Firenze, altolà del sindaco al carcere di Sollicciano
Un sindaco, se è un sindaco, lo è per tutti. Perfino e soprattutto per i condannati delle galere del suo territorio, le uniche persone a non poter proprio scegliere dove risiedere. E siccome a rigor di legge al
sindaco è affidato il compito di tutelare l’incolumità, la salute e l’igiene pubblica, tanto da poter emanare ordinanze «contingibili e urgenti» in caso di pericolo imminente, a Firenze l’ufficio preposto del gabinetto di Matteo Renzi ha preso carta e penna e alcuni giorni fa ha scritto all’amministrazione penitenziaria del locale carcere di Sollicciano. Con un «provvedimento dirigenziale», il responsabile dell’igiene pubblica di Palazzo Vecchio, Marco Maselli, ha intimato alla direzione della Casa circondariale fiorentina di intervenire immediatamente per porre rimedio ai gravi problemi che rendono il penitenziario insalubre per detenuti, agenti ed operatori: 30 giorni di tempo per agire, altrimenti il comune «procederà a termini di legge». Che, come avviene per una scuola o per un ufficio pubblico, può voler dire perfino far scattare i sigilli alla struttura. Certamente non succederà questa volta, come non è avvenuto nemmeno nei casi precedenti, ma il provvedimento è già qualcosa: dimostra almeno che alcune amministrazioni comunali (troppo poche, però) non hanno perso del tutto il senso della legalità e quando necessario possono anche contrapporsi ad altre istituzioni, come democrazia comanda. Quello di Firenze è al momento l’unico Municipio ad aver risposto, tra i quindici che hanno ricevuto l’altolà delle associazioni “A buon diritto” e “Antigone”. Le due organizzazioni a tutela dei diritti dei detenuti, infatti, dopo aver visitato nei mesi di giugno e luglio una quindicina di carceri del centro-nord e averli trovati in condizioni igienico-sanitarie davvero inaccettabili, hanno minacciato
esplicitamente i relativi sindaci, assessori regionali alla Sanità e dirigenti delle Asl: «Se non interverrete immediatamente ad ispezionare le celle e a chiudere eventualmente i reparti insalubri, voi che siete responsabili della salute pubblica, – è il succo degli esposti presentati a metà luglio dall’avvocato Arturo Salerni del foro di Roma a cui le associazioni hanno dato mandato – vi denunceremo alla procura della Repubblica». Così, un paio di giorni fa, nello studio Salerni è arrivata la notifica del primo provvedimento, quello preso da Palazzo Vecchio. In realtà, non è la prima volta che la giunta fiorentina si muove in tal senso, né è il primo caso in Italia: nel 2006, infatti, l’allora assessore-sceriffo Graziano Cioni minacciò l’amministrazione penitenziaria di Sollicciano con un’ordinanza controfirmata dal sindaco Leonardo Domenici che assomiglia tragicamente a quella inviata qualche giorno fa dal suo successore Renzi (il che vuol dire che nulla è cambiato); nel 2007, invece, fu Sergio Cofferati ad ordinare l’immediato intervento alla direzione della Casa circondariale Dozza di Bologna; e infine è già successo il 30 aprile scorso, quando il sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello ha intimato «ai responsabili
dei competenti uffici del Ministero della Giustizia di adottare i provvedimenti necessari per riportare a 53 il numero dei detenuti» del locale carcere che ha raggiunto quota 98.
A Sollicciano, invece, «al posto di 458 detenuti ce ne sono 970 di cui 863 uomini e 107 donne con tre bambini», come scrive nel «provvedimento dirigenziale» il dirigente della giunta Renzi. In allegato all’ordinanza ci sono i verbali dei sopralluoghi effettuati (l’ultimo nel giugno scorso) che «evidenziano la grave situazione di sovraffollamento del carcere, sia maschile che femminile», le «numerose e copiose infiltrazioni di acquemeteoriche» – «quando piove, in alcune aree del carcere, se non hai l’ombrello ti bagni», traduce Alessio Scandurra dell’associazione Antigone – «la mancanza di acqua calda nelle docce», «la presunta presenza notturna
di topi», i liquidi fuoriusciti dall’impianto idrico «che scendono a flotti dalle botole entrando anche nelle celle », «la presenza di plafoniere sui soffitti dentro cui sono poste telecamere piene di acqua con rischi legati anche alla sicurezza per il contatto diretto con l’impianto elettrico», «l’infestazione da piccioni», e così via. È lungo l’elenco delle «gravi carenze igieniche e manutentive che perdurano» da anni nella struttura e che pongono ancora una volta lo Stato italiano in una condizione di illegalità e incostituzionalità. Tante da convincere l’amministrazione fiorentina a esercitare tutta la pressione possibile sul direttore della casa circondariale, Oreste Cacurri, ordinando «l’immediata attivazione ed esecuzione (al massimo entro 30 giorni) degli interventi di manutenzione ordinaria», «un cronoprogramma aggiornato degli interventi» e un piano di manutenzione straordinaria. Da avviare «entro 30 giorni dal ricevimento del presente atto». Scadranno a fine settembre, non resta che aspettare.
Il Manifesto, 14/9/2010

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