Rassegna stampa

9 set 2010

La Spezia, muore il detenuto ricoverato al Sant’Andrea, e dona i suoi organi

Aveva cercato la morte in carcere, domenica mattina, stringendosi un lenzuolo attorno al collo: e ieri sera, dopo tre giorni di coma, è mancato. Ivan Maggi, 22 anni, sarzanese, se n’è andato compiendo un gesto di grande altruismo: ha donato i suoi organi. E’ stata la sua famiglia, a dare il consenso all’espianto: quando i medici della terapia intensiva hanno dovuto arrendersi alla morte cerebrale. Il ragazzo non aveva mai ripreso conoscenza: sopravviveva grazie alle macchine.


8 set 2010

Pomeriggio ad alta tensione nel carcere di via del Piano

Due nuovi episodi di violenza nel carcere di Marassi vengono segnalati in una nota dal segretario generale aggiunto e commissario straordinario per la Liguria del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (SAPPE) Roberto Martinelli, che parla di un «pomeriggio ad alta tensione» riferendosi a quello di ieri nella casa circondariale di via del Piano a Marassi.


6 set 2010

La Spezia, carcerato tenta di impiccarsi: è grave

È ricoverato in gravi condizioni, nel reparto di terapia intensiva della Spezia, un detenuto ventunenne che nella mattinata di ieri ha tentato di togliersi la vita in carcere. E’ accaduto presso la casa circondariale di via Fontevivo. Il giovane ha provato ad impiccarsi, utilizzando un lenzuolo: è stato salvato dalla polizia penitenziaria.


Scoppiano le carceri di Genova

Quasi il doppio di detenuti reclusi rispetto a quelli consentiti dalla legge. Risse, aggressioni, rivolte e tentativi di suicidio. A Marassi, Chiavari e Pontedecimo è emergenza. Scoppiano le carceri di Genova e provincia. Come quelle di tutta Italia.


una mostra sulle carceri liguri, promossa dalla Conferenza Volontariato Giustizia

Da oggi, fino a venerdì 10 settembre, nell’atrio del palazzo civico di Savona si svolgerà la mostra fotografica sulle 7 case circondariali presenti in Liguria promossa dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia.


3 set 2010

“Niente videopoker siamo i circoli Arci”

Da la Stampa del 03/09/10, pag. 21
“Niente videopoker siamo i circoli Arci”
Mozione del congresso nazionale. Ma alcuni locali non ci stanno
MARIA VITTORIA GIANNOTTI
FIRENZE
Via le slot machine e i videopoker dai circoli Arci. Nell’Empolese lo hanno già fatto, in provincia di Grosseto se ne discute proprio in questi giorni, e la messa al bando potrebbe presto essere estesa a tutto il Belpaese. Questo l’orientamento emerso dall’ultimo congresso nazionale dell’associazione. Il motivo: sono troppe le persone risucchiate dalla spirale della dipendenza. E le ricadute, per le famiglie coinvolte, sono pesantissime in termini economici e sociali. Ma è anche questione d’immagine, o per meglio dire, di etica.
«Stiamo cercando di darci un codice di autoregolamentazione - spiega Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci - che, oltre alla questione delle slot machine, prende in considerazione anche il consumo responsabile di alcool e l’utilizzo di prodotti e pratiche sostenibili per l’ambiente». L’idea, però, è quella di mettere in atto un percorso soft, che non preveda diktat. «Ovviamente - prosegue Berni - quella di rinunciare ai videopoker, che sono strumenti perfettamente legali e inoltre renumerativi, deve essere una scelta convinta, supportata da un’adesione dal basso. La direzione, comunque, deve essere quella di valorizzare le iniziative culturalmente valide e penalizzare quelle che invece non sono coerenti con lo spirito della nostra associazione».
I primi a dare battaglia alle macchinette luminose sono stati i circoli dell’Empolese-Valdelsa. Qui la guerra è stata combattuta e vinta. Con un bilancio, sostengono i protagonisti, del tutto soddisfacente. «Abbiamo perso per strada due circoli importanti - traccia un bilancio Sergio Marzocchi - ma abbiamo portato in fondo una scelta coerente». La riflessione sul gioco, da queste parti, è cominciata alla fine degli anni Novanta. Ed è stata presa molto sul serio. «Erano gli anni in cui si cominciavano a diffondere le sale Bingo e noi ci chiedemmo se questo tipo di intrattenimento era in linea con i nostri principi».
La risposta fu no. A salvarsi fu solo la vecchia, inossidabile tombola. Ai giochi d’azzardo, anche se legali, si decise di porre un fermo no. Anche perché dai presidenti dei circoli cominciarono ad arrivare, con sempre maggiore frequenza, segnalazioni di persone incapaci di controllarsi con il gioco. E ben presto si aggiunsero i lamenti di madri e mogli disperate. Da qui alla guerra alle slot machine il passo fu breve. Il primo passo fu quello di rifiutare il finanziamento dei progetti culturali a quei circoli che avevano le slot machine. A quel punto si passò a un aut-aut. «Chi voleva rinnovare l’affiliazione all’Arci doveva rinunciare ai videopoker», spiega Mazzocchi. In due si opposero e la separazione fu inevitabile. «Non è stato indolore - conclude il presidente - perché erano due circoli importanti e storici nel territorio, ma per noi si trattava di una questione di coerenza e non siamo pentiti».
Non sembrano pentiti neppure al circolo La Torre di Montelupo Fiorentino, che ora non sono più Arci, ma Aics. «Qui da noi - dice Libero, uno dei consiglieri - non si è mai rovinato nessuno. Quei giochi non sono proibiti dalla legge e quindi non vedo perché avremmo dovuto eliminarli». «Noi siamo d’accordo con la decisione di togliere le macchinette, ma allora vanno tolte da tutte le parti. E poi i soldi delle macchinette fanno comodo per sovvenzionare le attività sportive dei circoli - spiega Luciano Faraoni, dalla casa del popolo di Stabbia - noi abbiamo 65 bambini che vanno in bicicletta, chi ce li dà soldi?».
Ora la discussione si è spostata in Maremma, dove l’Arci di Grosseto si è espresso a chiare lettere in favore della messa al bando. Ma la battaglia potrebbe estendersi a macchia d’olio.
Il movimento
Un milione di soci e 5 mila strutture
L’Arci, Associazione Ricreativa e Culturale Italiana, associazione di promozione sociale, nasce a Firenze il 26 maggio del 1957. Si riconosce nei valori democratici nati dalla Resistenza e si richiama alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e alla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia dell’Onu. Radici e valori, questi, che la faranno ritenere un’associazione «di sinistra». Gli associati sono oltre un milione, suddivisi in 5.577 circoli o associazioni locali che si occupano di tematiche varie: cultura (arte, cinema, video, letteratura, poesia, musica, teatro, danza), turismo, diritti, impegno sociale, servizio civile e solidarietà internazionale. Nel ‘94 inizia il percorso che porta alla costituzione di «Arci Nuova Associazione», soggetto sociale che nasce dalla sintesi di due idee guida del movimento associativo italiano: mutualità e solidarietà. Al congresso nazionale di Cervia del febbraio 2006, l’associazione diventa infine «Associazione Arci», in un simbolico ritorno all’acronimo storico Arci, adottato nel 1957.


