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Lou Dalfin alla Sala Chiamata del Porto
Sabato 4: Moderni trovatori, filibustieri ambulanti, musicisti-poeti appassionatamente coinvolti nel dibattito sociale e politico del nostro tempo. I Lou Dalfin sono questo e molto altro.
La loro musica, tutta giocata sull’idea che la tradizione, per restare viva, debba contaminarsi con la cultura del tempo, coniuga il rock più scatenato con la tradizione occitana. Insieme a Banda Brisca li abbiamo invitati il 4 febbraio a presentare il loro ultimo disco: CAVALIER FADIT: “cavaliere proscritto”, allontanato dalla sua patria, punito per le sue convinzioni. Ingresso 10 euro (8 per i soci del circolo). E, al bar della sala chiamata, birre, vino ma soprattutto vin brulè caldo & profumato per ascoltatori & danzatori.
SONDAGGIO SWG, CARCERI: IL 77% DEGLI ITALIANI LO CONSIDERA PROBLEMA PRIORITARIO

L’emergenza carceri finisce in un sondaggio dell’Istituto di ricerca Swg che indaga quanto sia sentita come priorità da parte degli italiani. La domanda posta agli intervistati è: “Si parla molto del sovraffollamento delle carceri e della necessità di affrontare questo problema. Con chi sostiene che per il Paese si tratta di una vera priorità alla quale vanno dedicate molte risorse lei è….”
La maggior parte degli italiani è d’accordo con questa affermazione (62%). Di questi una percentuale del 13% si dice “del tutto d’accordo” e considera la risoluzione del problema penitenziari una priorità assoluta da risolvere. In disaccordo, secondo lo studio condotto dall’Istituto di ricerche Swg, il 25% e “del tutto in disaccordo” il 13%.
Scorporando il dato a seconda dell’orientamento politico degli intervistati emerge che: ad essere più sensibili al problema carceri sono gli elettori di centrosinistra (77%); seguiti da quelli del Terzo polo (76%). Quelli del centrodestra lo considerano un problema prioritario nel 48% dei casi. (altro/non collocati si reputano d’accordo al 58%).
da clandestino web
La maggiore precarietà non riduce la disoccupazione
Scritto da Emiliano Brancaccio Sabato 04 Febbraio 2012 10:58 Questo articolo è stato letto: 8 volte
APPUNTI PER MARIO MONTI, ELSA FORNERO (E GIULIANO FERRARA…)
di Emiliano Brancaccio - emilianobrancaccio.it.
Sarebbe utile se i professori Mario Monti ed Elsa Fornero commentassero i risultati, ad essi ben noti, ai quali è da tempo pervenuta la letteratura accademica in merito ai possibili effetti della riduzione delle tutele del lavoro. Visto infatti che non è possibile confermare l’esistenza di una correlazione tra maggior precarietà e minore disoccupazione, per quale motivo dovremmo ulteriormente ridurre gli indici di protezione del lavoro, già passati in Italia dal 3,1 del 1998 al 2,4 del 2008?
Non sarà mica davvero per rendere la vita dei lavoratori meno monotona…?
[...] Su tredici ricerche realizzate sugli stock, nove di esse danno risultati indeterminati, tre segnalano che la maggior flessibilità del lavoro riduce l’occupazione e aumenta la disoccupazione, e una soltanto segnala che la flessibilità riduce la disoccupazione (cfr. T. Boeri and J. van Ours, The economics of imperfect labor markets, Princeton University Press 2008). La tesi prevalente, secondo cui la flessibilità aumenterebbe i posti di lavoro, non sembra dunque trovare riscontri empirici convincenti. Ma c’è di più: anche Blanchard, dopo un’accurata disamina dei principali lavori empirici sul tema, giunge a una conclusione secca: «le differenze nei regimi di protezione dell’impiego appaiono largamente incorrelate alle differenze tra i tassi di disoccupazione dei vari paesi» (O. Blanchard, “European unemployment: the evolution of facts and ideas”, Economic policy 2006). Lo stesso Blanchard dunque riconosce che i dati non confermano le tesi sul nesso tra maggiore flessibilità e minore disoccupazione che potrebbero trarsi dal suo modello [...]
