Rassegna stampa

16 Apr 2020

Mettere bambini e ragazzi al centro delle politiche per il superamento dell’emergenza Coronavirus

“Mettere bambini e ragazzi al centro delle politiche per il superamento dell’emergenza Coronavirus” la richiesta di ‘Alleanza per l’infanzia’, la rete nazionale di organizzazioni e associazioni impegnate nella promozione e tutela dei diritti dei bambini e ragazzi e dei loro genitori, cui aderisce anche la Cisl. In un documento nel quale viene analizzato l’impatto della crisi sanitaria sulle famiglie si evidenzia come in un Paese che conta circa 6 milioni di famiglie con figli under 18 e 10 milioni di bambini ed adolescenti e dove circa un quarto delle famiglie italiane ha minori in casa e una persona su sei nella popolazione è minorenne, la crisi sanitaria vada considerata “anche come uno stress test sul sistema di welfare italiano e più in generale sul sistema educativo, utile a far affiorare fragilità e diseguaglianze non sempre così evidenti o sulle quali non c’era una chiara consapevolezza”.
Per l’Alleanza “si tratta quindi non solo di rispondere all’emergenza, ma di prefigurare e attuare cambiamenti strutturali perché il complesso del sistema dei servizi educativi e sociali, oltre che dei trasferimenti economici diretti ai bambini e alle loro famiglie, diventi più efficace, più equo e più capace di utilizzare in modo coordinato le energie e le risorse del settore pubblico, del terzo settore e degli stessi ragazzi e delle loro famiglie”.

Ed è in questa prospettiva che ‘l’Alleanza per l’infanzia chiede “che ad ogni livello (nazionale, regionale e locale) venga adottata una doppia logica di intervento, che guardi all’immediato, ma nel contempo si ponga anche obiettivi di medio termine. Essa dovrebbe prevedere un rafforzamento dell’intervento pubblico lungo cinque linee di azione:

1. Il sostegno economico alle famiglie con figli.
2. Il sostegno al sistema integrato di educazione e istruzione per i bambini dalla nascita ai sei anni
3. Il sostegno al sistema scolastico, anche in un’ottica di maggiore inclusione e supporto degli studenti appartenenti ai gruppi più vulnerabili
4. Il rafforzamento del sistema integrato di servizi socio-educativi e socio-assistenziali a livello locale
5. Il rafforzamento delle misure di conciliazione tra famiglia e lavoro.


È urgente agire subito per sostenere il non profit culturale

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha messo in ginocchio ogni ambito di produzione ed iniziativa culturale. Non c’è nessuno che si salva. La situazione è ancora più preoccupante per le ricadute che questo lungo periodo di chiusura forzata di ogni spazio di aggregazione culturale potrà avere sul futuro di questo ampio settore.

Siamo preoccupati anche dalle ricadute in termini sociali di questa improvvisa e totale assenza di qualsiasi spazio di socialità e condivisione.

È un’emergenza sociale per il lavoratori, con qualsiasi tipo di contratto in essere, ma lo è anche per la popolazione tutta che ancora per un lungo periodo sarà costretta a non frequentare spazi della e per la cultura.


10 Apr 2020

Trovare subito nuove risorse per i buoni spesa

Si sta avviando a conclusione la distribuzione dei buoni spesa che i volontari del Terzo Settore hanno portato avanti i rispondendo alla richiesta di aiuto dell’amministrazione comunale. Centinaia di persone hanno offerto il loro tempo per aiutare i loro concittadini genovesi in difficoltà: sono rimaste al telefono per ore, anche la sera tardi, si sono rese disponibili per i turni di consegna presso gli spazi pubblici allestiti dal Comune.
Abbiamo risposto a circa ventimila telefonate; martedì (l’ultimo giorno di distribuzione per Sampierdarena che sarà l’ultimo punto di consegna a chiudere ) avremo distribuito ventimila buoni a poco meno di diecimila persone.


