori quali solidarietà, uguaglianza e responsabilità. L’ARCI ha accompagnato la storia della sinistra di questo Paese sino dalla fine degli anni 50. E’ stato un lungo cammino non sempre facile ma in tutti questi anni siamo sempre riusciti ad essere la casa comune di tutta la sinistra. Un luogo politico in cui ogni donna e ogni uomo ha potuto esprimere e praticare numerose e differenti sensibilità, punti di vista sui quali si è sviluppato un confronto libero, talvolta anche in modo aspro.

Dagli anni 90 in particolare Arci è stata capace di un percorso originale e indipendente fuori dalle logiche dei partiti ai quali storicamente faceva riferimento. Da allora non si è mai derogato a questa indipendenza e i risultati portano il segno di quella determinazione, che non è autosufficienza. L’Arci può però rivendicare con orgoglio di avere assorbito la migliore esperienza della sinistra italiana trasformandola in un modo nuovo di agire nel mondo della politica: per tutti questi motivi possiamo nettamente affermare che non rappresenta cultura e i valori della nostra associazione ciò che abbiamo visto accadere negli ultimi mesi nella nostra regione.

Lo scontro acceso che vissuto in occasione delle primarie liguri non rispecchia il nostro modo di sentire e non ci appartiene. I toni della contesa hanno avuto più la caratteristica della resa dei conti che del confronto tra idee. Questo è inaccettabile. Non ci rassegniamo all’idea che lo scontro debba essere tra buoni e cattivi, tra puri e corrotti, in una lotta infinita e insolubile tra primati quasi antropologici e del tutto inesistenti.

Da una lotta del genere la sinistra esce ferita e alle prese con l’inadeguatezza della sua stessa natura storica, da qualunque parte la si guardi. Sappiamo che la società di oggi ci chiede una sinistra al passo con i tempi nei quali vive e, insieme, un baluardo solido contro le discriminazioni, le diseguaglianze, le storture che rendono la rete delle relazioni sociali meno giusta e meno equa di quanto è possibile nel mondo di oggi. Sappiamo scegliere tra ciò che è stato fatto in coerenza alle nostre visioni da ciò che dev’essere innovato. Il dissidio deve trovare un luogo di ricomposizione, uno spazio nel quale elaborare idee nuove per tutti, dove la sinistra possa rinnovarsi distinguendo ciò che dev’essere mantenuto e ciò che dobbiamo cambiare per offrire alla società in cui viviamo le migliori occasioni per affermare le aspirazioni. Al nostro interno, i nostri gruppi dirigenti sono formati da un insieme di diverse sensibilità che sanno trovare, quando arriva il momento, un denominatore comune.

Molti di noi saranno a servizio dei diversi schieramenti in campo alle elezioni regionali della prossima primavera. Molti di noi in prima persona giocheranno la partita con la loro competenza e le loro idee, individui nati e cresciuti politicamente in ARCI e che dall’associazione hanno tratto quanto di migliore possa essere messo a servizio della comunità, ma ARCI è e resterà la casa di tutti, un luogo non distante, non estraneo, il luogo a sinistra dove ritrovarsi per comporre letture e visioni comuni, da dove lo sguardo sulla realtà sia ampio e lungimirante; lo spazio dove i candidati potranno trovare la collaborazione e il contributo originale di tutti per la costruzione di una regione del domani che abbia basi solide e solidali grazie alle molteplici identità e alle innumerevoli risorse territoriali.

Lo spirito dunque con cui sottoponiamo all’attenzione pubblica questo documento è di esclusivo servizio allo sviluppo della nostra Regione. Un documento di idee e proposte come è normale che sia.

Comunicazione cambio presidente

A seguito dei numerosi controlli in atto da parte degli organi preposti, vi consigliamo di verificare di aver comunicato l’ultimo cambio Presidente avvenuto nella vostra associazione.
Vi ricordiamo infatti, che ogni qualvolta ci sia una variazione del presidente nel circolo, è necessario fare le dovute comunicazioni ai seguenti soggetti:
– Agenzia delle Entrate: variazione nome del Legale rappresentante sul Codice Fiscale del circolo
– Comune di Genova: solo circoli con somministrazione (bar sociale)
– Asl: solo circoli con somministrazione (bar sociale)

Per tutti questi adempimenti potete contattare il Comitato Provinciale chiamando in segreteria (0102467506) o inviando una mail a segreteria@arcigenova.it

Nuove linee-guida per la rendicontazione del 5 x mille.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha pubblicato nei giorni scorsi le nuove linee-guida per la rendicontazione del 5 x mille.

