Rassegna stampa

28 lug 2017

È più facile finire in carcere se sei straniero, anche per reati minori

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di Raphaël Zanotti

 

La Stampa, 28 luglio 2017

 

Questa settimana, per la nostra rubrica di data journalism, ci siamo domandati: la probabilità di finire in carcere può essere influenzata dal colore della pelle? Domanda difficile, delicata. Eppure domanda ormai ineludibile in una società come la nostra diventata di immigrazione dopo decenni di emigrazione. Il dato generale ci dice che al 30 giugno scorso gli stranieri erano il 34,1% dei detenuti, percentuale calata del 3,34% rispetto a dieci anni fa.
Abbiamo dunque preso questo dato e lo abbiamo confrontato con il numero di custodie cautelari attribuito. La custodia cautelare è quel provvedimento preso dalla magistratura in caso di gravi indizi di colpevolezza uniti ai pericoli di reiterazione del reato, fuga o inquinamento delle prove. Ebbene gli stranieri hanno percentualmente più custodie cautelari della loro presenza carceraria, mentre gli italiani ne hanno la metà.
Stesso discorso emerge guardando gli ingressi in carcere da liberi. Potrebbe essere un effetto dovuto al tipo di reati di cui sono sospettati? Scorporando i dati non si direbbe. I delitti più gravi come mafia, reati contro la persona, armi vedono meno stranieri accusati rispetto alla loro presenza media. Il segno cambia se si guarda ad altri reati come prostituzione, stupefacenti e, ovviamente, immigrazione.

 


Antigone: Calano i reati ma aumenta il sopraffollamento

Nonostante tutto, questo scorcio finale di legislatura potrebbe riservare una sorpresa positiva. Tutto è nelle mani del ministro Orlando e del premier Gentiloni

Patrizio Gonnella • 28/7/2017 Ma che giustizia penale è una giustizia che ha pendenti nei suoi tribunali un milione e mezzo di processi di cui 300 mila circa hanno già superato i limiti di durata massima con relativi obblighi di risarcimento? Il carcere nuovamente troppo affollato di oggi – poco meno di 57 mila detenuti rispetto ai 54 mila del giugno del 2016 – è l’effetto di un sistema penale irrazionale, ingombrante, selettivo e di classe. Se solo un grande tema come quello delle droghe fosse trattato in modo non repressivo avremo varie migliaia di detenuti in meno con benefici per tutti: per i consumatori di sostanze che non finirebbero in galera, per il fisco, per tutti gli altri detenuti che avrebbero più spazio a disposizione.
A partire dalla questione del poco spazio (meno di 3 mq a testa) nel 2013 l’Italia è stata condannata dalla Corte europea per i diritti umani. Allora fu messo in moto un virtuoso circuito riformatore che portò a importanti passi in avanti nella legislazione in materia di custodia cautelare, benefici penitenziari, diritti dei detenuti. Fu istituito il garante nazionale delle persone private della libertà.

Come mai dunque in soli 4 anni, senza troppe modifiche in peggio della legislazione penale e penitenziaria e con un tasso di criminalità in calo, la popolazione detenuta di nuovo cresce? I motivi sono principalmente due: alcune di quelle riforme erano a tempo e il tempo è scaduto; il clima politico e culturale è pericolosamente deteriorato così influenzando l’operato delle forze di polizia e dei giudici non insensibili alle richieste securitarie che arrivano da politici e media. C’è una rinuncia da parte della classe dirigente all’esercizio di ogni vocazione pedagogica rispetto ai corpi sociali intermedi. Un dato è eloquente: negli ultimi cinque anni è diminuita del 3% circa la percentuale degli stranieri detenuti nelle carceri italiane nonostante le fantomatiche invasioni di migranti che turbano i sogni mezza Europa. Un dato di questo genere dovrebbe essere urlato per sconfiggere stereotipi e pregiudizi, invece passa sotto traccia.

Nonostante tutto, questo scorcio finale di legislatura potrebbe riservare una sorpresa positiva. Tutto è nelle mani del ministro della Giustizia Andrea Orlando e del premier Paolo Gentiloni. Loro, dopo l’approvazione a giugno della legge delega dal parlamento, dovranno in tempi stretti proporre una riforma dell’ordinamento penitenziario per adulti (e un ordinamento del tutto nuovo per i minori) che migliori sensibilmente la vita interna alle carceri espandendo l’area delle misure alternative su cui si gioca la vera partita della risocializzazione. C’è spazio per mettere al centro la dignità umana, abolire l’ergastolo ostativo, estendere l’applicazione delle misure alternative, assicurare luoghi e tempi per la sessualità, liberalizzare per i detenuti comuni l’uso delle telefonate, delle mail e di skype, rendere identificabile il personale, eliminare le pene accessorie e garantire il diritto di voto ai detenuti. Antigone ha già messo a disposizione delle commissioni ministeriali le sue proposte. In poco tempo si può fare una grande riforma nel nome di chi l’aveva già scritta (Alessandro Margara) alcuni anni addietro, prima di lasciarci, ma anche per dare un segnale al paese, ossia che anche in campagna elettorale si può essere progressisti e coraggiosi.

FONTE: Patrizio Gonnella, IL MANIFESTO


In Tunisia vince la mobilitazione delle donne e cambia la legge sulla violenza

Tunisia. All’unanimità il parlamento modifica la legge sulle violenze contro le donne: aumentano le pene per gli stupratori e scompare la norma del «perdono», matrimonio tra aggressore e vittima. Una vittoria delle donne


Un nuovo passo importante nella rivoluzione tunisina è stato segnato dall’approvazione, all’unanimità, della legge contro la violenza sulle donne da parte del parlamento. La notizia mi è arrivata mercoledì sera subito dopo il voto da Nora Essafi, un’amica di Tunisi impegnata nel movimento delle donne tunisine.

Ancora una volta a dare il segno che la Tunisia non si arrende sono le donne che hanno portato avanti questo progetto di legge tra mille difficoltà e momenti in cui la partita sembrava perduta. Il risultato è stato accolto nell’emiciclo dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo con sventolio di bandiere tunisine e il canto dell’inno nazionale, subito ripresi dai social che hanno sottolineato come la mobilitazione delle donne ha pagato.

Naturalmente non è il progetto iniziale (preparato da un comitato di avvocate guidate da Nadia Chaabane) per garantire la parità tra uomo e donna, stabilito dall’articolo 46 della Costituzione, anche perché ha creato le condizioni perché i deputati islamisti di Ennahdha non potessero votare contro (pur con molti contrasti al loro interno), seppure non hanno rinunciato a ribadire i loro principi.

Eppure alcuni punti molto importanti sono stati affermati: soprattutto l’emendamento all’articolo 227 bis del codice penale che permetteva al violentatore di sfuggire alla pena e ottenere il «perdono» se sposava la vittima dello stupro.

Con il nuovo 227 bis, la pena prevista per chi abbia rapporti con una minore di 16 anni anche se consenziente è di 6 anni di carcere, la pena si raddoppia se il responsabile fa parte dell’entourage familiare e può quindi esercitare il suo potere sulla ragazza.

Secondo uno studio dell’Office national de la famille del 2010, il 47 per cento delle donne tunisine ha subito una esperienza di violenza in famiglia. La pena è ridotta a 5 anni se l’età della ragazza è tra i 16 e i 18 anni. Se il reato è commesso da un minore viene applicato l’articolo 59 per la protezione del bambino. Un lungo dibattito è stato dedicato alla maggiore età nei rapporti sessuali, che è stata stabilità a 16 anni.

Questa legge è giudicata un buon successo da Nadia Chaabane, già membro dell’Assemblea nazionale costituente. «Lo Stato si impegna a proteggere i diritti acquisiti dalla donna, li sostiene e opera per migliorarli. Lo Stato garantisce le pari opportunità tra donna e uomo nell’assunzione delle responsabilità in tutti i campi. Lo Stato si impegna a realizzare la parità tra donna e uomo nelle amministrazioni elette. Lo Stato adotta le misure necessarie per sradicare la violenza contro le donne», sostiene l’avvocata.

Siccome la legge prevedeva anche l’uguaglianza in campo lavorativo, tra le misure adottate vi è il divieto di far lavorare dei minorenni come aiutanti domestici; per chi contravviene la pena va dai 3 ai 6 mesi di carcere.

L’importanza dell’approvazione di questa legge sta anche nel momento difficile che sta attraversando la Tunisia che si dibatte tra la crisi economica e l’ostacolata lotta contro la corruzione dilagante.

Tuttavia resta un tabù che nemmeno questa legge ha potuto superare: per raggiungere l’uguaglianza dei sessi occorrerebbe abolire la disparità nell’eredità: la donna eredita ancora la metà del maschio. Nonostante le associazioni di donne abbiano più volte sollevato la questione, su questa pesa la legge coranica.

E su questo punto gli islamisti non avrebbero mai ceduto e forse non solo loro perché quando si tratta di concedere maggiore libertà, rappresentata anche dall’autonomia economica, alle donne anche molti sedicenti democratici ci ripensano.

Ma le tunisine che non hanno mai abbassato le braccia – come ribadiscono sui social – non lo faranno adesso, in vista dell’obiettivo finale. Allora il momento sarà veramente storico e non solo per la Tunisia, ma per tutti i paesi musulmani.

FONTE: Giuliana Sgrena, IL MANIFESTO


Riforma Terzo settore: si apre ora una lunga fase di transizione che ne determinerà il segno

27/07/2017

 

di Gabriele Moroni, responsabile nazionale Arci Sviluppo associativo

 

terzosettore.jpgSono in fase di pubblicazione i decreti attuativi della riforma del Terzo Settore, al termine di un percorso niente affatto lineare, fatto di lunghe pause prima, e poi confronti frenetici, testi ondivaghi che si alternano con pericolose correnti di risacca, che hanno ostacolato le potenzialità trasformatrici di una riforma di questa portata. In alcuni passaggi particolarmente difficili ci siamo trovati di fronte a testi fra le righe dei quali si leggeva chiaramente che ci stavamo scontrando con un modello astratto di Terzo Settore, con solo due poli, da una parte la gratuità, il volontariato, la filantropia; dall’altra le attività economiche e quindi le forme di impresa. Ed è grazie ad un importante attivismo, della nostra associazione a tutti i suoi livelli, ed insieme a noi delle A.P.S. nazionali e del Forum del Terzo Settore, che si è tutelata la dimensione mutualistica e partecipativa dell’associazionismo popolare.

Fino ad oggi la locuzione ‘terzo settore’ aveva definizioni in campo sociologico ed economico, e faceva riferimento ad un settore ‘terzo’ rispetto allo Stato e al Mercato, un settore composto da soggetti di natura privata con funzioni di interesse pubblico o collettivo. Fino ad oggi il perimetro di questi soggetti era definito in primis da due caratteristiche fondamentali: l’assenza di finalità di lucro ed il funzionamento democratico. Con la legge delega prima (L. 106/2016) ed oggi con il nuovo Codice, il Terzo Settore trova una definizione giuridica, con un perimetro parzialmente diverso. Lo sguardo del legislatore si sposta dalla natura dell’ente, che era quella che definiva i soggetti nelle leggi speciali come la ‘nostra’ L. 383/2000 sulle APS, alle attività: è un Ente di Terzo Settore quello che svolge – in attuazione delle proprie «finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale» – una o più «attività di interesse generale» definite dalla norma. Non tutte le associazioni noprofit saranno necessariamente parte del Terzo Settore quindi, un cambio di sguardo non da poco per il nostro mondo, che ha sempre fatto ampio uso della ‘duttilità’ del modello APS. Se dal lato associativo si restringe il campo, dall’altra rientrano nella definizione enti non vincolati necessariamente alla democrazia interna, come fondazioni e imprese sociali (anche in forma di società di persone o di capitali) e, nel caso delle imprese sociali, se costituite nelle forme di cui al libro V del codice civile, si apre al cosiddetto low profit, ammettendo forme parziali di remunerazione del capitale.

Il nuovo Registro unico del Terzo Settore prevede sette sezioni, dedicate a diverse qualifiche di Ente del Terzo Settore: alcune hanno una lunga storia, come le Società di Mutuo Soccorso (ex L. 3818/1886), altre sono più recenti e vengono ridefinite dal nuovo Codice (APS e OdV) o da un proprio decreto legislativo (D.Lgs 112/2017 per le Imprese sociali), mentre vengono definiti ex novo due soggetti, gli Enti filantropici e le Reti associative. Le diverse qualifiche, fatto salvo per le Reti associative, sono incompatibili fra loro, quindi è ammesso che ci sia una Rete associativa che nel contempo è anche Associazione di Promozione Sociale, ma una APS non può essere contemporaneamente Impresa sociale o Organizzazione di Volontariato. Le nuove agevolazioni fiscali saranno legate all’effettiva iscrizione al Registro unico.

Se da una parte si può senza dubbio apprezzare sia l’obiettivo di una maggiore trasparenza sia lo sforzo fatto dal Legislatore per ricondurre in un quadro normativo di sistema il complesso di norme che negli anni si era via via articolato per stratificazioni successive, spesso poco coerenti, non si può non immaginare che ad esempio, essendo una riforma a saldo zero, quando si parla di grandi investimenti a favore dell’impresa sociale, si immagini di reperire le risorse dall’attuazione della riforma stessa, rendendo meno accessibili le agevolazioni fiscali riservate in precedenza al mondo dell’associazionismo. In questo senso sicuramente l’aumento della burocrazia e limiti al raggiungimento dei propri scopi sociali sia nel campo della tipologia di attività, sia in quello organizzativo (ad es. rapporto lavoratori, volontari, soci), non sono propriamente quello che ci si aspetta da una riforma che ha l’obiettivo di sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini in forma associata.

Non amo molto gli articoli o gli interventi che a questo punto dicono che «bisogna raccogliere la sfida», la sfida la raccolgono ogni giorno i nostri soci tenendo aperti con fatica spazi dedicati alla socialità, alla cultura ed alla solidarietà. Credo che il tema sia un altro, da un lato dobbiamo senz’altro cogliere delle opportunità, perché nel riconoscere le «Reti associative nazionali», la nuova norma premia lo stare insieme in un grande progetto associativo, e – con qualche limitazione – lascia anche spazio a reti associative eterogenee, a cui aderiscano diverse tipologie di Enti del Terzo Settore; dall’altro dobbiamo fare un lavoro utile a far pesare di più culturalmente, prima ancora che politicamente, l’impatto sociale dei nostri numerosissimi circoli e delle loro attività. Domani non è il giorno dello switch off, che ci porta dalla vecchia norma a quella nuova, quindi non è il caso di farsi prendere dal panico, né di affidarsi ai tanti ‘maghi’ del problem solving del terzo settore, che in queste ore stanno intensificando le proprie attività di marketing, ma si apre un lungo percorso di transizione (nel testo sono previsti fino a 18 mesi di tempo per adeguare gli statuti) durante il quale dovranno essere emanati numerosi decreti ministeriali, attraverso i quali passerà molto del nostro futuro, molta sostanza che ci permetterà di giudicare davvero come questa riforma sia poi servita a sviluppare il Terzo Settore o meno. Ed anche in questa fase sarà determinante la nostra capacità di definire al nostro interno obiettivi e strategie comuni, ed essere presenti e attivi nel dibattito che si svilupperà nel percorso di attuazione della riforma.

 

ArciReport, 27 luglio 2017

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23 lug 2017

Le guerre inutili e le apparenti vittorie Usa

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di Sergio Romano

 

Corriere della Sera, 23 luglio 2017

 

In varie occasioni la situazione sul terreno è divenuta più instabile che all’inizio del conflitto. Siamo in un vicolo cieco, anche se i nemici esistono e devono essere affrontati, come nel caso dell’Isis, con fermezza. È ancora possibile, in un mondo afflitto da guerre e minacce, parlare della neutralità come di un possibile rimedio all’uso della forza nelle relazioni internazionali? Ne era convinto Vittorio Dan Segre, scrittore e studioso italo-israeliano scomparso nel 2014. Si era battuto per Israele come giornalista e soldato, ma era giunto alla conclusione che soltanto la scelta della neutralità fra i maggiori protagonisti delle interminabili crisi medio-orientali avrebbe spezzato la catena dei conflitti. A tre anni dalla sua morte il tema è stato discusso a Gerusalemme da un gruppo di amici, riuniti dal nipote Gabriele nel Centro Konrad Adenauer di fronte al Monte Sion e a pochi passi dal grande Mulino che Moses Montefiori aveva fatto costruire nella prima metà del XIX° secolo per dare un lavoro alla povera comunità ebraica della città.
In molti degli interventi ho trovato, insieme all’ammirazione per Segre, un’ombra di scetticismo. Non è facile parlare di neutralità in un’epoca in cui le fiamme della guerra bruciano il Grande Medio Oriente, dalle frontiere meridionali del Maghreb all’Afghanistan attraverso tutti i Paesi del Levante e della Mesopotamia. Questo non è una guerra regionale. È una guerra mondiale in cui combattono, a diversi livelli, gli Stati Uniti, la Russia, la Turchia, l’Iran e molte democrazie europee. La neutralità è possibile soltanto quando le potenze rivali smettono di temersi e di odiarsi. Uno Stato può proclamarsi neutrale soltanto se i suoi vicini sono disposti a riconoscere e rispettare la sua neutralità. È utile in questo momento e in queste circostanze, parlare di neutralità?
Eppure non vi è mai stato un momento in cui le guerre fossero altrettanto inutili. Il Paese più bellicoso e maggiormente incline ai conflitti (gli Stati Uniti) non ha veramente vinto alcune delle sue guerre maggiori. Non ha vinto la guerra di Corea, terminata con un compromesso quando l’America ha rinunciato a debellare l’avversario. Non ha vinto la guerra del Vietnam, terminata quando gli americani hanno abbandonato il campo di battaglia. E quando ha vinto, come nelle due guerre del Golfo e in quella afghana dell’ottobre 2001, la vittoria è stata soltanto apparente e ha lasciato sul terreno una situazione non meno pericolosa e molto più instabile di quella che aveva preceduto l’inizio del conflitto.
Forse l’aspetto più interessante e sorprendente di queste false vittorie è la particolare natura del falso vincitore: una democrazia militare in cui la ricchezza finanziaria, i progressi della scienza e quelli delle nuove tecnologie hanno creato il più raffinato e micidiale degli arsenali. Credo che fra la straordinaria efficacia di questo arsenale e la precarietà delle vittorie esista un nesso. Quanto più l’America mette in campo armi raffinate e distruttive, spesso concepite (come i droni) per ridurre drasticamente il numero delle proprie vittime, tanto più i suoi nemici sanno che non potranno mai batterla sullo stesso piano. È nata così la guerra asimmetrica in cui il nemico degli Stati Uniti ricorre ad armi di cui l’America non può servirsi: l’uso del soldato come bomba vivente, quello della popolazione civile come scudo umano, il massacro dei prigionieri, la distruzione del patrimonio culturale, gli attentati terroristici nelle retrovie del nemico. Possono esservi conflitti che terminano temporaneamente per la stanchezza di entrambi i combattenti, ma non si tratta quasi mai di pace e stabilità. Confesso di non sapere come sia possibile uscire da questo vicolo cieco in cui l’umanità del ventunesimo secolo sembra essere precipitata. I nemici esistono e devono essere affrontati, come nel caso dell’Isis, con fermezza. Ma quale è oggi il senso e la utilità di guerre che non possono essere vinte?


