Rassegna stampa
9 mar 2010
Carceri, “prima di tutto gli organici”
La sopraggiunta notizia del rinvio dell’apertura del nuovo “Cdt”, il centro clinico, all’interno della casa circondariale di Marassi ha fatto tirare un sospiro di sollievo alle donne e agli uomini del contingente di polizia penitenziaria dell’istituto genovese.
Il carcere di Marassi alle 16 di domenica scorsa ospitava 749 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare che è di 456 detenuti.
L’apertura del nuovo centro clinico del carcere, quindi, avrebe comportato un incremento di non meno di 100 detenuti, proiettando Marassi al record storico di prsenze e con un dato percentuale di sovraffollamento del 100% (attualmente è del 75%).
8 mar 2010
Michele Placido: Qual è lo scandalo se racconto Vallanzasca?
Michele Placido su Vallanzasca: non assolvo un criminale: ”
(Pubblicato il 03/03/2010 su www.pianetacarcere.it)
«Siamo un paese cattolico e codino che fa paura. In Francia hanno visto in 3milioni il film sul bandito Mesrine senza vittimismi né scandali. Qual è lo scandalo se racconto Vallanzasca? È in carcere da 35 anni e ne ha 60, non è il peggior bandito di questo paese, qualcuno sta anche in Parlamento. Almeno lui ha pagato». Michele Placido parla e straparla, dice cose vere e cose discutibili, insulta poi chiede scusa, asseconda la sua natura generosa e urticante, è fatto così.
Il set del film su Renato Vallanzasca, che si proporrà alla Mostra di Venezia, ancora senza titolo e con Kim Rossi Stuart, si è spostato a Roma. C’è l’incontro con Francis Turatello, ovvero Francesco Scianna, lanciato da Tornatore in Baarìa. Tensione e nervi scoperti, i parenti delle vittime (come Luigi D’Andrea e Renato Barborini) hanno già protestato. Placido: «Io li rispetto, che loro rispettino me. Dobbiamo ancora uscire e già si grida allo scandalo. Non possiamo fare solo film su Padre Pio. Mi assumo tutta la responsabilità, è la storia di un criminale, non ne uscirà come un santo. Datemi fiducia».
Il fatto è che il bel Renè resta una ferita aperta per Milano. Il film è tratto dal libro autobiografico Il fiore del male, scritto con Carlo Bonini. Negli anni ‘70 Vallanzasca spadroneggiò: rapine, omicidi, donne e champagne; condannato a 4 ergastoli, ora dal carcere di Opera, grazie ai permessi, come racconta la moglie Antonella D’Agostino, «può lavorare alla mia cooperativa sociale per disabili ed ex detenuti, fa il grafico in una pelletteria. Kim e Renato si sono piaciuti subito». Kim: «Ho lavorato anche nell’inconscio, è una situazione delicata dove entrano in gioco aspetti etici. Lui è uno comunicativo, tutto pensi tranne che sia un violento. È lucido, mi ha detto di aver commesso disastri, cerco di esplorarne la complessità».
Vallanzasca durante le riprese s’è fatto vedere nella scena del Tribunale a Milano. «La sua presenza è stata strumentalizzata. Il giudice di sorveglianza gli aveva dato il permesso, c’è chi ha detto che collaborava alla sceneggiatura. Invece ci ha spiegato come si spara», dice Placido. Siccome è uomo di spettacolo, forse darà un cameo al «vero» bandito, mentre è sicuro che si sentirà la sua voce a Radio Popolare, quando rispose all’ascoltatore che lo insultò. «Il 30 marzo - spiega la produttrice Elide Melli - al ministero chiederemo la cifra standard di 1 milione e 200 mila euro. Ci hanno chiesto la documentazione». Il Comune di Milano ha dato il patrocinio, molte scene in periferia, Lambrate, Giambellino, Comasina. Non è stato così facile, Placido si riaccende: «E che, non dovevamo girarlo questo film?».
Il copione parte quando Vallanzasca, uscito dal riformatorio, forma la prima banda; poi gli scontri, la cattura, le due evasioni, fino a quando due poliziotti lo fermano per un normale controllo. Vallanzasca mise la mano nel cruscotto e girò la roulette della vita, pistola o carta d’identità? I poliziotti erano due sbarbatelli, non se la sentì… «Avete fatto 13. Sono Vallanzasca». Progetto sofferto, quello di Elide Melli, che ha investito 7 milioni di euro con la Twentieth Century Fox (tornata a coprodurre un film italiano 31 anni dopo La Luna di Bertolucci).