10 Ott 2019

Truppe turche in Siria: appello Arci, Anpi, Cgil e Legambiente alle istituzioni

Situazione preoccupante, si blocchi l’avanzata turca

Arci, Anpi, CGIL e Legambiente inviano un appello ai vertici istituzionali italiani ed europei, dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, al Ministro Di Maio, ai presidenti delle Camere, Casellati e Fico, alla presidente della Commissione e del Parlamento europeo, Ursula von der Leyen e David Sassoli.

Nell’appello le associazioni e il sindacato si dichiarano “angosciati e preoccupati per quanto sta accadendo al confine tra Turchia e Siria”.


6 Set 2019

GOVERNO CONTE BIS: LA DISCONTINUITÀ SIA REALE PER TUTTO IL TERZO SETTORE, A PARTIRE DA CHI SE NE OCCUPERÀ

ROMA, 4 settembre 2019 – “Il nuovo Governo sta prendendo forma e a breve si scioglieranno le riserve, ci auguriamo che i temi del Terzo settore e in genere della solidarietà potranno finalmente avere il rispetto e la considerazione che meritano”. Lo dichiara Francesca Chiavacci, presidente nazionale dell’Arci, nel giorno in cui verranno comunicati i nomi dei prossimi Ministri al presidente della Repubblica. “Abbiamo – continua – denunciato l’atteggiamento ostile del Governo uscente, ci auguriamo che anche se la guida rimane la stessa si introducano comportamenti diversi e una maggiore attenzione verso chi si occupa di sociale, accoglienza, mutualismo e animazione dei territori. Inoltre, oltre alle più ambite posizioni di Governo, si affidi una specifica delega al Terzo settore capace di leggerne la complessità e valorizzare i suoi aspetti partecipativi.

Ad oggi – sottolinea – molto si è parlato di posti e poco di temi. Vista la bozza di programma che circola in queste ore, vediamo diverse lacune in tema di politiche culturali, diritti, sociale e Terzo settore. È da concludere la riforma del Terzo settore, da anni attendiamo una legge contro le discriminazioni e i comportamenti d’odio. Insomma, il credito verso questa nuova esperienza c’è, ma ci attendiamo un lavoro serio sui temi fino ad ora ignorati o peggio bersaglio della propaganda di qualcuno”.

“Il Governo delle novità – conclude Chiavacci -, annunciato dal presidente incaricato, ci auguriamo si manifesti con azioni concrete e non solo a parole”.

 

 

Roma, 4 settembre 2019

 


15 Gen 2019

Pawel Adamowicz, l’Arci fa appello ai sindaci affinchè si impegnino a listare a lutto la bandiera del proprio comune

Abbiamo appreso con dolore, ieri, della morte di Pawel Adamowicz, 53 anni, sindaco di Danzica.

 

Oppositore del governo polacco, difensore dei diritti umani e civili, delle donne, delle minoranze, Adamowicz è stato accoltellato la sera del 13 gennaio durante un concerto di beneficenza, di fronte a migliaia di persone, da un 27enne da poco uscito di prigione, che aveva detto di volersi vendicare per essere stato ingiustamente incarcerato quando al governo c’era Piattaforma civica, il partito di Adamowicz.

 

Un politico simbolo dell’impegno per i diritti, il volto della Polonia aperta sul Baltico e al mondo, di quella Polonia che ha combattuto per la libertà e che a quella libertà non rinuncia.

La stessa Polonia che appena pochi giorni fa si metteva silenziosamente  in fila per donare il sangue per il suo sindaco, e che ieri sera ha voluto rendergli omaggio vegliando nelle piazze da Poznan a Varsavia.

 

Figura di riferimento dell’opposizione liberale, capofila dei sindaci progressisti, ucciso dal clima di crescente tensione sociale e violenza verbale presente nel dibattito politico del paese.

 

Un dolore che facciamo nostro. Per questo rivolgiamo un appello a tutti i sindaci d’Italia di listare a lutto la bandiera del proprio comune in segno di rispetto e vicinanza per Pawel Adamowicz.

