Gabriele Taddeo sull’accoglienza dei profughi (La Repubblica)
La Repubblica – Genova, 13/04/2011
Taddeo: “Guardate i bambini negli occhi”
“Quartieri contro disperati? Un´immagine allucinante”
RAFFAELE NIRI
«Non ci credo. A me sembra davvero allucinante questa immagine che sta uscendo della Liguria, con i quartieri che si mobiliterebbero per respingere i profughi. E non ci credo che, in tutta la Liguria, non ci siano cento realtà in grado di ospitare sette persone, perché queste sono le cifre». Gabriele Taddeo, presidente provinciale di Arci, è una persona molto pratica: ad esempio, non ci sta a parlare di «profughi» – che è un´etichetta inutile – preferisce raccontare «il caso dei quindici minori che sono già tra noi. Perché basta guardarli negli occhi per capire che tutti questi isterismi sono assolutamente inutili e demenziali».
Partiamo da questi bimbi. «Non sapevano nemmeno dov´erano finiti, tanto erano spaventati. Loro avevano, giustamente, paura: li hanno tenuti un mese con gli stessi vestiti, erano a Lampedusa da quattro settimane e non potevano lavarsi. Il primo problema che abbiamo avuto, come Arci, è stato quello di trovare qualcuno che sapesse parlare con loro, che ascoltasse le prime esigenze, che mostrasse loro una cartina per far capire in che punto del mondo erano finiti. Veramente qualcuno ha paura di questi quindici minori?». I giornali sono pieni di titoli allarmistici: «monta la rabbia», «paura dei profughi», «per loro i soldi ci sono»… «Dovrebbero vergognarsi. Sia chi esprime questi concetti, sia chi li amplifica. Mi rifiuto di pensare che in tutta la Liguria non ci siano tante piccole strutture in grado di accogliere un numero esiguo di persone. Poi, certo, il problema viene da una gestione imbecille della questione: se si mandano trecento persone in un solo posto è un problema, se ne mandiamo dieci in trenta posti quel problema non esiste». L´Arci è in prima linea:
«Abbiamo lanciato un appello a tutte le nostre strutture di base, solo a Genova i nostri circoli sono 170: le prime risposte sono già arrivate, altre arriveranno, la solidarietà per noi è un valore concreto. Ma non dimentichiamoci che tutto questo funziona già da tempo: esiste un progetto, si chiama Sprar, che già ora aiuta chi richiede asilo politico o è un rifugiato. In questi anni, a Genova, Ceis, Agorà, Arci e Caritas hanno risolto un centinaio di casi, senza che nessuno dicesse una parola. E poi lo vogliamo dire che si tratta di una situazione temporanea? Ma che Paese siamo diventati?».

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