 

La novità più rilevante riguarda la possibilità che il rendiconto preveda un accantonamento di tutto o parte delle somme percepite e la loro destinazione  a copertura di spese/progetti futuri.  Entro 24 mesi dalla percezione, in ogni caso, dovrà essere re-inviato il rendiconto, con indicazione delle spese effettuate utilizzando l’intera somma accantonata.

In sede di 1° rendiconto (ossia del rendiconto che evidenzia l’accantonamento) dovrà essere allegata la documentazione utile a giustificare il futuro utilizzo (es: in caso di accantonamento per costruzione immobile o sua ristrutturazione l’Ente dovrà allegare permessi di costruzione, progetti e/o preventivi di spesa).

 

In allegato alla nota le nuove linee-Guida, comunque scaricabili anche dal portale del Ministero.

 

Giornata di formazione sui temi della sicurezza e igiene degli alimenti per i circoli 26 giugno

 

Si terrà l giorno 26 giugno dalle ore 15.00 alle 18.30 presso il circolo Cap in Via Albertazzi.

Scadenzario gennaio-aprile 2013: questi i principali adempimenti per i circoli

ENTRO IL 31 GENNAIO 2013

RADIO E TELEVISIONE – Versamento del canone RAI annuale o della rata trimestrale o semestrale di abbonamento alla radio o alla televisione. Il canone annuale TV 2013 per la categoria che interessa anche i circoli è fissato in € 203,70. L’importo per l’abbonamento alla radio quota ad € 29,94. Si può provvedere tramite bollettino postale intestato all’URAR di Torino o anche recandosi presso le tabaccherie autorizzate alla ricezione del versamento. Si rammenta che i centri sociali per anziani gestiti da ONLUS e da ASSOCIAZIONI di PROMOZIONE SOCIALE le cui finalità rientrino nei principi più generali del sistema integrato di interventi e servizi sociali previsto dalla legge 8 novembre 2000, n. 328 ed in particolare siano volte alla socializzazione ed all’integrazione delle persone anziane, sono esentati dal pagamento del canone annuo di abbonamento alle radiodiffusioni (cfr. art. 92 della Legge 27 dicembre 2002, n. 289) e l’esenzione è concessa previa richiesta da presentarsi all’Ufficio registro abbonamento radio e TV (URAR-TV) di Torino, nella quale allegare la documentazione attestante il possesso dei requisiti. Sempre per la radio e la televisione deve essere versata la tassa di concessione governativa, tramite bollettino postale sul c.c. p. n° 8003 intestato all’Agenzia delle Entrate – Centro Operativo di Pescara – Tasse Concessione Governative, nella misura di € 0,70 per la radio e di € 4,13 per la televisione .

 

DAL 1 FEBBRAIO 2013

 

Dichiarazione Iva – Inizia a decorrere il termine per presentare la dichiarazione Iva annuale con modalità separata dal modello Unico 2012. Si rammenta che tale modalità, per le associazioni con periodo di imposta coincidente con l’anno solare, è consentita solo se dalla dichiarazione emerge un’Iva annuale a credito. Si rammenta, altresì, che l’utilizzo in compensazione orizzontale (1) dei crediti Iva annuali per importi superiori a € 5.000,00 è consentita solo a partire dal sedicesimo giorno del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione. E’ utile precisare che la presentazione della dichiarazione Iva annuale entro febbraio 2013 esonera dalla presentazione della Comunicazione Annuale Dati Iva. Si ricorda che le associazioni che svolgono attività commerciale in regime forfetario ex L. 398/91 sono ESONERATE da entrambi gli adempimenti (comunicazione annuale Iva, dichiarazione Iva). Pare opportuno ricordare che per crediti Iva da compensare superiori a € 15.000,00/annui è necessario che la dichiarazione sia asseverata da professionista (ad esempio: dottore commercialista, consulente del lavoro ecc..) abilitato ad apporre il cosiddetto “visto di conformità”.

