A Marco Bucci, Sindaco di Genova

Signor Sindaco,
la fascia tricolore è l’insegna del suo ruolo, la può indossare solo lei.
Solo lei o su sua delega un consigliere da lei delegato.
Lei ieri (martedi ndr) avrebbe potuto fare due cose:
– avere il coraggio di prendere la distanze dalla presenza del consigliere Gambino alla commemorazione dei morti della RSI
oppure
– avere la dignità di affermare che lei quella presenza la condivideva.
Ha scelto di non rispondere, di cercare una via di fuga e non sciogliere il nodo. Non ha avuto né una né l’altro.
Proprio lei che ha scelto di non patrocinare il Pride con la motivazione della sua supposta divisività, ha scelto di coprire la più aberrante delle presenze, l’omaggio ad una dittatura invisa ai genovesi ed agli italiani.
Perché qua, diciamocelo, la pietas nulla c’entra.
La pietas è un sentimento nobile, ma privato, e diverso da un omaggio ufficiale reso coi paramenti del comune di Genova e della Repubblica Italiana.
Signor Sindaco siamo sicuri che lei sia cosciente di non essere più l’amministratore delegato di un azienda privata, ma il Sindaco di una grande città.
Da un Sindaco non ci si aspetta soltanto la scelta di priorità.
Il Sindaco è anche, forse soprattutto, la guida politica di una città, il rappresentante di una comunità.
Di quella comunità deve saper interpretare i sentimenti.
A quella comunità deve saper proporre una strada ed una visione, non esserne il manager.

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