Interviste

INTERVISTE

Intervista a Claudio Tosi, presidente di Approdo Arcigay Genova

Logo_Arcigay_Genova_-_L'approdo

Approdo Arcigay Genova è nata il primo ottobre 2002, ed è un’associazione aderente ad Arcigay -e di conseguenza ad ARCI- fondata da gay e lesbiche di Genova e aperta a tutti: omosessuali ed eterosessuali di tutta la Liguria. L’associazione è un’organizzazione solidaristica di volontariato sociale senza fini di lucro. Tra febbraio e marzo scorso, il dibattito pubblico su coppie di fatto, unioni civili e stepchild adoption è stato davvero molto acceso, e proprio in occasione della votazione al Senato sul DDL Cirinnà, Davide e Mauro nel programma di Radio Gazzarra “La voce del padrone” hanno intervistato Claudio Tosi, presidente di Approdo Arcigay Genova (puoi ascoltare l’intera puntata cliccando QUI)

Il movimento nazionale LGBT è un movimento in forte crescita – dice Claudio – e sempre più visibile, più forte e numeroso. Ed è quello che sta succedendo anche all’associazione genovese. Ci stiamo trasformando, aumentano i contatti, la visibilità e i servizi che riusciamo a mettere in pedi di volta in volta.

Recentemente, Approdo Arcigay Genova ha appoggiato il convegno organizzato da rivista ‘About Gender’ dell’Università di Genova. Argomenti come violenza di genere e orientamento sessuale sono stati presentati in modo accademico, ma anche accessibile a tutti, per spiegare a tutti la famigerata teoria del gender. C’è bisogno di capire che cosa stia realmente succedendo.

Abbiamo un bellissimo gruppo giovani che da due anni a questa parte si sta preparando per andare a parlare nelle scuole. Siamo già intervenuti in alcuni istituti scolastici genovesi e liguri per trattare argomenti come omofobia, bullismo omofobico o semplicemente per spiegare cosa siano orientamento sessuale e identità di genere. È un lavoro decisamente complicato: ci sono dirigenti, insegnanti e genitori terrorizzati dall’idea che vengano portate spiegazioni o argomenti terribili. Ma noi parliamo di rispetto e identità delle persone e cerchiamo di sostenere i ragazzi nel rispetto dei coetanei che potrebbero avere difficoltà. Statisticamente, in ogni classe potrebbero esserci uno o due ragazzi LGBT.

Su che target puntate?

Principalmente scuole superiori. Sono capitati contatti in scuole medie, ma sono incontri sporadici ed è difficile, ci vuole un’altra preparazione rispetto ai ragazzi delle superiori.

E il riscontro dei ragazzi com’è? Migliore nei giovani che negli adulti?

È difficile arrivare in classe, ma una volta che siamo lì e cominciamo ad esporre i nostri argomenti ci guardano come dire ‘Ma sei venuto a dirmi questo? E che problema c’è?’ Certo, non è tutto perfetto, ma rispetto a pochi anni fa la situazione è migliorata, e la sensazione è quella di avere una generazione più tranquilla ed a proprio agio con i temi LGBT. Genova e la Liguria sono luoghi dove affrontare i temi è più semplice, mentre in altri posti è più difficile. È terrificante pensare ai suicidi avvenuti a Roma.

Parliamo dello sportello stranieri.

È un esperienza iniziata nell’estate 2015 nata dall’esigenza di affiancare allo sportello legale qualcosa di specializzato per gli stranieri omosessuali, che, quando arrivano a Genova, hanno principalmente due difficoltà: la convivenza con la propria comunità di appartenenza sul territorio genovese, e le pratiche legali che sono diverse da quelle dello straniero eterosessuale. Sta capitando che degli stranieri facciano domanda dello status di rifugiato perchè omosessuali e diventa necessario affiancarsi a loro per aiutarli in questo iter. È un’esperienza molto interessante che ci sta permettendo di capire le difficoltà delle persone che arrivano qui. È capitato di tutto: ci persone decisamente in difficoltà, che arrivano da paesi in guerra, o ragazzi della comunità rom che vogliono iniziare un nuovo percorso personale perchè in difficoltà con la propria famiglia. Lo sportello stranieri è esperienza importante in una città come Genova, che ha un passaggio di stranieri elevatissimo.

