Intervista a Rachid Khay, Presidente di ARCI Solidarietà

ARCI Solidarietà è un’associazione patrocinata da ARCI Genova che riunisce volontari impegnati in varie attività sociali e promuove iniziative e progetti in diversi campi. In particolare tre sono i temi principali: IMMIGRAZIONE, INFANZIA e ADOLESCENZA, CARCERE.

Rachid Khay, Presidente di ARCI Solidarietà, è stato intervistato da Davide e Mauro durante il programma “La voce del padrone” in onda su Radio Gazzarra, per spiegare di cosa si occupa ARCI Solidarietà e fare chiarezza sui processi di accoglienza e richiesta d’asilo degli immigrati presenti sul territorio genovese.

Iniziamo provando a definire il cittadino immigrato.

Dare la definizione di cittadino immigrato è difficile, perché stiamo vivendo in una fase storica con un enorme flusso di rifugiati e chiedenti asilo. Potremmo definire l’immigrato come una persone che lascia il proprio paese per migliore le proprie condizioni economiche.

L’immigrazione di 30 anni fa sul territorio italiano è diversa rispetto a quella attuale. Anche 30 anni fa ci si muoveva per migliorare le proprie condizioni, ma da alcuni anni, vista la situazione politica di stati del nord Africa e medio oriente, le persone fuggono per salvarsi la vita, e cercano rifugio e aiuto nei paesi nel nord del Mediterraneo, ma non solo. Sottolineo il fatto che il numero dei chiedenti asilo sul territorio italiano ed europeo in generale, è di gran lunga inferiore rispetto rifugiati ai paesi confinanti quelli con i conflitti. Per esempio in Libano e Turchia i rifugiati sono centinaia di migliaia.

Focalizziamo l’attenzione sul pratico: ci sono degli sportelli, sparsi su tutto il territorio genovese ed ubicati presso le circoscrizioni, cui gli immigrati possono rivolgersi per tutta una serie di problematiche.

Gli sportelli sono aperti da oltre 12 anni, hanno una frequenza molto alta con oltre seimila passaggi all’anno. Aiutano gli immigrati nelle pratiche di soggiorno, cittadinanza, orientamento socio lavorativo, e ultimamente stanno crescendo i richiedenti asilo, che hanno bisogno di aiuti legali per il riconoscimento dello status di rifugiati.

Utilizziamo gli sportelli, ma anche i Circoli ARCI, quando si organizzano iniziative culturali e politiche.

La nostra utenza è diversificata, e riflette la presenza degli immigrati sul territorio genovese. Arrivano persone da Ecuador, Marocco, Cina, Bangladesh, India, ultimamente Nigeria ed Eritrea. Arrivano persone appena sbarcate a Genova che non sanno l’italiano, o persone che sono qua da 30 anni, ed hanno bisogno di aiuto per il riconoscimento della cittadinanza dei figli. Le fasce di età e le necessità sono molto variegate.

Sfatiamo un po’ di luoghi comuni legati al tema dei profughi e richiedenti asilo. Cosa succede dal momento in cui i richiedenti asilo riescono a mettere piede sul nostro territorio?

Alcuni vengono smistati ed inviati in centri di detenzione in varie città d’Italia –non solo nel sud Italia, ma anche Milano e Torino- Chi arriva ed ha le condizioni di presentare una richiesta d’asilo, viene inserito in un sistema di protezione. In Italia ne esistono due. Una è lo SPRAR –Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati- gestito direttamente dai comuni, e poi un sistema di emergenza, rappresentato in maniera non del tutto corretta da molti media. Da quando sbarcano, gli immigrati sono mandati nelle Prefetture, che indicono bandi con diversi enti: associazioni, cooperative, albergatori. Gli enti devono garantire tutti i servizi previsti, che sono accompagnamento per richiesta d’asilo, e la preparazione per l’esame, l’inserimento nelle scuole, i servizi socio-sanitari, i corsi di italiano, che noi di ARCI garantiamo tramite volontari, l’accompagnamento per la conoscenza del territorio in ottica di autonomia, e, cosa più importante, il riconoscimento dei diritti europei e soprattutto della Costituzione Italiana.

Attualmente ARCI accoglie 20 persone in quattro appartamenti, attualmente tutti maschi, Pakistani, Nigeriano, Gambiani. Alcuni di loro già iniziano a parlare l’italiano, nonostante siano qui da pochi mesi. Hanno creato un bel rapporto con i vicini, con il quartiere. Sono piccoli numeri per garantire autonomia, e per aiutare gli operatori che stanno nelle strutture e che seguono i ragazzi, li aiutano per la scuola, lo sport. Il concetto è farli sentire cittadini.

In quanto tempo si ottiene una risposta per la richiesta d’asilo?

Bisogna dire che è piuttosto complicato: in tutta Italia ci sono venti commissioni che decidono quali immigrati possono ottenere la richiesta d’asilo. I tempi variano da territorio a territorio, ma mediamente sono lunghi: a Genova, da giugno scorso, c’è una commissione che si occupa dei richiedenti asilo di tutta la Liguria e della provincia di Alessandria. Ci vogliono dai sei ai 12 mesi.

E se la commissione nega la richiesta d’asilo? Cosa succede?

 La persona ha diritto a fare un ricorso, ovviamente la cosa più importante è la preparazione dell’ente che aiuta gli immigrati: chi accoglie ha l’obbligo di raccogliere storie e vita delle persone, e valutare se gli elementi che uno presenta siano validi per la commissione. Sono cittadini che arrivano da paesi devastati, con una burocrazia spesso più complicata che in Italia, ed è difficile provare quello che dicono i richiedenti asilo. L’associazione che accoglie, valuterà se fare o meno ricorso. Se si hanno elementi per dire che si ragione, allora, ovviamente, è giusto farlo. Una volta partito il ricorso, il cittadino permane nello status di richiedente.

Lo status è legato alla storia della persona. Si valutano elementi come guerre, minacce, omosessualità, religione. La commissione si basa sul racconto che deve essere dimostrabile. Si parla di paesi con problemi tribali, o di stati in cui vanno valutate le condizioni di vita della donne, o di paesi, in particolare quelli islamici, in cui è difficile la conversone religiosa. Storie personali che ognuno porta con sé e presenta. Non tutti sono in grado di raccontare le proprie esperienze, ed il nostro lavoro è anche quello di aiutarli a palesare tutte le cose più importanti.

 

 

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