Genova: “Jukebox della gioia”, nasce l’audioteca per i detenuti di Marassi

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Ansa, 23 luglio 2017

Musiche Est europeo e Africa. Don Fiscer, in linea con Francesco. Si chiama “joybox”, il “Jukebox della gioia”, la prima audioteca realizzata all’interno del carcere di Marassi. L’idea è di don Roberto Fiscer, fondatore e anima di Radio tra le note, la prima web radio parrocchiale della diocesi di Genova. “La musica è speciale – ha detto il prete – e annulla ogni differenza e ogni problema: quando sono con i detenuti mi sento vicino e come loro e gioisco con loro”.
Ogni giovedì pomeriggio, per tre ore, il giovane sacerdote entra nel carcere con i suoi lettori audio grazie ai quali i detenuti possono ascoltare le musiche che gli hanno chiesto la settimana prima. Sono previsti tre turni da un’ora ciascuno nei quali i detenuti si alternano nell’ascolto. “È commovente vedere come anche le persone apparentemente più dure si sciolgono ascoltando le musiche dei loro paesi e nella loro lingua”.
È per questo che, ogni settimana, don Roberto varca il cancello di Marassi con i lettori audio pieni di musiche dei paesi dell’Est Europa, del Sud America, del Nord Africa. “Grazie a questa iniziativa si è creato un bellissimo rapporto con molti detenuti e uno di loro, in particolare, mi aiuta a raccogliere i titoli delle canzoni per la settimana successiva. È un progetto in linea con il desiderio di papa Francesco di essere presenti nelle periferie e vuole essere un piccolo segnale dell’amore e della presenza di Dio che passa anche attraverso la musica. È anche un’occasione terapeutica per i detenuti che, in questo modo, possono provare emozioni e sentimenti positivi”.

 


Carceri: 27 suicidi da gennaio. Il Garante nazionale dei detenuti si dichiara parte offesa

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di Teresa Valiani

Redattore Sociale, 23 luglio 2017

 

Preoccupante ascesa dei casi, con una media di una persona a settimana. Da qui l’azione del garante nazionale, Mauro Palma, che non ha precedenti. “Interverrò nelle indagini per fornire il mio contributo di conoscenza e per seguire gli accertamenti. È tutto il sistema che deve mandare segnali di maggiore attenzione”.
In media una morte a settimana, con 27 persone che dall’inizio dell’anno si sono tolte la vita dietro le sbarre. Un dato preoccupante e in crescita che ha spinto il Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma, ad avviare un’azione che non ha precedenti: intervenire come parte offesa nelle indagini relative a tutti i casi di suicidio, a cominciare dall’anno in corso.
“Pur considerando la difficoltà di ricondurre eventi del genere a un’unica matrice e di fermarli completamente – spiega Mauro Palma, ritengo che la situazione meriti tutti gli approfondimenti necessari per perfezionare il sistema di prevenzione elaborato dal ministero della Giustizia con la Direttiva del 3 maggio 2016. Per questo, come titolare della tutela dei diritti delle persone detenute e, di conseguenza, di persona danneggiata dalle violazioni dei diritti protetti, interverrò come parte offesa nelle indagini relative a tutti i casi di suicidio, a cominciare dall’anno in corso, per fornire il mio eventuale contributo di conoscenza e per seguire gli accertamenti che saranno condotti. Nei prossimi giorni invierò le relative richieste di informazioni sullo stato dei procedimenti alle diverse Procure della Repubblica competenti per i vari casi”.

 

Un provvedimento che non ha precedenti: in che modo pensa di contribuire alle indagini?
Sì, non ha precedenti anche se nei casi di denuncia di maltrattamento alcune procure hanno già considerato il Garante nazionale come parte offesa. Questo porta, per esempio, a informare l’Ufficio della chiusura degli atti, dando, quindi, la possibilità di presentare opposizione o meno. Sia chiaro: ho piena fiducia in tutte le procure che indagano sui suicidi e non ho alcuna velleità di mettere in dubbio le varie ricostruzioni. I suicidi sono situazioni molto spesso imperscrutabili. Ma c’è un problema: quello di averne avuti solo quest’anno 27 in carcere e 1 in una Rems e sono numeri che fanno pensare. Tanto più che lo scorso anno il ministro stesso aveva emanato una direttiva sulla prevenzione ponendo l’attenzione su molti elementi: per esempio sui trasferimenti ‘passivi’, cioè non richiesti dalla persona, sull’accoglienza o sul momento del rilascio. Chi ha il compito, come il Garante nazionale, di tutelare i diritti, ha anche il compito e il dovere di guardare come sono avvenute le cose e aiutare le procure. Anche per contribuire a togliere un po’ i sospetti che vengono rimbalzati, come leggo spesso sui social. Insomma, una figura di garanzia che tiene sott’occhio la questione secondo me è di aiuto ed è un segnale della gravità del problema.

 

I numeri del sovraffollamento tornano a salire. Quanto incide questa situazione sul fenomeno dei suicidi?
Non credo ci sia una relazione diretta. In generale tutte le interpretazioni, parlo anche per i fatti che avvengono fuori dal carcere, rispetto a questo gesto estremo sono, tra virgolette, illazioni sempre, perché possono essere tanti i fattori. È chiaro che le situazioni sovraffollate e sotto organico rendono difficile un rapporto di prossimità più continuo. Né si può scaricare la responsabilità su chi in carcere lavora: penso alla polizia penitenziaria che già fa molto, anche calcolando quanti sono i tentati suicidi, quante sono le persone salvate.
È tutto il sistema che deve mandare segnali di maggiore attenzione. E mi auguro che le commissioni (nominate dal ministro per la riforma dell’Ordinamento penitenziario ndr) riescano a fare anche questo lavoro che non è solo tecnico ma anche di comunicazione. Ho visto in carcere una certa delusione rispetto alle speranze nate lo scorso anno con gli Stati generali. Noi, dall’esterno, capiamo che ci sono i tempi della politica, ma dentro c’è una sensazione di abbandono. Mi auguro, proprio sul piano della comunicazione, che si inverta questa sensazione. E mi sembra un buon segno che siano state nominate le commissioni, un gran bel segno di continuità che le coordini Glauco Giostra.
Io distinguo 3 piani e questo è quello della cultura, della costruzione di una fiducia che aiuta a diminuire il rischio della depressione e del suicidio. Poi c’è il piano organizzativo, con le risorse e una gestione quotidiana sufficiente perché le strutture riescano a dare attenzioni ai soggetti. Infine il terzo piano, quello delle procure, in primo luogo, ma anche del garante, attraverso il quale capire perché certi fatti avvengono. Perché solo comprendendo le ragioni di un fatto si può diminuire il rischio che avvenga di nuovo.

 

Trattamento, misure alternative, affettività: nello studio delle commissioni e nella ricerca che arriva dagli Stati generali ci sono le indicazioni per rendere la detenzione meno afflittiva. Seguendo queste proposte si potrebbe rendere migliore la qualità della vita interna?
Sicuramente sì, se riusciamo a tradurle in norme immediatamente applicabili, e sono convinto che le commissioni ci riusciranno. Perché un conto è l’indicazione culturale e un conto sono le norme. Un esempio: discutiamo di affettività e diamo le indicazioni in merito, ma se poi non è scritto da nessuna parte che dev’esserci un ambiente idoneo e un impegno da parte dell’Amministrazione a realizzarlo, rischiamo di tornare al punto di partenza. Non mi vorrei trovare nella situazione in cui dopo tutto il discorso, passa la norma ma non ci sono gli spazi né il personale per applicarla. Non dimentichiamo che abbiamo un buon regolamento di esecuzione, datato 2000, siamo nel 2017 e ancora non siamo riusciti a portare gli istituti ad essere come indicato nel testo. Le norme saranno ben scritte non solo se saranno coerenti, ma anche se saranno ben applicabili.

 


Appello per la Casa di Reclusione “Due Palazzi” Padova: è un patrimonio comune

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Ristretti Orizzonti, 23 luglio 2017

 

Appello alla società civile, alle associazioni e agli enti pubblici e privati del territorio, alle singole persone che da tantissimi anni hanno avuto modo di conoscere il buon funzionamento della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova.

Senza il contributo di tutti la Casa di Reclusione di Padova non sarebbe quella che oggi tutti siamo ormai abituati a conoscere. E’ grazie a persone responsabili e di buona volontà presenti in tutte le realtà, pubbliche e private, che oggi il carcere “Due Palazzi” è noto in tutto il mondo. Quello di un carcere è un mondo tanto complesso quanto ricco di esperienze, ricco di diversità, basti pensare al personale di Polizia penitenziaria, alle varie direzioni che dal 1989 ad oggi si sono succedute, alla magistratura di sorveglianza, all’area trattamentale educativa, all’area socio sanitaria, all’area scolastica (Padova ha visto nascere in carcere uno dei primi poli universitari d’Italia), alle associazioni di volontariato pioniere a livello nazionale, alle cooperative sociali, alle realtà culturali, sportive, formative. Ognuna di queste con la propria specificità ha dato vita, in questi lunghi e faticosi ma anche begli anni, a quell’autentico laboratorio di sperimentazione di un carcere rispettoso fino in fondo della Costituzione.

Tutto questo, che è un patrimonio di tutti, oggi lo vediamo messo fortemente a rischio.

Il lavoro di anni, svolto da tutti sempre attraverso un confronto aperto e serrato con le istituzioni, ha avuto una caratteristica sopra ogni altra: la trasparenza.

Padova ha una ricchezza di esperienze nell’ambito della rieducazione e del recupero delle persone detenute davvero straordinaria, attività mai dismessa anche quando ha cominciato a pesare il sottodimensionamento del personale di polizia penitenziaria e dell’area trattamentale educativa e dirigenziale. Grazie a una straordinaria collaborazione tra istituzioni e società civile anche negli anni del sovraffollamento più bestiale si è riusciti a fare davvero miracoli.

In queste settimane, più o meno tutti, stiamo subendo un attacco sia mediatico che concreto nel vivere quotidiano. Ogni fatto anche teso a mettere ordine al proprio interno (vedi ad esempio il ritrovamento vari di cellulari) è usato da qualcuno sempre in modo strumentale.

Quello in atto è un grave tentativo di tornare al passato (ante 1990), a un carcere chiuso alla società civile e chiuso alla speranza.

La nostra preoccupazione è dettata anche dal fatto che il “Sistema carcere Padova” è nato realmente dal basso, dall’impegno e dalla risposta positiva data negli anni dall’Amministrazione, in particolare quella locale.

Ora temiamo che il lavoro di tutti non venga sufficientemente tutelato; questo chiaramente non è solo a danno di Padova, in quanto in questi anni Padova ha rappresentato un monito, ricordando a tutti che con un unico ordinamento penitenziario si può gestire un carcere, progettando davvero il cambiamento o invece arroccandosi nella difesa di un passato che ha invece fruttato il 70% di recidiva.

Ci rivolgiamo a tutti quelli che conoscono bene che cosa prevedono la nostra Costituzione, le leggi, l’Ordinamento ed il Regolamento penitenziario e non da ultimo le direttive europee che impongono l’umanizzazione della pena per quanto riguarda le persone private della libertà a causa dei reati commessi.

Ci rivolgiamo a chi conosce bene tutte le attività che da decenni sono presenti presso la Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova.

La mancanza di rispetto, di aiuto, di difesa ci preoccupano moltissimo.

Quello che ci preoccupa è dunque che ad essere attaccato sia il sistema ‘carcere Padova’ nella sua totalità, e per di più in maniera poco chiara e incomprensibile.

Ne va della credibilità delle istituzioni e della dignità delle persone.

Una città intera, e non solo, ha conosciuto in questi 25 anni questa esperienza: ogni anno migliaia di studenti, scuole, aziende, istituzioni italiane e di ogni parte del mondo, enti di ogni ordine e grado, università italiane ed estere, etc. etc. sono entrati a contatto con tutte le attività di questo istituto, attività in molti casi fiore all’occhiello a livello nazionale ed internazionale.

Quello del carcere di Padova non è patrimonio di qualcuno in particolare, è patrimonio di tutti, è un patrimonio pubblico di cui tutti noi e Padova ne andiamo fieri.

Vi chiediamo una firma e, se volete, una frase che esprimano la vostra solidarietà e la vostra simpatia.

Firmatari appello

 

Gruppo Operatori Carcerari Volontari (OCV)

Casa di accoglienza Piccoli Passi

Gruppi di ascolto

 

Sappe Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

Responsabile Veneto e Trentino

Giovanni Vona

 

FeDerSerD, Federazione degli operatori dei servizi delle dipendenze –

Felice Nava

 

Polo Universitario Carcerario Università di Padova

 

CISL-FNS Veneto Segretario Regionale

Giuseppe Terracciano

 

CISL-FP Padova Segretario Generale

Michele Roveron

 

CISL Padova Segretario Generale

Sabrina Dorio

 

FP-CGIL Penitenziari

Gianpietro Pegoraro

 

FP-CGIL Veneto

Daniele Giordano

 

Associazione di volontariato Incontrarci

Cristina

 

Associazione di Volontariato Ristretti/Granello di Senape Padova

rassegna stampa e rivista

sportello giuridico

scuola di scrittura

TG2 Palazzi.

Ornella Favero

Francesca Rapanà

Lucia Faggion

Vanna Chiodarelli

Angelo Ferrarini

Bruno Monzoni

Antonio Morossi

Elisabetta Gonzato

Mauro Feltini

Anna Scarso Feltini

Donatella Erlati

Armida Gaion

Fernanda Grossele

Tino Ginestri

Silvia Giralucci

Work Crossing Coop. Soc. P. A. Pasticceria “I dolci di Giotto”

Matteo Marchetto

Roberto Fabbris

Matteo Florean

Insegnanti CPIA Padova, sezione carceraria. Adesione personale
Daniela Lucchesi
Domenica Cimellaro

 

Giotto Coop. Soc.

Nicola Boscoletto

Andrea Basso

Alessandro Krivicic

 

Teatrocarcere Due Palazzi

Maria Cinzia Zanellato

Adele Trocino

 

Ass. Coristi per Caso

Alberta Pierobon

Coro Due Palazzi in collaborazione con CPIA Padova

 

Docenti scuola superiore in carcere Einaudi/Gramsci sez. carceraria

Patrizia Fiorenzato

Francesco Mazzaro

Vincenzo Stocco

Michela Zamper

Paolo Mario Piva

ASD Polisportiva Pallalpiede

Lara Mottarlini

Paolo Mario Piva

 

Antigone Triveneto

Giuseppe Mosconi

 

Cooperativa sociale AltraCittà

Rossella Favero

Valentina Franceschini

Valentina Michelotto

Mirko Romanato

Bruna Casol

Sabina Riolfo

Federico Gianesello

Giorgio Mazzucato

Avvocato Marco Di Benedetto
Avvocato Roberto Pinazzi
Mirella Gallinaro, Garante regionale dei diritti della persona del Veneto
Avvocato Mattia Carminati
Avvocato Gloria Trombini
Livio Pepino, già magistrato, presidente Associazione studi giuridici Giuseppe Borrè
Avvocato Riccardo Polidoro, Responsabile dell’Osservatorio Carcere UCPI:
L’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane, sottoscrive l’appello.

Firmiamo e invitiamo a firmare l’appello per salvare e promuovere il lavoro svolto nella casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova. Sono pochissime le cattedrali nel deserto dell’esecuzione penale in Italia. Tra queste certamente e da tempo quella della Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova. Un’eccellenza nell’ambito della c.d. “rieducazione” e nel recupero delle persone detenute che ha, con coraggio e grande forza di volontà, compensato le carenze di personale e di risorse dell’area trattamentale.

Ci uniamo, pertanto, all’allarme lanciato dagli operatori di tale meravigliosa realtà, preoccupati che si voglia tornare ad un carcere “chiuso”, mettendo fine ad iniziative e progetti che hanno coinvolto la società civile, le scuole, le università, le aziende, nel rispetto di un’esecuzione della pena in linea con i principi della Costituzione e dell’Ordinamento Penitenziario. Il lavoro svolto in questi 25 anni a Padova ha rappresentato un’attività di supplenza che lo Stato non può ignorare e soprattutto non può e non potrà cancellare. Invitiamo, pertanto, tutti gli iscritti all’Unione Camere Penali Italiane a firmare l’appello scrivendo a redazione@ristretti.it.

 

Gli Avvocati Componenti il Direttivo UCPI:
Simone Bergamini
Gianluigi Bezzi
Fabio Bognanni
Filippo Castellaneta
Giuseppe Cherubino
Filippo Fedrizzi
Roberta Giannini
Davide Mosso
Ninfa Renzini
Cinzia Simonetti
Gabriele Terranova
Renato Vigna
Franco Villa
Patrizio Gonnella, Presidente Associazione Antigone
Claudio Messina, Società di San Vincenzo De Paoli
Esprimo tutta la mia stima e fiducia agli operatori che in tanti anni di serio e qualificato impegno, con quello altrettanto  indispensabile delle persone detenute coinvolte, hanno creduto e saputo attuare iniziative di eccellenza all’interno della Casa di Reclusione di Padova. Un impegno che ha dato frutti a tutti ben visibili, rendendo un servizio importante non solo alla comunità ristretta ma a tutte le componenti sociali, direttamente e indirettamente coinvolte. Tutti noi, appartenenti al mondo del volontariato ne abbiamo beneficiato e ne traiamo tuttora spunti utilissimi. Questi successi indiscutibili non possono essere vanificati da pretesti del tutto inconsistenti, che evidenziano la volontà di arrestare quel progresso civile auspicato dalla stessa Costituzione e da tutta la legislazione in materia, nell’attribuire alla pena un significato riabilitativo, rispondente non solo a istanze di giustizia e di civiltà, ma anche all’interesse della società nel suo complesso.
Sono certo che la forza delle idee di progresso, dell’impegno costante e disinteressato prevarranno su questi attacchi immeritati, palesemente strumentali. Esprimo dunque a tutti voi la mia totale solidarietà e incoraggiamento a proseguire nel solco tracciato e sin qui vincente. Non conosco un modo migliore di operare dentro e fuori dal carcere.

