salviamo la scuola in carcere, per i detenuti l’istruzione non è un lusso

Mi appello all’amministrazione scolastica e in particolare al direttore dell’ufficio scolastico regionale Cesare Angotti perché si riescano a salvare le scuole serali e la scuola carceraria di Sollicciano. La situazione è difficile. Ho ricevuto una lettera del direttore di Sollicciano Oreste Cacurri, che esprime una preoccupazione che non possiamo non condividere.
Per il 2010-2011 gli studenti che hanno superato la prima, la seconda o la terza classe non potranno andare avanti, le due prime classi di 25 alunni non saranno formate, e stiamo parlando di circa 100 persone. È prevista infatti solo una quinta classe: il prossimo anno l’istruzione superiore sparirà del tutto da Sollicciano?
Non possiamo permetterci di negare l’istruzione ai detenuti. L’istruzione carceraria si è sempre fatta, fin dai tempi dello Statuto albertino, come si può altrimenti rieducare i condannati? Come possiamo non rispondere ad un’utenza adulta che individua nella scuola una nuova possibilità per un migliore inserimento nella vita sociale? La scuola non è un lusso, ha la stessa importanza del lavoro, dell’assistenza sanitaria. La sensazione è che si stia perseguendo scientificamente un’opera di distruzione della scuola pubblica, non credo per mere questioni economiche. Come non vedere che negando l’istruzione a chi la rivendica, neghiamo ai cittadini il diritto alla costruzione di sé, ad avere maggiore consapevolezza e capacità critica? Davvero vogliamo che la società fiorentina diventi una società appiattita, monocorde?

Giovanni Di Fede

La Repubblica, 2/10/2010

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