Chi fomenta la guerra tra poveri mette a rischio la nostra democrazia

 

 

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L’estate che ci stiamo lasciando alle spalle è stata sul piano sociale e culturale molto brutta, e non lascia presagire nulla di buono. È stata dominata dal racconto del pericolo di un’invasione, quella dei migranti, che il nostro governo avrebbe dovuto ‘sventare’, limitare, fermare. Non solo. Sono accadute purtroppo tante altre cose. È stata un’estate di fatti di razzismo e discriminazione, da nord a sud del paese, che ha conosciuto il suo apice nel mese di agosto.

 

Per fare alcuni esempi, a Cervia è stata negata la possibilità di lavorare in un albergo con la seguente ‘motivazione’: «Non posso mettere ragazzi di colore in sala». A Torino è stato negato il lavoro a una ragazza aspirante commessa perchè ‘sta con un africano’. Ma gli episodi di discriminazione non si sono limitati all’esclusione e rifiuto di persone migranti o semplicemente ‘di colore’. Sono stati anche di carattere omofobo e transfobico: a Latina sono state cacciate da un ristorante due trans, nella spiaggia di Gallipoli sono stati rimproverati (perché gay) due ragazzi ‘colpevoli’ di darsi un bacio. Il web è stato dominato dall’aggressione sessista, unita all’odio per le sue parole antirazziste, verso la Presidente della Camera Laura Boldrini, che con grande forza ha denunciato la violenza nella rete. E approfittiamo per renderle, anche pubblicamente, tutta la nostra solidarietà e supporto in questa sua coraggiosa battaglia.

Hanno rialzato la cresta e il volume della loro voce anche formazioni dell’estrema destra fascista come Forza Nuova che, incurante delle nostre leggi e della nostra convivenza fondata sulla Costituzione antifascista, è riuscita a compiere aggressioni e minacciare (anche un volontario di un nostro circolo Arci, a Ombriano), soffiare e lucrare sul fuoco della paura dell’arrivo dei migranti.

 

A dar man forte a questo clima un sottofondo televisivo, e di gran parte della carta stampata, di trasmissioni piene di bufale razziste, di persone che urlano in nome della ‘caccia al migrante’. Quello che sta accadendo è grave, e rischia di innescare un processo senza ritorno. Si afferma l’idea che è sbagliato e finito il tempo dell’accoglienza e dell’integrazione, assimilati in tutto e per tutto sotto l’espressione ‘buonismo’ (basti pensare alla campagna denigratoria nei confronti delle ong che salvano le persone in mare); che occorre ‘realismo’, e che, in nome di questo, si possono anche voltare gli occhi da un’altra parte rispetto al fatto che centinaia di migliaia di persone subiscono torture e perdono la vita nei centri di detenzione in Libia. L’importante è che non arrivino più sulle nostre coste.

L’importante, insomma, è che la paura si possa eliminare allontanando, non rimuovendone le cause, dalla nostra vista il dramma e la tragedia, quella dell’ingiustizia del nord verso il sud del mondo.

Un orientamento pericolosissimo, antisolidale, che pervade una parte (sempre più grande) dei cittadini del nostro paese, che viene declinato in maniera violenta e becera e che purtroppo, in nome di una presunta ‘autorevolezza’ e ‘ruolo da svolgere’, anche le politiche governative sull’immigrazione, soprattutto degli ultimi tempi, rischiano di legittimare.

Noi pensiamo che il vero rischio per la tenuta democratica sia rappresentato invece proprio da questa situazione. Lasciare che cresca un clima da guerra tra poveri è il più grande azzardo che stiamo giocando e la conseguenza potrebbe essere la definitiva degenerazione della nostra convivenza.

Noi non accettiamo la guerra tra poveri. Noi sappiamo che la sofferenza e l’insicurezza non si combattono fomentando la logica del nemico identificato con chi è più debole di noi.

Si combattono affrontando, ad esempio, l’enorme questione sociale, e quindi democratica, che attraversa il nostro paese da tempo e che si è acuita negli ultimi anni.

È questo il modo per sconfiggere il clima di odio e violenza che attraversa il nostro Paese, e non ci tireremo indietro nemmeno questa volta.

Ci aspetta un autunno di campagne importanti contro razzismi e ingiustizie, per l’inclusione e l’accoglienza: l’Arci, come sempre, ci sarà.

di Francesca Chiavacci,

presidente nazionale Arci da Arcireport

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