 

«Danzica è un porto, sarà sempre un rifugio per chi arriva dal mare». Con questa sua massima, continueremo a combattere contro la cultura dell’odio e della violenza che governi e forze reazionarie diffondono a piene mani in Europa e in favore di una cultura dell’accoglienza e del rispetto.

 

 

Roma, 15 gennaio 2019


6 Nov 2018

No alla vendita dei beni confiscati, niente regali alle mafie e ai corrotti

Ventitré anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità la legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Nel 2012 le scriventi organizzazioni sindacali e associazioni, nel segno della continuità di impegno civile e responsabile, si sono rese promotrici del disegno di legge di iniziativa popolare “Io Riattivo il Lavoro”, dalla quale è nato il testo di riforma del Codice Antimafia approvato nel novembre del 2017. Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Insieme con quello profuso quotidianamente dalle forze di polizia e dalla magistratura in materia di sequestri e confische.


1 Nov 2018

Migranti. I sindaci: “il decreto sicurezza aumenta gli irregolari in strada”

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di Alessandra Ziniti

 

Tratto da La Repubblica, 1 novembre 2018

 

Anche gli amministratori 5S chiedono la sospensione. Aumentano le espulsioni ma i rimpatri calano. Ventitremila migranti in meno nel circuito dell’accoglienza, 1500 permessi di protezione umanitaria revocati o negati, decine di Cas e Sprar chiusi, 25.000 espulsi.

Non sono naturalmente ancora gli effetti del decreto sicurezza entrato in vigore solo da poche settimane ma delle indicazioni e delle direttive del governo gialloverde sì. Ma i numeri del 2018 che certificano l’alleggerimento della “pressione” migratoria in Italia non tranquillizzano affatto i sindaci perché al numero delle espulsioni di migranti irregolari, 25.000, non corrisponde affatto un elevato numero dei rimpatri fermi a quota 4.700, un trend che, nonostante i quotidiani annunci di Salvini, si conferma persino in diminuzione rispetto al governo Gentiloni.

E dunque i numeri, forniti a Repubblica dal Viminale, confermano i timori della vigilia: e cioè che la stretta sui permessi e sull’accoglienza ha come primo effetto l’aumento dei clandestini sul territorio italiano. “Lo avevamo detto e lo ripetiamo – dice Matteo Buffoni, sindaco di Prato che per l’Anci segue l’iter del decreto Salvini – la sicurezza delle nostre città è sempre più a rischio perché le migliaia di persone buttate fuori dal circuito dell’accoglienza diffusa non lasciano affatto l’Italia ma vanno ad alimentare quello della marginalità e della manovalanza criminale”.

Per questo sindaci di ogni colore politico, compresi centrodestra e M5S, sono uniti nel chiedere al governo la sospensione degli effetti del decreto o la modifica in Parlamento. L’ultimo appello è quello lanciato ieri dal comune di Padova, con una lettera al premier Conte in cui si chiede lo stop alla legge e un confronto con l’Anci.

A Torino, città governata dai Cinque Stelle, anche i consiglieri del M5S, facendo infuriare i leghisti, hanno firmato la mozione del centrosinistra che chiede di sospendere gli effetti del decreto e di valutare con tutti i comuni “le ricadute concrete in termini economici, sociali e sulla sicurezza”. Solo in Piemonte la metà dei 10.000 ospiti dei centri di accoglienza (che hanno la protezione umanitaria) rischiano di finire in strada nei prossimi mesi, così come 200 minori non accompagnati al compimento del diciottesimo anno d’età.

“È una grande ipocrisia, si passa sulla testa dei sindaci – dice Buffoni – le città italiane non reggeranno questi effetti devastanti. Io per primo, quando Salvini ha annunciato l’aumento dei rimpatri ero favorevole, ma qui è un disastro, li abbiamo tutti in strada. Forse c’è qualcuno a cui fa comodo questa percezione di grave insicurezza nelle nostre città”.