 

ENTRO IL 4 FEBBRAIO 2013

 

Dichiarazione IMU – Presentazione della dichiarazione IMU riferita all’anno 2012. Il modello va presentato al Comune preso cui è ubicato l’immobile. Può essere presentata con modalità cartacea direttamente al Comune, che ne rilascia ricevuta, o spedita con raccomandata senza ricevuta di ritorno. Può, altresì, essere trasmessa con modalità telematiche attraverso posta elettronica certificata. Si ricorda che le scadenze di versamento IMU per l’anno 2013 sono previste per lunedì 17 giugno (I rata-acconto) e lunedì 16 dicembre (II rata-saldo).

 

ENTRO IL 28 FEBBRAIO 2013

 

SIAE – Pagamento alla SIAE dei piccoli diritti musicali (musica d’ambiente) sugli apparecchi radiotelevisivi, juke-box, impianti stereo, ecc., in base all’accordo ARCI–SIAE (e successive variazioni tariffarie), mediante presentazione della dichiarazione contenuta nel certificato di adesione all’ARCI.

 

Comunicazione annuale dati IVA – Termine ultimo entro cui presentare la Comunicazione Annuale Dati Iva per le associazioni che esercitano attività commerciali al di fuori del regime ex L. 398/91. Tale adempimento si considera assolto con la presentazione, entro il 28.02.2013, della Dichiarazione Annuale Iva e comunque non riguarda le associazioni in regime ex l. 398/91 (cfr. sopra).

 

ENTRO IL 16 MARZO 2013

 

Apparecchi Meccanici – Pagamento, tramite mod. F24, dell’imposta sugli intrattenimenti relativa all’utilizzo dei giochi meccanici (biliardi, flipper, bigliardini, ecc.). L’imposta è determinata con modalità forfetarie, applicando l’aliquota prescritta per ciascuna tipologia di apparecchio/gioco agli imponibili medi stabiliti dall’AAMS (ora incorporata nell’Agenzia delle dogane).

 

ENTRO IL 31 MARZO 2013

 

Variazioni EAS – Comunicazione all’Agenzia delle Entrate, tramite il modello EAS, circa eventuali variazioni alle dichiarazione rese nei punti 4; 5; 6; 25 e 26 del modello originario. In ogni caso non vanno comunicate variazioni dei dati identificativi dell’ente e del legale rappresentante.

 

ENTRO IL 30 APRILE 2013

 

Elenco clienti e fornitori – Per tutti i soggetti Iva, obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute nell’anno 2012. Per le operazioni senza obbligo di emissione della fattura (generalmente giustificate da scontrino o ricevuta fiscale), il limite da cui scatta l’obbligo è fissato a 3.600 euro (al lordo dell’Iva).

La comunicazione deve essere effettuata per via telematica attraverso Fisconline o Entratel oppure avvalendosi degli intermediari abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni.

 

TARES – Scade la I rata 2013 della nuova imposta sui rifiuti. Il tributo è pagabile in rata unica (in luogo delle quattro previste) entro giugno. Ricordiamo che l’imposta riguarda tutti i detentori di locali, a qualsiasi titolo. L’imposta è destinata a coprire anche una quota dei “servizi comuni indivisibili” (manutenzione strade, illuminazione ecc..) per cui è destinata ad essere in ogni caso più gravosa del tributo assolto sui rifiuti fino al 31.12.2012, salvo che i Comuni, attraverso la raccolta differenziata,riescano a realizzare risparmi compensativi del maggior onere. Il tributo andrà versato in F24 o tramite apposito bollettino di conto corrente postale. La norma nazionale (art. 14, d.l. 201/2011) non prevede riduzioni tariffarie per le attività non profit che ci riguardano, ma tale facoltà non è preclusa ai regolamenti comunali. Per tale motivo si raccomanda ai presidi territoriali un attento monitoraggio della situazione sui Comuni interessati, facendosi , laddove necessario, parte attiva nel confronto con le istituzioni per rappresentare l’esigenza di non penalizzare le attività non profit. Si ricorda che a regime (ossia dal 2014) la prima rata della TARES scadrà al 31 gennaio.