2 set 2010

Caso Franceschi: parte una nuova inchiesta

La Francia abbozza e promette giustizia per Daniele Franceschi, misteriosamente morto in una cella del carcere di Grasse. Sono le 17 di ieri quando il console generale di Nizza, Agostino Alciator Chiesa, può leggere il comunicato faticosamente stilato con il procuratore aggiunto di Grasse Pierre Arpaia. Poche righe che riassumono il primo rapporto dei due anatomopatologi francesi che martedì mattina hanno effettuato l´autopsia sul corpo del giovane italiano.


1 set 2010

Un Cucchi d’Oltralpe: cittadino italiano di 36 anni muore in carcere

L’autopsia sul corpo di Daniele Franceschi, cittadino italiano morto in carcere a Grasse il 25 agosto scorso, che avrebbe dovuto aver luogo ieri è stata rimandata di un giorno. Per Milko Paris, dell’associazione Ban Public che ha messo in atto un Osservatorio sui suicidi e sulle morti sospette in carcere, questo è un segnale che le autorità carcerarie francesi hanno qualcosa da nascondere. Secondo Paris, “l’Italia deve chiedere un’autopsia tossicologica, non deve cedere su questo punto” per arrivare a capire cosa è successo a questo trentenne, apparentemente in buona salute, che era in carcere da cinque mesi, dopo essere stato arrestato per una storia di falsificazione di carta di credito nel marzo scorso.


Detenuto 23enne morì nel carcere di Voghera, il pm archivia il caso

Non vi è prova che si sia trattato di un suicidio. Anzi, è probabile che sia stato un incidente a provocare la morte in cella di Marcello Russo (23 marzo 2009). Sinteticamente, con questa motivazione, il pubblico ministero Giovanni Benelli, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte in cella di Marcello Russo, ucciso dal gas della sua bomboletta da cucina. E lo ha fatto a conclusione di lunghe indagini. Una decisione alla quale la famiglia del detenuto, assistita dall’avvocato vogherese Sara Bressani, probabilmente si opporrà. L’inchiesta riguardava eventuali responsabilità di terzi, ossia agenti di polizia penitenziaria o medici del carcere di Voghera, che non avrebbero valutato a dovere le condizioni psichiche di Russo: il detenuto, infatti, aveva tentato il suicidio in precedenza.


Italiano morto in carcere francese, Frattini: “Autopsia anche in Italia”

NIZZA - “Mio figlio è irriconoscibile, ha il volto gonfio, dei segni rossi sulla guancia destra che paiono essere stati lasciati da uno schiaffo. E sul naso una macchia scura, forse è rotto…”, dice Cira Antignano con la voce gonfia di rabbia sulla porta del “Laboratoire de Medicine Legal” dell’ospedale Pasteur di Nizza.