Parliamo di AIDS e diffusione del virus HIV in Liguria.

La nostra regione è messa molto male: l’incidenza del virus sulla popolazione è altissima, la più alta in Italia, ed è la quinta regione per incidenza di nuovi contagi da HIV. Gli interventi di prevenzione devono aumentare. La gente non sa nemmeno più come si contrae, il virus. Soprattutto i giovani. L’Ospedale San Martino ha fatto alcune indagini, su un campione di 1500 ragazzi, che hanno dimostrato che più del 60% degli intervistati -e stiamo parlando di scuole genovesi- non sa come si prende e come si evita di prendere il virus.

È terribile il fatto che non se ne parli, né a scuola né negli apparati televisivi.

Siamo passati da una situazione di panico totale, e penso agli anni ’80, al silenzio. Da un estremo all’altro. Quello di trent’anni fa era un allarmismo eccessivo ma comprensibile vista la gravità del momento. Il silenzio attuale però è pazzesco, gravissimo. Ci sono ragazzi di vent’anni che non sanno come prendere il virus e non sanno che basta sbagliare una volta per prendere l’HIV. Le istituzioni dovrebbero porsi delle domande. Uso delle parole quasi troppo forti: è quasi come volere la morte di questi ragazzi, che non sanno nemmeno come si contrae il virus.

Il problema poi è tutt’altro che risolto. La medicina ha saputo raggiungere una certa stabilità nel tempo, ma il virus persiste, senza avere cure. Un fatto tutt’altro che risolto.

Sì, il virus rimane nella persona, viene gestito e la persona può vivere una vita praticamente normale, con mille attenzione e tutte le incognite del caso. Ma il contagio rimane, e non ci si può liberare dal virus. Per contro, bisogna dire che la medicina consente la gestione del virus per non rendere la persona infettiva. In questi anni si stanno facendo esperimenti e studi per capire se ci sia passaggio del virus in coppie siero-discordanti e si è scoperto che il passaggio non avviene, ma questo non deve rassicurare e farci pensare che possiamo stare più tranquilli. Bisogna stare sempre attentissimi. E soprattutto bisogna ragionare su chi siano e come vivano i sieropositivi. E liberarci dall’idea costruita negli anni ‘80 che questa persone vivano isolate.

 

CONTATTI

Casa XXV Aprile, Via al Molo Giano, 16128, Genova (GE).

Tel.: +39 347 0011818 – da lunedì a venerdì ore 9:00 – 18:00

Servizio Migranti: +39 351 2275029 (Lycamobile) – da lunedì a venerdì ore 9:00 – 18:00

E-mail: presidenza@arcigaygenova.it

Sito internet: www.arcigaygenova.it

Pagina Facebook: Approdo Arcigay Genova

Pagina Twitter: @ArcigayApprodo

ARCI SOLIDARIETA'

Intervista a Rachid Khay, Presidente di ARCI Solidarietà

ARCI Solidarietà è un’associazione patrocinata da ARCI Genova che riunisce volontari impegnati in varie attività sociali e promuove iniziative e progetti in diversi campi. In particolare tre sono i temi principali: IMMIGRAZIONE, INFANZIA e ADOLESCENZA, CARCERE.

Rachid Khay, Presidente di ARCI Solidarietà, è stato intervistato da Davide e Mauro durante il programma “La voce del padrone” in onda su Radio Gazzarra, per spiegare di cosa si occupa ARCI Solidarietà e fare chiarezza sui processi di accoglienza e richiesta d’asilo degli immigrati presenti sul territorio genovese.