Genova 2012: sostenere il centrosinistra per un nuovo progetto di comunità.L’esigenza del cambiamento per ridare fiducia e partecipazione ad una città che vuole guardare al futuro


 

 

Premessa

 

Le elezioni primarie a Genova hanno dimostrato una volta di più la voglia di cambiamento di un elettorato stanco di riti e metodi della politica che si vorrebbero ineluttabili.

Ha prevalso, con una forza mai sperimentata prima, la voglia di rompere con liturgie incomprensibili ai più, ha prevalso la voglia della bella politica fatta di spirito di servizio impegno volontario e gratuito.

 

La vittoria di Marco Doria è stata una sorta di ribellione, di cambiale in bianco al cambiamento della politica e del modo di farla. E’ stata la vittoria dell’idea che si può fare politica senza accettare supinamente i dogmi che ci vengono proposti come ineluttabili : il neoliberismo, le grandi opere lo sviluppo ad ogni costo…

 

Questa cambiale deve essere onorata!

Niente sarebbe più rischioso che riportare tutto nell’alveo di confronti fra vertici più o meno legittimati, fra leader d correnti di pensiero più o meno trasparenti.

 

 

Quale progetto di città?

 

Genova e i suoi cittadini hanno un grande patrimonio di risorse creative, materiali e partecipative che hanno sempre caratterizzato positivamente il nostro territorio. Risorse che talvolta sono state ostacolate da conflitti più o meno latenti, tra gruppi sociali ed economici.

 

Negli ultimi decenni la città ha vissuto numerose trasformazioni che tuttavia non sono arrivate a compimento. Ridare slancio alle opportunità lavorative e alle risorse creative della nostra città significa affrontare questi snodi costruendo un progetto chiaro ed equilibrato su cui confrontarsi con i cittadini.

 

A nostro parere una città vivibile è una città che, oltre al tema essenziale dell’occupazione, si interroga e poi agisce, per favorire la coesione sociale anche attraverso il sostegno di un sistema culturale dinamico e diffuso.

 

L’invecchiamento crescente della popolazione, servizi pubblici sempre più in crisi dalla continua restrizione delle risorse, investimenti culturali spesso accentrati in poche istituzioni che incidono tendenzialmente sul centro della città, un sistema di protezione sociale che sembra ormai votato ad interventi emergenziali in cui il la prevenzione è considerata elemento secondario se non accessorio, l’emergere di atteggiamenti discriminatori e xenofobisono solo alcuni dei nodi sostanziali su cui la prossima amministrazione dovrà intervenire.

 

Quindi, in questa situazione così complessa, si tratta ora di scegliere. Scegliere un nuovo progetto di città verso cui indirizzare le politiche cittadine dei prossimi anni.

L’Arci sostiene il centrosinistra

 

I valori e i principi che da sempre contraddistinguono l’azione dell’Arci e che proviamo ad articolare nel testo presente, non possono che essere indirizzati al naturale interlocutore politico della nostra associazione: lo schieramento di centro sinistra.

 

Ma ora la sfida sta nel costruire un programma che sappia concretizzare quest’esigenza, definendo priorità, tempi ed interlocutori.

Questo documento vuole fornire quindi alcune suggestioni che possano essere utili per una discussione che, a partire dalla propria base associativa, coinvolga i cittadini.

 

 

Proponiamo quindi 8 punti qualificanti che potrebbero segnare una svolta nel modo di interpretare la città e li presentiamo al candidato sindaco ed a coloro che si candidano ad amministrare la città.

 

1- Genova capitale del mediterraneo incrocio di lingue religioni culture

Si tratta di assecondare una vocazione naturale della città il suo essere approdo per le genti del mediterraneo; immaginiamo una città colorata in cui le diversità si mischiano e si rispettano in cui voci, lingue, sapori, religioni e culture si miscelano.

Anche per questo crediamo che una rapida realizzazione del progetto di una moschea sia essenziale, pur essendo profondamente e per vocazione laici, per trasmettere un messaggio di accoglienza e multietnicità.

 

2- Genova città delle tecnologie al servizio del ben-essere

Crediamo che la città non si possa sviluppare senza industria e siamo convinti che Genva abbia sviluppato una vocazione importante nel campo delle nuove tecnologia.