 

Agnese Solero e Beppe Ceschi
Mi viene spontaneo affermare che la difesa delle attività presenti nella casa di reclusione di Padova è un investimento per tutti coloro che si sentono cittadini, per tutti coloro che credono nella possibilità dell’uomo di crescere, di cambiare, di misurarsi con l’altro da sé ma anche con sè stessi e con le proprie debolezze e fragilità. Tenere viva e fertile la comunicazione tra il “dentro” e il “fuori” per me significa investire  nell’umanità e in un mondo possibile. Non scoraggiamoci!.
Giulia Cella
Antonella Barone
Museo Veneto  del giocattolo di Padova
Centro Studi Ettore Luccini di Padova
Mario Breda, Mariastella Dal Pos
Avvocato Antonella Calcaterra
Mauro Feltini
Elisabetta d’Errico
Avvocato Barbara Lettieri
Avvocato Luca Mandro
Avvocato Felice Foresta, Referente Osservatorio Carcere Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora”
Alain Canzian
Avvocato Alessandro Magoni

 

Associazione Antigone Nazionale

 

Avvocato Michele Passione

Sono stato molte volte da Voi. Senza di Voi nulla sarebbe come prima. Aderisco all’appello.

 

Senatore Gianpiero Dalla Zuanna

Firmo volentieri l’appello, e se posso fare qualcosa per sostenervi, sono qui.
Angiola Gui

Ho firmato perchè in 12 anni di frequentazione, come docente partecipante al progetto per le scuole, posso testimoniare che la collaborazione con Ristretti Orizzoni è stata per me ed i miei studenti un dono prezioso, altamente formativo ed arricchente! Un messaggio efficace, perchè testimoniato con coerenza, di educazione civica alla legalità. Un aiuto esemplare alla comprensione della complessità carceraria, ignota ai più (anche a me stessa, prima di avvicinarmi a questa problematica realtà) così comunemente travisata dal nostro sentire comune, fortemente condizionato dai tanti stereotipi di cui siamo, spesso inconsapevolmente, sia vittime che artefici.

 

Maria Teresa Menotto, Associazione “Il granello di senape”

 

Lucio Simonato

 

Viviana Ballini

Sottoscrivo, con molta convinzione. è importantissimo il vostro lavoro, per tutti.

 

Marianita De Ambrogio, Padova

 

Miriam Vertes

Sono con voi!

 

Federica Rovellini

Con la presente si intende aderire all’appello da voi promosso. Con stima e solidarietà.

 

Maria Manuela Gigliotti, insegnante al Curiel.

 

Stefano Cappuccio

Dalla parte di chi con grandissimo impegno e intelligenza non comune, ha saputo dimostrare che nessuna vita é ormai già “scritta”, che capire di avere ancora “qualcosa da perdere” può ribaltare un destino apparentemente già segnato, che a dispetto di quanto può sembrarci ineluttabile, creare occasioni per far riflettere sulla propria vita, sui propri e altrui errori e sul dolore ricevuto ma sopratutto provocato, può rivelarsi cura miracolosa. Tutto ciò, persino per quegli uomini che, per primi, non scommetterebbero più sul loro cambiamento, rassegnati a diventare incarnandola, la colpa commessa. In qualità di insegnante, per anni Figura Strumentale per l’Educazione alla Legalità nel proprio istituto, penso di conoscere bene il lavoro di Ornella Favero e della redazione di Ristretti Orizzonti e fin dai primi incontri tra detenuti e allievi, a scuola e in carcere. Ho grande stima di lei e di chi, assieme a lei, ha saputo regalare il proprio tempo e il peggio del proprio passato, per stimolare nei ragazzi e nei loro docenti riflessioni altrimenti impossibili, dando a tutti un’occasione più unica che rara di emanciparsi dalle ignoranti scorciatoie che spesso famiglia, informazione e purtroppo a volte anche le istituzioni, suggeriscono.

Grande Lavoro quindi quello di Ristretti Orizzonti, senza alcun dubbio. Onorato di esservi amico.

 

Prof. Antonio Bincoletto, IIS “Concetto Marchesi”

Aderisco all’appello con questo contributo sul progetto scuole/carcere. Da quasi tre lustri partecipo con gli studenti della mia scuola al Progetto promosso dalla dott.ssa. Ornella Favero. So che in questo momento Ornella è bersaglio di critiche e velate accuse per il caso dell’ex Direttore del carcere Due Palazzi dott. Pirruccio. In una tale situazione di difficoltà e di messa in discussione del suo operato, sento di dover esprimere la mia solidarietà verso la dott.ssa Favero, una persona che da anni si sta impegnando a fondo e senza risparmio d’energie affinché nel carcere si attui il dettato costituzionale e specificamente quanto previsto dall’art. 27 riguardo alla funzione rieducativa della pena. Il percorso proposto da Ornella apre spazi effettivi per un possibile ravvedimento ed una rieducazione dei detenuti, i quali sono generalmente sottoposti a mera pena afflittiva, senza supporto né incoraggiamento significativo ad intraprendere una revisione critica del proprio passato. L’esperienza che grazie a questo progetto abbiamo fatto dal 2003 ad oggi nel liceo “Marchesi-Fusinato”, ha consentito a generazioni di giovani frequentanti il nostro istituto di confrontarsi con realtà dure quali quelle della tossicodipendenza, della marginalità sociale, dell’immigrazione, delle relazioni familiari difficili, delle tradizioni violente e vendicative presenti ìn alcune comunità, della pervasività delle organizzazioni criminali in certi contesti, dell’insuccesso che s’incontra nelle relazioni sociali e che talvolta diventa criminogeno, dell’indigenza o del desiderio di avere di più e velocemente, del familismo amorale, dell’incapacità di chiedere aiuto quando si è in difficoltà; tutto ciò lo si è incontrato attraverso il vivo e spesso sofferto racconto dei detenuti che intraprendono un percorso di revisione del proprio passato e che considerano l’incontro con gli studenti come una grandissima risorsa, in quanto raro momento di confronto e rispecchiamento effettivo con la società. Insomma, Ornella ha ideato e messo in atto un sistema di relazioni che consente una simultanea crescita di consapevolezza nei detenuti e negli studenti. L’ha fatto in forma volontaria e gratuita, con grande convinzione e con una dedizione totale, trovando una sponda attenta e sensibile nel direttore e in molti operatori del carcere. Non entro ovviamente nel merito delle circostanze che hanno provocato il procedimento giudiziario in atto nei confronti del dott. Pirruccio. Posso solo dire che, nelle situazioni in cui l’abbiamo incontrato (lezioni con gli studenti, visite e convegni in carcere, conferenza nell’ufficio stampa di Montecitorio), l’ex direttore ci è apparso persona aperta e disponibile al dialogo, nonché convinta che la pena della detenzione debba avere una funzione anche rieducativa e non meramente afflittiva.

Per quel che riguarda le ricadute scolastiche del progetto, a partire da riscontri oggettivi sui risultati ottenuti in questi 14 anni, posso affermare che si tratta di un’esperienza altamente formativa per quanto concerne sia l’educazione alla legalità, sia l’analisi critica dei fenomeni sociali e delle istituzioni, sia il superamento di visioni basate unicamente su preconcetti e stereotipi. Il successo formativo del progetto è confermato sia dall’interesse vivissimo dimostrato dagli studenti, sia dalle tante manifestazioni di apprezzamento giunte in questi anni dalle famiglie e dagli insegnanti che vi hanno partecipato, sia dalle indagini che abbiamo sistematicamente condotto sui risultati ottenuti alla fine del percorso. Un altro riscontro importante è rappresentato dall’alto numero di elaborati prodotti in questi anni dalle classi coinvolte, che hanno spesso ottenuto anche riconoscimenti esterni e premi nel concorso finale. Ma c’è un ulteriore fondamentale elemento che ci indica quanto sia importante questo progetto: vedere dei detenuti, talora considerati delinquenti incalliti ed irrecuperabili, mettersi prima a nudo di fronte a platee di giovani, giudici spesso inflessibili e spietati, e poi sentirli dichiarare che l’incontro con gli studenti è l’unica preziosa opportunità offerta loro per ripensare al male fatto e per confrontarsi con qualcuno su questo, tutto ciò fa capire quanto sia utile e coerente coi principi della nostra Costituzione il percorso avviato grazie al duro lavoro di Ornella. Ai ragazzi viene offerta la possibilità di crescere e, nel contempo, di contribuire attivamente all’applicazione di un principio costituzionale che altrimenti verrebbe largamente disatteso; ai detenuti si dà una delle pochissime opportunità di confronto col “mondo esterno”, indispensabile per avviare quel percorso di revisione che rappresenta il risultato ideale atteso dalla funzione rieducativa del carcere.

Sono certo che questa e nient’altro sia stata e sia la “stella polare ” che ha guidato Ornella in questa lunga, non facile e talvolta burrascosa navigazione. Posso solo ringraziarla per il suo grande lavoro e augurarmi che, al carcere come alla scuola, non venga tolto uno strumento tanto prezioso e collaudato di formazione e miglioramento sociale, ma che, anzi, esso venga diffuso a livelli sempre più ampi, quale esempio di buona pratica per una società sana e democratica, in grado sia di prevenire i reati educando i giovani alla legalità e alla cittadinanza, sia di offrire una possibilità di cambiamento anche a chi sbaglia.

 

Stefano Carnoli

Io ho compiuto quel percorso, aiutato da ogni persona che quotidianamente si adopera per far sì che dal dentro al fuori si trovi la concreta possibilità di una vita sociale normale. Oggi ho un buon lavoro e uno sguardo ottimista verso il futuro. Non fate che dal dentro al fuori ci sia solo un sacco nero pieno del nulla più assoluto.

 

Maurizio Mazzi, Presidente della Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia del Veneto

Aderisco all’appello e invito le Associazioni a aderire individualmente

 

Luisa Mazzone

 

Giuditta Boscagli

Io superfirmo e condivido la petizione: la mia famiglia è nata grazie al lavoro e all’umanità che in quel carcere hanno trovato la possibilità di attecchire e spesso fiorire, tanto per i detenuti quanto per gli operatori.

 

Anna Rossetto

Viene offesa una vasta categoria di lavoratori che silenziosamente si occupano di “Diffondere la speranza”. Questo è il mio mestiere da molto tempo.? Non c’è istituto in Italia più umano della casa di reclusione di Padova. Sono allibita dalle manifestazioni di ignoranza di alcuni media.

 

Serafina Tavella

Stimo moltissimo il grande, encomiabile lavoro che tutti i responsabili fanno nei confronti dei carcerati! Ho visto questi uomini davvero cambiati e sereni, dove li trovate delle persone così? Perché si attacca il bene?

 

Benedetta Scandola

Io firmo! Officina Giotto e il sistema Padova sono un sistema d’eccellenza; quanto si sta facendo contro di loro è la consueta macchina del fango, che colpisce lì dove la serietà e la rettitudine portano frutti?

 

Nunzio Puccio

Io firmo e confermo. Il lavoro fatto in questi anni ha creato delle eccellenze professionali e produttive ma soprattutto umane che sarebbe un crimine mettere a repentaglio.

 

Marco Ferrero

Troppo spesso le scelte politiche sono dettate dalla preoccupazione di assecondare un elettorato superficiale e qualunquista.

 

Stefano Scherini

L’anno scorso, nel 2016, siamo stati ospiti del carcere di Padova e di Officina Giotto con lo spettacolo “The Merchant in Venice”, della Compagnia dè Colombari. Abbiamo ricevuto un’accoglienza splendida, abbiamo trovato un luogo straordinario per senso civile ed umano. Sottoscrivo l’appello e mi auguro che le istituzioni sostengano sempre più il vostro splendido lavoro e modello penitenziario.

 

Edoardo Acerenza

Sono ex manutentore e ho conosciuto tanti ragazzi magnifici. Ho una grande stima x tutti come loro l’anno per me. Alcuni li trovo fuori e tutti si sono fatti un futuro e una famiglia!?

 

Ennio Favarato

Se aveste visto la luce negli occhi delle persone che lavorano con passione in un cammino di redenzione, come ho avuto la fortuna io di vedere, non avreste il minimo dubbio nel sottoscrivere un milione di volte questo appello.

 

Gisella Barbiani

Pieno sostegno a un’opera meritoria svolta da un rete di realtà del terzo settore, esempio raro nel panorama delle carceri italiane, a cui ispirarsi per estenderla in altri istituti.

 

Edoardo Gerbaudo

Chi ci entra sa che “dentro” ci sono un sacco di cose che “fuori” troppi neanche immaginano. Solidarietà totale a chi le porta “fuori” per sconfiggere il qualunquismo.

 

Massimo Mogno

Consapevole del serio lavoro svolto, auguro un sempre maggior successo e aderisco pienamente alla sottoscrizione.

 

Maz Dani

Io vi appoggio sempre. Il vs lavoro è la base per ripartire. Ci credo moltissimo.

 

Antonuzzo Angelo

Concordo pianamente a firmare anche se virtualmente e auguri di una nuova riuscita al progetto.

 

Paolo Bolchi

Ho moltissima stima per quello che avete fatto negli anni a favore di tanti uomini che ho avuto anche la fortuna di conoscere. Aderisco con convinzione all’appello ed alla sottoscrizione.

 

Franco Scali

Parola d’ordine “Resilienza”. Non mollare mai! (ma perché i circoli virtuosi sono sempre sotto attacco? Anziché provare l’emulazione).

 

Daut Dinja

Siete grandi, andate avanti. Un abbraccio a tutti gli amici. Tanti saluti dall’Albania.

 

Rosa Giacomo Consiglio

 

Maria Teresa Pandolfi

Io firmo, avanti

 

Michele Boscolo Sassariolo

Aderisco e condivido il post

 

Alice Cavallaro

Aderisco e condivido con piacere!

 

Romina Sossai

Aderisco!

 

Stefania De Paolis

Condivido

 

Kay Pasero

 

Metella Federica Biagioni

Aderisco e condivido

 

Barbara Buono

Pieno sostegno a tutti voi e al grande lavoro che fate ogni giorno… Firmo e condivido

 

Graziella Teseo

Siete tutti bravissimi. Vi ammiro e stimo tanto

 

Miria Spada

Firmo e condivido

 

Enrico Rancan

Aderisco e condivido! Sono con voi!

 

Andrea Demozzi, Trento

Assolutamente da sostenere. Forza Nicola Boscoletto, forza tutti, noi ci siamo

 

Michelangelo Menna, Perugia

Aderisco, #officinagiotto un esempio per tutti!

 

Marta Cecchinato, Padova

Non capisco con quali motivazioni si voglia tornare al passato, se i dati confermano la positività del “modello carcere di Padova”, a partire dalla Officina Giotto, fiore all’occhiello di Padova e che dovrebbe essere preso ad esempio a livello nazionale. Cerchiamo di resistere a questi attacchi insidiosi, sperando che le azioni positive abbiano il sopravvento! Forza!

 

Maria Di Fusco, Napoli

Ho avuto la Grazia di conoscere il Sig.. Nicola Boscoletto dentro al Due Palazzi. Mio figlio detenuto da 16 anni in diversi carceri italiane, con esperienze devastanti spogliati di di ogni identità trattati senza un briciolo di umanità facendo salti mortali per poter mantenere mio figlio con almeno il necessario per il suo fabbisogno giornaliero Un giorno si arriva a Padova e tutto cambia, c’è NicolaBoscoletto con le officine Giotto che da lavoro a mio figlio , ci sono metodi umani di perquisizioni da parte della Polizia Penitenziaria , c’è Ristretti Orizzonti con a capo Ornella Favero che ci hanno tirato fuori da un baratro buio dove ogni forma di dignità non era più neanche nei sogni , che dire poi del Volontariato con persone meravigliose che si adoperano x noi detenuti e famiglie con umana determinazione per ridare dignità e Speranze a noi tutti. Firmo è aderisco 1000 mille volte perché tutto questo non finisce perché Nicola Boscoletto con Ornella Favero non diventi un ricordo di persone incontrate in un carcere dove la Dignità umana di un detenuto conta.

 

Valeria Bonomi, Milano

Grazie a te Nicola Boscoletto, ho sempre sostenuto che bisognerebbe investire per replicare il modello del carcere di Padova e continuerò a farlo! Forza.

 

Jole Vanoni, Varese

Aderisco più che volentieri! Il modello Padova, a mio avviso, è un modello da esportare in tutte le carceri per il recupero di chi nella vita ha sbagliato. è giusto dare a queste persone un’altra possibilità!

 

Marcella Clara Reni

Aderisco con convinzione a nome mio personale e dell’Associazione Prison Fellowship Italia Onlus che mi onoro di presiedere.

 

Francesco Toniutti, Milano

Aderisco, per un modo nuovo di vivere la rieducazione.

 

Silvia Guidi, Roma.

Anch’io, Nicola. Se posso essere utile ci sono. Keep on fighting!

 

Cecilia Marangoni, Padova

Non posso non aderire… questi ragazzi hanno sbagliato, ma nessuno può dire con certezza “io non lo avrei mai fatto” e quindi nessuno può permettersi di togliere loro la possibilità di cambiare la loro storia! In tante occasione mi hanno dato di più loro che le persone “per bene” che incontro tutti i giorni!

 

Corrado Rizzi, Abbiategrasso

Aderisco; uno spazio di umanità in un luogo impensabile non può essere mortificato. Forza Officina Giotto!

 

Camillo Rossi. Cremona.

Aderisco!

 

Federico Samaden. Pergine TN

Il sottoscritto e tutti i ragazzi e il personale e i docenti dell’istituto alberghiero sono con voi!! Forza e coraggio, non mollate!!

Silvia Vianello. Chioggia VE. Hai tutta la mia solidarietà. Ho avuto l’onore, grazie a Nicola, di visitare il carcere e tutte le attività all’interno. Un grande laboratorio frutto di sacrificio, passione, grandissima dedizione e spirito di carità.

 

Maria Olga Mezzena. Trento

Aderisco.

 

Jacopo Sabatiello, Belo Horizonte, Brasile

Aderisco.

 

Serena Mancuso. Venezia

Ho visto il carcere di padova un anno fa, in occasione dello spettacolo “The marchant in Venice”, per il quale suonavo. Sono rimasta molto colpita positivamente dalle possibilità di recupero che vengono date ai detenuti, è stata un’esperienza indimenticabile vedere quello che siete riusciti a fare voi ed i detenuti insieme. Un grandissimo esempio di umanità e civiltà! Vi auguro davvero di poter continuare cosi’. una grande emozione vedervi all’opera, bravissimi!