Iniziamo provando a definire il cittadino immigrato.

ARCI #noslot

Arci Genova: «Le slot nei circoli sono il sintomo della nostra crisi»

Continua il dibattito sulle slot nei circoli Arci cominciato su VIta.it con l’intervista della presidente nazionale, Francesca Chiavacci. Tante le reazioni alla posizione della presidenza nazionale. Prima l’economista Luigino Bruni, che durissimo chiedeva le dimissioni della presidente. Poi con Vita hanno parlato Emanuele Patti, membro della presidenza nazionale e Massimo Cortesi, presidente Arci Lombardia. Oggi è il turno di Stefano Kovac, presidente Arci Genova, che ha voluto raccontare il proprio impegno contro il gap.

#lamafianonè

Stefano Kovac: “La mafia a Genova non è un abbaglio”

La mafia a Genova c`è e non si affronta con la paura
È sbagliato chiudere gli occhi e nascondere la testa sotto la sabbia, servono coraggio e testimonianza

di STEFANO KOVAC*

Da anni denunciamo, insieme a molti, la presenza della mafia a Genova; la cronaca delle ultime settimane dimostra che non è un abbaglio. Arresti, ritrovamento di quintali di droga ed armi sono il segno evidente che la mafia c’è, è forte ed è insidiosa.

Mare Nostrum chiude e nel Mediterraneo si continua a morire

di Walter Massa, responsabile nazionale Arci immigrazione e asilo

Questa volta non possiamo parlare di tragedia per gli oltre 300 migranti morti di freddo al largo delle coste libiche e a 140 miglia da Lampedusa. Non possiamo perchè oggi si muore in mezzo al mare ‘grazie’ alle normative europee nella più totale indifferenza. Si muore a causa di Triton, il famigerato nuovo sistema di protezione delle coste. Questa Europa assassina ed egoista che non ha voluto ascoltare le sacrosante ragioni di migliaia e migliaia di organizzazioni sociali europee (tra cui l’Arci) sulla necessità di mantenere attivo Mare Nostrum.

 

Si apre quindi con questo omicidio il 2015 nel Mediterraneo, frutto, dicevamo, non del caso, o delle condizioni avverse del mare, o del freddo invernale – che pure hanno contribuito a determinarla – ma in primo luogo imputabile alla scelta sciagurata compiuta dal governo italiano e dall’Europa connivente, di sospendere Mare Nostrum, passando da un’azione dedicata al salvataggio e al soccorso in mare dei migranti all’operazione Triton, finalizzata solo al controllo e alla sicurezza delle frontiere.

Di quale sicurezza abbiamo bisogno di fronte a queste nuove vittime?

 

prima_ar_5.jpg

Da cosa ci dobbiamo difendere? Non certo dal nuovo terrorismo. Una tragedia collettiva è alle porte dell’Europa; una tragedia che coinvolge milioni di persone nel silenzio quasi assordante dei nostri media.

 

Né l’egoismo cinico dell’Europa, né la furia della natura potranno infatti fermare la determinazione di chi si mette in viaggio alla disperata ricerca di condizioni migliori di vita.

 

Le parole ipocrite di cordoglio da parte delle istituzioni, italiane ed europee, suscitano ormai solo un moto di indignazione. Tutto ciò si sarebbe potuto evitare se solo si fosse potenziato Mare Nostrum come chiedemmo anche in occasione di Sabir. Richiesta che portammo, in quel 3 ottobre denso di emozioni e di rabbia sacrosanta, direttamente all’attenzione del Presidente Schultz e dell’Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione Europea Mogherini, oltre al Governo Italiano presente con il Vice Ministro all’Interno Bubbico.

 

Richiesta che rafforziamo oggi con l’appello promosso da Arci, Cgil, Libera e Uil e inviato a Federica Mogherini perché si adoperi per l’apertura di canali d’ingresso umanitari e a Matteo Renzi perché riattivi l’operazione Mare Nostrum.

