Arci Genova: «Le slot nei circoli sono il sintomo della nostra crisi»

Continua il dibattito sulle slot nei circoli Arci cominciato su VIta.it con l’intervista della presidente nazionale, Francesca Chiavacci. Tante le reazioni alla posizione della presidenza nazionale. Prima l’economista Luigino Bruni, che durissimo chiedeva le dimissioni della presidente. Poi con Vita hanno parlato Emanuele Patti, membro della presidenza nazionale e Massimo Cortesi, presidente Arci Lombardia. Oggi è il turno di Stefano Kovac, presidente Arci Genova, che ha voluto raccontare il proprio impegno contro il gap.

Come e quando vi siete posti il problema delle slot machine?
Cinque anni fa. All’epoca su 160 circoli avevamo 50 circoli che avevano le slot. Oggi ne sono rimasti 10. Il primo motivo per cui abbiamo deciso di impegnarci era ideale. Le slot non fanno parte della nostra tradizione e che vogliamo proporre ai nostri soci. Poi diversi circoli ci avevano riportato problemi legati alla ludopatia tra i soci. Noi lavoriamo molto son il carcere e abbiamo incontrato diverse persone che si erano rovinate ed erano state arrestate proprio a causa del gap. In particolare sulla storia di uno di questi personaggi abbiamo prodotto un documentario in cui raccontava la sua vicenda. Il terzo elemento è che in realtà il motivo economico è debole come motivo per tenerle. Molti circoli si sono accorti che togliendo le slot hanno aumentato le presenze e quindi gli incassi. Si tratta di 8mial euro o 10mila euro a cui però corrispondono molti problemi, oltre a quelli di natura morale. Penso ai furti o al clima. Così abbiamo deciso di impegnarci per debellarle

Come avete fatto?
Abbiamo avuto un periodo transitorio in cui nessun circolo nuovo poteva avere le macchinette. Ed è così ancora oggi. Nessuno che abbia le slot può chiedere l’affiliazione. A quelli vecchi abbiamo chiesto di toglierle entro l’anno scorso. Alcuni non ci sono riusciti a causa di contratti particolarmente vincolanti. La strategia per eliminare le ultime è varia. Per alcuni abbiamo condotto noi le trattative con un mandato da parte loro o con i noleggiatori. Altri invece vanno a scadenza naturale. Il risultato è che entro un anno saremo free slot. Con un paio di situazioni da verificare ma che speriamo di sbloccare.

Questo è il lato tecnico e strategico. C’è anche un risvolto etico della faccenda?
Certo, il problema è che molti circoli hanno perso il loro ruolo sociale. Se il virtuale prende posto del reale e le macchine quello delle persone serve un ragionamento di senso. E ritrovare motivazioni è difficile, un percorso faticoso. E c’è da dire che questo non vale solo per i circoli con slot. Quindi quella dell’azzardo è stata, in fondo, un’occasione per risolvere un problema, vocazionale, che c’era e che dobbiamo affrontare. Oggi lavoriamo per aggiornare questa vocazione.

Per altro la vostra battaglia all’azzardo non si è limitata ai circoli…
Collaboriamo alla battaglia no slot da anni. Per esempio abbiamo collaborato molto con il Comune di Genova nella stesura del regolamento comunale proprio nei confronti del fenomeno dell’azzardo legale. Credo per altro che il risultato abbia dato vita ad un risultato all’avanguardia.

Ieri la vice sindaco di Milano, Ada De Cesaris, ha incontrato il relatore della legge delega in materia fiscale, il sottosegretario Baretta, per chiedergli di non togliere la competenza territoriale ai sindaci. Che ne pensate?
Il fatto che qualcuno dall’alto voglia cancellare con una riga di penna il nostro lavoro è grave.  Bisogna alzare la voce perché il Governo ascolti gli enti locali, guardi all’impegno che i territorio hanno messo in questa battaglia. IL Governo non può negare la competenza territoriale ai sindaci.

I commenti sono chiusi.