 

Maria Clemenza Berti, Genova

Aderisco e condivido.

 

Albino Dal Bianco

Sembra incredibile che dopo aver chiuso le cucine e non aver avuto il coraggio di ammettere la cazzata fatta voglio anche demolire l’unica esperienza vera, preziosa e sopratutto educativa che si trova all’interno di un carcere. Ma la vera domanda e da dove viene tutto questo malessere verso chi ha sacrificato tempo e soldi per ricoprire un ruolo che spetterebbe allo stato? Sapete quante famiglie vanno avanti con l’aiuto economico che riescono a dare i detenuti ai loro cari lavorando. Non arrendiamoci ma stiamo vicini alla Giotto nel far comprendere l’importanza di aiutare chi vive dentro un carcere sia che egli sia guardia oppure delinquente. Io ho vissuto 8 anni dentro il due palazzi e ho visto la differenza tra essere un detenuto con un numero di matricola ed essere un detenuto valorizzato come persona. Io ci sono per qualsiasi iniziativa vogliate prendere. E potrei riempire pagine pagine pagine di bene che ho ricevuto dall’esperienza educativa che ho ricevuto all’interno del carcere e che mi sta aiutando nella vita di tutti i giorni.

 

Pietro Milazzo, Padova

Come al solito le cose che funzionano si devono demolire. Tenete duro.

 

Carlo Grignani. Belgioioso

Aderisco convintamente all’esperienza del carcere di Padova! Una speranza per molti.

 

Donatella Tonello, Torino

Siete l’esempio che traccia un metodo, da estendere. Bisogna ottenere che la vostra opera, ottenga visibilita’ e sostegno. Grazie per quello che fate!

 

Maria Acqua Simi, Cremona

Da giornalista, raramente ho visto una realtà così ricca di umanità. Non mollate.

 

Monica Mondo, Roma

La realtà del carcere di Padova è unica, umanissima, speciale. Conoscervi è stato un respiro di grazia libertà e giustizia vera. Qualsiasi cosa per sostenervi.

 

Eugenio Andreatta, Padova

Considero un privilegio aver potuto raccontare per anni cosa succede nella casa di reclusione di Padova. Si potrebbe descrivere in tanti modi, un piccolo esempio di sussidiarietà realizzata, un angolo di operoso Nordest dietro le sbarre, una speranza per chi è dentro e un esempio per chi sta fuori. E anche un modo per spendere bene i nostri soldi. Con tutti i limiti che vogliamo, ci mancherebbe. Ma una storia che non ci si stanca di raccontare. Grazie ragazzi un abbraccio.

 

Maria Luisa Manzi, Bergamo

Ci vorrebbero tante esperienze come Padova!

 

Elisa Mapelli, Villa Santa

Aderisco e condivido! Forza ragazzi!

 

Daniele Lugaresi, Bologna

Aderisco per risultati che questa esperienza ha prodotto.

 

Monica Boscato, Isola Vicentina

#iostoconofficinagiotto #iostoconristrettiorrizzonti #iostoconduepalazzi. Non mollate.

 

Romano Lovison, Padova

Padova è un esempio da imitare, nel recupero delle persone per reinserirle, nel miglior modo possibile, nella società civile. Valorizziamo ulteriormente questo patrimonio!

 

Santini Mongardini, Roma

Aderisco perché ho avuto occasione negli anni di conoscere e apprezzare l’esperienza.

 

Giuditta Boscagli, Lecco

Io superfirmo e condivido la petizione: la mia famiglia è nata grazie al lavoro e all’umanità che in quel carcere hanno trovato la possibilità di attecchire e spesso fiorire, tanto per i detenuti quanto per gli operatori.

 

Gianfrancesco Carpenzano, Padova

Quello che è stato creato nel carcere di Padova, la “Officina Giotto” è, secondo me, uno dei più bei progetti mai creati prima! Bisogna prenderlo come esempio!

 

Maurizio Perfetti, Roma

“Bonum sui diffusivum” si diceva una volta, anche se le cosiddette “istituzioni” sono sorde per lo piu’ e ciucciani soldi e le migliori energie dei buoni e volenterosi… Non mollare, non mollate! anche quando il vento e le correnti (ops!) sembrano contro. Chi ha forza rema sempre “sperando contro ogni speranza”. la verita’ rende liberi (è detto e “scritto”).

 

Letizia Bellini, Padova

Condivido e appoggio xche anch’io ho visto il grande lavoro e l’umanità con cui si prestano i lavoratori per dare una seconda opportunità a chi ha sbagliato attraverso questi laboratori meravigliosi.

 

Emanuela Schiavon, Chioggia

Aderisco condividendo il post sperando che i progetti virtuosi come quello della Coop Giotto possano continuare ad esistere.

 

Cristina Boscolo, Padova

Condivido sicuramente… ho conosciuto delle persone che avendo avuto una seconda possibilità sono veramente cambiate… grazie di cuore per quello che fate!

 

Antonmariano Varotto, Paraguay

Conoscendo in prima persona la realtà del carcere di Padova ed il Valore educativo e civile delle attività a favore dei detenuti ivi svolte, appoggio pienamente l’Appello!

 

Maria Elena Castelli, Alatri

Aderisco. Ho sempre sostenuto che il modello del carcere di Padova dovesse essere utilizzato ovunque. Purtroppo il mondo intero è sotto attacco. Ma le tenebre non prevarranno.

 

Michele Boscolo Sassariolo, Chioggia VE

Aderisco condividendo il post. Un caro saluto.

 

Anna Pedrazzini, Albania

Conosco di persona quello che è nato in quel carcere e non posso che sostenerti, ringraziarti per quello che sei stato in grado di costruire. Grazie alla Giotto che è fatta di tante PERSONE. Un abbraccio grande uomo.

 

Flavio Foietta, Forlì.

Ho visto e toccato con mano la speranza che la coop Giotto regala a molti reclusi a Padova. Ognuno di loro è una persona e non solo la misericordia ma anche la nostra Costituzione ce lo ricorda. Per recuperare una persona alla vita civile sono necessarie strutture adeguate che credono nell uomo e ne hanno le capacità e le possibilità. La struttura pubblica di per se giusta non è in grado però di recuperare l anima del recluso e portarlo alla sua “redenzione “. Ci vuole un rapporto umano e personale che nulla ha a che fare con le fredde leggi regolamenti direttive ecc ecc, le sole che lo Stato può emanare. Grazie alla Giotto e grazie a Boscoletto!

 

Andrea Moro, Padova

Nicola, aderisco e credo che “il modelo carcere Padova” sia da prendere d’esempio per un reale recupero delle persone recluse e una riduzione significariva della recidività. In un momento in vui vanno di moda “i mal di pancia populistici” dobbiamo gestire i singoli ed isolati episodi e atteneci ai numeri e ai risultati ottenuti in questi 30 anni.

 

Gioiella Di Felice, Padova.

Aderisco condividendo le attività svolte al Due Palazzi come una seconda possibilità offerta a coloro che, pur avendo sbagliato vogliono cambiare le loro vite.

 

Davide Fiorotto e Laura Zanchin

Condividiamo e firmiamo l’appello di Ristretti Orizzonti augurando a tutti voi di poter continuare a lavorare serenamente per un carcere sempre più “aperto”. Avete la nostra ammirazione per i progetti che in tanti anni hanno prodotto cultura, lavoro e sana comunità. Vi sosteniamo.

 

Avvocato Adriana Vignoni

Aderisco con la presente all’appello per salvare e promuovere il lavoro svolto nella casa di reclusione Due Palazzi.

 

Avvocato Crotti Maria Luisa

Non torniamo al passato, avanti con l’esperienza del carcere Due Palazzi di Padova.

 

Giovanni Todesco, archivista

Sottoscrivo l’appello ed esprimo tutta la mia solidarietà e partecipazione per questa giusta lotta

 

Avvocato Stefania Amato

Con questa mail intendo sottoscrivere il Vostro “appello alla società civile, alle associazioni e agli enti pubblici e privati del territorio, alle singole persone che da tantissimi anni hanno avuto modo di conoscere il buon funzionamento della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova”. Vorrei che il Vostro lavoro potesse proseguire al meglio, per molti anni ancora.

 

Avvocato Christian Cerniglia

 

Avvocato Roberto Lancellotti

Avvocato Carmelo Passanisi

 

Carla Chiappini e la redazione di Ristretti del carcere di Parma aderiscono all’appello

Proprio ieri nel carcere milanese di Opera un detenuto di Alta Sicurezza mi ha detto: – Per noi l’esperienza di Padova è una luce, una speranza!. Ma a volte tutto sembra così fragile. Noi amiamo e difendiamo la storia di Ristretti e dell’istituto Due Palazzi.

 

Enrico Ferri, giornalista della sezione veneta di Articolo 21

Carissimi, aderisco volentieri all’ appello sul carcere Due Palazzi

 

Avvocato Monica Barbara Gambirasio

 

Rosa Maria Puca. Insegnante del Carcere

 

Tommaso Bisoffi – capo scout, studente di giurisprudenza, cittadino attivo

Vorrei aderire al vostro appello: Casa di reclusione è patrimonio comune. Grazie per il vostro lavoro!

 

Cecilia Mussini, Monaco di Baviera

Con la presente desidero aggiungere il mio nome all’appello per Ristretti Orizzonti.

 

Teresa Bellini

 

Avvocato Marzia Bellodi

Nella mia qualità di avvocato iscritta alla Camera Penale Veneziana, sottoscrivo l’appello per salvare e promuovere il lavoro svolto nella casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova.

 

Piero Ruzzante, Consigliere regionale Veneto Articolo UNO-MDP

Sottoscrivo totalmente l’appello!

 

Mariella Orsi, Firenze

 

Maurizio Marinaro

 

Elena Fanton

Condivido l’appello. Grazie per rendere la vita in carcere più umana e anche padova una città migliore.

 

Maurizio Ulliana, Associazione “Amissi delle api”

 

Avvocato Aurora d’Agostino, Padova

 

Davide Tramarin

 

Cesare Burdese, Architetto

A proposito dell’Appello per la Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova, conseguente all’attacco del sistema “carcere Padova” nella sua totalità, (…) in maniera poco chiara e incomprensibile, appare di primo acchito ingiustificata la contesa. Da una parte il lavoro decennale di quanti hanno dato concretezza alle istanze costituzionali e della Riforma dell’Ordinamento penitenziario, dall’altra l’Amministrazione penitenziaria che questa concretezza sembrerebbe viverla come una invasione del suo territorio.

Allarma il fatto che questa vicenda, che ritengo comunque emblematica della schizzofrenia che soffre da decenni la realtà amministrativa penitenziaria, non sia affrontata nelle sedi opportune, per addivenire ad un chiarimento che consenta di superare ed andare avanti con più impegno e risultati ulteriori. Ma forse questo non è che l’inutile e fallace pensiero di un ingenuo architetto che da oltre trentanni è impegnato a tradurre in muri quei principi di umanità e riscatto che pochi volenterosi, nella Casa di Reclusione “Due Palazzi” e in altri carceri, hanno saputo e sanno concretizzare con lavoro vero. Tutta la mia solidarietà dunque a tutti loro.

 

Avvocato Annamaria Alborghetti, referente carcere Camera Penale Padova

 

Silvia Guido

Scrivo per sottoscrivere l’appello per salvare e promuovere il lavoro svolto nella casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova. Perché non si può ostacolare un esperimento di successo, perché per fortuna non si tratta più di un esperimento ma di una realtà solida e di esempio per tutti, perché tanti anni fa ho toccato con mano la bellezza e la forza e la “testardaggine” della vostra esperienza e mi siete rimasti nel cuore. Vi auguro tutto il meglio.

 

Avvocato Barbara De Biasi, Venezia

 

Avvocato Marianna Negro, Venezia

 

Avvocato Azzurra Tatti

Quale membro del Direttivo della Camera Penale di Pistoia e responsabile del relativo Osservatorio Carcere, a nome di tutti gli iscritti della Camera Penale di Pistoia esprimo tutta la mia solidarietà e supporto per le ragioni degli operatori del carcere “Due Palazzi”, nella consapevolezza di quanto sia ogni giorno più difficile, in tempi di crisi e di sovraffollamento, realizzare l’obbiettivo costituzionalmente previsto di un carcere che rieduchi i soggetti aiutandoli a camminare con le loro gambe evitando così ricadute. La concretizzazione di questo obbiettivo passa attraverso il lavoro, spesso purtroppo sconosciuto ai più, degli operatori dei carceri, il cui impegno quotidiano merita di essere sorretto.

 

Avvocato Francesca Ricciardi, Venezia

 

Angiola Gui, docente presso IIS Marchesi-Padova

In 12 anni di frequentazione, come docente partecipante al progetto per le scuole, posso testimoniare che la collaborazione con Ristretti Orizzonti è stata per me ed i miei studenti un dono prezioso, altamente formativo ed arricchente! Un messaggio efficace, perchè testimoniato con coerenza, di educazione civica alla legalità. Un aiuto esemplare alla comprensione della complessità carceraria, ignota ai più (anche a me stessa, prima di avvicinarmi a questa problematica realtà) così comunemente travisata dal nostro sentire comune, fortemente condizionato dai tanti stereotipi di cui siamo, spesso inconsapevolmente, sia vittime che artefici.

 

Federica Zanetti, funzionario di Servizio Sociale UIEPE Firenze

Vorrei sottoscrivere l’appello per salvare il carcere in oggetto ed il meraviglioso lavoro che operatori istituzionali, cooperative e volontari unitamente ai detenuti hanno svolto e continuano a svolgere con lungimiranza, passione e… cuore!

 

Nila Corrain

Desidero firmare l’appello per la Casa di Reclusione “Due Palazzi” in quanto, in qualità di insegnante ho creduto fortemente in uno dei Progetti che hanno contribuito a rendere me e i miei allievi consapevoli di una realtà che merita di essere conosciuta e che può essere di stimolo a riflessioni meno banali e meno ovvie del sentire comune.

 

Patrizia Ciardiello

Sottoscrivo l’Appello alla società civile, alle associazioni e agli enti pubblici e privati del territorio, alle singole persone che da tantissimi anni hanno avuto modo di conoscere il buon funzionamento della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova.

 

Cristian Ferrari, Camera del lavoro della Cigl di Padova, segretario confederale

 

Enrico Ciligot, Fp-Cigl di Padova, segretario

 

Luigi Pagano

Cara Ornella, ritengo che un carcere impermeabile all’esterno sia contrario all’Ordinamento penitenziario (art. 17) che, giustamente, secondo logica, ritiene la partecipazione dei cittadini, delle istituzioni , delle associazioni pubbliche e private all’azione rieducativa un elemento fondamentale se si vuole percorrere la difficile, impervia strada che porta al reinserimento sociale del detenuto (e quindi a un investimento in termini di reale sicurezza sociale).

Un carcere chiuso al confronto si pone in netta antitesi con un percorso del genere e lo porta a divenire, per paradosso, esso stesso uno dei più potenti fattori criminogenetici.

Di certo un sistema “aperto” non è esente da rischi, ciò è indubitabile , ma i risultati che determina una scelta del genere alla fine, secondo la mia esperienza, li compensa abbondantemente.

E, poi, come disse qualcuno molto più autorevole di me “..come uomini il rischio ci appartiene, non ci è dato di escluderlo dalla nostra vita…forse non dovremmo farlo anche se potessimo, perché l’unico rischio che non possiamo correre è quello di non correre mai rischi..”. Per questi motivi ritengo coerente con i valori a cui mi sono sempre ispirato sottoscrivere il vostro appello.

 

Giorgio Mainoldi, Presidente della Coop. Soc. Onlus “Il Cerchio” di Venezia

Spett.le Cooperativa AltraCittà, la presente per ricordare i buoni e proficui rapporti che la Cooperativa “Il Cerchio” e l’Associazione di Volontariato “Il Granello di Senape” di Padova hanno sempre intrattenuto con le organizzazioni che affrontano il difficile tema della cooperazione all’interno delle mura del Carcere patavino, in modo particolare con la Vs. Cooperativa.

Il Granello muove i suoi primi passi nella Casa Reclusione per Donne di Venezia, alla Giudecca, luogo dove – qualche anno più tardi – nasce anche Il Cerchio: il primo Comitato di Redazione, allora presieduto dalla prof.ssa Ornella Favero, è stato il primo motore che ha portato alla costituzione della nostra Cooperativa. Da sempre, entrambe le associazioni sono spinte dalla convinzione che solamente un percorso di inserimento attraverso il lavoro possa realmente costituire un’opportunità per il reinserimento nella società per i detenuti; e le già ottime statistiche in proposito non rendono ancora adeguatamente l’idea di quanto importanti siano i percorsi di reinserimento che realtà come le nostre Cooperativa si impegnano a fornire. Siamo assolutamente convinti che il l’esperienza maturata nelle carceri di tutt’Italia sia un patrimonio pubblico, un patrimonio di tutta la società civile. Cordialmente.

 

Martina Cattani

Ho conosciuto la realtà del carcere di Padova ormai da qualche anno e ho partecipato a due convegni organizzati da ristretti orizzonti. Ho potuto vedere con i miei occhi l’importanza del lavoro di ristretti orizzonti, fondamentale per i detenuti, ma anche e soprattutto per la società all’esterno; per chi come me, prima di conoscere Ristretti Orizzonti, non sapeva quasi nulla di carcere e nemmeno si poneva il problema. Alla giornata di studi ho portato due familiari (completamente estranei al mondo del carcere) che in quella sede hanno messo in gioco le loro convinzioni e hanno iniziato a riflettere seriamente e in maniera critica sul mondo del carcere e dei reati. Per loro e per me è stata un’esperienza forte di conoscenza e riflessione di un mondo che vuole essere spesso accantonato e che l’informazione continua a infamare e infangare, alimentando un odio che ha già basi profonde e che si basa spesso sul detto “occhio per occhio, dente per dente, oppure hai sbagliato ora marcisci”. Insomma per tutto questo sono fermamente convinta che ristretti orizzonti debba continuare il suo prezioso lavoro si informazione e sensibilizzazione, per noi del mondo al di fuori che ci sentiamo (falsamente) immuni ai reati, per gli studenti e per questa società che ne ha estremo bisogno (e che a me fa sempre più paura).

