A Marassi ci sarebbero “oltre 160 agenti in meno negli organici” e “quasi 800 detenuti presenti, circa il 60% stranieri, rispetto ai 450 posti letto regolamentari”. La precisazione sulla percentuale di stranieri intende denunciare l’impreparazione linguistica degli agenti, di cui gli stessi non sono certo responsabili? O vuol far intendere che gli stranieri sono violenti per definizione? Si dice poi che carenza di personale e sovraffollamento determinano ripercussioni negative sulla dignità dei detenuti “e soprattutto di chi in quelle sezioni deve lavorare”.Salta subito all’occhio quel“ e soprattutto”: che piaccia o no ai lavoratori e ai dirigenti del Sappe, i cittadini detenuti – in attesa di giudizio o definitivi, stranieri o italiani –hanno gli stessi diritti in termini di dignità degli agenti di custodia. La cosa più avvilente, però, è il cinismo con cui si denuncia il sovraffollamento oltre ogni limite solo per sottolineare l’arduo compito degli agenti, sotto organico. Come se non fosse ancor peggio per i detenuti, che dagli agenti dipendono in tutto e per tutto,e per le loro famiglie. Di tutto questo, per il Sappe, “colpevole unico” è il Provveditorato regionale. Si afferma che spesso a Marassi il personale è stato lasciato da solo a gestire situazioni di disagio sociale e di tensione, ma nons i accenna alle responsabilità della direzione carceraria.L’organico è inadeguato ma non ci si rivolge al Ministero competente. Quello stesso Ministero che si affanna per il “processo breve” e dimentica, ad esempio, la drammatica situazione carceraria. In sostanza, il Sappe non fa altro che chiedere catene per i detenuti ‘aggressivi’ e addebitare ogni colpa al Provveditorato regionale. Diciamo, più semplicemente, che ci sono seri problemi nelle carceri della nostra regione e il modo per affrontarli costruttivamente sta nell’agire, tutti, con trasparenza ed onestà. Consideriamo infatti doveroso tenere conto del profondo disagio dei familiari dei detenuti, costantemente ignorati ad ogni livello. Noi, come associazione, continueremo a muoverci in questa direzione disponibili sempre al confronto ma decisi a far valere diritti e doveri di ogni cittadino a prescindere dalla sua condizione politica, sociale, economica e religiosa.

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