Con un cinico gioco delle parti il Senato affossa lo ius soli

 

 

di Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci

 

index.jpegI dati pubblicati su Repubblica, commentati da Ilvo Diamanti, frutto di una ricerca di Demos in collaborazione con Unipolis, evidenziano un calo di consensi consistente nell’opinione pubblica per lo ius soli.

Una tendenza che ha caratterizzato quest’anno, il 2017, e che è stata determinata dalla campagna di odio e di criminalizzazione del mondo dell’immigrazione e della solidarietà.

Una campagna che ha visto come protagonista la destra xenofoba di Salvini, Meloni e quella dei 5 stelle. Ma che ha trovato una sponda nel governo e nel PD, con le scelte legislative (leggi Orlando  Minniti e non solo) e con il tristemente noto Codice delle ONG sui salvataggi in mare.

Una campagna che, come sempre più spesso succede, ha trovato ampio spazio, molto al di là del consenso che ha tra gli italiani e le italiane, negli organi di informazione, alimentando lo spostamento dell’opinione pubblica verso posizioni sempre più razziste.

Se guardiamo le tabelle pubblicate da Repubblica, ci accorgiamo che ancora oggi la maggioranza degli intervistati è a favore dello ius soli (52%) e che tra gli elettori di sinistra e del centro sinistra, questa maggioranza è superiore al 70%. Ci chiediamo allora perché i senatori del PD, il governo e la maggioranza continuino a rimandare il voto sulla riforma della legge 91/1992.

La paura di perdere consensi, che è la vera ragione per la quale il governo non ha ancora deciso, al di là delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio e di molti esponenti del partito di Renzi, di chiedere il voto di fiducia sul provvedimento, è ingiustificata. A meno che Renzi e il PD non pensino di strappare su questo tema consensi alla destra.

Il testo in discussione è il prodotto di un accordo fatto proprio con il partito di Alfano e non c’è alcun motivo per rinviare ancora, come purtroppo è stato fatto, peraltro senza indicare una scadenza precisa. Il PD dice che lo vuole approvare ma che la maggioranza non ha i numeri, pensando di salvare in questo modo la faccia. Il ministro Alfano dice che non è il momento perché l’opinione pubblica è contraria, e pensa in questo modo di potersi ritagliare un ruolo nel governo e nel dibattito pubblico.

Si tratta, come del tutto evidente, di un gioco delle parti cinico e irresponsabile.

In ogni caso, l’atteggiamento dilatorio non fa che dare ragione alle destre, rafforzando la loro posizione.

Si tratta di un regalo che si spiega solo con la vigliaccheria di questa classe dirigente e con la mancanza d’intelligenza politica, di lungimiranza e di cultura di governo.

Noi eravamo in piazza il 12 settembre davanti a Montecitorio per chiedere la rapida approvazione della riforma della cittadinanza, e continueremo a portare avanti questa battaglia di civiltà fino all’ultimo giorno di questa legislatura. Lo dobbiamo ai più di 800mila bambini e bambine di origine straniera che frequentano le nostre scuole e alle loro famiglie.

Lo dobbiamo alle centinaia di migliaia di persone che hanno firmato la legge d’iniziativa popolare promossa dalla campagna L’Italia sono anch’io. Lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri figli e al futuro di questa incerta democrazia.

Sito Arci 14 settembre 2017

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