Francia: per la morte in carcere di Daniele Franceschi ora spunta un nuovo testimone
È uscito di carcere pochi giorni fa. E, appena riacquistata la libertà, ha subito raccontato alla Procura della Repubblica di Grasse ciò che ha visto nel penitenziario il giorno in cui è morto Daniele Franceschi, l’operaio viareggino di trentasei anni deceduto nella prigione francese in circostanze ancora tutte da chiarire.
Ad annunciarlo è Marco Antignano, zio di Daniele, che sarebbe stato informato della notizia dall’avvocato François Gonzales, il legale francese che sta curando gli interessi della famiglia. Secondo quanto riferito dallo zio, il testimone – un ex vigile del fuoco francese che si trovava nella stessa sezione del penitenziario in cui si trovava Daniele – avrebbe parlato con i magistrati transalpini del mancato utilizzo del defibrillatore che si trovava all’interno del carcere perché nessuno sapeva correttamente usarlo.
Specificando che quel giorno si era offerto per usarlo in modo da salvare la vita all’operaio viareggino, ma che sarebbe stato ripreso dal personale del carcere e invitato a non occuparsi di affari che non lo riguardavano. Una ricostruzione, questa fornita dall’ex vigile del fuoco, che getterebbe nuove inquietanti ombre su quanto accaduto dentro il carcere di Grasse. Intanto, dall’Italia, i familiari di Daniele Franceschi – assistiti dagli avvocati Aldo Lasagna e Maria Grazia Menozzi – stanno muovendosi con la magistratura italiana per le procedure di rimpatrio della salma (ancora custodita all’obitorio di Nizza).
Oggi è previsto un contatto con il procuratore Cicala, mentre lunedì o martedì la madre di Daniele, Cira Antignano, dovrebbe tornare in Costa Azzurra sia per farsi consegnare la cartella clinica del figlio che per incontrare il console italiano a Nizza, Agostino Alciator Chiesa, che tanto si è prodigato per aiutare la famiglia nei giorni immediatamente successivi alla morte dell’operaio viareggino. Infine, dalla Farnesina arriva la conferma che per il rimpatrio della salma di Daniele sarà utilizzato un Falcon dell’Aeronautica militare che trasporterà la bara fino a Pisa. Una volta in Italia, il corpo dovrebbe essere sottoposto ad una nuova autopsia alla quale prenderà parte anche il dottor Lorenzo Varetto, medico legale di fiducia della famiglia che non ha potuto assistere alla prima autopsia eseguita a Nizza.
La famiglia: vogliamo la verità
“Siamo sempre più convinti che sulla morte di Daniele le autorità francesi non abbiano detto tutto. Sicuramente ci sono state molte contraddizioni”. Così Mario Antignano, zio di Daniele Franceschi, morto nel carcere di Grasse il 26 agosto scorso, rivela al settimanale “Gente”, in edicola da lunedì prossimo, quali saranno le mosse della famiglia per cercare di fare piena luce sul decesso del ragazzo.
Le autorità francesi hanno sempre sostenuto che Franceschi, detenuto per falsificazione e uso improprio di carte di credito, e’ da ricondurre a cause naturali. La famiglia di Daniele, per accertare la verità, ha deciso di affidarsi a Lorenzo Varetto, noto anatomopatologo, perché effettui lui l’autopsia sul cadavere del ragazzo appena la salma sarà restituita ai familiari dalle autorità francesi. Varetto in passato si è occupato anche dei casi Cogne e Garlasco.
“La nostra non e’ un’impressione nata dal dolore e dal fatto di non voler accettare la morte di Daniele – spiega Antignano – più passano i giorni e più siamo convinti che sia accaduto qualcosa. Perché – si chiede lo zio del giovane – le autorità francesi non hanno voluto che i nostri periti fossero presenti all’autopsia di Daniele? E perché sono state date diverse versioni sul ritrovamento del corpo di mio nipote?”.
Il Tirreno, 18/9/2010

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