Per sviluppi positivi dalla sentenza sull’accesso degli stranieri al Servizio Civile Nazionale
La sentenza del Tribunale di Milano sul ricorso avanzato dal giovane pachistano Syed
Shahzad Tanwir, ASGI e APN che ha riconosciuto il carattere discriminatorio del
possesso della cittadinanza italiana come requisito per partecipare al Servizio Civile
Nazionale ha portato all’attenzione della opinione pubblica questo nodo che Arci servizio Civile aveva
sollevato nel 2001 quando fu approvata la legge, nel 2006 quando si iniziò a parlare di
riforma della legge 64/2001, nel 2008 quando l’allora sottosegretario Giovanardi chiese
un parere sul progetto di riforma governativo da trasmettere al Parlamento, nel 2010
quando la CNESC ha steso il suo testo di riforma.
La promozione della pace vive attraverso processi educativi, politiche di giustizia e
tolleranza, come necessita di politiche di difesa.
Politiche di difesa che sul piano costituzionale vanno inquadrate negli Articoli. 11 e 52
della Costituzione.
Politiche di difesa che sul piano delle istituzioni europee e delle Nazioni Unite sono
concepite come un continuum di ricorsi limitati alle forze armate e di ricorsi a
organizzazioni non governative, a accordi fra Governi e a politiche economiche di
cooperazione.
Queste considerazioni generali non sono nate in un laboratorio ma a causa delle
trasformazioni dei conflitti degli ultimi decenni, dei processi globali (clima,
immigrazione, nuove povertà e disuguaglianze) che in modo sempre più accelerato
hanno messo in crisi i significati tradizionali di “confine”, di “comunità”, di “nazione”.
Per queste considerazioni richiamate in breve, per ASC il Servizio Civile Nazionale è a
pieno titolo anche dentro le politiche di difesa nel nostro Paese. Politiche di difesa attive
perché finalizzate alla prevenzione dei conflitti sia dentro il territorio italiano
(disuguaglianze e povertà, sfiducia sociale, esclusione culturale, razzismo, xenofobia,
degrado del territorio e conseguente insicurezza di vita) sia nel resto del pianeta Terra
(mutamenti climatici e conseguenze per le popolazioni, povertà, neo colonialismo,
guerre, ricostruzioni).
Non è solo una nostra convinzione ma anche il fondamento della legge 64/2001 ribadito
da due sentenze della Corte Costituzionale, successive alla legge, senza fare riferimento a
quelle emanate in periodo di leva obbligatoria e riferite al servizio civile degli obiettori di
coscienza.
Per queste motivazioni di fondo la sentenza di Milano può essere importante se stimola
ad una revisione legislativa sul punto specifico dei requisiti di ammissione al Servizio
Civile Nazionale includendovi anche i cittadini stranieri che hanno da tempo scelto la
nostra società come luogo stabile di vita.
Ma il caso specifico di Syed Shahzad Tanwir che abita in Italia da 15 anni pone un altro
tema che se affrontato non avrebbe neanche portato al ricorso. Perché un cittadino che
vive da 15 anni nel nostro Paese è ancora straniero?
Per questo ASC, che ha condiviso fin dall’inizio la campagna “L’Italia sono anche io”,
decide di aderirvi direttamente e di rilanciare fra i giovani l’obiettivo di rivedere la
legislazione in materia di ottenimento della cittadinanza.
Ma la vicenda milanese pone altri temi che sono anche alla base dell’impatto sulla
attuazione del Servizio Civile Nazionale con il blocco degli avvii programmati dal 1
Febbraio 2012 in poi, e paradossalmente non riguardanti al momento i 1889 giovani del
bando su cui agisce la sentenza di Milano che sono entrati in servizio il 9 Gennaio 2012.
Uno di natura tecnica e riguarda l’effettiva competenza del Tribunale di Milano, Sezione
Lavoro.
Altri di natura culturale e riguardano le affermazioni sul presunto sganciamento del
Servizio Civile Nazionale dalla tematica della Difesa perché di carattere volontario (non
sono anche le FFAA a carattere volontario, avendo deciso il Parlamento la sospensione
della leva obbligatoria?) e quelle relative alla presunta esistenza di fatto di un rapporto di
lavoro (ma non è l’essenza di un rapporto di lavoro la giusta retribuzione? Sono i 433
euro a fronte di 30 ore settimanali una retribuzione?).
Così come riprendendo una dichiarazione di Syed Shahzad Tanwir non si può fare
domanda, essere selezionati per il SCN se si vuole fare volontariato.
Ma quello più rilevante è di natura pratica.
In forza della sentenza l’Ufficio Nazionale nel mentre ha avanzato due ricorsi ha
provveduto il 19 Gennaio a sospendere tutti gli avvii a cominciare da quelli previsti con il
1 Febbraio 2012.
E’ bene elencare gli effetti di questa decisione.
