Giustizia: a Roma crescono i reati creati dalle tensioni sociali… è uno degli effetti della crisi

di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 28 agosto 2011

Rabbia e insofferenza. Difficoltà a convivere. E in più ad alimentare le tensioni la crisi economica. Molti reati – con l’esclusione di omicidi e rapine – sono in aumento. Rosario Vitarelli, presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la legalità della Regione Lazio, parla di “degenerazione sociale”. E avverte che c’è una “certa recrudescenza nelle manifestazioni di violenza e di aggressività”.

I romani non sanno convivere. Rabbia e insofferenza hanno preso il sopravvento. E i recenti omicidi, come altri fatti di cronaca, ne sono una testimonianza diretta. Con il ricorso alle armi da fuoco sempre più frequente. Molti dei 28 delitti del 2011 sono collegati all’aumento di alcuni reati già nel 2010. Secondo un’indagine quinquennale dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio – presieduto da Rosario Vitarelli, già dirigente della polizia, all’Antimafia e all’Anticrimine in Questura – per l’anno scorso i dati Sdi (provenienti da tutte le forze dell’ordine), confermano nella Capitale e in provincia la diminuzione di omicidi volontari (21 contro i 40 del 2009) e di rapine (-5,9% rispetto al 2009 e -30,4% sul 2006), ma segnalano an- ‘s che l’aumento di altre fattispecie: tentati omicidi (+20,2%), lesioni dolose (+5,6%), percosse (+1,5%), minacce (+2,2%), ingiurie (solo in città: +2,9%), danneggiamenti (+8,4%). Un quadro che ha portato a un incremento di delitti rispetto al 2009 (+4,9%), anche se il calo di reati nel triennio precedente (-19,3% solo sul 2006) rimane consistente.

C’è un collegamento con la crisi economica?

“C’è una degenerazione sociale. La crisi ha un duplice effetto negativo – spiega Vitarelli: accresce le possibilità d’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia locale – che si previene attaccando i patrimoni mafiosi, come confermato dagli ultimi risultati raggiunti con le recenti normative antimafia – e si riversa nei contesti metropolitani e familiari, alimentando tensioni che possono sfociare in episodi di violenza anche gravi. Ciò è confermato dall’aumento di reati specifici rispetto, ad esempio, al calo di rapine, conseguito grazie al capillare controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine”.

C’è chi accosta gli omicidi a Roma con quelli di mafia. È sbagliato?

“Mafia e criminalità comune rimangono due aspetti da tenere ben distinti sia sul piano della repressione sia su quello della prevenzione: non si può confondere i diversi fenomeni, come se l’uno derivasse dall’altro. L’analisi degli scenari degli ultimi episodi ci induce, come sottolineato dal prefetto Pecoraro e dagli organi di sicurezza, a escludere azioni di grandi organizzazioni criminali. Gran parte di questi delitti è collegata a scontri fra gruppi locali per lo spaccio di droga e altre attività illegali, a conflitti interpersonali e familiari, a moventi passionali. Le infiltrazioni mafiose ci sono ma i clan investono a Roma perché la considerano una piazza tranquilla. Può accadere, come per gli omicidi Frau e Salomone, che la Capitale venga scelta come luogo per delitti eccellenti. Ma è raro”.

Roma sta scoprendo i lati peggiori di una metropoli mondiale?

“Indubbiamente c’è una certa recrudescenza nelle manifestazioni di violenza e aggressività in ambito urbano, soprattutto in alcuni contesti periferici. Ma è improprio accostare questa realtà ai livelli di tensione sociale e di insicurezza propri di altre grandi metropoli europee. Basti pensare agli ultimi fatti accaduti a Londra. Roma è e rimane, nonostante tutto, una delle capitali più sicure d’Europa. E non ci sono certo elementi che possano legittimare analogie con la realtà criminale degli anni 70″.

Che responsabilità hanno le istituzioni e la politica?

“Le istituzioni devono saper fare squadra nella lotta alla criminalità, senza alcuna strumentalizzazione politica. Non ci possono essere inutili divisioni su questo fronte ma tutti dovrebbero far prevalere il senso di responsabilità e coesione istituzionale che sono il presupposto di ogni efficace intervento di sicurezza urbana. Dobbiamo preservare quel clima di collaborazione costruttiva che ha portato in piazza, il 19 luglio scorso al Pantheon – per ricordare l’uccisione del giudice Borsellino e pochi giorni dopo l’omicidio Simmi a Prati, tutti i rappresentanti delle istituzioni locali. Ma è bene ricordare anche le parole di don Lorenzo Milani: “A nulla serve avere le mani pulite se le si tiene in tasca”.

Purtroppo, come dimostrano gli 800 mila euro di finanziamento non usati dal Comune per il vigile di prossimità e quindi persi, anche quando i mezzi ci sono non vengono utilizzati…

“I fondi stanziati per la sicurezza territoriale devono essere adeguatamente utilizzati a livello locale, se ciò non accade è un vero peccato. La Regione mette a disposizione dei comuni e dei municipi risorse da sfruttare pienamente per rendere vivi, vissuti, vitali, e sicuri, tutti gli ambienti urbani. Perché, e i dati lo confermano, la violenza prolifica proprio laddove mancano gli spazi di socialità, di aggregazione, di cultura”.

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