La Cgil ha riempito le piazze. E la parola d’ordine è “futuro”
| 06 Settembre 2011
La partenza della manifestazione a Roma, in via Cavour
Decine di migliaia nelle “cento città”. Trasporti in crisi e molte aziende bloccate per lo sciopero generale. Susanna Camusso parla di manovra “irresponsabile”, chiede un passo indietro al governo, annuncia che il sindacato farà di tutto contro le deroghe all’articolo 18.
ROMA - Mancano pochi minuti all’una e il popolo dello sciopero generale sciama su via dei Fori Imperiali verso i pullman della Cgil. Altri manifestanti raggiungono la metro, altri ancora sono arrivati in treno e tornano alla stazione Termini. E c’è perfino chi ha fatto il percorso in bicicletta, dal centro. Molti cantano “Bella ciao”, sulle note dei Modena City Ramblers. Tutti hanno appena finito di applaudire il segretario, Susanna Camusso, che ha parlato dal palco, davanti all’arco di Costantino, pochi passi dal Colosseo. E c’è un’aria allegra. L’aria di chi sente di aver fatto il proprio dovere. “Sempre forti e sempre grandi”, grida Armanda De Angelis, 62 anni, ai compagni dell’autobus che sta per ripartire per Guidonia. E poi si gira verso alcuni ragazzi: “Io sono qui per voi, per il vostro futuro, contro la minaccia all’articolo 18. E sono qui per la figlia di una mia amica, una giovane biologa, che ha perso anche il lavoro da precaria e ora è costretta a partire per l’Olanda”.
Il tema del futuro è centrale in tutti i discorsi: dei sindacalisti come dei manifestanti scesi a protestare in 100 piazze, da Milano – con comizio conclusivo in piazza San Babila – a Palermo. Da Bologna – teatro piazza Maggiore, con il presidente della Regione Errani – a Bari. Da Torino – dove alcuni No tav hanno provato a salire sul palco di piazza San Carlo – a Firenze. Da Napoli – dove 8 poliziotti sono stati feriti dal lancio di petardi (ma la manifestazione era quella indetta da Cobas e Usb) – a Palermo (qui nel corteo alternativo degli autonomi sono partite uova contro la Mondadori). Ha un sapore antico, invece, la polemica sulle cifre. Per evitare il solito balletto, la Cgil ha preferito non fornire stime sui partecipanti ai cortei. Ma c’è, anche stavolta, lo scontro sull’adesione. Con il sindacato che parla del 60 per cento (circa il 70 per cento nei trasporti, con punte dell’80 per cento in Fincantieri e del 70 nello stabilimento di Emma Marcegaglia a Mantova ). E governo e aziende che snocciolano cifre modestissime. La Fiat sostiene che l’adesione media, negli stabilimenti italiani, è stata del 15 per cento; secondo il ministro Brunetta, la percentuale è stata del 3,6 per cento nella pubblica amministrazione, Sacconi se la cava parlando di una protesta minoritaria, con partecipazione bassissima (mentre sull’articolo 8 della manovra – che introduce le deroghe allo statuto dei lavoratori – a manifestazione ancora in corso Sacconi fa sapere: “Non ci rinunciamo, non se ne parla”). Di sicuro, sul fronte dei trasporti, sono stati penalizzati soprattutto i voli, con 200 cancellazioni tra arrivi e partenze negli aeroporti di Roma e Milano.

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