DOCUMENTO ARCI SU ELEZIONI REGIONALI 2015

L’ARCI in Liguria è, non da oggi, una vera e grande rete associativa. Viva, visibile e reale.

Vera e grande perché formata da ben 341 circoli e quasi 60 mila associati alla fine del 2013, diversi tra loro ma che si riconosco in quella che non è solo una sigla e che negli anni ha saputo rappresentare concretamente valori quali solidarietà, uguaglianza e responsabilità. L’ARCI ha accompagnato la storia della sinistra di questo Paese sino dalla fine degli anni 50. E’ stato un lungo cammino non sempre facile ma in tutti questi anni siamo sempre riusciti ad essere la casa comune di tutta la sinistra. Un luogo politico in cui ogni donna e ogni uomo ha potuto esprimere e praticare numerose e differenti sensibilità, punti di vista sui quali si è sviluppato un confronto libero, talvolta anche in modo aspro.

Dagli anni 90 in particolare Arci è stata capace di un percorso originale e indipendente fuori dalle logiche dei partiti ai quali storicamente faceva riferimento. Da allora non si è mai derogato a questa indipendenza e i risultati portano il segno di quella determinazione, che non è autosufficienza. L’Arci può però rivendicare con orgoglio di avere assorbito la migliore esperienza della sinistra italiana trasformandola in un modo nuovo di agire nel mondo della politica: per tutti questi motivi possiamo nettamente affermare che non rappresenta cultura e i valori della nostra associazione ciò che abbiamo visto accadere negli ultimi mesi nella nostra regione.

Lo scontro acceso che vissuto in occasione delle primarie liguri non rispecchia il nostro modo di sentire e non ci appartiene. I toni della contesa hanno avuto più la caratteristica della resa dei conti che del confronto tra idee. Questo è inaccettabile. Non ci rassegniamo all’idea che lo scontro debba essere tra buoni e cattivi, tra puri e corrotti, in una lotta infinita e insolubile tra primati quasi antropologici e del tutto inesistenti.

Da una lotta del genere la sinistra esce ferita e alle prese con l’inadeguatezza della sua stessa natura storica, da qualunque parte la si guardi. Sappiamo che la società di oggi ci chiede una sinistra al passo con i tempi nei quali vive e, insieme, un baluardo solido contro le discriminazioni, le diseguaglianze, le storture che rendono la rete delle relazioni sociali meno giusta e meno equa di quanto è possibile nel mondo di oggi. Sappiamo scegliere tra ciò che è stato fatto in coerenza alle nostre visioni da ciò che dev’essere innovato. Il dissidio deve trovare un luogo di ricomposizione, uno spazio nel quale elaborare idee nuove per tutti, dove la sinistra possa rinnovarsi distinguendo ciò che dev’essere mantenuto e ciò che dobbiamo cambiare per offrire alla società in cui viviamo le migliori occasioni per affermare le aspirazioni. Al nostro interno, i nostri gruppi dirigenti sono formati da un insieme di diverse sensibilità che sanno trovare, quando arriva il momento, un denominatore comune.

Molti di noi saranno a servizio dei diversi schieramenti in campo alle elezioni regionali della prossima primavera. Molti di noi in prima persona giocheranno la partita con la loro competenza e le loro idee, individui nati e cresciuti politicamente in ARCI e che dall’associazione hanno tratto quanto di migliore possa essere messo a servizio della comunità, ma ARCI è e resterà la casa di tutti, un luogo non distante, non estraneo, il luogo a sinistra dove ritrovarsi per comporre letture e visioni comuni, da dove lo sguardo sulla realtà sia ampio e lungimirante; lo spazio dove i candidati potranno trovare la collaborazione e il contributo originale di tutti per la costruzione di una regione del domani che abbia basi solide e solidali grazie alle molteplici identità e alle innumerevoli risorse territoriali.

Lo spirito dunque con cui sottoponiamo all’attenzione pubblica questo documento è di esclusivo servizio allo sviluppo della nostra Regione. Un documento di idee e proposte come è normale che sia.

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