Placido: «Abbiamo cambiato gli sceneggiatori più volte, non mi fidavo di nessuno. Il film l’ha riscritto Kim. A me interessa l’aspetto oscuro di Vallanzasca, tra Dostoevskij e Riccardo III, è uno spaccato sull’Italia di quegli anni. Non mi interessa una cronachetta. Sul piano stilistico riparto da Romanzo Criminale ». Filippo Timi è l’amico d’infanzia che tradì Renato: «Torno bambino col mitra in mano». Valeria Solarino è Consuelo: «La donna da cui il bandito ha avuto il suo unico figlio». Paz Vega è Antonella, la moglie: «Sono la donna dell’anima, si conoscono da quando sono ragazzi». Placido, Vallanzasca è stato mitizzato? «Dai media. Il paragone con Robin Hood è un equivoco all’interno della mala perché alcuni guadagni delle rapine li dava ai carcerati. Io giro un film sulla storia di un criminale che ha ammazzato, come potrei assolverlo?».
4 mar 2010
Rischio di tensioni nel Centro clinico del carcere di Genova
Rischio tensioni al Centro clinico del carcere di Marassi. A lanciare l’allarme è il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) che evidenzia acluni problemi all’interno della casa circondariale genovese dove “lunedì prossimo - spiega il sindacato - sarà operativo il primo piano della nuova struttura del Centro Clinico penitenziario, completamente ristrutturato, con conseguente spostamento dei detenuti con problemi sanitari, psichiatrici ed affetti da Hiv ad oggi ristretti in altra sezione detentiva”.
1 mar 2010
In arrivo le carceri galleggianti angolo cottura e aria condizionata
Per ora, la proposta di Fincantieri «galleggia» sulla scrivania del Ministero della Giustizia. Di sicuro, il progetto è «riemerso» con tanto di indicazioni: trecentoventi cabine di 16 metri quadrati per due persone, con aria condizionata, angolo cottura e bagno. Queste le celle pensate per i detenuti. Un’iniziativa che provoca pareri favovervoli e critiche, soprattutto - incredibile dictu - a Genova, città generalmente considerata tra quelle deputate a costruire le navi-carcere e a ospitarle. L’idea ha una gestazione di nove mesi, ma il «parto» non appare prossimo: le strutture galleggianti erano una delle ipotesi inserite nel piano per le carceri presentato nel maggio scorso al Guardasigilli Angelino Alfano da Franco Ionta, direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).
Immigrazione: Cie di Lamezia Terme girone dantesco dal vivo
Migranti rinchiusi alla bell’e meglio in spazi da galline, in attesa del rimpatrio. Senza poter far nulla, se non vegetare o ribellarsi. In tanti sono passati anche per il carcere, ma qui sono costretti a rimpiangerlo. La storia di Mohamed, commerciante ambulante con moglie e due figli, senza più permesso di soggiorno dopo 20 anni.
Più che un centro per immigrati, ha tutta l’aria di un girone dantesco dove coabitano fantasmi rabbiosi senza speranze e senza documenti, ingabbiati in spazi angusti e svuotati di ogni energia vitale, se non quella che serve per inscenare violente rivolte contro tutto e tutti, dove tutto il distruttibile viene distrutto.
Imperia: carcere sempre più sovraffollato, la protesta della Uil
Imperia: carcere sempre più sovraffollato, la protesta della Uil
“Nel carcere di Imperia la popolazione detenuta tocca quota 121 unità e la Polizia Penitenziaria è ridotta all’osso e alla stregua!” Lo denuncia la Uil che evidenzia come il dato rilevato oggi, vanta una percentuale di sovraffollamento superiore al 50%, con la capienza massima regolamentare che è di 78 detenuti.
“Un istituto troppo piccolo - sottolinea la Uil - e con evidente carenza di personale di Polizia Penitenziaria, ad oggi sono presenti soltanto 54 unità al fronte di un organico di 78 unità”.