E d’altra parte non potrebbe essere diversamente visto che di nuovi accordi con i paesi di provenienza dei migranti da rimpatriare in quasi cinque mesi di governo gialloverde non ne è stato fatto neanche uno. E persino la Tunisia (con cui l’accordo c’è e da cui proviene la maggior parte dei migranti sbarcati quest’anno) ha detto no ad un aumento delle persone da poter rispedire indietro ogni settimana.

Ma a mettere i sindaci sul piede di guerra c’è anche la continua chiusura di piccoli centri di accoglienza e di molti Sprar con i migranti spostati in centri di accoglienza più grandi o nei Cara che tornano a riempirsi oltremisura creando situazioni di grosso rischio. Vedi Cona, ad esempio, il centro in provincia di Venezia già teatro di diverse proteste che il governo si era impegnato a svuotare. E invece, dopo la chiusura di altri piccoli Cas, a Cona ci sono più di 700 ospiti e il sindaco Alberto Panfilio protesta e attacca la Lega.

“Hanno usato l’accoglienza sul territorio per i loro comodi. Salvini ha detto che si procederà allo spostamento dei migranti ma intanto qua continuano a mandare gente”. “Il governo – dice Antonio De Caro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci – ha scelto di smantellare un modello, quello dell’accoglienza diffusa, che funziona perfettamente e di tornare a saturare quelle che abbiamo già sperimentato come bombe sociali”.

 


Migranti. Con il decreto sicurezza a rischio il 60% degli ospiti degli Sprar

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di Damiano Aliprandi

 

Tratto da Il Dubbio, 1 novembre 2018

 

I Comuni, Riace in testa, saranno costretti ad abbandonare i progetti di inclusione dei migranti. Saranno esclusi dai futuri percorsi anche coloro che oggi in queste strutture hanno la protezione per motivi umanitari, in tutto il sessanta per cento degli ospiti.

Proteste da parte di tutti i comuni che hanno adottato lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Il motivo è il decreto sicurezza voluto dal ministro Matteo Salvini il quale prevede che i “nuovi” Sprar non avranno né i richiedenti asilo né gli ospiti per motivi umanitari, che andranno nei Centri accoglienza straordinari (Cas), finendo a smantellare il modello di accoglienza diffusa che è sempre stato riconosciuto come un modello virtuoso da portare avanti.

In Toscana, ad esempio, 1.850 migranti sono nei centri Sprar, presenti in 29 comuni. Grazie a questo modello negli ultimi tre anni è stato possibile garantire una prospettiva di inclusione e preservare la coesione delle comunità locali. La permanenza nei centri si è accompagnata infatti a progetti di integrazione sociale, sperimentazione di attività volontarie, formazione e integrazione lavorativa, diventate buoni prassi raccolte in un libro bianco. Con il decreto saranno esclusi dai futuri percorsi anche coloro che oggi negli Sprar hanno la protezione per motivi umanitari, in tutto il sessanta per cento degli ospiti. Gli altri rischiano di rimanere a carico dei servizi territoriali. Al massimo due su cinque potranno accedere a progetti di inclusione e all’emancipazione dal sistema di accoglienza. Solo chi è già titolare di protezione internazionale o un minore non accompagnato rimarrà negli Sprar.

In Piemonte la preoccupazione è identica. Il presidente Sergio Chiamparino ha raccolto le preoccupazioni dei circa 60 comuni piemontesi oggi coinvolti nei progetti di accoglienza diffusa. L’assessora all’Immigrazione, Monica Cerutti ha denunciato che “con lo smantellamento dell’attuale sistema di accoglienza c’è il rischio che si possano perdere circa 350 posti di lavoro, come ad esempio quelli dei mediatori culturali. Il decreto ridimensionerà i progetti Sprar, gestiti dai comuni, che oggi accolgono circa 1900 migranti, a favore dei Cas, i centri gestiti dalle Prefetture che già oggi accolgono la maggioranza dei richiedenti asilo e rifugiati, 10.000 persone circa”.