 

Giuristi Democratici di Padova, Sezione Giorgio Ambrosoli

 

Progetto Jonathan di Vicenza

 

Avvocato Chiara Zanotti

 

Elisabetta Cimini

 

Camera Penale di Milano, Consiglio Direttivo:

Avvocato Monica Barbara Gambirasio

Avvocato Ettore Traini

Avvocato Andrea Soliani

Avvocato Valentina Alberta

Avvocato Isabella Cacciari

Avvocato Emanuele De Paola

Avvocato Stefania Farnetani

Avvocato Alberto Longo

Avvocato Manuel Sarno

 

Andrea Alessi

Firmo volentieri l’appello. Non voglio credere che si possano mettere in discussione i percorsi educativi e riabilitativi attivi nel carcere 2 Palazzi. Mi sembra venga meno proprio la funzione “costituzionale” del carcere. In particolare ritengo che il mettere in discussione il progetto scuola/carcere, attivo da molti anni, sia un attacco anche alla scuola e al suo valore educativo, culturale e sociale di cui ci si deve sentire tutti responsabili. Molte sono le testimonianze da parte degli studenti del valore indelebile che ha lasciato quest’ esperienza nel loro cammino formativo.

 

Annamaria Crispino

Desidero esprimere il mio sostegno e la mia stima alla dott.ssa Ornella Favero e a tutta la redazione di “Ristretti Orizzonti”

 

Prof. Arch. Marella Santangelo, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Sottoscrivo l’appello a nome mio e di tutto il gruppo di docenti del Dipartimento di architettura dell’Università di Napoli Federico II che lavora per i luoghi della detenzione. La mia esperienza di lavoro nella Casa di reclusione Due Palazzi di Padova è stata straordinaria, abbiamo conosciuto una realtà e delle persone eccezionali.

 

I volontari del Blog Dentro e Fuori

Firmiamo e invitiamo a firmare l’appello per salvare e promuovere il lavoro svolto nella casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova. Crediamo che l’idea “del carcere come patrimonio collettivo e come parte integrante della società stessa” concretizzata nel lavoro portato avanti in tutti questi anni dagli operatori e dai volontari di Padova abbia restituito valore, senso e dignità a chi lo vive il carcere.

Noi volontari del Blog Dentro e Fuori condividiamo questo appello e questo principio anche nelle nostre attività e nei nostri progetti. Perchè rendere il carcere trasparente, farlo conoscere, raccontarlo, decostruirlo per ripensarlo, cambiarlo dovrebbe essere punto di partenza e lavoro costante per tutti gli operatori e per tutti i volontari che interagiscono con il sistema carcere.

Luisa Desinano

Aderisco all’appello per sostenere la redazione di Ristretti Orizzonti e la sua fondamentale attività nel carcere di Padova

 

Francesco Pulpito

Concordo e sostengo appieno il vostro appello. Ho avuto l’occasione di partecipare a un paio di giornate di studi che avete organizzato: altissima professionalità e grandissima umanità da parte di tutti. Siete un esempio.

 

Anna Speranza

Per un carcere in linea con la Costituzione, firmo l’appello per “Ristretti Orizzonti”

Barbara Gobbo, Padova. Aderisco all’appello a vostro favore e testimonio che anche i miei colleghi e allievi del Liceo Artistico Modigliani hanno potuto “toccare con mano” quanto di BENE CIVICO e SPIRITUALE riuscite a realizzare.

 

Anna Barzon

Sottoscrivo l’appello per la Casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova.

 

Maura Gola. Mantova

Condivido pienamente quanto scritto dal Provveditore Luigi Pagano. Vi sono vicina per una società conscia del valore della rieducazione e del recupero dell’uomo.

 

Chiara Boscolo Bomba. Padova

Per la stima che ho per voi, per la vs attività e per quello che è nato in qs anni, firmo e condivido! Ciao e buon lavoro!

 

Anne Cosh. Piana Battolla – Liguria

Tutta la mia solidarietà e stima ad un carcere ed una cooperativa che si prodigano in modo esemplare per dare una dignità e possibilità di un futuro a delle persone che hanno sbagliate ma che si possono ridimere.

 

Elisa Greci. Ponte Taro – Emilia Romagna

Un’iniziativa che deve assolutamente continuare e “contagiare” altre numerose realtà. Siete un esempio per tutti e i vostri prodotti sono di ottima qualità.

 

Marco Boato. Trento

Condivido pienamente e sottoscrivo l’appello

 

Giusi Camillò. Milazzo

Il carcere ” Due Palazzi” e’ un esempio per tutti. Bisogna sostenerlo.

 

Meri Lina Spadatratta. Napoli

Grazie al carcere di Padova mio figlio Marco ha imparato tanto altrimenti non poteva cambiare. Mio figlio ha fatto il corso di pasticcirere ed aiuto cuoco. Dopo 12 anni di carcere mio figlio lavora perché e stato seguito ed aiutato anche dopo il carcere. Forse perchè tutgrazie a tante brave persone che lavorano all’interno della struttura del carcere due palazzi. Non gli anno fatto pesare i 12 anni di carcere ma le cose buone che nessuno le osserva. Grazie Nicola Boscoletto. Forse a qualcuno dispiace che voi salvate i detenuti.

 

Anna Masellis. Genova

Sostengo la vostra iniziativa, magari ce ne fossero così. Bravi!

 

Rita Donati. Lugo

Sostengo la vostra iniziativa e compro i vs ottimi prodotti.

 

Elisabetta Maso. Castana – Veneto.

Siete DAVVERO fantastici!!! I prodotti sono ottimi!

 

Annalisa Faoro. Belluno

Sostengo la Vs. Iniziativa, e penso che di carceri così ce ne dovrebbero essere altri. I prodotti che acquisto, ottimi, fanno anche bene all’anima.

 

Caterina Ostellari. Padova

Tutta la mia stima e solidarietà a chi da ormai tantissimi anni si impegna per la società in tutte le sue sfaccettature, anche quelle che non vorremmo esistessero.

 

Narciso Girotto. Chioggia

Non si può distruggere un modello vincente e funzionante per sostituirlo con cosa? Forza Nicola siamo con te!

 

Tommaso Krivicic. Padova

Aderisco e condivido.

 

Donata Molla. Inveruno

Aderisco convitamente alla esperienza del carcere di PADOVA, UNA SPERANZA PER TUTTI ! Forza sono orgogliosa di conoscerti Nicola, un abbraccio.

 

Giuliano Pisani. Padova

Ho visto nascere questa esperienza e l’ho aiutata sempre per quanto nelle mie possibilità. Un’esperienza di grande positività e di straordinaria umanità. Un modello da imitare!

 

Anna Zof. San Giuliano Milanese

Officina Giotto un esempio unico di condivisione del bisogno e testimonianza di umanità x tutti noi!!! Avete tutto il mio sostegno…Aderisco! Ciao Nicola ti siamo vicini

 

Enrica Bovary Morandi. Bologna

Assolutamente si!

 

Maura Gola. Mantova

Siamo in molti a comprendere l’importanza di quello che hai creato Nicola, a disposizione per aiutarti! Nel ricordare tutto quanto hai costruito credendo nella rieducazione e riconciliazione con la vita ti sono vicina! a te e ai ragazzi dei 2 Palazzi. Ciao

 

Roberto Biazzi. Monza

Nicola, io ci sono!

 

Karin Coonrod, Ned Eisemberg, Paul Spera, Elena Pellone, Michelle Uranowitz, Nerina Cocchi, Andrea Messana, Michele Guidi, Enrico Zagni, Hunter Perske, Linda Powell, Sorab Wadia, da New York

Una esperienza indimenticabile l’anno scorso nel carcere di Padova… e nel mese di settembre andremo in carcere nello stato di New York.

 

Luca Faggian. Padova.

Conosco bene la realtà del 2 Palazzi, ci ho lavorato/collaborato x 5 anni. Esperienza UNICA di grande umanità! Un modello da duplicare su tutte le carceri italiane (ma non solo…). il call center, la pasticceria, ma tutti i reparti.. un esperienza di dignità ed umanità da estendere ed esportare! E poi funziona! I dati sulla recidiva lo testimoniano… Tenete duro… Nemmeno con la ragione ha senso demolire quanto fatto finora!

 

Piero Ruzzante

Sottoscrivo come consigliere regionale Articolo UNO-MDP. Padova-Veneto.

 

Giovanna Carnovalini. Padova.

Che triste, sarebbe disumano!! Forza ragazzi.

 

Carlotta Carla Perini

Sono più dignitosi di tante persone che sono fuori che… sono poco affidabili… umanità anche x loro.

 

Massimo Mello.

Gli ultimi dieci anni della mia condanna li ho trascorsi a Padova (via due palazzi, 35). Quando sono arrivato li, ho conosciuto il Dott. Nicola Boscoletto, Tino e man mano tutte le persone della cooperativa Giotto. in quella struttura ho riscoperto il valore della parola “Famiglia”, mi hanno dato un lavoro, la possibilità di guadagnarmi da vivere, ma soprattutto di dare sostegno alla mia famiglia, inviandole il denaro guadagnato. Mi hanno fatto rinascere, perché sentivo in loro quel calore che solo la famiglia ti può dare,dandoti quella forza ad andare avanti senza mai perdere la speranza. Con il lavoro mi hanno ridato quei valori e la dignità che ognuno di noi si conquista col sudore della fronte. Oggi Grazie a loro ho un mestiere che mi da da vivere e mi fa guardare sempre avanti dando il vero senso della vita: lavorare onestamente e godersi il calore della famiglia. Grazie di cuore Nicola ,Grazie anche a te Tino per aver creduto fermamente in me, e ringrazio tutte le persone della Giotto. Spero e mi auguro che vi lascino continuare la missione che avete intrapreso nel DUE PALAZZI di Padova, donando alla società persone nuove uscite dall’oscurità nel commettere reati. Un abbraccio a voi tutti che rappresentate la nostra FAMIGLIA, quella famiglia che molti non hanno. Un augurio e in bocca al lupo,nella speranza che possiate continuare e ancora grazie.

 

Marina Lorusso. Bergamo

Sono stata invitata al carcere Due Palazzi per fotografare due diverse occasioni e quello che ho sempre portato a casa è stato un messaggio di grande Speranza… nessuno è irrecuperabile!

 

Marco Serraglio. Padova

Sottoscrivo.

 

Lorenza Mel. Avvocato. Venezia

Sono con voi!

 

Pietro Milazzo. Padova.

In passato ho avuto modo di collaborare con la cooperativa Giotto p er tenere dei corsi di giardinaggio all’interno del carcere ed ho capito che mantenere le persone inattive non porta certo al loro recupero. A seguito di quei corsi alcuni detenuti hanno potuto occuparsi della manutenzione del verde all’interno del carcere. Da quella iniziativa ne sono nate poi tante altre (alcune di eccellenza ) che hanno consentito l’inserimento lavorativo dei detenuti. Ora tutto questo è messo in discussione.

 

Erica Marengoni. Brescia

Come al solito le cose che funzionano non sono tenute in giusta considerazione da chi detiene il comando! Speriamo in un recupero!

 

Mauro Vitacca. Padova

Sottoscrivo!!!

 

Maria Enrica Simoni. Padova

Io sto con la Giotto!

 

Romano Tiozzo, Segretario Generale della camera di commercio di Treviso Belluno

Carissimo Nicola sai quanto stimo il lavoro che state facendo in Carcere 2 Palazzi ed in generale il segno che avete lasciato in Italia e non solo con il lavoro creato all’interno delle mura che ha aiutato tutti ad abbattere separatezze e steccati ed a guardare l’umanità ferita da amare. Fammi sapere cosa posso fare per aiutare questo momento di incomprensione che passerà sicuramente.

 

Avvocato Antonio Ballerio

 

Avvocato Giovanna Mingati, di Venezia

 

Mario Fappani, da Brescia

Fin dai primi giorni della mia esperienza di volontario e poi di Garante dei ristretti al comune di Brescia dal 2006 al 2011, la splendida, intelligente e generosa attività dei volontari penitenziari di Padova sotto la guida di Ornella Favaro e il progetto Giotto hanno costituito un punto di riferimento prezioso per me e per chi mi ha affiancato. Sono al vostro fianco perché la vostra missione continui a rappresentare una speranza per il mondo del volontariato e della cooperazione sociale italiani.

 

Giuliano Severi

 

Arrigo Cavallina

Aderisco con piena solidarietà e preoccupazione al vostro appello.

 

Marta Rossi Galante

Aderisco all’appello e sottoscrivo.

 

Stefano Salvadeo, Psicologo di Milano

Aderisco all’appello e sottoscrivo.

 

Avv. Franco Rossi Galante, Milano

Aderisco all’appello.

 

Maria Elda Muzzani e Angelo Ferrarini

Aderiamo.

 

Manlio Milani – Associazione familiari vittime strage di Piazza della Loggia – Brescia

Aderisco con piena convinzione al vostro appello, non solo per aver partecipato e sostenuto in forme varie la vostra attività, sempre orientata a stabilire un rapporto tra carcere e società esterna evidenziando così come sia possibile un “carcere in cui il valore della persona è sempre al primo posto”. Grazie davvero per quanto avete fatto e disponibilità perchè il vostro lavoro continui.

 

Maria Laura Fagiani

Sottoscrivo con forza l’appello per la Casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova.

Avvocato

Gianpaolo Catanzariti. Direttivo Camera Penale Reggio Calabria. Referente territoriale Oss. Carcere UCPI

Sottoscrivo l’appello per salvare il lavoro svolto all’interno del “Due Palazzi”

 

Elisabetta Cimini

Aderisco all’appello.

 

Avvocato Salvatore Scuto, di Milano

 

Donatella De Mori, Italo Beo e Dino Bertuzzi di Museo Veneto del Giocattolo

 

Paolo Sensollo, responsabile Auser per i circoli dell’Alta Padovana (13 circoli con 2.300 soci e 400 volontari)

Care Rossella e Ornella, avete tutta la solidarietà mia personale e dell’Auser, con la quale collaborate da anni. Conosciamo lo spirito, la dedizione e la correttezza che vi contraddistingue. La verità vi darà merito anche delle amarezze che siete costrette a subire in questo frangente.

 

Sarah Bracci e Massimo Morgotti, Associazione Liberation prison project Italia Onlus.

 

Accocato Andrea Cavaliere

Aderisco con convinzione a nome mio personale e del direttivo della Camera penale di Brescia che presiedo

Rita Lucca – Padova

Sostengo con le parole e il cuore il lavoro che Ristretti Orizzonti sta svolgendo all’interno del carcere di Padova. Voi aiutate persone senza più speranze e stima per se stessi a trovare il buono che c’è in loro e a concedersi una seconda possibilità. Noi tutti abbiamo molto da imparare da voi.

 

Alessandro Pedrotti, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia

Il 19 maggio all’interno della Casa di reclusione Due Palazzi di Padova si è tenuto il seminario “Nessuno cambia da solo”. Oltre 600 persone sono entrate nel carcere patavino per vivere un’esperienza unica. Studenti, famigliari di detenuti, magistrati, scrittori, giornalisti, avvocati, operatori sociali, parlamentari, ma anche vittime di reati insieme agli stessi detenuti… tutti a condividere un obiettivo, quello di riflettere sulle pene, sul carcere, sulla funzione che la Costituzione assegna alle pene stesse. Una riflessione che è entrata in profondità, che non giustifica i reati ma tenta di affrontarne la complessità e di fare chiarezza su come dovrebbero essere le pene per rispettare le norme che la nostra Repubblica si è data.

Vivere in un carcere, anche il migliore del mondo, è sempre misurarsi con la privazione della libertà, e con quelle pene aggiuntive che spesso accompagnano le persone detenute, anche se non stanno scritte in nessun codice: la pena degli affetti negati, del lavoro negato, della salute negata. Per il sovraffollamento e per il mancato rispetto delle regole minime della vita detentiva il nostro Paese è stato più volte condannato dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

È importante che un carcere sia aperto, che vi entri la società “civile”, che si ragioni di questi temi insieme ai detenuti e non al posto loro? Dovrebbe esserlo, ma non sempre lo è. Nella Casa di reclusione di Padova tutto questo avviene, nel rispetto della legalità e soprattutto nel rispetto della Costituzione, grazie all’impegno di varie associazioni e cooperative e anche grazie al fatto che per anni quel carcere è stato diretto da Salvatore Pirruccio, un galantuomo, un servitore dello stato in grado di gestire un carcere rispettando davvero le norme e umanizzando le condizioni di vita delle persone detenute. Un enunciato banale se vogliamo, ma che in Italia rischia di essere un atto sovversivo. È di questi giorni la notizia apparsa sui quotidiani del Veneto che l’ex direttore del carcere sarebbe sotto indagine e, fra le varie accuse, c’è anche quella di aver favorito i detenuti che lavoravano c/o la coop. Giotto e la redazione di Ristretti Orizzonti.

Ecco alcuni stralci dell’articolo uscito di recente sul Corriere del Veneto:

“L’accusa, falso in atto pubblico, è già pesante di per sé. Ma la frase scritta dagli ispettori del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) sull’ex direttore del Due Palazzi Salvatore Pirruccio lo è ancora di più: il carcere di Padova, secondo il Dap, era in mano alle cooperative e il ruolo del direttore era subalterno rispetto a quello giocato da Nicola Boscoletto e Ornella Favero, rispettivamente responsabili della cooperativa di pasticceria Giotto e di Ristretti Orizzonti che pubblica la rivista del Due Palazzi”.

Nicola Boscoletto e Ornella Favero avrebbero quindi, in una “specie” di associazione a delinquere, fatto pressioni indebite sul direttore Pirruccio per ottenerne dei “favori” per le persone detenute impegnate nelle loro attività. Fra le accuse mosse all’ex direttore, quella di aver declassificato dei detenuti di Alta Sicurezza.

Non voglio entrare nel merito tecnico delle questioni che sarebbero facilmente smontabili, basti pensare che le declassificazioni vengono decise in sede di DAP (a questo punto perché non sono stati indagati gli alti dirigenti che hanno firmato le declassificazioni?), vorrei qui far capire l’assurdo di alcune accuse mosse. Sembra che il vero obiettivo, neppure molto celato, dietro queste indagini sia proprio lo smantellamento di un sistema carcerario che è tra i pochi in Italia che funziona. Non è un carcere modello, quello di Padova, non un’isola felice, perché sempre di carcere stiamo parlando, ma un carcere dove vi sono opportunità di studio, di lavoro, di crescita culturale, dove i detenuti possono riflettere sui reati commessi, accompagnati da volontari che si impegnano quotidianamente al loro fianco. Un carcere dove gli incontri con gli studenti sono occasione di confronto, di approfondimento, di relazione, e per i detenuti anche di “farsi interpellare dallo sguardo dell’altro”, di chi tra i ragazzi o gli insegnanti magari ha subito un furto e non si sente più sicuro in casa propria. Riflessioni che entrano sotto la pelle e permettono un cambiamento, una comprensione di ciò che il reato causa, dell’effetto che può produrre su chi ne è vittima.

Ci sembra che l’indagine sull’ex direttore Pirruccio e sul “sistema Padova” si prefigga lo scopo di “colpirne uno per educarne cento”.

