Un palcoscenico oltre le sbarre i detenuti-attori tornano a teatro

È l´unica compagnia teatrale italiana composta di attori-detenuti che escono dal carcere, in permesso speciale (e non in regime di articolo 21, ovvero semilibertà), per salire sul palcoscenico. Giovedì prossimo (repliche venerdì e sabato) alle ore 11 e alle 20.30, al teatro Duse, sedici detenuti del carcere di Marassi, con alcuni studenti del Dams dell´Università di Genova, vareranno il loro quarto spettacolo in cinque anni: “Endurance”, un musical che riporta in scena una vicenda reale, della spedizione “transantartica” del capitano Ernest Shekelton, nel 1914. La nave venne intrappolata, e poi stritolata dai ghiacci, e grazie al talento e al lavoro di squadra impostato dal capitano, tutti i partecipanti alla spedizione si salvarono. «Una metafora dell´esperienza della detenzione – spiega il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo – il progetto del teatro in carcere e gli spettacoli all´esterno, certo, comportano dei rischi, ma hanno un profondo valore pedagogico cui non vogliamo rinunciare».
E lancia l´allarme, il regista di “Endurance”, Sandro Baldacci: «Senza uno spazio per provare, rischiamo di dover concludere l´esperienza teatrale». Il regista è membro dell´associazione Teatro Necessario Onlus, fondata un anno e mezzo fa da una delle insegnanti della scuola interna a Marassi (che dipende dall´istituto Vittorio Emanuele Ruffini), Mirella Cannata, anima profonda di ogni iniziativa che sfondi le pareti della casa circondariale e dia opportunità di emancipazione ai detenuti.
Anche i reclusi del settore di alta sicurezza hanno contribuito alla realizzazione di “Endurance”, preparando le t-shirt con il logo dello spettacolo. Invece delle maschere, giovedì, ci saranno 30 agenti della polizia penitenziaria a presidiare il teatro Duse, in sala, poi, i parenti: «I genitori vedranno i figli finalmente protagonisti di qualcosa di positivo – indica Mazzeo – questo servirà sia alle famiglie sia ai ragazzi, per ritrovare fiducia». È una grande opera corale dove ciascuno, dagli agenti (che non hanno fatto una piega, davanti agli straordinari domenicali per permettere lo svolgimento delle prove) agli insegnanti della scuola del carcere, dal regista alla scenografa Laura Benzi, fino ai detenuti, ciascuno ha messo ciò che poteva a disposizione degli altri. «Non è un modo per distrarre i detenuti – aggiunge Milò Bertolotto, assessore provinciale alle carceri – ma è un percorso prezioso, che la Provincia continuerà a sentire come propria competenza e a sostenere, anche se il decreto Calderoli e la finanziaria tentano di cancellare questo impegno». «In teatro, si innescano percorsi di condivisione tra pubblico e attori – indica il consigliere regionale Nicolò Scialfa – è un´opportunità per tutti, questo spettacolo».

Michela Bompani

La Repubblica, 25/9/2010

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