La madre del detenuto suicida: molte cose non mi tornano, voglio vederci chiaro

“Voglio vederci chiaro”. Lo ripete più volte Liviana Zannin, la madre di Mirco Sacchet, il giovane che si è tolto la vita a Baldenich. Mamma Liviana è sotto shock come il padre Claudio e i fratelli Dorino e Michael. Nemmeno loro riescono a trovare una spiegazione razionale a quanto successo nella notte tra sabato e domenica nella cella di Baldenich, dove è stato ritrovato il corpo del 27enne.
“Ci sono delle cose che non mi tornano”, dice mentre si sta recando dal suo avvocato, il feltrino Giovanni Pelosio. La vicenda, sembra di capire, non finisce qui. Quando domenica ha ricevuto la telefonata dalla casa circondariale di Baldenich, le è crollato il mondo addosso. Mirco alternava momenti di serenità a momenti di tristezza, ma niente che facesse pensare a un epilogo del genere. Almeno così dice mamma Liviana. Mirco si è ucciso con un cappio al collo. Ha stracciato un lembo di lenzuolo e lo ha appeso all’inferriata della sua cella. Si trovava in isolamento perché lo aveva chiesto lui. Con gli altri detenuti non andava d’accordo, come conferma anche la madre: “Non voleva altra gente intorno, altrimenti litigava”. In paese Mirco viene definito come un ragazzo anticonformista ma “buono”: “Forse aveva bisogno di aiuto”. Dispiaciuto il sindaco Gianni De Bastiani.
La famiglia Sacchet vive a Cesiomaggiore dal 1984, in via Strada dei Pascoli nella piccola frazione di Cullogne. Mirco era il più grande di tre fratelli. Li univa una passione sfrenata per l’ape-cross, condivisa e anzi coltivata dagli stessi genitori, a loro volta attivi in un sodalizio sportivo dedicato alla disciplina.
Anzi, a dire il vero, quella passione aveva creato qualche problema in paese. Spesso anche lo stesso Mirco veniva accusato di sfrecciare troppo velocemente sulle strade di Cesiomaggiore e dintorni. Questi i fotogrammi di un’esistenza finita dietro le sbarre di Baldenich per il furto di un’auto. Per un’accusa analoga, risalente a qualche tempo prima, il giovane era stato anche assolto.
“Alla fine era un buon ragazzo”, dicono a Cesiomaggiore. “Ogni tanto però prevaleva la mania di protagonismo ed è lì che ha preso un brutto andazzo”. “Sono convinto che fosse davvero buono”, afferma un barista. “Forse doveva essere aiutato di più”.
Tornando alle ultime settimane, si scopre che Mirco aveva scritto delle lettere, alla cugina e alla madrina. “Anche noi ci scrivevamo”, racconta la madre, “era un modo per mantenerci in contatto”.
In quelle lettere non c’era nessun proposito suicida. Anzi. “Era contento perché fra poco sarebbe ritornato a casa. Il termine era il venti dicembre”, prosegue Liviana Zannin. “Avrebbe passato il Natale con noi”. In carcere, stando alle parole della madre, Mirco non veniva lasciato mai solo: “Quando non potevo io, andavano a trovarlo i fratelli o la zia”. La madre ora cerca di ricollegare quanto successo in oltre un anno e mezzo di carcere. Zannin parla di “lettere mai arrivate”, ma anche di psicofarmaci: “Mi diceva che gli venivano somministrate tante gocce”. Non per questo, la donna lancia accuse specifiche: “Ripeto, voglio solo andare a fondo, capire”.
C’è poi un altro tassello: “Mi chiedo come mai nessuno si sia accorto di cosa stesse facendo mio figlio. Davanti alla sua cella c’? era un altro detenuto. Erano uno di fronte all’altro”. Il quadro è ancora confuso e gli interrogativi si sprecano. “Oltre a dover uscire fra qualche mese, mio figlio sapeva già che avrebbe trovato lavoro in una ditta di Pederobba”, continua la donna. “Che motivo avrebbe avuto per fare quello che ha fatto?”. Le cose che non tornano, secondo la madre, sarebbero diverse. Anche il periodo di tempo trascorso tra la scoperta del giovane esanime e la comunicazione ai genitori. “Il ritrovamento è avvenuto alle sei del mattino. Noi siamo stati contattati tre ore dopo, verso le nove”.
In attesa del nulla osta alla sepoltura, Cesiomaggiore si sta preparando a dire addio a quel ragazzo “anticonformista, spavaldo, ma in fondo buono e gentile”. Anche il primo cittadino è dispiaciuto: “Faccio le mie condoglianze alla famiglia”. Lo stesso Gianni De Bastiani però non nasconde come la situazione fosse ” problematica”: “Come Comune abbiamo tentato più volte di intervenire, ma i genitori hanno sempre rivendicato la loro potestà. Tutta questa vicenda lascia molta amarezza soprattutto per quello che si poteva fare e non è stato fatto”.

Autopsia eseguita: morte per asfissia

“Impiccamento”. L’autopsia eseguita ieri sul cadavere del ventisettenne di Cesiomaggiore Mirco Sacchet dall’anatomopatologo Antonello Cirnelli, conferma nel freddo linguaggio medico la causa della morte del giovane, domenica mattina intorno alle 6 nella cella di isolamento del carcere Baldenich di Belluno: “asfissia da impiccamento”. L’esame era stato chiesto dalla procura della Repubblica che intende far piena luce sull’ennesimo suicido in un penitenziario. Resta ancora l’esame tossicologico che chiarirà se e quali sostanze possa aver ingerito o assunto Mirco Sacchet prima di mettere in pratica il folle progetto. La risposta si avrà entro 40 giorni.
Proprio mentre l’anatomopatologo eseguiva l’autopsia, a poche centinaia di metri in linea d’aria, in tribunale, anche la giustizia fissava il punto fermo alla burrascosa vicenda umana di Mirco: “non luogo a procedere per estinzione del reo”, ha detto testualmente in aula il giudice, Elisabetta Scolozzi che presiedeva il processo che vedeva imputato Sacchet per resistenza e ingiurie a pubblico ufficiale; due carabinieri del radiomobile di Feltre risultavano come parti civili. Pochi secondi in tutto è durata ieri mattina la lettura della formula che ha spazzato via carte bollate e denunce e messo la parola fine a un’esistenza difficile.
Mirco era in carcere dal gennaio 2009: era stato arrestato perché viaggiava a bordo di un’Opel astra risultata rubata a Sedico; con lui anche un complice del quale non si è mai saputo nulla. Sarebbe uscito tra tre mesi, ma quel nuovo processo potrebbe aver scatenato in lui la molla della disperazione finale. A Cesiomaggiore la famiglia composta da padre, madre e altri due fratelli (uno dei quali appassionato di corse con le Apecar) minori di Mirco, non è molto conosciuta e neppure in parrocchia si facevano vedere spesso. Solo la mamma, ultimamente raccontava la sua pena al parroco, il dolore per quel figlio che non riusciva a trovare il bandolo della propria vita. La conferma che la famiglia viveva un po’ ai margini della comunità viene dal sindaco, Gianni De Bastiani che tuttavia ricorda di aver cercato di seguire lo stesso Mirco con i servizi sociali, ma senza risultati. Vissuto in solitudine, Mirco in solitudine se n’è andato in una fresca mattinata d’inizio autunno.

Il Corriere delle Alpi

28/9/2010

I commenti sono chiusi.