In ballo non ci sono solo la reputazione e l’onestà di Salvatore Pirruccio, Nicola Boscoletto o Ornella Favero. La posta in gioco qui è la dignità delle persone recluse, l’idea che si possa davvero lavorare perché le pene abbiano un senso. Colpire un direttore perché non ve ne siano altri che provino a lavorare in questa direzione, ostinata e contraria.

Le battaglie che Nicola Boscoletto e che la nostra presidente Ornella Favero hanno fatto e stanno facendo sono battaglie combattute alla luce del sole.

Su questi temi, come presidenza della CNVG, abbiamo discusso con i vertici del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria pochi mesi orsono, non per fare “indebite pressioni” ma per garantire che nelle carceri vi sia il rispetto della legalità e della dignità delle persone. Abbiamo affrontato molti temi, tra cui le declassificazioni (a proposito, essendo una brava giornalista Ornella non si fida dei suoi appunti, che sono sempre molto precisi, ma chiede di essere autorizzata a registrare ogni colloquio, quindi di questi colloqui vi è sempre anche la registrazione integrale), l’ampliamento degli orari della attività trattamentali, la possibilità dell’uso di skype per i colloqui con i famigliari. Certamente non solo per il carcere di Padova, ma per tutti i detenuti italiani e per tutte le carceri italiane.

Se il DAP declassifica un detenuto non lo fa su “pressione” di qualcuno, lo fa in quanto non sussistono più elementi per mantenere quella persona in un circuito di Alta Sicurezza. È un atto dovuto e non una benevola concessione. A margine di questa presa di posizione trovate uno dei tantissimi articoli scritti da Ornella su questi temi, che mostrano come tutte le battaglie siano sempre state fatte in piena trasparenza, nella legittimità di quanto un volontario dovrebbe sempre fare, cioè non rendersi funzionale ad un sistema ma essere voce indipendente, esterna, che permette a quel sistema di essere migliore.

Per aver fatto in modo che Padova divenisse un carcere “costituzionale”, l’ex direttore Pirruccio è diventato un bersaglio delle critiche e delle accuse di chi non vuole il cambiamento.

Chiunque conosca Ornella Favero e Nicola Boscoletto, così come Pirruccio, sa quanto lavoro hanno fatto per garantire i diritti, il rispetto della dignità, la legalità, perché solo così si può pensare che il carcere garantisca sicurezza sociale riducendo sensibilmente la recidiva, e non sia invece una “scuola di criminalità”.

La Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia è solidale con Salvatore Pirruccio, di cui apprezza da sempre i valori e la coerenza che ha espresso nella sua funzione di direttore e con il presidente della Cooperativa Giotto Nicola Boscoletto, che in questi anni ha costruito una delle realtà cooperativistiche interne al carcere più conosciute d’Italia.

Confermiamo la piena fiducia nella nostra presidente Ornella Favero, che apprezziamo e stimiamo. Ornella, in oltre vent’anni di volontariato penitenziario, ha sempre lavorato perché non venisse lesa la dignità e venissero riconosciuti i diritti fondamentali alle persone detenute. Le sue battaglie, fatte anche per ogni singolo detenuto, sono sempre servite per un ragionamento più ampio che andasse a beneficio di tutti.

Personalmente ho conosciuto poche persone del valore di Ornella, con cui condivido passioni e obiettivi e da cui imparo ogni giorno che le cose si possono e si devono cambiare, per il benessere e la sicurezza di tutti, e che tutti noi portiamo la responsabilità di ciò che facciamo, ma anche di ciò che non facciamo.

 

Ileana Montagnini

La Conferenza Regionale Volontariato Giustizia della Lombardia sottoscrive l’appello a sostegno della Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova, ed esprime la propria solidarietà ai volontari e agli operatori dei quali da tempo apprezziamo il lavoro, la trasparenza e l’impegno.

 

Gioia e tutta l’Associazione “A Roma, Insieme – Leda Colombini”

Cara Ornella, sottoscriviamo con profonda convinzione e senza alcuna incertezza il vostro appello. Sappiamo bene l’importanza e la necessità del vostro lavoro che è un esempio prezioso per tutti noi che operiamo in carcere. E’ insensato che tutto ciò vada perduto. Siamo accanto e insieme a voi!

 

Avvocato Serena Fornaro

Sottoscrivo l’appello!

 

Avvocato Giuliana Falaguerra. Osservatorio Carcere Camera Penale di Siena e Montepulciano

La Camera Penale di Siena e Montepulciano, l’Osservatorio Carcere della stessa, ed io personalmente, sosteniamo l’effettiva applicazione dei principi costituzionali di umanità della pena e finalità risocializzante della stessa che grazie a tutti coloro che da anni lavorano a Due Palazzi ha trovato albergo nel nostro malconcio sistema di esecuzione della pena. Ho sempre ritenuto la commissione di un reato una frattura dell’anima, una momentanea rottura con se stessi e con la società, tanto che la pena deve non rieducare, principio a me estraneo, ma riabilitare; a Padova grazie a tutti i protagonisti lì operanti c’è una eccellente casa di riabilitazione dell’essere umano, e noi siamo con loro sostenitori della miglior cura riabilitativa. Grazie del lavoro.

 

Avvocato Desi Bruno, responsabile Osservatorio carcere Camera penale “Franco Bricola” Bologna

 

Laura Battalliard

Ritengo le attività di Ristretti Orizzonti importanti sia per i detenuti che per i fruitori di esse, in particolare penso che il progetto carcere abbia aiutato in tutti questi anni molti miei allievi a riflettere sulle problematiche legate alla legalità e a conoscere meglio la realtà del carcere e spero di poter continuare a proporre questa attivitò anche in futuro.

 

Gli insegnanti del liceo delle Scienze Umane “A. di Savoia Duca d’Aosta ” di Padova proff. G. Peracchi, M. D’Abruzzo, L. De Maria, G. Solerti, M. Dario, E. Gonzato, N. Albertin; il Dirigente, prof. A. Danieli.

Collaboriamo da anni con l’Associazione “Granello di senape” e con la redazione di “Ristretti orizzonti” ed abbiamo potuto costantemente sperimentare l’impegno dei vari membri e la validità delle iniziative intraprese. In particolare partecipiamo ogni anno al progetto “Il carcere entra a scuola, la scuola entra in carcere”, che è compreso nel PTOF (Piano Triennale Offerta Formativa) e si inserisce a pieno diritto fra le proposte più interessanti e formative del nostro liceo. Per questo vogliamo sostenere l’Associazione e le sue attività, che contribuiscono a rendere pienamente effettivo il dettato della Costituzione in merito al recupero ed alla rieducazione dei detenuti.

 

Fabio Damele – buyer FischerItalia/Padova

Aderisco all’appello

 

Francesco Bernardi. Bologna.

Grazie ai nostri “collaboratori” del carcere di Padova i nostri dipendenti hanno riscoperto i buoni frutti che le semplici regole del lavoro, come la gerarchia, la collaborazione, l’organizzazione, lo stipendio, il metodo producono sull’umanità di ciascuno. La redenzione è quindi possibile e necessaria dentro e fuori il carcere. Con la speranza di potere continuare a lavorare insieme, un caro saluto.

 

Alberto Sabbadini. Vimodrone

Esperienza fondamentale, se si pensa che la pena debba essere educativa.

 

Daniela Botti. Venezia

Nicola sei un grande il tuo impegno è grande…ma non tutti comprendono…lieta di averti conosciuto.

 

Maura Gola. Mantova

Condivido pienamente il Vs. messaggio e vi sono vicina per una società conscia del valore della rieducazione e del recupero dell’uomo.

 

Marialuisa Menegatto. Padova

Caro Nicola Boscoletto io e Adriano ci siamo. Aderiamo con tutto il cuore al vostro appello. Un abbraccio Adriano Zamperini e Marialuisa Menegatto. Psicologia della violenza.

 

Voltolina Sauro. Padova

Cari amici ci sono.

 

Franco Montinaro. Selvazzano – Padova.

Mentre ero in servizio su invito di Nicola Boscoletto ho avuto il piacere ed il privilegio di visitare la casa di reclusione ove era in piena attività la cooperativa Giotto. Ne ho tratto una impressione eccezionale. Congratulazioni ancora Nicola. Credo che il modello padovano dovrebbe essere esportato ed abbondantemente adottato da tante altre strutture carcerarie. Ciò anche in linea con quello che la nostra Costituzione prevede per ciò che concerne l’esecuzione penale.

 

Silvia Cavallarin. Chioggia – Venezia

Firmo, ho toccato con mano la stupenda realtà costruita con passione.

 

Iles Braghetto. Padova

Sottoscrivo, il cammino per una pena più umana e un carcere immerso nella vita della società e parte della città è fattore di civiltà promozione umana e di misericordia. È dimensione politica essenziale!

 

Stefano Scherini. Verona

L’anno scorso, nel 2016, siamo stati ospiti del carcere di Padova e di Officina Giotto con lo spettacolo “The Merchant in Venice”, della Compagnia de’ Colombari. Abbiamo ricevuto un’accoglienza splendida, abbiamo trovato un luogo straordinario per senso civile ed umano. Sottoscrivo l’appello e mi auguro che le istituzioni sostengano sempre più il vostro splendido lavoro e modello penitenziario.

 

Bruno Barel. Vittorio Veneto

Qualcuno sogna e qualcun altro riesce anche a realizzarli. Il vostro è un sogno scritto in Costituzione, rispetto per le persone anche in carcere perché restano persone per la nostra democrazia.

 

Fabrizio Dughiero. Padova

Caro Nicola, ho conosciuto tramite te la realtà del carcere padovano e sono stato subito colpito dall’umanità che si respirava. Il lavoro, lo studio le professioni che si possono imparare all’interno del carcere sono l’unico modo per restituire chi ha sbagliato alla società. Avanti sempre Nicola

 

Giampi Boccato. Padova

Aiutiamo nel capire a questi poveri di aprire un bel futuro in questa realta’, dai forza corraggio. Auguroni amico Nicola.

 

Elisabetta Schiavon. Padova

Aderisco!!

 

Fabiano Giovani Maria. Padova

La vostra opera è la dimostrazione lampante che il carcere non deve essere soltanto punitivo ma anche riabilitativo…coraggio..avanti….

 

Maria Di Fusco. Napoli

Aderisco 1000 volte caro Nicola Boscoletto ! Tutta la mia solidarietà in questi brutti giorni! Passeranno in fretta rimarranno solo un brutto ricordo!

 

Milan Grgic. Fiume – Croazia

E’ un carciere dove si puo fare vero requpero e ri-educazione, dove il detenuto volendo puo lavorare e guardagniare per avere indipedenza finanziaria e non è raro che un detenuto esca con qualche soldo che gli permete di organizare un inizio nuovo una volta finito la pena, cosa molto importante!!!! Un carciere modelo che ti permete se vuoi di finire gli studi!!!!

 

Guido Gambalonga. Padova

In ogni cosa buona c’è sempre chi cerca di mettere il bastone fra le ruote.

 

Roberto Crosta. Piove di Sacco – Padova

Caro Nicola Boscoletto mi hai fatto conoscere questa realtà di sofferenza e di speranza dove entrate con tanta umanità. Vicino a voi ed a quello che fate! Grazie!

 

Paolo Avezzù. Rovigo

Aderisco all’appello e grazie per il lavoro che fate!!!!

 

Daniele Dainese. Padova

Siete un’opera di speranza, di riscatto, di vita nuova e di bellezza. FORZA!

 

Antonio Saccone. Milano

Anche io aderisco volentieri, la Coop Giotto deve essere presa a modello. Avanti così caro Nicola.

 

Antonio Santacaterina. Padova

Aderisco, il carcere di Padova è un’esperienza esemplare.

 

Gabriella Brambilla. Milano

Aderisco!

 

Adriana Tacchia. Saonara – Padova

Sicuramente aderisco! Grazie per il vostro lavoro che ci aiuta ad essere presenti nel presente.

 

Bruna Piras. Sardegna

Aderisco. Continuate così siete grandi Coperativa Giotto

 

Laura Sassetto. Chioggia – Venezia

Aderisco

 

Giuliano Vespe. Potenza

Aderisco. “Liberi….in galera”. Questa è stato in tutti questi anni la testimonianza resa al paese intero ad indicare così una via di uscita.

 

Danilo Sallezze. Monselice

Come aiuto cappellano festivo ho celebrato per più di un anno le Messe domenicali al Due Palazzi. Anche in quei momenti si avvertiva la presenza educatrice e animatrice di realtà come la Giotto.

 

Sonia Maria Collins. SVEZIA

Caro Nicola, Che la Giotto porti avanti la sua missione.

 

Stefano Gosparini. Venezia

Aderisco con piacere!!!!

 

Giorgio Pietrella. Macerata

Carissimo Nicola ADERIAMO senza se e senza ma….. Un abbraccio Giorgio & Sandra.

 

Camilla Pasquali. Bologna

Aderisco!

 

Rita Din. Chioggia – Venezia

Aderisco con tutto il cuore!

 

Oreste Romeo. Padova

Le regole hanno ragione, ma la verità è un’altra : si tratta di decidere : le regole e/o gli uomini?

 

Natascia Astolfi. Bologna

Aderisco. E’ troppo importante quello che state facendo ed è una speranza senza confini per tutti!

 

Paolo Cremonesi. Roma

Iniziative nel carcere uniche nel loro genere e che contribuiscono al recupero dei detenuti mettendo in pratica la dottrina sociale della Chiesa…Aderisco!

 

Vittorio Ceccolin. Padova

Bravo Boscoletto x le idee avute e per la caparbietà con la quale le hai portate avanti.

 

Maria Grazia Liseno. Lavello – Potenza

Aderisco all’appello per le officine Giotto!!!

 

Anna Corricelli. Vieste

Aderisco!! E’ una realtà meravigliosa da prendere a modello...

 

Franca Boscolo Marchi. Chioggia

Una seconda opportunità.

 

Giorgio Pieri. Rimini

Carissimo Nicola a te e a tutti i tuoi amici esprimo la mia solidarietà. Spesso il bene è ostacolato dalle logiche del profitto che non ammettono l’amore incondizionato di persone che sono davvero interessate al bene dell’uomo. Ti scrivo dal Brasile sono dentro la realtà della Apac dove come tu sai anche loro hanno attraversato momenti bui per poi vedere il frutto dei loro sforzi tutta la comunità vi è vicina.

 

Giovanna Ribatti. Andria

Aderisco. Piena solidarietà e sostegno.

 

Nicoletta Masetto. Padova

Tutta la mia solidarietà, il mio sostegno e un in bocca al lupo!

 

Cecilia Pronti. Roma

Tutta la mia solidarietà ad un carcere dove realmente si applica quanto previsto dalla legge che parla di carcere come di un luogo di rieducazione. Il carcere di Padova con le sue attività lavorative è proprio questo. E tutto questo non deve finire ma anzi estendersi agli altri carceri.

 

Consigliera di Parità Città Metropolitana di Venezia Mestre

Sostegno ampio e riconoscenza profonda per le attività di Officina Giotto , che rispondono ai principi di dignità e promozione umana, di solidarietà e cooperazione. Solo con questo spirito il carcere può trasformarsi in un luogo di esperienza di vita e di recupero del valore che ogni persona porta in sé. Condivido per una risposta più ampia possibile all’appello.

 

Paolo Segato. Padova

Aderisco di cuore, un grazie per quello che fate.

 

Valentino Di Bartolomeo. Commissario di Polizia Penitenziaria in congedo, per raggiunti limiti di età.

Ho conosciuto negli anni diversi detenuti della Cooperativa Giotto e mi è parso che mantenere il “laboratorio” valga la pena. Ho conosciuto i responsabili del carcere di Padova, convinti fautori e protagonisti di quello che oggi viene identificato come Sistema Carcere Padova. Ho conosciuto la serietà dell’impegno che le persone di Giotto pongono nella loro attività: produrre qualità, rispettare l’uomo, rispettare il lavoro dell’uomo: un metodo che dovrebbe essere d’esempio non solo per le carceri ma per tutta la società libera. Fosse questo il motivo che mette paura ai burocrati? Forse che temono il diffondersi del virus? Vi sono vicino per quanto possa servire. Valentino Di Bartolomeo.

 

Luigi Pagano

Cara Ornella, ritengo che un carcere impermeabile all’esterno sia contrario all’Ordinamento penitenziario (art. 17) che, giustamente, secondo logica, ritiene la partecipazione dei cittadini, delle istituzioni , delle associazioni pubbliche e private all’azione rieducativa un elemento fondamentale se si vuole percorrere la difficile, impervia strada che porta al reinserimento sociale del detenuto ( e quindi a un investimento in termini di reale sicurezza sociale.)

Un carcere chiuso al confronto si pone in netta antitesi con un percorso del genere e lo porta a divenire, per paradosso, esso stesso uno dei più potenti fattori criminogenetici.

Di certo un sistema “aperto” non è esente da rischi, ciò è indubitabile , ma i risultati che determina una scelta del genere alla fine, secondo la mia esperienza, li compensa abbondantemente.

E, poi, come disse qualcuno molto più autorevole di me “come uomini il rischio ci appartiene, non ci è dato di escluderlo dalla nostra vita…forse non dovremmo farlo anche se potessimo, perché l’unico rischio che non possiamo correre è quello di non correre mai rischi”. Per questi motivi ritengo coerente con i valori a cui mi sono sempre ispirato sottoscrivere il vostro appello.

 

Antonio Gelardi, direttore Casa reclusione di Augusta

Care Ornella e Rossella Favero, firmo l’appello a sostegno vostro e di Ristretti Orizzonti augurandomi che la vostra attività volta all’attuazione dell’articolo 27 della Costituzione possa proseguire e che l’impegno per la realizzazione degli obiettivi degli Stati generali ed a sostegno dei principi della recente legge delega possa vedervi sempre in prima linea.

 

Rita Bernardini. Coordinatrice Presidenza Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito

Ritina Firma appello

 

Mauro Presini, maestro elementare e curatore di Astrolabio il giornale del carcere di Ferrara

Aderisco in maniera convinta all’appello perché le esperienze che siete riusciti a costruire insieme dal basso sono diventate un faro indispensabile che illumina il panorama carcerario italiano. Il cambiamento culturale che riuscite a provocare con così tanto impegno e cura nei numerosi incontri con gli studenti ed i professori è davvero potente. Le attività che avete realizzato e le conseguenti aperture mentali, frutto del vostro lavoro, sono un esempio concreto che un altro carcere è possibile. Abbiamo tutti un grandissimo bisogno di continuare a coltivare un futuro diverso che possa nascere dal terreno che così appassionatamente siete riusciti a coltivare, fino a farlo diventare un bene comune.