Il Sappe promuove il carcere galleggiante progetto della fincantieri
La costruzione di un carcere galleggiante può essere «una prima risposta opportuna al problema del sovraffollamento». A dirlo è stato Donato Capece il segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria che è intervenuto ieri a Trieste al convegno del Sindacato direttori penitenziari nel corso del quale è stato presentato il progetto di Fincantieri per una piattaforma galleggiante in grado di ospitare 640 detenuti in 320 celle, progetto che vedrebbe Genova in prima fila dal momento che l’intenzione del gruppo è di affidarne la realizzazione ai cantieri di Sestri Ponente. Parole, quelle di Capece che smentiscono quanto invece affermato il giorno precedente dal commissario straordinario del Sappe ligure, Roberto Martinelli, che aveva definito l’ipotesi di un carcere sul mare «una soluzione stravagante». Capece, nel suo intervento, ha ricordato la grande pressione fatta sul governo
per ottenere una risposta all’emergenza delle carceri invitandolo «ad agire presto, perché la situazione è indecente, rischiamo di non poter controllare la sicurezza nelle carceri, dove sono disponibili 40 mila posti letto a fronte di circa 66 mila detenuti». A questo punto il punto interrogativo riguarda il ruolo dei cantieri di Sestri. Il sindaco Marta Vincenzi ha già detto no all’ipotesi di un carcere galleggiante a Genova e il ministro Scajola aveva fatto capire che, nel caso di una chiusura da parte dell’amministrazione locale, i lavori, sarebbero stati affidati a un altro cantiere. Il carcere galleggiante, lungo 126 metri e alto 34, può essere posizionato solo in aree portuali al riparo dai flutti e in arsenali militari.
Il Secolo XIX 27/02/2010
27/02/2010
26 feb 2010
«No al carcere, ma non punite Sestri»
«No al carcere, ma non punite Sestri»
contrari anche gli agenti di custodia del Sappe
Al sindaco non piace neanche l’ultimo progetto: non voglio che Fincantieri resti invischiata in secche politiche
UNA PIATTAFORMA lunga 126 metri e alta 34 con una cubatura di 83mila metri quadrati in grado di ospitare 640 detenuti. Sono alcuni dei particolari del progetto di carcere galleggiante messo a punto da Fincantieri il cui modellino in scala sarà presentato oggi in occasione del convegno nazionale del sindacato dei direttori penitenziari (Sidipe) a Trieste.
Il progetto, richiesto alla Fincantieri dal ministero della Giustizia, potrebbe coinvolgere direttamente Genova perché l’intenzione del gruppo è proprio quella di affidare ai cantieri di Sestri Ponente la realizzazione del carcere galleggiante. Scajola ha garantito i fondi per l’operazione facendo però capire che, in presenza di chiusura da parte dell’amministrazione locale a ospitare la piattaforma, l’incarico potrebbe essere assegnato ad altri cantieri. «Sono sempre contraria all’ipotesi di un carcere galleggiante a Genova,e sono ovviamente contraria che si penalizzi lo stabilimento di Fincantieri di Genova con questo pretesto - ha risposto il sindaco Marta Vincenzi - questa non è la soluzione del problema carcerario, non mi sembra umano che chi lavora o è detenuto in un istituto di pena sia confinato in mare e non desidero affatto che Fincantieri, per il cui futuro stiamo lottando, sia invischiata in queste secche politiche: che non si penalizzi il cantiere di Genova».
25 feb 2010
Carceri galleggianti, Genova divisa
Visto da lontano, sembra quasi uno stadio. E invece è un carcere galleggiante. Eccolo, il modello messo a punto dai tecnici della Fincantieri, su richiesta del ministero della Giustizia, per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. L´enorme piattaforma (126 metri di lunghezza, 33 di larghezza, 25 di altezza, 25mila tonnellate di stazza lorda) verrà presentata domani a Trieste, nel corso di un convegno. Ma Genova è già divisa.
Fincantieri assicura che in due anni è in grado di consegnare la piattaforma. Resta da capire la sua futura collocazione. Di certo, dovrà essere un porto o un arsenale, comunque una struttura (anche industriale) di mare. E Genova? Potrebbe essere protagonista dell´operazione-carceri galleggianti, perché l´intenzione del gruppo guidato da Giuseppe Bono è proprio quello di affidare al cantiere di Sestri Ponente la costruzione delle mega-piattaforme in grado di ospitare 640 detenuti in 320 celle. Ma nulla è ancora deciso e le polemiche legate alla possibile collocazione genovese di un carcere galleggiante potrebbero incidere.
Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola al tavolo sulla cantieristica ha garantito fondi certi per almeno una piattaforma galleggiante, lasciando intendere fra le righe che di fronte a opposizioni del territorio, le carceri galleggianti sarebbero destinate ad altri cantieri e non a Sestri Ponente.
Il segnale, probabilmente, era per il sindaco Marta Vincenzi. che nelle scorse settimane aveva manifestato la sua contrarietà all´operazione. Ieri, intanto, ha manifestato tutte le sue riserve anche il segretario ligure del Sappe Roberto Martinelli. «Sono convinto che Genova non abbia alcun bisogno di carceri galleggianti, piuttosto serve una nuova cittadella penitenziaria sulla terra ferma in aggiunta alle carceri di Marassi e Pontedecimo. Mi sembra una soluzione stravagante rispetto a un problema serio». Di parere opposto il segretario genovese della Uilm Antonio Apa. «Se Genova dovesse essere scelta quale contenitore di un carcere galleggiante e le istituzioni si opponessero commetterebbero un autentico autogol. Fincantieri, con questo progetto ha dimostrato la sua versatilità. L´inversione di tendenza sul versante civile con l´acquisizione di nuove commesse, va accompagnata dal sistema paese».
Massimo Minella
La Repubblica, 25/02/2010
23 feb 2010
A Brescia l’ottavo suicidio in carcere
” Un detenuto 27enne di origine tunisina, pluripregiudicato, ieri pomeriggio intorno alla 15.30 dopo essere rientrato dall’ora d’aria si è suicidato nella propria cella della Casa Circondariale di Brescia Canton Monbello, usando le lenzuola in dotazione. L’agente di sorveglianza accortosi dell’accaduto è prontamente intervenuto e immediatamente la macchina dei soccorsi si è messa in moto .Purtroppo il detenuto è morto sull’ambulanza, durante il trasporto in ospedale ”
A darne comunicazione il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari , Eugenio SARNO, che sottolinea
” Questo di Brescia è l’ottavo suicidio in cella del 2010 ed interrompe un periodo piuttosto lungo in cui non si erano registrati suicidi ( l’ultimo il 29 gennaio a Spoleto). Un triste ritorno alla realtà, che impone di trovare quelle soluzioni che ancora non si intravvedono nonostante la dichiarata buona volontà del DAP e del Ministero. Di certo non può, ne potrà, essere la polizia penitenziaria - sottolinea SARNO - a surrogare i compiti di assistenza psicologica necessaria, sebbene è utile sottolineare come dal 1 gennaio siano ben 19 i tentati suicidi in cella sventati dal personale di sorveglianza”
La UIL PA Penitenziari non perde l’occasione per sollecitare il Ministro Alfano e il Capo del DAP Ionta ad organizzare un confronto sull’impiego delle risorse umane e sulla necessità di rammodernare tecnologicamente gli istituti penitenziari
” A Prato, per dire, per due giorni un completo balck out ha destato grande allarme e preoccupazione, anche per un non efficiente funzionamento del gruppo elettrogeno. Una situazione gestita in maniera brillante e professionale dal personale di polizia che è rientrata solo nel pomeriggio di ieri con il ripristino della rete elettrica. ‘ solo un esempio di come molte strutture necessitino di manutenzione ordinaria e straordinaria. Noi possiamo solo ribadire il nostro pensiero, ovvero che una parte dei fondi stanziati per il piano carceri deve essere impiegato per una grande opera di restauro e recupero delle strutture degradate. Altrimenti - avverte il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari - non potrà esserci quell’ampliamento dei posti detentivi paventato ma solo un recupero dei posti che si perderanno per la vetustà, l’inefficienza e l’impraticabilità di molte strutture. Analogamente in attesa delle tanto sospirate 2000 assunzioni straordinarie in polizia penitenziaria, occorre definire un incontro propedeutico al recupero di quelle unità, e sono tante, impiegate in luoghi diversi dagli istituti penitenziari. Con 67mila detenuti i carichi di lavoro aumentano quotidianamente ma, inversamente, gli organici di “frontiera” continuano ad essere depauperati facendo segnare preoccupanti buchi. Ne consegue che il personale non solo non può garantire i livelli minimi di sicurezza ma nemmeno aspirare al godimento dei propri diritti elementari. Su questo Alfano e Ionta rischiano non solo di perdere la sfide del piano carceri ma persino la loro credibilità”.
Agipress 23/02/2010



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