Il comune può avere un ruolo importante nel promuovere uno sviluppo orientato alle nuove tecnologie, alle energie pulite ed alternative, alle tecnologie bio-medicali.

 

3- Città dell’incontro fra generazioni

Genova è una città che invecchia da molti anni. Tuttavia il fenomeno più significativo degli ultimi anni è l’arrivo in città di giovani per immigrazione o come studenti universitari.

La struttura della città, i suoi tempi, i suoi servizi sono più orientati agli anziani che ai giovani.

Una città come la nostra ha bisogno di forze nuove; accanto al potenziamento dei servizi per gli anziani occorre pensare anche a una città accogliente per i giovani creando ed agevolando la creazione di servizi e spazi per i giovani con un occhio attento alla loro socialità.

 

4- città del welfare solidale

La crisi ed i tagli di bilancio riducono sempre di più le risorse per i servizi ed il welfare occorre determinazione nel non ridurre ulteriormente i fondi mettendo coi drammaticamente a rischio la tenuta sociale; occorre uno sforzo corale per trovare nuove risorse.

Accanto a questo occorre il coraggio di rivedere il sistema, ottimizzarlo, mettere a valore le iniziative e le potenzialità dell’associazionismo, della cooperazione delle fondazioni integrando e facendo emergere le iniziative che già ci sono e che potrebbero potenziare il sistema del welfare cittadino.

 

5- capitale permanente della cultura

Dal 2004 in avanti Genova ha avviato una rinascita culturale che ha saputo valorizzare il proprio patrimonio storico, urbanistico e museale. Molti finanziamenti degli ultimi vent’anni hanno restituito alla città numerosi spazi di conoscenza e dialogo fra culture. Elementi essenziali per determinare la felicità delle persone, la possibilità di esprimersi liberamente riconoscendo le diversità. Insomma per il benessere di tutta una comunità.
Per questo pensiamo che la Cultura debba essere considerata elemento fondamentale di un moderno sistema di welfare.

Tuttavia gli investimenti si sono spesso concentrati in poche istituzioni culturali e spesso nel centro cittadino.

Genova è storicamente una città policentrica. E’ necessario che le cosiddette “delegazioni” non siano piazze deserte, notti senza suoni e senza luci.

C’è bisogno che le persone possano condividere spazi collettivi dove incontrare cultura. Dove creare cultura. Senza luoghi dove coltivare la propria capacità creativa, le persone si spengono. Le città si ingrigiscono. La comunità si sfalda.

E’ necessario sostenere e rendere protagonisti più spazi per la cultura e la conoscenza. Non solo le grandi istituzioni culturali.

Sviluppare sapere critico e creatività, sostenere la cultura diffusa e il dialogo tra culture, sono – a nostro parere – elementi essenziali per il nuovo progetto cittadino.

 

6- le periferie al centro

La Storia della città è ancora viva nei suoi abitanti. Non solo perché i “ponentini” ancor oggi quando vanno in centro, dicono: “vado a a Genova”. Ma soprattutto perché ogni municipio ha una sua vita sociale e culturale definita. Ogni territorio è una comunità, o più comunità. E questo accade molto più che nelle città classiche, quelle con un grande centro e tanta periferia spersonalizzante, piena di non-luoghi.
Anche Genova ha i suoi spazi difficili, per carità. Ma a maggior ragione, una città così non può fare a meno di un’efficiente sistema di Municipi.
Noi crediamo nella prossimità dei servizi pubblici e e nella loro virtuosa moltiplicazione attraverso il coinvolgimento della cittadinanza organizzata. Per questo chiediamo: più potere ai territori, meno apparati politici, più funzionalità tecnica e gestionale. La disponibilità, la collaborazione e il volontariato civico funzionano se il Comune è efficiente e non burocratico, se è vicino e non distante.

 

7- la manutenzione come grande opera

Vivere in una città pulita e in ordine è il sogno di tutti.

La manutenzione, inoltre, occupa più persone, più disperse in appalti “più puliti”.

Interpretare la manutenzione e la messa in sicurezza di fiumi, torrenti, rii, scuole, strade è la prima grande opera di cui ha bisogno la città

Le grandi opere non vanno di per sé demonizzate; ne va valutata pero attentamente l’utilità, il rapporto costi benefici, vanno discusse con la città ed i cittadini va inserita accanto alla valutazione di impatto ambientale una “valutazione di impatto sociale” che tenga conto delle ricadute e dei costi sociali che l’opera comporta.

