È più facile finire in carcere se sei straniero, anche per reati minori

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di Raphaël Zanotti

 

La Stampa, 28 luglio 2017

 

Questa settimana, per la nostra rubrica di data journalism, ci siamo domandati: la probabilità di finire in carcere può essere influenzata dal colore della pelle? Domanda difficile, delicata. Eppure domanda ormai ineludibile in una società come la nostra diventata di immigrazione dopo decenni di emigrazione. Il dato generale ci dice che al 30 giugno scorso gli stranieri erano il 34,1% dei detenuti, percentuale calata del 3,34% rispetto a dieci anni fa.
Abbiamo dunque preso questo dato e lo abbiamo confrontato con il numero di custodie cautelari attribuito. La custodia cautelare è quel provvedimento preso dalla magistratura in caso di gravi indizi di colpevolezza uniti ai pericoli di reiterazione del reato, fuga o inquinamento delle prove. Ebbene gli stranieri hanno percentualmente più custodie cautelari della loro presenza carceraria, mentre gli italiani ne hanno la metà.
Stesso discorso emerge guardando gli ingressi in carcere da liberi. Potrebbe essere un effetto dovuto al tipo di reati di cui sono sospettati? Scorporando i dati non si direbbe. I delitti più gravi come mafia, reati contro la persona, armi vedono meno stranieri accusati rispetto alla loro presenza media. Il segno cambia se si guarda ad altri reati come prostituzione, stupefacenti e, ovviamente, immigrazione.

 

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