Circa 18.000 cittadini, già in parte danneggiati dagli effetti dei tagli al Fondo Nazionale
del Servizio Civile decisi dal Governo Berlusconi, che ha ridotto durante il suo mandato
da 299 a 68 i milioni per questa istituzione repubblicana, non hanno più riferimenti per
organizzare la propria vita nell’immediato futuro. Alcuni in prossimità del 1 Febbraio si
sono anche licenziati per partecipare al progetto di SCN.
E questo nell’imperversare della più grave crisi economica dopo la seconda guerra
mondiale, del sistematico disinteresse delle istituzioni verso politiche per i giovani.
Per questo come ASC ci impegneremo a dialogare con i giovani affinché questa diventi
un’occasione proficua di crescita nella consapevolezza comune, anche mettendo a
disposizione le nostre sedi, avendo come riferimento la presa di posizione espressa dai
rappresentanti dei giovani in SCN il 24 Gennaio.
Dall’altro lato del triangolo ci sono centinaia di organizzazioni sociali, enti locali,
istituzioni culturali che si stavano attrezzando per l’accoglienza nelle proprie strutture,
con i propri soci di questi giovani, che stavano fissando sale per i corsi di formazione,
che stavano facendo contratti con i formatori che devono buttare tutto a mare con
effetti demotivanti e di spreco di risorse immaginabili. E che dire della pianificazione
della presenza dei giovani rispetto alle reali esigenze su cui avrebbe dovuto agire il
progetto?
L’ultimo lato del triangolo sono i cittadini, i territori, le istituzioni culturali che sarebbero
stati raggiunti dalla risorsa del SCN e che invece resteranno a mani vuote.
Per questo, anche se per via giudiziaria, è necessario rimuovere questa parte del
dispositivo della sentenza e permettere la ripresa degli avvii, evitando possibili
degenerazioni di toni e contenuti nelle varie mobilitazioni in atto.
Dall’altra parte, proprio perché consapevoli che la vertenza giudiziaria sul tema
dell’accesso degli stranieri si potrebbe prolungare in una spirale senza fine, è necessario
un impulso ai lavori del Parlamento per affrontare in quella sede le delicate sfaccettature
di questa tematica.
Dopo alcune settimane dall’affidamento della delega sono maturi i tempi per conoscere
gli obiettivi che il Ministro Riccardi si prefigge di realizzare attraverso il SCN stesso,
certo attraverso un percorso ricognitivo che però non può prolungarsi settimane.
Il contributo che possiamo dargli si riassume nelle seguenti indicazioni generali:
- il Ministero alla Cooperazione Internazionale e all’Integrazione è al centro del
cantiere di edificazione di politiche di pace, di giustizia e di solidarietà dentro il
nostro Paese e nel mondo e quindi il SCN dovrebbe essere lo strumento
privilegiato, anche perché già attivo, per dare concretezza al ministero stesso;
- il Presidente del Consiglio Monti e molti Ministri hanno detto che la povertà di
capitale umano e sociale dei giovani è un fattore del declino italiano: il SCN già da
anni è fattore di crescita di entrambe queste forme di capitale ed è quindi
strumento congeniale per politiche di sviluppo;
- queste potenzialità sono compromesse se non ci sarà il rifinanziamento del fondo
nazionale del SCN almeno alle dimensioni che aveva prima degli ultimi tagli e cioè
a 120 milioni anno per 2012 e 2013, perché senza questo atto è bloccata la progettazione e quindi l’attivazione di partenze nel 2013 (e data la dimensione
microscopica della somma indicata è solo questione di volontà politica su quali
priorità intervenire);
- questa scelta renderebbe politicamente più forte chiedere un concorso delle
Regioni;
- serve un lavoro di ricucitura nelle relazioni con e fra organizzazioni sociali,
Comuni e Regioni anche per favorire in Parlamento la riforma di specifici punti
della legislazione nazionale esistente.
In questo contesto ASC chiede alle associazioni socie, a cominciare da quelle
nazionali (ARCI, Arciragazzi, Auser, Legambiente, UISP), di attivarsi sul territorio e
verso tutti i soggetti istituzionali per un rinnovato impegno di sensibilizzazione e
mobilitazione per fare delle politiche:
- di promozione della pace (vedi campagna per la riduzione delle spese militari, a
cominciare dagli F35),
- di promozione della cittadinanza (vedi la campagna L’Italia sono anche io),
- di politiche giovanili (vedi incontri sistematici con i giovani che hanno fatto
domanda e sono in attesa di iniziare il SCN presso le nostre sedi).
Roma 25 Gennaio 2012

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