 

Noi non abbiamo perso la speranza. Anche volendo non possiamo permettercelo. Siamo la voce per centinaia di migliaia di uomini e donne alla ricerca di un futuro. Ci aspettiamo adesso non lacrime di coccodrillo ma azioni concrete, che dimostrino un cambiamento radicale delle politiche italiane ed europee sull’immigrazione.

 

Ci aspettiamo con urgenza un cambio di rotta su Triton e una decisione unilaterale che costruisca le condizioni per l’attivazione di un canale umanitario che impedisca una volta per tutte omicidi di massa nelle nostre acque territoriali ed in quelle internazionali.

Su questo ultimo punto in particolare, come Arci, stiamo costruendo le condizioni politiche per una grande vertenza euromediterranea in vista del Forum Sociale Mondiale di Tunisi, attraverso lo spazio di Alternative Mediterranee.

 

Altrimenti con questa idea di difesa delle coste si dovrà continuare sempre più a parlare di omicidi premeditati e non di tragedie. Non è più possibile accettare che il Mediterraneo sia un cimitero di vite e speranze. Non è più possibile rimanere inermi a contare le bare. Il futuro del Mediterraneo e dell’Europa non è questo. E nessuno può convincerci che non c’è nulla da fare.

 

Arcireport numero 5, 12 febbraio 2015

Il Fango travolge Genova – di W.Massa

Deve ancora aprirsi il processo contro l’ex sindaco Marta Vincenzi ed altri coimputati per l’alluvione del 2011 – il rinvio a giudizio è del giugno scorso – e Genova, la mia città, si trova nuovamente sommersa dal fango. Amarezza e rabbia si mischiano al senso del dovere e di responsabilità che da subito, come Arci, abbiamo messo in campo per dare il nostro contributo ad una situazione che per molti versi è peggiore del 2011.

L’incredulità come immaginerete l’abbiamo persa a suo tempo ma, non ci siamo rassegnati e non abbiamo ceduto allo sconforto. Un altro morto per l’acqua e salgono a ben 96 dal 1970 ad oggi le morti per alluvioni e/o frane in Liguria. Un primato da incubo.

Nonostante tutto, anche questa volta, è scattata la solidarietà popolare e, come già in passato, la nostra associazione ha fatto autorevolmente – lasciatemi usare questo termine – la sua parte grazie all’impegno di dirigenti, soci, volontarie e volontari e al supporto logistico di numerosi circoli: penso in particolare alla Zenzero, alla SOMS Fratellanza di Pontedecimo, all’Uguaglianza alle nostre associazioni del Teatro Altrove e molti, molti altri. Ho parlato di autorevolezza e voglio spiegare perché non è un termine improprio: la nostra associazione è stata infatti punto di riferimento per il coordinamento della Protezione Civile, per alcuni municipi e per quelle aziende, grandi e meno grandi, che hanno fatto avere il loro concreto sostegno facendo pervenire, nostro tramite, buoni acquisto per prodotti alimentari ed altri materiali utili. Dell’Arci ci si può fidare, anche di questi tempi pare essere il messaggio. E noi ovviamente ne siamo orgogliosi, così come siamo orgogliosi di essere il soggetto che sta sostenendo attivamente, anche in queste ore, le oltre 30 famiglie sfollate da via delle Tofane attraverso l’erogazione quotidiana di pranzi e cene.

