Rassegna stampa

22 lug 2010

Intervista ad Adriano Sofri: “Nelle carceri una tortura di Stato”

Immaginate di passare ogni giorno in una cella di due metri a quaranta gradi. In piedi o sdraiati su una gommapiuma impregnata dal sudore altrui. Questa è tortura vera, non metaforica. La denuncia di Adriano Sofri.
Carceri sovraffollate. Celle anguste. Caldo. Niente acqua. Niente aria. Un’estate torrida che spinge a violenze e autolesionismo. Fino al suicidio in cella di chi è così disperato da non voler più vivere.


21 lug 2010

Carceri liguri, all´inferno senza ritorno

Un PASSO e mezzo, dietrofront. Un passo e mezzo, dietrofront. C´è poco da scegliere, i metri a disposizione sono solo due. E anche oggi fa un caldo bestiale, roba da impazzire. D´accordo, chiedere l´aria condizionata qui in prigione sarebbe un sacrilegio. Ma almeno una finestrella, una di quelle classiche che si vedono nelle barzellette: con le sbarre di ferro. Invece niente. Neanche una finestra. E per la doccia bisogna fare una domanda scritta.


A Genova risse, tentati suicidi e incendi, ieri giornata di caos nel carcere di Marassi

Un tentato suicidio, una mega rissa e una cella data alle fiamme hanno caratterizzato la giornata di ieri nel carcere di Marassi: a darne notizia in un comunicato è il segretario generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno.


20 lug 2010

«Il carcere? Deve produrre libertà»

Il carcere che funziona è quello che produce libertà». Lucia Castellano, vicedirettrice della casa circondariale di Marassi nel 1991, attuale direttrice del penitenziario di Bollate e coautrice del libro “Diritti e castighi” (Il Saggiatore) scritto insieme a Donatella Stasio torna oggi a Genova per un dibattito sulla forza dello Stato e sullo Stato diritto.


19 lug 2010

Mossa a sorpresa di Tripoli, chiusi tutti i Centri i detenzione per immigrati

Una liberazione di massa. Con una mossa decisamente a sorpresa, il colonnello Muammar Gheddafi ha dato ordine di rilasciare tutti gli stranieri rinchiusi nei centri di detenzione in giro per la Libia. Il provvedimento non ha quindi riguardato solo i 205 eritrei che, nella notte tra giovedì e venerdì, sono stati liberati dal centro di Braq, nel sud del paese, in cui erano rimasti rinchiusi in condizioni proibitive per 16 giorni. È stato esteso a tutti gli immigrati, di qualsiasi nazionalità essi siano.


Rivolta nella notte nel Cie di via Corelli, tre immigrati riescono a evadere

Rivolta nella notte nel Cie di via Corelli. Tre uomini in fuga dopo un sit-in sul tetto. La polizia presidia il Cie di via Corelli. Rivolta la scorsa notte nel settore E Cie di via Corelli che ospita al momento 119 persone (80 maschi, 22 femmine e 17 transessuali). Un gruppo di una trentina di persone sono saliti sul tetto dopo aver distrutto suppellettili, arredi e dispositivi di sorveglianza per inscenarvi un sit-in.


due detenuti evadono dal carcere, un italiano di 27 anni e un egiziano di 29 anni

Due detenuti sono evasi poco prima di mezzogiorno dal carcere di Pescarenico. Secondo le prime notizie si tratta di un cittadino italiano di 27 anni, pluri pregiudicato, considerato pericoloso, e di un cittadino egiziano di 29 anni con precedenti per rapina.


Carceri fuori dalla legalità, interventi entro 30 giorni o denunce penali contro lo Stato

Proviamo a immaginare: fuori ci sono 35-37 gradi all’ombra; siete rinchiusi insieme ad altre due persone per venti ore al giorno in una stanza lunga tre metri e larga due, senza finestre, con un piccolo bagno attiguo privo di porta dove però è situata l’unica finestra dello spazio a vostra disposizione.


A Napoli un 25enne muore appena uscito dal carcere, i parenti furiosi devastano l’ospedale

Muore a poco più di 25 anni, un giorno dopo la sua uscita dal carcere. I familiari accusano: “Colpa della terapia che gli hanno cambiato durante i giorni di detenzione”. E la scorsa notte, in preda alla rabbia, hanno distrutto porte e suppellettili al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini di Napoli.


Caso Cucchi: ora al “Pertini” incontro medici e familiari dei detenuti tutti i giorni

Firmato un protocollo tra il provveditorato laziale del Dap e l’Asl Roma B. Marino (presidente commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale) ha chiesto al ministro della Giustizia di “estendere il provvedimento in tutta Italia”. Dopo il caso Cucchi, i familiari dei pazienti dell’unità di medicina penitenziaria dell’ospedale “Sandro Pertini” di Roma potranno incontrare i medici tutti i giorni e, se il malato si aggrava o viene trasferito, saranno immediatamente avvisati per telefono.