Tratto da E. Brancaccio, “Anti-Blanchard. Un approccio comparato allo studio della macroeconomia”, Franco Angeli, Milano 2012 (in libreria a fine febbraio).
La figura seguente riproduce una delle numerosissime tipologie di test effettuati in questi anni dall’OECD e da molte altre istituzioni per verificare l’esistenza o meno di una correlazione tra flessibilità del lavoro e disoccupazione. Il grafico mette in evidenza che non si ravvisa alcuna correlazione tra indici di protezione del lavoro (EPL, Employment Protection Legislation) e tassi di disoccupazione.

Grafico tratto da D. Suppa, “Appendice statistica” (in E. Brancaccio, “Anti-Blanchard”, cit.; elaborazione su dati OECD).
P.S. Caro Giuliano Ferrara, nel corso di una accorata arringa contro la CGIL andata in onda ieri su Rai Uno, a Qui Radio Londra, Lei ha sostenuto che per creare posti di lavoro occorre maggiore flessibilità. Ed ha aggiunto che “non vi è analisi statistica che possa smentire” questa Sua asserzione, essendo la sua validità fondata “sulla Logica”. Lei, che è pugilatore raffinato e dotato di ironia, non faticherà a cogliere i motivi per cui ravviso, nelle Sue certezze, una certa qual pulsione “tolemaica”… Con molti cordiali saluti, Emiliano Brancaccio.
Fonte: http://www.emilianobrancaccio.it/2012/02/03/la-maggiore-precarieta-non-riduce-la-disoccupazione.
Tratto da Megachip
un’altra fetta di Palestina che Israele vuole mangiarsi
| 04 Febbraio 2012
Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon aveva lasciato da qualche ora Gaza - dove giovedì era stato duramente contestato per non aver voluto incontrare le famiglie dei prigionieri politici palestinesi - quando i cacciabombardieri israeliani hanno lanciato i loro raid. Attacchi che il portavoce militare ha descritto come una risposta ai razzi artigianali sparati da cellule armate salafite verso il Neghev, dove non hanno provocato danni.
Ben diversi gli effetti delle bombe israeliane che hanno colpito tre tunnel tra Rafah e l’Egitto, Khan Yunis, Nuseirat, Bani Suheila e Beit Lahiya dove hanno causato il ferimento di un adulto e di un bambino. Per Israele invece sono stati colpiti soltanto «depositi di armi e munizioni». «La macchina da guerra israeliana continua a compiere crimini contro i civili di Gaza e a violare le leggi e le convenzioni internazionali», ha protestato Adham Abu Selmeya, portavoce del ministero della salute di Gaza. Qualche ora dopo a Nabi Saleh, a poco più di cento km di distanza da Gaza, 13 persone sono state ferite durante le cariche dell’esercito e della polizia di frontiera di Israele contro la manifestazione settimanale di protesta per la confisca di terre palestinesi e il Muro. Tra i feriti c’è anche una francese, colpita da un candelotto lacrimogeno sparato a distanza ravvicinata. A dicembre un candelotto uccise, sempre a Nabi Saleh, un giovane palestinese, Mustafa Tamimi.
I bombardamenti delle scorse ore hanno riportato in primo piano anche la questione della «buffer zone», la zona cuscinetto vietata ai palestinesi che Israele ha creato all’interno di Gaza, lungo il confine, dove spesso si concentrano le incursioni militari israeliane. Si moltiplicano le denunce di famiglie contadine che hanno perduto ogni fonte di reddito perché l’esercito apre il fuoco contro chi si reca nei campi. Gli attivisti dell’International solidarity movement (Ism) provano, con la loro presenza, a garantire un minimo di protezione ai contadini ma non è sufficiente. Così i palestinesi perdono una fascia di territorio larga alcune centinaia di metri, verde e alberata. E’ la parte più fertile della Striscia che, al contrario, scendendo verso la costa appare arida e sabbiosa.