Donatella Gibbin, Associazione “Il granello di senape” di Venezia

Aderisco con convinzione all’appello per salvaguardare la presenza della società civile all’interno del carere “Due Palazzi”. Le buone pratiche avviate in questi anni da “Ristretti Orizzonti” e da tanti altri operatori hanno permesso di creare ponti tra il “dentro” e il “fuori”, hanno avviato percorsi di reinserimento sociale e lavorativo concreti, hanno dato significato e valore alla dignità personale.

Antonietta Esposito

Tutta la mia solidarietà ad Ornella Favero e a tutta la Redazione di Ristretti, che io considero una grande famiglia! Nutro profondo affetto e stima per tutti voi e per il lavoro che con passione, attenzione e competenza avete sempre svolto. Anche da quest’altro capo del mondo, (vi scrivo da Sabaudia LT), porto nel mio cuore i volti di tantissime persone che ho conosciuto, quando vivevo a Padova, sia in carcere che fuori. Tra le tante cose sperimentate come donna, come credente, volontaria e docente, è stato interessante vedere la bellezza della trasformazione in tutti coloro che ho incontrato presso la vostra Redazione. Non mollate! Continuo a credere fortemente nel grande Progetto di Ristretti con le scuole. E mi manca moltissimo. Dare modo ai giovani e ai docenti di entrare in carcere, ascoltare la testimonianza dei detenuti, magistrati, polizia penitenziale, è un lavoro molto forte e vincente dal punto di vista educativo. I Progetti svolti all’interno della Casa di Reclusione “Due Palazzi”, credo siano “perle” rare. L’impatto con una realtà come quella della detenzione, invita all’impegno e alla responsabilità. Nella mia esperienza come docente ho avuto modo di constatare che al termine del percorso con il Progetto carcere, gli studenti si sono dimostrati capaci di riflettere sulla conseguenza dell’agire, di riconoscere in chiunque sbagli il bisogno di perdono e di comprendere che la responsabilità personale è un passo fondamentale nella costruzione della giustizia. Credo che la Redazione di Ristretti abbia una “speciale forza vitale” e debba continuare il lavoro con le scuole. Ogni vostro passo segna un pezzo di vita!

Vi sono vicina con il cuore, a presto! Affettuosamente e con stima.

Paola Pellegrini

Non posso immaginare un processo involutivo da parte dell’Istituto penitenziario Due Palazzi di Padova, modello che pur essendo migliorabile, attiva delle iniziative utilissime per tutta la società, per chi è “dentro” e per chi è “fuori”, che dovrebbero essere seguite da tutte le altre case di detenzione italiane. Per me, come insegnante, il progetto “Il carcere entra a scuola, la scuola entra in carcere” è un progetto utilissimo per trattare determinati argomenti con gli allievi e per far comprendere con le testimonianze dirette dei detenuti quanto facile sia sbagliare e quanto importante sia dare l’opportunità a tutti di capire i propri errori e rifarsi una vita. Spero prevalga il buonsenso e di poter continuare questa attività con i miei allievi.

Zeno Mutton, Conegliano

Condivido questo appello perché penso che la sicurezza sia un concetto relazionale basato sulla fiducia: è creando spazio per le relazioni che rendiamo stabili quelle certezze che ci fanno sentire sicuri. La chiusura di ponti d’altra parte, il controllo e l’esclusione, invece che generare sicurezza generano ansia e paura. Con la consapevolezza che se sulla strada si incontrano ostacoli e incidenti, si possono affrontare, senza paura, con lo sguardo utopico di chi sa vedere mondi possibili e non solo ciò che è già dato.

Liri Longo

Anche noi i soci e lavoratori della cooperatiiva Rio Terà dei Pensieri sottoscriviamo il vostro appello, convinti che il lavoro e le sperimentazioni effettuate al Due Palazzi siano un patrimonio da non perdere in alcun modo. Cogliamo l’occasione per ringraziarvi del lavoro svolto, della passione e degli stimoli che sapete dare a tutti noi!

 

Lia Bertoldi

Aderisco anch’io. apprezzo moltissimo il vostro encomiabile lavoro per il recupero di chi ha sbagliato e sta pagando il proprio errore. educate alla responsabilità e alla presa di coscienza. Molte grazie!

Avvocato Maria Chiara Arca. Milano

Dott. Giuseppe Ortano, Psichiatria Democratica

Aderisco convintamente all’appello.

Architetto Luca Zevi

Cara Ornella, ho seguito dalla stampa con indignazione la campagna di diffamazione nei tuoi confronti. Ti esprimo tutta la solidarietà, la stima e la grandissima considerazione che nutro per il tuo lavoro.

Serenella Burnelli

Sono Serenella Burnelli, consulente del lavoro che segue la Cooperativa AltraCittà, da anni impegnata nel realizzare percorsi di integrazione lavorativa e sociale per tanti detenuti del Due Palazzi di Padova, come molte realtà che operano all’interno del carcere per migliorarne le condizioni di vita.

Ho conosciuto questa cooperativa nell’anno 2003 e da allora mi sono resa conto di quanto sia importante il lavoro in carcere, perché per le persone “normali” questo è un diritto mentre per un detenuto è un privilegio, un percorso di riabilitazione che, se venisse meno, creerebbe un danno non solo a quest’ultimi, ma a tutta la società che bene o male dovrà accoglierli alla fine della loro pena: preferiamo trovarci di fronte ad una persona che ha sbagliato e che si è impegnata a migliorare o ad una persona che null’altro sa fare se non delinquere?

Oltre ad AltraCittà negli anni passati ho conosciuto Ristretti Orizzonti anche attraverso mia figlia, che ha frequentato durante la scuola superiore il progetto “Il carcere entra a scuola” e che condivideva con noi genitori le varie esperienze con le quali era venuta in contatto, raccontate dalla viva voce dei detenuti che potevano partecipare agli incontri in classe. Anche lei ha scoperto un mondo di cui non si parla mai (tranne in questi ultimi mesi ed in maniera distorta), ha conosciuto persone che andavano lì, davanti ai ragazzi, a mettere a nudo i propri errori, rispondendo a domande spesso molto dure da affrontare. Per mia figlia questo esperienza ha determinato la volontà di proseguire i suoi studi all’università nella facoltà di Criminologia applicata alla Sicurezza e Difesa Sociale, in cui si è laureata lo scorso anno, e questo grazie al percorso di sensibilizzazione dei giovani che da anni pone in essere Ornella Favero con il gruppo di detenuti di Ristretti Orizzonti.

Alla fine, egoisticamente parlando, se l’esempio di quel che di buono si è riusciti a fare nel carcere Due Palazzi venisse esteso ad altre carceri in Italia, invece che cercare di cancellare le realtà che tanto si sono adoperate per migliorare la condizione carceraria e diminuire di conseguenza l’inevitabile abbrutimento dei reclusi, non ne trarrebbero vantaggio tutti, “buoni” e “cattivi”?

Bruno Abate, CHICAGO, President and Founder recipeforchangeproject.org

Il crimine più grande che si possa commettere è quello di non dare la possibilità ad uomini che hanno dimostrato in tutti questi anni un cambiamento sociale e personale, Giotto è un esempio per tutto il mondo, Personalmente sono stato inspirato da Giotto, ed oggi ho portato quello che ho imparato dai detenuti di Padova e dalla Giotto in Chicago, nel carcere del Cook County. Chicago e’ con voi e aderiamo al prezioso esempio e lavoro che avete fatto in tutti questi anni. Con rispetto.

Andrea Boscolo Sassariolo. EMIRATI ARABI

Quello che avete fatto vale più di qualsiasi commento. Avanti fiduciosi e grazie.

Luciano Piscaglia. Milano

Aderisco.

Il Cielo sopra San Marco, Blog

Il modello del carcere di Padova, studiato anche negli Usa. “Una città intera, e non solo, ha conosciuto in questi 25 anni questa esperienza: ogni anno migliaia di studenti, scuole, aziende, istituzioni italiane e di ogni parte del mondo, enti di ogni ordine e grado, università italiane ed estere, etc. etc. sono entrati a contatto con tutte le attività di questo istituto, attività in molti casi fiore all’occhiello a livello nazionale ed internazionale. Quello del carcere di Padova non è patrimonio di qualcuno in particolare, è patrimonio di tutti, è un patrimonio pubblico di cui tutti noi e Padova ne andiamo fieri”.

Maurilio Pedrosa. Belo Horizonte. BRASILE

Amici, Nicola. Estamos com vocês. Deus os abençoe com sabedoria e serenidade para viver este momento com resignação e sentimento de que tudo dará certo. “Tudo coopera para aqueles que amam a Deus. Força meu irmão!!!

Livio Villatora. Padova

Vi sono vicino.

Carmela Maturo. Milano

Io sto con Padova! Aderisco e sostengo tutte le realtá presenti all’interno di un carcere complesso che è diventato con gli anni un luogo dove l’uomo ha potuto sperimentare la sua dignita. Forza ragazzi!

Roberto Turrin. Vicenza

Aderisco, un impegno immenso da parte della coop Giotto , una valorizzazione umana immensa. Un caro saluto.

Marco Fattorini. Roma

Forza Nicola e forza Giotto!

Enrico Girardi, critico musicale Corriere della Sera, Padova

Aderisco all’appello, Cordialità.

Nanda Mureddu. Sardegna

Aderisco e spero che possa continuare con tante iniziative.

Giovanni Assogna. Roma

Aderisco al vostro appello. Continuate così. siete un esempio.

Alessandro Mongelli. PARIGI

Ciao Nicola, aderisco! Avanti tutta!

Cooperativa sociale Società e Salute. Puglia

Si può aderire e sostenere il lavoro dei detenuti del carcere di Padova oggi a rischio!

Enrica Maria Simoni. Padova

Io sto con la Giotto!

Alessandro Bregolato. Padova

Forza!

Bruno Barel. Vittorio Veneto

Nicola ha dedicato la sua vita a rigenerare persone mantenendo viva la dignità umana anche in carcere. Grande Italia, valori costituzionali incarnati, valori Cristiani testimoniati.

Annamaria Mariotti. Chioggia

Sono con Voi.

Marina Gambini. Roma

Aderisco!

Alessandro Sollo. Napoli

Aderisco. Forza Nicola Boscoletto.

Alessia Lachi. Rimini

Aderisco con la mia più grande stima per il lavoro prezioso che portate avanti! Grazie!

Rocco Nardi. Padova

Aderisco!!

Elton Pambuku. Padova

Ho visto dare dignità a uomini dagli sguardi spenti, ho visto nei loro sguardi nascere una speranza, i loro occhi riempirsi di vita, mentre alle loro mani veniva data l’opportunità di creare attraverso un arte. Ho lavorato con uomini che iniziavano a sognare una vita diversa dove non c’era più niente di sbagliato, solo il sano impegno di chi, capendo l’errore, scontando la pena, vuol rifarsi, perché attraverso il lavoro E’ possibile! Condivido ed aderisco

Michele Fappani. Friuli Venezia Giulia

A nome di Rete Sociale Tributi I.S.S.C.S. massimo sostegno e vicinanza ad una cooperativa sociale che abbiamo da subito preso come modello e con tutti gli operatori/residenti dei “due palazzi” con cui abbiamo collaborato in passato, entusiasmo e professionalità! Un abbraccio e rimaniamo a disposizione per qualunque necessità.

Francesca Serafini. Chioggia

Aderisco, e spero che il vostro lavoro possa continuare ed essere esempio per tante altre realtà!!!

Max Dusini. Bolzano

Condivido l’appello!

Sergio Verrecchia. Padova

Nessuno che non abbia provato, sa quanta vita, rieducazione, speranza ci sia dietro al lavoro in carcere. Il carcere per la Costituzione è un luogo di riabilitazione. Ma come potrà mai esserlo se solo una piccolissima percentuale di detenuti possono occupare il tempo con un lavoro utile? Il resto vegeta tra rimorsi e rancori. L’esperienza della cooperativa Giotto è stata tra le più importanti in Italia. Il suo successo risiede nella passione e nella sensibilità. Di questa esperienza se ne sono accorti tutti: detenuti, educatori, agenti, stampa e TV nazionali. Come si può pensare di ridurre o eliminare una attività che ha avuto tanto successo e tanti meriti? Sono pronto ad una battaglia di principio e di civiltà che coinvolga tutti, partendo dalla politica nazionale e locale fino a coinvolgere l’opinione pubblica tutta. Nicola: PRESENTE!

Stefano Montaccini. Padova

Aderisco con convinzione. Non si possono spegnere realtà come la vostra che insieme a tante altre, nate fra e dalla gente, offrono un contributo preziosissimo al bene del popolo e della società in Italia. Una evidenza di bene necessaria soprattutto ora dove tutta la convivenza civile e umana sembra sgretolarsi.

Daniele Abbado

Io sottoscritto Daniele Abbado aderisco e sottoscrivo l’appello a favore delle Associazioni operanti all’interno del Carcere Due Palazzi di Padova.

Andrea Scandola. Bologna

Aderisco all l’appello lanciato per proteggere e valorizzare il vostro prezioso lavoro all’interno della casa di reclusione di PD Due Palazzi. Anche se non conosco per esperienza diretta la vostra realtà, ho imparato ad avvicinarmi ad essa e ad apprezzarla attraverso la testimonianza di mia figlia Benedetta. Un grande augurio a procedere con fiducia nelle vostra azione e una testimonianza di sincera stima! Con cordialità.

 

Ghiringhelli Giovanna

 

Brusa Daniela

 

Cerutti Monica

 

Cerutti Mirca

 

Magni Cristina

 

Benso Giulia

 

Benso Giuseppe

 

Colombo Andrea

 

Rita Mazzotti

 

Maurizio Torchio

Voi che lavorate giorno dopo giorno per allargare orizzonti… siete preziosi.

 

Antonella Barone

“Sottoscrivo l’appello, orgogliosa di avere contribuito alla nascita di Ristretti Orizzonti e del Tg2 Palazzi che continuo a considerare tra le esperienze più importanti della mia professione”

 

Domenico Alessandro de Rossi

“Ho avuto il “privilegio” di visitare il carcere di Padova, di vedere e conoscere le tante ottime iniziative intraprese per portare “dentro” il lavoro. Ho letto negli occhi dei detenuti la tranquillità derivante da una speranza. Ho visitato la meritoria iniziativa della Cooperativa Giotto. Sostengo convintamente come presidente della Commissione Diritti della persona privata della Liberta della LIDU onlus”.

 

Maura Traverso

Giulio Tagliabue

Monica Sala

Greta Marchesi

Noemi Mariani

Francesco Ferreri

Gianluca Paglino

I componenti del direttivo della Camera Penale di Monza sottoscrivono l’appello per salvare e promuovere il lavoro svolto nella casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova.
Associazione di Volontariato “Amici della Giotto”. Padova – Italia: Adani Franca, Basso Andrea, Bissaro Guglielmo, Boscoletto Nicola, Carli Modesto, Chiavarini Donatella, Chiodo Gianluca, Colbertaldo Emanuela, Crast Laura, Danieli Alberto, Ferro Guendalina, Malagola Lorenzo, Martinelli Mario, Melchionda Fraia, Pino Enrico, Scandola Benedetta, Tessarin Alessandro, Tordelli Lorenzo.

Aderiamo all’appello perché condividiamo l’ impegno e la passione che i promotori testimoniano giorno per giorno e quindi siamo vicini alla preoccupazioni che essi manifestano tesi a promuovere la valorizzazione e una sempre maggior integrazione delle attività svolte.

 

Michele Meneghini. Trento

Anch’io aderisco all’appello per il carcere di Padova. Un giorno mi piacerebbe visitarlo.

 

Roberta Spimpolo. Padova

Scoprire l’umanità dietro a persone che hanno vissuto storie di vita complicate, segnate da profondo orgoglio e disposte ad ammettere i loro sbagli, è stato illuminante! Esiste la coscienza, esiste la possibilità di cambiare, esiste la possibilità di incontrare chi ti ascolta e smette di giudicare. Grazie!

 

Letizia Boscolo. Chioggia – Venezia

Sono con voi! Coraggio!

 

Luciano Pantarotto. Roma

Se si mette in discussione ciò che è stato fatto a Padova in questi anni si mette in discussione il senso stesso della pena e quindi della giustizia, per questo siamo tutti chiamati a intervenire perché non si torni indietro.

 

Tomàz De Aquino Resende, già promotore di giustizia per 23 anni ora Procuratore Generale del Municipio di Belo Horizonte, Brasile.

Fui Promotor de Justiça por 23 anos e hoje sou Procurador Geral do Município de Belo Horizonte, nesse tempo, metade da minha vida, um dos assuntos mais pautados foi a questão das prisões. Do horror dás prisões. Sempre apoiei e incentivei métodos alternativos ao cumprimento de pena e, um dos melhores exemplos que tive oportunidade de conhecer foi o da prisão de Pádua, administrado pela Officina Giotto, onde as pessoas são presas e melhoradas para volta ao convívio social. Ao contrário do sistema comum que prende e piora. Parabéns Nicola Boscoletto e equipe, pelo bem que fazem e o grande exemplo para o mundo.

 

Adrian Danca, Londra – INGHILTERRA

Un grande e fiducioso rispetto per la cooperativa Giotto, un grande rispetto per la grande posibilitatea che danno ai ragazzi dentro e fuori del carcere di Padova. un grande Grazie.

 

Silvio De Natale. Udine

Visitato di persona con Nicola…. un modello da esportare, non da mettere in discussione! La collettività paga un prezzo ben più alto per un inadeguato reinserimento sociale dei detenuti, che, se non acquisiscono una professionalità da spendersi a fine pena, spesso reiterano nel delinquere!

 

Anna Griso. Padova

Solidarietà e simpatia.

 

Alessandra Lionello. Chioggia – Venezia

Aderisco e Condivido!

 

Piergiorgio Zecchin. Stra – Venezia

Anche io aderisco. Non ho parole per questo scempio, se non il classico modello italiano che tarpa le ali a chi funziona bene. In questo caso un ente, la Cooperativa Giotto, che conosco personalmente e so come lavora bene, che inoltre svolge un fondamentale ruolo rieducativo.

Avvocato Marianna Poletto, Firenze

 

Viviana Ballini
Esprimo la mia totale solidarietà a tutti coloro che alla casa di Reclusione di Padova hanno realizzato esperienze fondamentali per un carcere finalizzato all’evoluzione e alla formazione dei detenuti, che concretamente abbatta la recidiva e faciliti il reinserimento nella comunità.

 

Monica Boscato
Aderisco con convinzione all’appello,apprezzo moltissimo il vostro lavoro,apprezzo la tenacia e la determinazione con la quale portate avanti il recupero di chi ha sbagliato e sta pagando per i propri errori. Un saluto a tutti lo staff di ristretti orizzonti a Nicola Bascoletto a tutta l’Officina Giotto e ai detenuti del Due Palazzi.