Fin qui una ricapitolazione, doverosamente sintetica, di quanto messo in atto dalla nostra associazione. Ma c’è altro da far sapere per le nostre opportune riflessioni. Tre anni fa, al fango prodotto dalla furia delle acque si è aggiunto quello gettato sulla città e sulla sua immagine da un indegno balletto in cui le dichiarazioni istituzionali anziché contribuire a chiarire i fatti, rasserenando così gli animi, hanno dato vita ad un susseguirsi di affermazioni, smentite e così via. Sono stati anni di parole al vento tanto che dal punto di vista della riqualificazione poco o nulla è stato fatto. E questo nonostante il Sindaco Doria poche settimane fa avesse denunciato pubblicamente: “E’ un paradosso: ci sono i soldi per mettere in sicurezza il torrente Bisagno, dalla Questura a Brignole, ma c’è un ricorso al Tar che si sta trascinando da anni in un modo inaccettabile”. La città ne esce a pezzi dal punto di vista infrastrutturale; i cittadini organizzati e non hanno dimostrato per l’ennesima volta cosa significhi concretamente sentirsi parte di una comunità. La solidarietà e il mutuo aiuto sono ancora valori fondanti tanto che, la retorica sugli “angeli del fango” non ci appartiene poiché, alla fine, è solo un modo per alimentare un buonismo di facciata del tutto pretestuoso.

Ciò che appare certo (e gli insulti a Grillo ne sono la testimonianza più evidente) è che questa ennesima, tragica, alluvione ha segnato una svolta, un cambio di passo non indifferente nell’approccio alla città dei genovesi. Ora sono chiari a tutti i limiti di un capoluogo in piena recessione, incapace di esprimere un progetto di futuro della città e, soprattutto immobile e insensibile verso le fasce più giovani della popolazione. Lo stupore di molti osservatori nel vedere migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze spalare fango e svuotare cantine rasenta oggi il ridicolo. Altrettanto chiara a tutti la priorità per la città: la messa in sicurezza di un territorio fragile e oramai martoriato da anni di speculazione e di cementificazione. Non è demagogia.

Ai vincoli di bilancio e di destinazione delle risorse occorre contrapporre il coraggio, tutto politico, di determinare un forte cambiamento di rotta nelle scelte. Sostegno concreto agli alluvionati, detassazione immediata per chi ha subito danni e un chiaro e inequivocabile segnale: a questo territorio oggi non servono una gronda autostradale e un nuovo valico ferroviario. Serve prima di tutto evitare domani altre morti a causa dell’acqua.

Comunicato Arci Genova – #iostoconilburidda

Conosciamo bene la fatica di stare nei quartieri, animarli , renderli vivi.
Conosciamo bene la fatica di fare cultura, conosciamo la fatica di produrre socialità.
Domani per continuare a fare tutte queste cose saremo al nostro congresso nazionale a Bologna.

Col cuore saremo a Genova alla Street Parade dell città di sotto.

Sicuri che srà una manifestazione bella e colorata.
La forza delle Idee non si spegne.
Il Lsoa Buridda ha diritto agli spazi.street

Presentazione della vacanza-lavoro di alta formazione sul “Decision Making in contesti complessi”

 

L’associazione Le Mie Terre d’Italia ci presenta la vacanza-lavoro che organizza insieme al Complexity Institute  dal 25 luglio 2013 al 04 agosto 2013 vicino a Spoleto. Il tema che si tratterà durante le sessioni di lavoro è quello del “Decision Making in contesti complessi”:

 

Il Complexity Institute Aps ha lo scopo di promuovere tra le persone e le organizzazioni la cultura della complessità e dei comportamenti etici. Le Mie Terre d’Italia APS ha lo scopo di promuovere tra le persone e le organizzazioni la cultura della bellezza ed il rispetto per le tradizioni territoriali.

Nel verde delle colline umbre, nella splendida Villa Agellis – sede dell’Associazione Le Mie Terre d’Italia, ubicata a pochi minuti dal centro della città di Spoleto – il Complexity Institute APS, propone ai suoi Soci una vacanza-lavoro di alta formazione sul “Decision Making in contesti complessi”.

La complessità è un nuovo e potente punto di vista sistemico delle relazioni sociali e di comunità fondato sulla consapevolezza della interdipendenza delle azioni e della emergenza bottom-up dei fenomeni collettivi . Un innovativo modello di “intensive co-teaching & co-learning” per dialogare insieme di Teoria e Pratica della Complessità. Un prestigioso team di docenti, consulenti ed esperti che il Complexity Institute APS ha coinvolto in questa esperienza educativa per offrire ai propri associati la possibilità di acquisire un “Complexity Skills Set” per presidiare con efficacia ed etica comportamentale i mutamenti in ambienti ad elevata complessità.