Ma le conseguenze economiche sono niente di fronte ai rischi per le vite umane. Non pochi contadini di Gaza hanno pagato un prezzo altissimo solo per il fatto di vivere dentro o a ridosso della «buffer zone», perché i militari israeliani che sorvegliano il confine non esitano ad aprire il fuoco su coloro che si addentrano nell’area «proibita». In questi anni si sono contati alcuni morti e numerosi feriti. Come Naama Abu Said, madre di cinque figli, uccisa a casa sua dal fuoco aperto da una postazione israeliana distante alcune centinaia di metri. Il marito Nasser ci ha raccontato di quella notte d’inferno di più di un anno fa in cui il piano superiore della sua abitazione divenne bersaglio, per motivi mai chiariti, del fuoco delle armi pesanti israeliane. Una parete della stanza da letto mostra ancora il foro largo circa un metro fatto da un razzo. Nasser oggi vive con i figli in una tenda ad circa 200 metri dalla sua abitazione in buona parte distrutta.
Vittorio Arrigoni, l’attivista dell’Ism e collaboratore del manifesto assassinato lo scorso aprile, spese una porzione significativa del suo impegno proprio nella «buffer zone». Jaber, un contadino, ha costruito in campagna un monumento di marmo per ricordare il suo amico italiano. Un altro compagno di Vittorio, Saber, del “Comitato popolare di Beit Hanoun”, organizza frequenti marce di palestinesi e attivisti stranieri verso la zona cuscinetto. «Non dobbiamo arrenderci, non possiamo rinunciare a terre fertili che rappresentano il 30% delle aree coltivabili di Gaza, sono la fonte di sopravvivenza per molte migliaia di persone», spiega Saber che abbiamo incontrato nei giorni scorsi. «Continueremo a fare manifestazioni in quell’area - assicura Saber - perché è la nostra terra, perché con noi ci sono i contadini e gli abitanti del posto, perché se adesso ci fermiamo, la prossima volta gli israeliani cosa faranno, allargheranno ulteriormente la zona proibita?»
Governo. Monti: Legge cittadinanza non tocca a noi
02 febbraio 2012 Vita
«Questo governo ha compiti limitati e difficilissimi: rendere l’Italia migliore e più attraente a tutti», ha detto ieri Mario Monti, rispondendo a una domanda sulla questione della cittadinanza. «Svolgiamo questi compiti osservando una distanza di rispetto dai partiti perche’ ci sono temi importanti che non sono il cuore del mandato ricevuto».
«Io ho opinioni personali - ha aggiunto Monti - ma non le considero parti della missione di governo. La cittadinanza, la bioetica, la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, sono questioni che devono essere sciolte e dipanate dalle forze politiche».
Secondo il presidente del Consiglio, «se, per soddisfare le coscienze dei membri del governo, entrassimo nell’agone del dibattito renderemmo più difficile l’appoggio di larga parte del Parlamento ai nostri sforzi».
In sintesi: non sarà il governo dei Professori a scrivere la riforma della cittadinanza, su questo tema deve muoversi il Parlamento.
La storia della navigazione da Ulisse alla NASA
Venerdì 3 Febbraio
Ore 20 cena e.. .
Ore 21 La storia della navigazione da Ulisse alla NASA raccontata da Alfredo
L’Apartheid di Mario Monti
Scritto da Anna Lami Venerdì 03 Febbraio 2012 08:19 Tratto da Megachip

di Anna Lami - Megachip.
«I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide». A parlare è il Presidente del Consiglio Mario Monti intervenendo in un dibattito televisivo sui temi del lavoro e dei giovani. «La riforma sulla quale il ministro Elsa Fornero e tutto il governo adesso è impegnato - ha spiegato- ha la finalità principale di ridurre il terribile apartheid che esiste nel mercato del lavoro tra chi per caso o per età è già dentro e chi giovane fa una terribile fatica ad entrare o entra in condizioni precarie».
In poche battute troviamo condensato tutto il pensiero, figlio delle peggiori teorie liberiste, che ispira Mario Monti.
“Che monotonia il posto fisso”: è vero, deve esser stata di una noia incredibile passare tanti anni nella stessa azienda, crescere professionalmente, man mano aumentare il proprio know how, e sulle basi di questa monotona sicurezza progettare un futuro, una casa, dei viaggi, farsi una famiglia. Ma Mario Monti ci tiene al divertimento degli italiani, giammai si impigriscano, quindi vuole renderci la vita ancor più avventurosa e flessibile di quanto già lo sia nella superprecaria Italia del 2012, che anche secondo l’Ocse è già il paese più flessibile del mondo, tanto che in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca è molto più difficile licenziare che da noi.