 

Hassan Bassi, Operatore sociale.
Aderisco convintamente

Alessandro Busi – psicologo-psicoterapeuta
Quella con Ristretti Orizzonti ritengo sia stata una delle tappe più rilevanti del mio percorso di formazione personale e professionale. La partecipazione – prima come tirocinante, poi come volontario – alla redazione e allo sportello di orientamento giuridico mi hanno permesso di scoprire l’umanità sfaccettata che si annida dentro ogni persona, dietro o davanti alle sbarre. Mi hanno permesso di sperimentare che comprensione fa rima con assunzione di responsabilità: guardare in faccia se stessi e le conseguenze delle proprie azioni. Mi hanno permesso di veder emergere, giorno per giorno, dei cambiamenti nelle vite di persone che sarebbe stato semplice definire “spacciate”. Questo è ciò che succede quando alle persone detenute vengono offerte possibilità come quelle che Ristretto Orizzonti e le altre realtà di volontariato in carcere offrono quotidianamente: le vite cambiano ed è così che la “sicurezza” diventa un tanto complesso quanto concreto percorso di impegno. Senza dilungarmi a parlare anche del lavoro che Ristretti fa con le scuole, altra iniziativa secondo me fondamentale di crescita dei giovani come cittadini, mi unisco con il cuore all’appello di Ornella e di tutta la redazione, perché il loro lavoro è un patrimonio che oltrepassa le mura del carcere, e arricchisce la città di Padova tutta.

 

Luca Antonini. Treviso
Tutta la mia solidarietà.

 

Amedeo Levorato. Padova
Ma ogni 18 mesi di nuovo ‘sta storia? Che poteri occulti avete contro? Forza!

 

Franco Masenello. Padova
Caro Nicola Boscoletto personalmente e come Associazione Viviautismo Onlus e Fondazione Diversity Life Vi siamo vicini e Vi sosteniamo con tutte le Vs forze. In bocca al lupo e che a prevalere sia il buon senso ed i tanti frutti raccolti siano la testimonianza del gran lavoro fatto. Un abbraccio.

 

Franco Masenello

 

Giorgio Facci. Verona
Carissimi amici se serve partecipo anche a manifestazioni.

 

Francesco Foglia. Maserà – Padova
Avanti così … creare e dare lavoro in carcere è importantissimo !!Agata Bruno. Padova
Aderisco e vi sostengo!

 

Pier Luigi Zennaro. Padova
Se qualche Pubblica Autorità vuole cancellare il modello “carcere Padova” allora vuol dire che l’unico interesse è la poltrona. Il metodo funziona. Occorre farlo diventare stabile.

Elisabetta Benvenuti

Come docente partecipante al progetto per le scuole firmo con molto piacere questo appello perché la collaborazione con Ristretti Orizzonti ha aiutato me e i miei studenti a comprendere la grande complessità del mondo carcerario. Non vi ringrazierò mai abbastanza per la vostra disponibilità e per la vostra generosità nel condividere emozioni e sentimenti.

Docenti ITC Einaudi-Gramsci di Padova

Sottoscriviamo l’appello.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione

 

5permille

 

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Riforma Terzo settore – Donazioni alla cultura: ecco cosa cambia

 

L’analisi della docente della Bocconi, esperta di diritto tributario: «Le le nuove agevolazioni fiscali previste dalla Legge Delega si andranno ad innestare su un quadro già composito». Una mappa per orientarsi

Una delle principali espressioni del favore fiscale verso il settore dei beni e alle attività culturali è costituita dalle agevolazioni fiscali sulle donazioni (o erogazioni liberali) effettuate da privati o da imprese a favore di determinati soggetti, pubblici e privati, che operano in tale settore. Scopo primario di tali agevolazioni è quello di incrementare le risorse dei privati da destinare al settore culturale e quindi di favorire il finanziamento privato del settore stesso.

COME E’ OGGI

Nell’attuale assetto normativo, per fruire di tali agevolazioni è necessario rientrare nelle maglie della disciplina contenuta negli artt. 15 e 100 del T.u.i. r. (Testo Unico delle imposte sui redditi), che riconoscono il beneficio fiscale (in misura differente) a seconda della natura giuridica del benefattore (individuo o impresa) e a seconda della natura giuridica del beneficiario. Sotto quest’ultimo profilo l’ente beneficiario deve necessariamente essere o un ente pubblico, oppure un un ente privato che si qualifichi come:

  • aassociazione o fondazione legalmente riconosciuta oppure
  • Onlus (ai sensi del d. lgs. 460/97).

Come si può comprendere, quindi, l’attuale assetto normativo è disorganico e frammentato, frutto di una stratificazione di norme che si sono succedute nel tempo, senza che la successiva abrogasse la precedente.
Il regime più favorevole viene riconosciuto al settore pubblico, il quale dà diritto di fruire del cd. art-bonus, un consistente beneficio fiscale (costituito da un credito d’imposta pari al 65% della somma donata) che viene accordato sia ad individui che ad imprese che effettuano donazioni per sostenere specifici interventi di restauro, manutenzione di beni pubblici, sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica (musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali), realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti, delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che svolgono attività nello spettacolo, senza scopo di lucro.
Per quanto riguarda invece il finanziamento del settore privato, il beneficio più consistente è accordato qualora si tratti di donazioni effettuate da imprese a favore di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che promuovono attività di studio di rilevante valore culturale o che organizzano attività culturali per l’acquisto la manutenzione la protezione o il restauro di beni culturali (piena deducibilità della somma donata dal reddito imponibile); una deduzione dal reddito imponibile pari al 10% della somma donata, entro il limite di 70.000 euro annui viene invece accordata a individui e imprese che effettuino donazioni ad enti culturali che assumano la qualifica di ONLUS (e perché detta qualifica possa essere riconosciuta è necessario che si tratti di enti culturali privati che ricevono apporti economici da parte dello Stato, oppure, qualora non ne ricevano, di enti culturali la cui attività sia diretta ad arrecare benefici a persone svantaggiate).
Nelle tabelle in allegato un riepilogo degli attuali regimi di agevolazione fiscale.

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COME SARA’ DOMANI

Su questo quadro normativo, già di per sé composito, si andranno ad innestare le nuove agevolazioni fiscali previste dalla Legge Delega di Riforma del Terzo Settore (legge 6 giugno 2016, n. 106).
Scopo del legislatore della Riforma è quello di definire gli Enti del Terzo Settore (ETS), intendendo come tali i soli enti privati che perseguono finalità solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di attività di interesse generale e, a beneficio di questi, di razionalizzare e semplificare il regime sia civilistico che fiscale.

Ai sensi dell’art. 9, 1° comma lett. b) della legge delega 106/2016, si prevede la razionalizzazione e semplificazione dei regimi di deducibilità o di detraibilità oggi esistenti, al fine di promuovere in modo più omogeneo e meno discriminatorio i comportamenti donativi dei privati e delle imprese. Sulla scorta di tali principi e criteri direttivi, l’art. 83 dello Schema di decreto legislativo, approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 maggio 2017, introduce una disciplina uniforme circa le “Detrazioni e deduzioni per le erogazioni liberali” a favore degli ETS e dispone che le persone fisiche possano detrarre dall’imposta un importo pari al 30% delle erogazioni liberali in denaro o in natura per un importo complessivo non superiore a 30.000 euro, mentre le imprese possano dedurre tali erogazioni dal reddito nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, qualora l’ente privato che le riceve sia un Ente del Terzo settore (ETS), diverso dalle imprese sociali, che dichiari la propria natura “non commerciale” ai sensi dell’art. 79 comma 5 del medesimo Schema di decreto.

Occorre quindi chiedersi in primo luogo: quali saranno gli enti culturali che rientreranno nella nuova categoria degli ETS “non commerciali”?
Ebbene, ai sensi del combinato disposto degli articoli 83 e 79 del predetto schema di decreto si tratterà di enti privati che svolgono in via esclusiva o prevalente

  • “interventi di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni” oppure
  • “organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale”, (art. 5, 1° comma, lett. f) ed h) del medesimo schema di decreto)

Occorrerà inoltre che le predette attività siano svolte in conformità ad uno almeno dei seguenti criteri:

  • a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico che coprono solo una frazione del loro costo effettivo, tenuto conto anche dell’assenza di relazione con quest’ultimo e, comunque, non superiori alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale (art. 79, comma 2)
  • oppure a fronte di tali attività siano riconosciuti apporti economici da parte delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del d. lgs. 30 marzo 2001 n. 165, con prestazioni di servizi a favore dell’utenza gratuiti ovvero a fronte di corrispettivi tali da coprire una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto degli apporti economici delle predette amministrazioni (art. 79, comma 3).

È di tutta evidenza che a beneficiare delle agevolazioni di cui sopra saranno solo ed esclusivamente enti privati la cui gestione è ispirata a regole di antieconomicità, oppure enti privati finanziati pressochè esclusivamente da contributi pubblici.


Vi è poi da chiedersi cosa accadrà agli enti culturali privati che non ricadranno nella nuova qualifica di ETS “non commerciale”.

Si può ritenere che continuino a far fruire ai loro benefattori delle disposizioni attualmente vigenti contenute negli art. 15 e 100 del Tuir? La risposta sembra positiva, dato che non viene prevista l’abrogazione di tali norme, ma solo un divieto di cumulo, tale per cui chi fa donazioni ad ETS non commerciali non può poi godere, per le medesime erogazioni, delle disposizioni contenute negli articoli citati (art. 83, 7° comma e art. 89, 10 comma)

In definitiva, per quanto riguarda gli enti privati, le nuove più consistenti agevolazioni di cui alla riforma spetteranno solo a coloro che faranno donazioni a favore di enti non culturali che si qualifichino come ETS “non commerciali” nel senso sopra specificato.
Per quanto riguarda gli enti pubblici, invece, non ci sarà alcun impatto da parte della riforma e rimarrà in vita l’art-bonus per gli specifici interventi da esso previsti oppure la disciplina del Tuir, per altre tipologie di interventi.

In conclusione, pur apprezzando nel suo complesso l’intervento riformistico, non si può sottacere il fatto che la nuova disciplina:

  • si discosti dall’obiettivo di uniformare il trattamento fiscale dei donatori, lasciando ancora aperte diverse modalità di beneficio fiscale a coloro che decidono di finanziare la cultura;
  • restringa il campo degli enti privati ammessi a fruire della nuova agevolazione solo a favore di quelli che presidiano la loro “non commercialità” attraverso la dipendenza dagli apporti economici pubblici, oppure attraverso il ferreo rispetto di requisiti posti a presidio dell’antieconomicità dell’attività esercitata (attività svolta gratuitamente o a fronte di corrispettivi simbolici), senza prendere in alcuna considerazione i requisiti finalistici di tali enti, quali la mancanza di scopo di lucro o la finalità solidaristica dell’attività svolta.
  • la riforma costituisce dunque una sollecitazione importante per gli enti culturali privati che, se vorranno far beneficiare i loro donatori della nuova agevolazione fiscale che la riforma andrà ad introdurre, dovranno accertare di rientrare nei ristretti parametri imposti dalla normativa a presidio della loro “non commercialità”.

Un discorso a parte meritano le “imprese sociali” operanti in ambito culturale che, ai sensi dell’art. 18, 3° e 4° comma dello schema di decreto legislativo recante revisione della disciplina dell’impresa sociale, approvato dal Consiglio dei Ministri consentiranno ai futuri investitori, se persone fisiche, di godere di agevolazioni fiscali sotto forma di detrazione d’imposta; se soggetti Ires di deduzione dal reddito imponibile, a valere sulla “somma investita nel capitale sociale”.

Tale agevolazione tuttavia non concerne le “donazioni” bensì le “somme investite nel capitale”, ossia somme erogate per acquisire una partecipazione nel capitale dell’impresa sociale stessa. Si tratta di incentivi fiscali previsti per favorire gli investimenti di capitale nelle imprese sociali. Quale ente del Terzo settore, infatti, l’impresa sociale non può avere come scopo principale quello di distribuire ai propri soci, amministratori, dipendenti, ecc., gli utili ed avanzi di gestione, i quali devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio. Tuttavia, al fine di favorire il finanziamento dell’impresa sociale mediante capitale di rischio, il decreto, in attuazione della delega, ha introdotto la possibilità per le imprese sociali (costituite in forma di società) di remunerare in misura limitata il capitale conferito dai soci e ha previsto le suddette agevolazioni per incentivare gli investitori che risultano penalizzati rispetto a quelli di società lucrative.

Da Vita 21/7/2017


Gerusalemme. Una Guida per i confusi su ultradestra e islamofobia

Gerusalemme. Il gioco di Tel Aviv: la questione è non il metal detector sulla Spianata o la telecamera di sorveglianza. Il governo Netanyahu sfrutta l’apatia generale e l’islamofobia europea per proseguire con l’occupazione

Zvi Schuldiner • 22/7/2017

Che cosa sta davvero accadendo nella discussa e sacra Spianata delle Moschee – per i musulmani – o Monte del Tempio – per gli israeliani?

Mentre scrivo queste righe, in questo venerdì problematico e pieno di tensione, sono già tre i palestinesi morti, oltre a due feriti gravi e vari altri feriti leggeri. È il bilancio degli scontri registrati durante le preghiere del venerdì, stavolta recitate all’esterno della Spianata delle Moschee.

All’inizio della guerra del 1967, le truppe israeliane conquistano la città vecchia di Gerusalemme. Un soldato patriota ed entusiasta sale sul tetto della sacra Moschea di Al Aqsa e issa la bandiera israeliana. Il ministro della difesa Moshe Dayan ordina di toglierla immediatamente; capisce bene che si tratta di un affronto a uno dei luoghi più sacri per i musulmani.

Dayan, insomma, avviava un’occupazione dai risvolti drammatici, da un lato con pugno di ferro ma dall’altro con passi pragmatici e concilianti. I vari governi israeliani succedutisi nel tempo hanno sempre mostrato di rendersi conto che la Spianata delle Moschee era un luogo potenzialmente esplosivo; innescarlo poteva avere conseguenze terribili.

Dunque, badarono a frenare i fondamentalisti ebrei che sognavano il ripristino del tempio, elemento centrale delle concezioni messianiche – il tempio la posto delle moschee. Ma nel 1996, poco dopo essere diventato primo ministro, Benjamin Netaniahu, ebbro del successo elettorale, ordina di aprire un tunnel che porta alla Spianata.

Esplodono gli scontri: cento palestinesi e 17 soldati israeliani rimangono uccisi. Il premier è costretto a fare alcune concessioni ad Arafat rispetto a Hebron. Nel 2000, il premier Ehud Barak autorizza la visita di Ariel Sharon alla Spianata e la provocazione innesca la seconda Intifada. Nel frattempo altri incidenti provocano non poche vittime.

La settimana scorsa, tre israeliani, arabi palestinesi della città di Um El Fahem, imbevuti di ideologia fondamentalista (oppure no) portano nottetempo armi nella moschea e il giorno seguente attaccano i poliziotti in servizio, uccidendone due; gli aggressori sono a loro volta uccisi.

Come se non bastasse, i tre poliziotti morti sono drusi; un fatto che aggiunge benzina al fuoco delle tensioni fra arabi israeliani e drusi israeliani.

L’impulsivo ministro della polizia Gilard Ardan, schierato all’estrema destra, è il nuovo eroe. Più veloce di qualunque pensiero – va detto che l’attuale governo israeliano si distingue per l’incapacità di riflettere – induce Netanyahu a compiere passi che aggravano la tensione in un luogo pericoloso come la dinamite.

Senza consultare i giordani – con i quali, seppure in modo semiufficiale, vengono in genere prese le decisioni rispetto alla Spianata –, il governo israeliano dichiara il divieto di accesso alle moschee per due giorni, «per ragioni di sicurezza» e fa disporre telecamere di sorveglianza e metal detector, destinati a controllare e a bloccare l’ingresso di altre armi.

I leader religiosi musulmani non accettano queste apparecchiature, sostenendo che si tratta di una violazione dello status quo deciso fra le parti – israeliani, palestinesi, giordani. La polizia – grazie al suo problematico ministro – sostiene che si tratta di un passo minimo necessario per questioni di sicurezza e che ci sono telecamere sul Muro del Pianto, a cento metri di distanza, come negli aeroporti, nei supermercati e via dicendo.

Ma l’esercito israeliano e i servizi segreti fanno notare che, benché in effetti le apparecchiature di sicurezza siano in uso in molti luoghi, nel caso specifico sarebbe raccomandabile rimuoverle perché provocano tensioni e potrebbero far deflagrare nuovamente la situazione. Insomma, suggeriscono una visione strategica e chiedono al primo ministro di trovare la formula per una «ritirata onorevole».

Sabato notte il premier va in Francia, baci e abbracci con il giovane presidente; poi si reca da amici veri, in Ungheria. Netanyahu si sente a proprio agio con gli ultrà di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Beh, certo, Orbán ha ordinato una campagna dai tratti antisemiti contro quell’orribile ebreo, George Soros, ma Soros per Netanyahu è una vergogna, un vero nemico che appoggia gruppi antiisraeliani, come ad esempio le organizzazioni per i diritti umani in Israele.

Ebbene, l’Europa deve capire che Israele è la frontiera che bloccherà la barbarie musulmana; invece di criticare lo Stato ebraico, gli europei devono rendersi conto che è una ricetta per la vittoria, altrimenti saranno sconfitti. In soldoni, è questo l’ammonimento che il grande premier dà agli statisti europei che non capiscono troppo bene la situazione laggiù.

Poi Netanyahu torna in patria e si trova di fronte a un grave dilemma. L’ultradestra spiega che la discussione non verte intorno alle telecamere e ai metal detector; piuttosto, è in gioco la sovranità del paese e il governo deve sottolineare con forza che Israele è sovrana anche sulla Spianata, senza arrendersi alle pressioni dall’estero o alla minaccia di situazioni esplosive.

Netanyahu non può mostrarsi meno radicale dei suoi alleati di destra e va avanti nella direzione suggerita dalla polizia.

Un morto, due, venti? Non ha importanza. Il punto è come fare per impedire qualunque accordo suscettibile di portare a una pace israelo-palestinese. Stavamo dimenticando l’annuncio del ministro dell’habitat che ha un magnifico programma: costruire case secondo piani che dividerebbero ulteriormente la Cisgiordania occupata.

Grazie all’apatia generale e all’islamofobia europea, il governo di Israele potrà proseguire con l’occupazione. Una politica che rende la pace impossibile.

FONTE: Zvi Schuldiner, IL MANIFESTO