Lecce: detenuto di 48 anni stroncato da infarto in cella, il sindacato Osapp solleva una polemica
Un’altra morte in carcere. Questa volta non si tratta di suicidio, ma forse non una fatalità il fatto che il decesso sia avvenuto a Lecce. Nel penitenziario del capoluogo salentino, già alla ribalta della cronaca per alcuni suicidi di detenuti, ieri è morto per infarto un 48enne.
“Si sarebbe potuto salvare se all’interno dell’istituto vi fosse stata un’adeguata assistenza sanitaria”, denuncia Domenico Mastrulli, vicesegretario nazionale dell’Osapp, sindacato di polizia penitenziaria. Mastrulli racconta che l’uomo, che sarebbe dovuto uscire nel novembre 2011 (stava scontando pene relative a reati comuni), si è sentito male nella sua cella e ha chiesto aiuto. “Fino a quando è stato attivato il codice rosso ed è stata predisposta e organizzata la scorta – attacca il vicesegretario dell’Osapp – sicuramente è stato perso tempo prezioso per la vita del detenuto”.
La tragedia di ieri fornisce al sindacato lo spunto per polemizzare sulla mancanza di assistenza 24 ore su 24 nelle carceri e sul sovraffollamento delle strutture. A Lecce, che vanta il triste primato di suicidi in Puglia dall’inizio dell’anno (5 su 7), sono attualmente detenute mille e 500 persone, 900 in più della capienza regolamentare. “Il passaggio della sanità nelle carceri dal ministero alla Regione ha provocato un evidente peggioramento del servizio – accusa Mastrulli.
Fino a qualche tempo fa le cose andavano meglio perché all’interno degli istituti venivano garantiti sia i servizi sanitari sia il pronto intervento. In alcune strutture c’era anche il centro clinico, che permetteva di evitare il cosiddetto “turismo sanitario”, cioè di portare fuori i detenuti con la scorta. Adesso, invece, alle 22 cessano tutti i servizi. Perfino la terapia, non soltanto in Puglia, viene spesso consegnata ai detenuti, con un accumulo di farmaci in cella che può diventare un aiuto per chi cerca di togliersi la vita”. L’Osapp chiede per questo un tavolo di concertazione al ministro. “In Puglia – attacca Mastrulli – le carceri sono diventate contenitori di carne umana”. Altro problema, il numero limitato di agenti. “In tanti vengono adibiti a funzioni improprie, come la vigilanza dei tribunali o la scorta di politici e magistrati: una situazione non più tollerabile”, avverte l’Osapp.
La Repubblica, 20/9/2010

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