Del resto, che gusto si può trovare nello svegliarsi la mattina per recarsi nella stessa azienda avendo la sera la certezza di poter pagare le bollette, e magari garantire una vita dignitosa ai propri figli? Molto meglio fare una giornata di volantinaggio pubblicitario fuori dalle Metro, il giorno dopo provare l’inebriante esperienza di lavorare in un call-center, e alla fine del mese con il contratto scaduto e non rinnovato girare per negozi non per fare shopping ma per portare il proprio curriculum vitae nella speranza che qualcuno cerchi una commessa extra almeno per il sabato pomeriggio. È infatti questa la vita che vivono i “fortunelli” di venti-trent’anni che, magari dopo una laurea ed un paio di master, entrano dalle finestre del mondo del lavoro. Ci si diverte come pazzi a cambiare occupazione cinque o sei volte l’anno, lo si capisce ascoltando ordinarie conversazioni tra i distributori dei quotidiani gratuiti nei pressi delle stazioni delle grandi città.
Eh si, perché il posto fisso potrebbe anche essere monotono, se l’alternativa fosse che un giorno si fa l’amministratore delegato di una società ed il giorno dopo il marketing manager di un’azienda ben quotata in borsa, non senza essersi fatti mancare una settimana da medico chirurgo. Invece, purtroppo per noi, eccessiva precarizzazione fa rima con lavori dequalificati (e sottopagati).
Hai una laurea in economia e commercio? Non solo è probabilmente inutile, in quanto solo nel 15% dei casi secondo una recente inchiesta di Unioncamere-Excelsior viene richiesta dalle (poche) aziende che assumono, ma può addirittura essere controproducente: tra le critiche - le più gettonate - che vengono rivolte ai neolaureati, c’è quella di “essere troppo pretenziosi”. Voglio dire, c’è ancora in giro chi crede di aver diritto ad aspirare a qualcosa che rientri nell’ambito dei propri studi. Del resto siamo nella stessa logica di pensiero del premier: così come è noioso il posto fisso, è triste pensare di insegnare quando si è laureati in Storia. Molto più all’altezza dei tempi provare a sentire se la nuova società ferroviaria di Montezemolo si affida a qualche cooperativa che assume ancora.
Monti invita i giovani ad accettare le sfide della flessibilità: è almeno dai tempi della Legge Biagi e del Pacchetto Treu che queste parole vengono spese, e non ci risulta ci siano ragazzi che vergognosamente si sottraggano a tali avvincenti sfide. In questa categoria infatti non solo si è ulteriormente contratto il flusso di ingresso nell’occupazione, ma è andata scemando la possibilità di transitare verso una condizione di maggiore stabilità lavorativa. Di quanto ci avvisa il premier, quindi, siamo già al corrente.
Era diverso tempo che un esponente istituzionale di primo piano non ripescava lo slogan “precario è bello”. Negli ultimi anni ci eravamo abituati a Tremonti, che populisticamente riconosceva come negativa l’eccessiva precarizzazione, anche se poi continuava ad incentivarla nelle politiche ministeriali. Ma il tecnico dell’anno non ha un elettorato di riferimento, a lui basta rispondere ai diktat della BCE, quindi può permettersi un’ironia che sconfina nell’insulto. E l’insulto è rivolto soprattutto ai giovani, quelli a cui il Presidente Napolitano, padre morale dell’esecutivo, spera non “venga lasciato il debito in eredità”: conviene di più farglielo pagare adesso, avranno pensato, questo debito di cui ancora non si conoscono bene i creditori. Quindi, bisogna ridurre il “terribile apartheid” tra chi è già entrato nel mondo del lavoro con qualche diritto residuo e chi invece non ha più alcun diritto.
Come ridurre l’apartheid? Estendendo a tutti garanzie e tutele sociali? Macchè, troppo banale … meglio offrire a tutti l’avventura della precarizzazione totale. Così si contrastano le odiose discriminazioni socioeconomiche.
Perchè ammettere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B? Trasformiamoli tutti in lavoratori di serie C, cosicchè se in una coppia lui aveva il “privilegio” di un contratto da operaio a tempo indeterminato e lei da insegnante ultraprecaria, finalmente non si sentiranno più in competizione e potranno vivere affamati e contenti.
