A un mese dall’assassinio di Giulio Regeni la verità ancora non c’è

E’ trascorso un mese dal rapimento di Giulio Regeni, il cui corpo, orrendamente seviziato, fu trovato qualche giorno dopo. In questi 30 giorni la verità non ha fatto un passo avanti. Anzi, in modo più o meno grossolano, sono stati organizzati da parte delle autorità egiziane tentativi di depistaggio e si è cercato persino di sporcare la figura di Giulio, accostandola a quella di una spia.Il nostro governo, da parte sua, non ha messo in atto alcuna azione concreta di pressione sulle autorità egiziane, pur avendone le possibilità. Le iniziali dichiarazioni del ministro Gentiloni sul fatto che non ci si sarebbe accontentati di verità di comodo, sono rimaste senza seguito.

Intanto giungono sempre più chiare testimonianze sul carattere violentemente repressivo e poliziesco del regime di Al Sisi, che pratica verso gli oppositori gli stessi metodi tragicamente noti delle dittature militari, come quelle sudamericane, che speravamo appartenessero ad un passato lontano.

 

Le recenti scelte del nostro governo in materia di politica estera e militare dimostrano che l’Egitto resta un alleato fondamentale, così come  gli accordi economici  legati allo sfruttamento da parte di Eni del gas egiziano procedono a vele spiegate. In questi giorni il ministero del Petrolio egiziano ha dato il via libera definitivo a Eni per lo sviluppo di Zohr XI, il più grande giacimento di gas mai scoperto.

 

Il nostro governo deve scegliere: o vuole la verità su Giulio, oppure privilegia gli affari con la criminale dittatura militare egiziana. Gli affari sono affari non è un principio scritto nella nostra Costituzione. Non può quindi e non deve diventare la guida nella nostra politica estera. I diritti umani sono indivisibili e non c’è logica economica o geopolitica che li possa subordinare.

 

Per queste ragioni, con ancora più forza,  l’Arci torna a chiedere verità sul barbaro assassinio di Giulio. Lo farà anche nel sit-in che si terrà domani davanti all’ambasciata egiziana a Roma.

 

Chiede inoltre  che l’Italia si muova in tutte le sedi internazionali, dalla Ue all’Onu, affinché si imponga al regime egiziano la fine delle violenze, degli assassini, delle sparizioni degli oppositori e il ristabilimento dei principi e delle condizioni essenziali per uno stato di diritto.

 

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