 

8- Il ruolo dell’associazionismo

Siamo parte di un campo di forze molto vivo in città. Un campo che incrocia associazionismo, volontariato, energie civiche. Migliaia di realtà in tutta la città. Centosessanta solo dell’Arci. Una risorsa enorme da valorizzare e da coinvolgere di più.
Non è vero che è sparito il senso della collettività, del bene comune. E’ sparito dalla narrazione mediatica distorta. Non nella realtà profonda e nevralgica del vivere dei cittadini organizzati. Ma è necessario ridare la fiducia ai cittadini per invertire il processo di frammentazione sociale in atto da alcuni anni.

L’associazionismo è fattore di coesione sociale e promozione culturale che favorisce l’azione collettiva dei cittadini per un interesse generale.

Occorre quindi riconoscere il ruolo delle formazioni sociali nell’esercizio della funzione sociale pubblica, strutturando chiaramente percorsi di co-programmazione e di cogestione riconoscendo anche canoni di affitto concordato per gli spazi ad uso associativo.

Per operare in questa direzione la futura amministrazione dovrà stabilire modelli di relazioni e procedimenti amministrativi con l’associazionismo e tutto il Terzo Settore.

 

L’Italia che frana

borghetto_vara-540x403Ciò che abbiamo visto nei giorni scorsi nelle zone colpite dall’alluvione non è paragonabile alle pur drammatiche immagini passate in questi giorni su tutti i telegiornali nazionali. Distruzione e disperazione la fanno da padrona in gran parte della Val di Vara, a Vernazza e Monterosso e nella zona di Aulla. Si parla di oltre 500 millimetri d’acqua caduti in poche ore in un pomeriggio che in tanti non dimenticheranno per molto tempo.

Lo spirito di Genova

img_6722«Insieme abbiamo ritrovato lo spirito di Genova». Era questo il commento di molti, domenica all’uscita dall’assemblea conclusiva del decennale del G8. Quello spirito positivo dell’ascolto e del dialogo fra diversi che dieci anni fa

Walter Massa: Referendum, una vittoria che premia le intuizioni del movimento del 2001

Il commento di Walter Massa, Presidente Arci Liguria

Questo straordinario risultato referendario è il miglior viatico per le iniziative in programma a Genova per il decennale del Social Forum del luglio 2001 che, tra gli altri, aveva all’ordine del giorno dei suoi lavori il tema dell’acqua come bene pubblico da difendere contro ogni manovra speculativa.

Una vittoria che premia la lungimiranza di quell’esperienza e del movimento che nacque in quelle giornate straordinarie e al tempo stesso drammatiche.

Di fronte ad un risultato come quello odierno non è retorica ringraziare tutte le donne e gli uomini che si sono recati alle urne perché hanno di fatto permesso alla democrazia di questo Paese di primeggiare nuovamente. E questo vale anche per coloro che hanno votato NO ad uno o più quesiti, disattendendo così le indicazioni a disertare le urne, figlie di una cattiva politica malata di opportunismo e priva di valori che non siano mercificabili. E’ infatti la partecipazione popolare il pilastro fondamentale della democrazia!

La Liguria – già protagonista nella campagna per la raccolta di firme – ha confermato la sua sincera vocazione democratica con un’affluenza attestata ben oltre la media nazionale. Straordinaria poi la sua coerenza e consapevolezza con un risultato che vede i SI abbondantemente oltre il 90%.

E’ un risultato davvero importante, quindi, a cui la nostra Associazione – storicamente radicata nel territorio ligure con i suoi 350 circoli – ha dato un significativo contributo attivandosi da subito nella campagna per la raccolta firme e sostenendo con convinzione i tantissimi comitati referendari locali nati e cresciuti in ogni angolo della Regione.

I segnali forti e positivi giunti dal paese in questi ultimi mesi ci chiariscono che la strada da fare è ancora lunga e che va affrontata con sempre più coesione e determinazione.

Dobbiamo provarci, possiamo riuscirci. Il paese lo merita.

Genova, 13 giugno 2011