Per fortuna c’è Mario Monti, a salvare noi giovani da una vita monotona.
Cittadinanza: una questione di civiltà
Venerdì 3 febbraio 2012
Ore 17:00 – 18:45
Presiede Francesco Besio, Libertà e Giustizia, circolo di Genova
Interventi introduttivi: Franco Marenco, presidente del Municipio centro-ovest Mara Carocci, dirigente scolastico scuola media statale N. Barabino
Presenta il Coordinamento delle associazioni e dei centri culturali: Graciela Del Pino, mediatrice culturale e presidente del Coordinamento Ligure Donne Latinoamericane
Relazione su Cittadinanza e immigrazione Alessandra Ballerini, avvocato specializzato in diritti umani e immigrazione1
L’esperienza di una capitale europea: Bruxelles Anna Colombo, dirigente al Parlamento europeo
Interventi dal pubblico
L’incontro odierno fa parte di un ciclo di manifestazioni che il Coordinamento delle associazioni e dei centri culturali organizza per sensibilizzare sul tema della cittadinanza dei migranti, individuato come “una questione di civiltà”. Durante l’incontro sarà possibile firmare a sostegno delle due proposte di legge di iniziativa popolare su cittadinanza e voto amministrativo dei migranti promosse dalla campagna L’Italia sono anch’io (www.italiasonoanchio.it)
PD: “tornare a dare dignità al servizio civile”
Il Partito Democratico ritiene “fisiologico” un livello di circa 40mila volontari annui ammessi al servizio, cifra oramai ridotta fortemente dai tagli del Governo Berlusconi negli ultimi anni. «Ci rendiamo conto – ha spiegato ieri all’incontro con gli Enti Cecilia Carmassi, responsabile “Associazionismo e Terzo Settore” del PD – che non si può chiedere d’improvviso al Governo di riportare il Fondo a quota 40mila partenze, ma è possibile cominciare subito a invertire la tendenza e ragionare su come si può tornare a dare dignità e consistenza ad un sistema che altrimenti rischia di essere cancellato». Per questo il Partito democratico chiederà a breve un appuntamento al ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, che ha anche la delega sul servizio civile, per «ragionare con lui del rilancio del servizio civile in un’ottica di crescita complessiva del paese».
Per quanto riguarda la riforma del servizio civile nazionale, il Partito Democratico lo pensa come “un’esperienza di difesa civile non armata, di dimensione nazionale ma con un ruolo delle regioni, rivolta anche agli stranieri residenti e con una partecipazione dei giovani con disabilità non solo come destinatari ma anche come protagonisti del servizio”. L’idea è quella di mantenere il servizio civile come esperienza di carattere nazionale, legata alla sua natura di difesa civile non armata, e alla costruzione di un’idea di cittadinanza solidale che rafforzi la coesione sociale nel paese. In questa dinamica unitaria, c’è l’obiettivo di un maggiore coinvolgimento delle Regioni (e degli altri enti locali), che in molte realtà hanno già attuato bandi regionali di servizio civile (anche aperto agli stranieri) e che «chiedono a gran voce un ruolo che non le riduca a soggetto finale di valutazione». E’ poi necessario, secondo Carmassi, chiarire con i comuni, attraverso un ragionamento franco, che non si può «rischiare che il servizio civile diventi la stampella o il tappabuchi di un welfare comunale sempre più strangolato». Presente all’incontro, Licio Palazzini, Presidente nazionale di Arci Servizio Civile, ha ricordato come «Se non arrivano nuovi fondi, in primavera gli enti non saranno chiamati a presentare alcun progetto e nel 2013 di fatto non ci saranno giovani in servizio civile: un segnale inequivocabile di chiusura».
da esseciblog
Seminario formativo Gruppo Migranti Celivo “GLI STRANIERI A GENOVA Diamo un po’ i numeri”
Il Gruppo Migranti Celivo invita le Organizzazioni di Volontariato, gli Enti di terzo Settore e la cittadinanza al Seminario formativo che si terrà:
Venerdì 3 febbraio 2012 ore 14.30 – 18.00
Starhotel President – Corte Lambruschini Genova
La partecipazione è libera e gratuita.
scarica gli allegati: Programma





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