In Calabria, non solo Riace che purtroppo ha dovuto abbandonare il progetto, diversi comuni della provincia di Catanzaro stanno protestando. Al Quotidiano della Calabria la consigliera regionale Flora Sculco chiede: “A chi conviene abbattere questa importante rete di accoglienza, considerata un’eccellenza in Europa, che vede coinvolti comuni, associazioni e volontariato senza avere pronta una soluzione alternativa?”. E ritiene “un errore clamoroso che peraltro, mentre non ha in sé alcun obiettivo politico né una strategia alternativa, rischia soltanto di avere un impatto dannosissimo sull’economia locale, sui comuni interessati (da Nord a Sud) e sull’occupazione”. Anche in Puglia il Coordinamento degli enti gestori dei 30 Sprar della provincia di Lecce, composto da

Philos Multiculturale, Gus Gruppo Umana Solidarietà, Cooperativa Rinascita e Arci Lecce, ha lanciato l’allarme: sono seicento i posti di lavoro a rischio, seicento gli operatori salentini, quasi tutti laureati, che rischiano di restare senza occupazione con lo smantellamento, di fatto, degli Sprar. Secondo i gestori, il ridimensionamento degli Sprar favorirebbe un’accoglienza privata gestita nei grandi centri nei quali non si darebbero servizi ma solo vitto e alloggio e sono considerati vera bomba sociale. Ricordiamo che lo Sprar è un servizio istituito dalla legge 30 luglio 2002, n. 189, meglio nota come legge Bossi-Fini.

A differenza del Cas (Centro di accoglienza straordinaria), la rendicontazione delle spese è molto precisa, ci sono dei criteri fissati e qualsiasi variazione deve essere autorizzata. È tutto controllato, monitorato, blindato. Mentre nei Cas questo tipo di trasparenza non esiste: vince il bando della prefettura e chi presenta la migliore offerta economica. Per le spese basta fare una fattura, come vengono spesi i soldi non è rendicontato.

 


Internet è sempre meno libero. E danneggia anche la democrazia

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di Viviana Mazza

 

Tratto da Corriere della Sera, 1 novembre 2018

 

Il nuovo rapporto sulla libertà del web di Freedom House è intitolato “Ascesa dell’autoritarismo digitale”. Otto anni fa “Wired Italia” suggeriva di candidare Internet al premio Nobel per la pace. Oggi l’organizzazione Freedom House intitola il suo ultimo rapporto sulla libertà di Internet “Ascesa dell’autoritarismo digitale”. La conclusione, basata sull’analisi di 65 Paesi diversi (l’87% degli utenti globali), è che Internet è sempre meno libero in tutto il mondo e che la stessa democrazia è danneggiata dal modo in cui viene usato. Mentre la propaganda e la disinformazione avvelenano la sfera digitale, molti governi utilizzano le stesse fake news come scusa per reprimere il dissenso. Mentre i “leak” di dati personali pongono il problema di proteggere le informazioni e la privacy degli utenti, le dittature ma anche le democrazie prendono misure in nome della sicurezza che mettono a rischio la libertà e la privacy. La Cina in particolare sta esportando in 36 Paesi il suo modello di censura tenendo seminari sui new media e fornendo strumenti di controllo.

Ma il declino della libertà riguarda anche gli Stati Uniti: il rapporto critica l’abolizione della “net neutrality” che impediva ai service provider di decidere di favorire o meno la fruizione di un certo servizio o di offrire una maggiore velocità di accesso solo a pagamento. Ma dopo l’attacco alla sinagoga di Pittsburgh, un altro aspetto è di tragica attualità: l’uso dei social per diffondere l’odio. L’attentatore frequentava un social popolare tra l’estrema destra, “Gab”, dove si trovano messaggi antisemiti e idee complottiste. Mentre Twitter, Facebook e Reddit cercano di “ripulire” i profili, gli utenti espulsi trovano comunque rifugio in altri angoli oscuri del web come Gab, Discord, 4chan.

 


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