Lo spirito di Genova

img_6722«Insieme abbiamo ritrovato lo spirito di Genova». Era questo il commento di molti, domenica all’uscita dall’assemblea conclusiva del decennale del G8. Quello spirito positivo dell’ascolto e del dialogo fra diversi che dieci anni fa era stato capace di unire cattolici e comunisti, suore e disubbidienti nella denuncia del disastro di una globalizzazione sbagliata e nella domanda di giustizia e dignità per tutti gli esseri umani.
Quello spirito si è respirato di nuovo nel clima determinato e sereno delle iniziative che hanno animato Genova nei giorni scorsi: mostre, proiezioni, convegni e spettacoli per ricordare ma soprattutto per guardare al futuro. Quello spirito era palpabile sabato, nella città invasa da un corteo colorato e festoso,
esattamente come sarebbe stato dieci anni fa se una repressione insensata e feroce non lo avesse impedito. Fino a ieri l’incubo del luglio 2001 pesava ancora come un macigno sull’anima della città ferita e su quella del movimento, che pure di quelle violenze fu vittima e non complice. Anche stavolta hanno  provato ad alimentare la tensione annunciando disastri. Ma il tabù andava sfatato, ed è stata una liberazione vedere la tensione svanire nella festa.
Dopo dieci anni, siamo tornati a Genova per riprenderci pacificamente la zona rossa e le nostre sacrosante ragioni. Abbiamo fatto pace con la città, ma non col passato, perché aspettiamo ancora giustizia. Pian piano la verità giudiziaria si è fatta largo nei processi, ma ancora manca la verità politica sulle responsabilità
di chi in quei giorni guidò le istituzioni. Sarebbe ora che lo Stato ricucisse questa ferita, e chiedesse scusa alle vittime della repressione.
Nel frattempo, è stata la storia a darci ragione.
La crisi del liberismo ha galoppato producendo il disastro economico, sociale e ambientale che abbiamo sotto gli occhi. Ma anche il movimento è cresciuto e ha prodotto i suoi frutti, la primavera araba sta lì a dimostrarlo. Li ha prodotti anche a casa nostra, nel grande movimento per l’acqua pubblica, nelle vertenze
locali in difesa dell’ambiente, nelle lotte di studenti, precari, lavoratori, migranti, nell’urgenza di una nuova domanda di democrazia che tutte le unifica.
È tempo che queste energie provino a convergere, nel rispetto di autonomie e diversità, verso un’agenda di azione comune. Perché oggi più che mai è  necessario e anche possibile costruire l’alternativa di un’economia, di una società e di una democrazia fondate sui beni comuni.

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