 

Scarica il programma

Per saperne di più:
www.complexityinstitute.it
info@complexityinstitute.it
lemieterreditalia@gmail.com

“Diario di una Donna” monologo teatrale di e con Manuela Valenti nei circoli di Genova

“Diario di una Donna”
monologo teatrale
di e con Manuela Valenti
locandina Federico Gobbi
foto di scena Pierluigi Gori

Nonna Peppina è una donna realmente vissuta durante gli anni terribili dell’occupazione fascista, la quale, lascia traccia di sé e della sua numerosa famiglia in un diario che ne racconta le avversità in tutta la semplicità di una donna del Sud migrata a Genova. E’ un personaggio che fa parte di un progetto/spettacolo in continua evoluzione: Calafrica, termine che rimanda ironicamente alla vicinanza culturale tra la Calabria, e in generale tutto il Sud Italia, e l’Africa, è uno spettacolo che contiene in sé diversi mondi sociali, filosofici, espressivi, uniti tutti da un unico filo conduttore: una profonda riflessione autobiografica sull’esperienza del viaggio dentro sé e fuori da sé alla ricerca-scoperta della diversità del volto degli altri, dell’accettazione, della ricomposizione, attraverso la narrazione, di un vissuto ai margini della crisi identitaria e della crisi collettiva.

 

DATE:

Domenica 17 marzo al Circolo Randal 
Via Latiro 21 – Sestri Levante (GE)- ore 21
www.randal.it

Venerdì 19 aprile al Circolo Barabini di Trasta 
salita cà dei trenta 3 cancello – Genova Rivarolo
circolo.barabini@libero.it.

Sabato 20 aprile al Circolo Arci Belleville
Vico Calvi- Genova centro
www.arcibelleville.org

Scarica la locandina

 

“Servizio civile: lavori in corso in tempo di crisi”. Un intervento dal convegno

 

Il 23 gennaio si è tenuto all’università di Genova il convegno Servizio civile: lavori in corso in tempo di crisi.

Durante il convegno tra i temi trattati oltre al problema della mancanza di fondi per la crisi economica, e aggiungiamo noi per cattiva volontà visto che i soldi per gli F35 si trovano sempre, si è parlato anche della necessità di aprire le porte del servizio civile ai cittadini stranieri.

A riguardo c’è la sentenza della Corte d’Appello di Milano del gennaio 2012 che nell’ultimo Bando per il servizio civile in Emilia non è stata rispettata. Anche l’Asgi ha preso posizione invitando gli enti ad accettare le candidature dei cittadini stranieri.

Durante il convegno è intervenuta Saliha Majjati volontaria presso Arci Genova. Riportiamo qui parte del suo intervento:

“Sto svolgendo il Servizio Civile con l’Arci, quest’esperienza mi ha dato molto sia dal punto di vista di crescita personale che culturale.

Mi sento fortunata perché ho la cittadinanza italiana, come sapete il Servizio Civile è limitato solo ai cittadini italiani, nonostante l’anno scorso sia stato vinto il ricorso alla Corte d’Appello di Milano che ha dichiarato illegittimo e discriminatorio il requisito della cittadinanza Italiana.

Tuttavia questa discriminazione verso tutti i giovani cittadini stranieri regolarmente residenti in italia da anni o addirittura nati in questo paese continua, infatti nel recente bando straordinario di Servizio Civile che vedrà impegnati i giovani volontari nei comuni emiliani colpiti dal terremoto è stato nuovamente inserito il requisito della cittadinanza.

Spero che questa discriminazione finisca il prima possibile per poter dare l’opportunità a tutti i giovani presenti sul territorio italiano di fare questa esperienza indimenticabile.”