Carceri affollate e senz’acqua, detenuti in sciopero della fame ad Avellino

Vita impossibile. Resa ancor più insostenibile dal caldo. A Santa Maria Capua Vetere come a Bellizzi Irpino e come nelle altre carceri della Campania, tutte sovraffollate. I detenuti della casa circondariale avellinese di Bellizzi Irpino, da ieri, hanno dato il via allo sciopero della fame. Doppio problema.
Da una parte le celle troppo affollate. A fronte di una struttura che dovrebbe ospitare al massimo 350 unità, il carcere di Bellizzi ospita 494 detenuti. A questo si aggiungono una serie di ostacoli strutturali che rendono ancora più difficile il mantenimento di un accettabile livello delle condizioni detentive, a cominciare dalla carenza di acqua che non arriva nei padiglioni posti ai piani superiori della struttura. Infine la carenza dell’organico di polizia penitenziaria che determina una difficile gestione dell’istituto, con ricadute pesanti nelle attività quotidiane dei detenuti.
Allo sciopero della fame non hanno aderito le recluse del reparto femminile e quello che ospita i detenuti in regime di isolamento. “Siamo di fronte ad una situazione critica – commenta il segretario nazionale della Uil-Penitenziari, Eugenio Sarno – in un carcere dove la vivibilità dei detenuti e del personale da molto tempo è precaria e oggi sta per diventare insostenibile”. Intanto la garante dei detenuti, Adriana Tocco, ha visitato il carcere di Santa Maria Capua Vetere.
“È veramente inaudito – ha detto la garante – che 1.700 persone vivano in una condizione di estremo disagio e di pericoli igienico sanitari, tra l’altro con queste temperature altissime, perché nessuno si preoccupa di portare l’acqua nel carcere. Dunque anche qui la mancanza dell’acqua come a Bellizzi durante le ore diurne, in quanto l’istituto non risulta ancora allacciato alla rete idrica del Comune ma solo collegato a un pozzo che durante il giorno rifornisce una cisterna, che poi nel corso della notte eroga acqua per i detenuti”. La garante ha inviato una lettera al sindaco di Santa Maria chiedendo notizie sulla soluzione del problema.

La Repubblica, 5/8/2010

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