“Niente videopoker siamo i circoli Arci”

Da la Stampa del 03/09/10, pag. 21
“Niente videopoker siamo i circoli Arci”
Mozione del congresso nazionale. Ma alcuni locali non ci stanno
MARIA VITTORIA GIANNOTTI
FIRENZE
Via le slot machine e i videopoker dai circoli Arci. Nell’Empolese lo hanno già fatto, in provincia di Grosseto se ne discute proprio in questi giorni, e la messa al bando potrebbe presto essere estesa a tutto il Belpaese. Questo l’orientamento emerso dall’ultimo congresso nazionale dell’associazione. Il motivo: sono troppe le persone risucchiate dalla spirale della dipendenza. E le ricadute, per le famiglie coinvolte, sono pesantissime in termini economici e sociali. Ma è anche questione d’immagine, o per meglio dire, di etica.
«Stiamo cercando di darci un codice di autoregolamentazione - spiega Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci - che, oltre alla questione delle slot machine, prende in considerazione anche il consumo responsabile di alcool e l’utilizzo di prodotti e pratiche sostenibili per l’ambiente». L’idea, però, è quella di mettere in atto un percorso soft, che non preveda diktat. «Ovviamente - prosegue Berni - quella di rinunciare ai videopoker, che sono strumenti perfettamente legali e inoltre renumerativi, deve essere una scelta convinta, supportata da un’adesione dal basso. La direzione, comunque, deve essere quella di valorizzare le iniziative culturalmente valide e penalizzare quelle che invece non sono coerenti con lo spirito della nostra associazione».
I primi a dare battaglia alle macchinette luminose sono stati i circoli dell’Empolese-Valdelsa. Qui la guerra è stata combattuta e vinta. Con un bilancio, sostengono i protagonisti, del tutto soddisfacente. «Abbiamo perso per strada due circoli importanti - traccia un bilancio Sergio Marzocchi - ma abbiamo portato in fondo una scelta coerente». La riflessione sul gioco, da queste parti, è cominciata alla fine degli anni Novanta. Ed è stata presa molto sul serio. «Erano gli anni in cui si cominciavano a diffondere le sale Bingo e noi ci chiedemmo se questo tipo di intrattenimento era in linea con i nostri principi».
La risposta fu no. A salvarsi fu solo la vecchia, inossidabile tombola. Ai giochi d’azzardo, anche se legali, si decise di porre un fermo no. Anche perché dai presidenti dei circoli cominciarono ad arrivare, con sempre maggiore frequenza, segnalazioni di persone incapaci di controllarsi con il gioco. E ben presto si aggiunsero i lamenti di madri e mogli disperate. Da qui alla guerra alle slot machine il passo fu breve. Il primo passo fu quello di rifiutare il finanziamento dei progetti culturali a quei circoli che avevano le slot machine. A quel punto si passò a un aut-aut. «Chi voleva rinnovare l’affiliazione all’Arci doveva rinunciare ai videopoker», spiega Mazzocchi. In due si opposero e la separazione fu inevitabile. «Non è stato indolore - conclude il presidente - perché erano due circoli importanti e storici nel territorio, ma per noi si trattava di una questione di coerenza e non siamo pentiti».
Non sembrano pentiti neppure al circolo La Torre di Montelupo Fiorentino, che ora non sono più Arci, ma Aics. «Qui da noi - dice Libero, uno dei consiglieri - non si è mai rovinato nessuno. Quei giochi non sono proibiti dalla legge e quindi non vedo perché avremmo dovuto eliminarli». «Noi siamo d’accordo con la decisione di togliere le macchinette, ma allora vanno tolte da tutte le parti. E poi i soldi delle macchinette fanno comodo per sovvenzionare le attività sportive dei circoli - spiega Luciano Faraoni, dalla casa del popolo di Stabbia - noi abbiamo 65 bambini che vanno in bicicletta, chi ce li dà soldi?».
Ora la discussione si è spostata in Maremma, dove l’Arci di Grosseto si è espresso a chiare lettere in favore della messa al bando. Ma la battaglia potrebbe estendersi a macchia d’olio.
Il movimento
Un milione di soci e 5 mila strutture
L’Arci, Associazione Ricreativa e Culturale Italiana, associazione di promozione sociale, nasce a Firenze il 26 maggio del 1957. Si riconosce nei valori democratici nati dalla Resistenza e si richiama alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e alla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia dell’Onu. Radici e valori, questi, che la faranno ritenere un’associazione «di sinistra». Gli associati sono oltre un milione, suddivisi in 5.577 circoli o associazioni locali che si occupano di tematiche varie: cultura (arte, cinema, video, letteratura, poesia, musica, teatro, danza), turismo, diritti, impegno sociale, servizio civile e solidarietà internazionale. Nel ‘94 inizia il percorso che porta alla costituzione di «Arci Nuova Associazione», soggetto sociale che nasce dalla sintesi di due idee guida del movimento associativo italiano: mutualità e solidarietà. Al congresso nazionale di Cervia del febbraio 2006, l’associazione diventa infine «Associazione Arci», in un simbolico ritorno all’acronimo storico Arci, adottato nel 1957.

Comments are closed.