Sanremo: rissa tra detenuti, sfollare il carcere e punire severamente i responsabili
Una scazzottata tra detenuti, è esplosa nella giornata di ieri presso il carcere di Valle Armea a Sanremo. Il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria è intervenuto sul caso: “Dopo l’inferno assordante della battitura alle inferriate arrivano le risse ai passeggi. Ieri pomeriggio un gruppo di detenuti composto da fazioni di romeni e magrebini, hanno dato vita ad una violenta rissa innescata prima all’interno delle sezioni ordinarie e poi quando sembrava tutto ristabilito, solo un’ora dopo, appena raggiunti i cortili dei passeggi per l’ora d’aria, hanno preso a darsele di santa ragione per questioni ancora in via di accertamento. Il Sappe ha più volte denunciato il grave sovraffollamento, appare inutile avviare altri commenti su di una questione troppo lampante e sotto gli occhi di tutti”.
Il direttore dell’istituto di pena, Francesco Frontirrè, ha confermato l’accaduto, minimizzandolo: “Si è vero non posso che confermare la scazzottata tra una decina di detenuti, divisi in due fazioni. Ma non dobbiamo esagerare parlando di rissa. Purtroppo sono tanti ed anche il caldo contribuisce a generare accadimenti di questo genere”. Il carcere sanremese potrebbe contenere 209 detenuti ed oggi si registra invece una portata pari a quasi il doppio. “Il personale è veramente stremato - termina il Sappe - nell’affrontare tutti i giorni emergenze che hanno dello straordinario, di fatto ieri a sostenere i pochi colleghi in servizio di vigilanza all’interno dei reparti ci ha dovuto pensare anche quello addetto ai vari uffici per dar manforte e cercare di contrastare l’evento per cui ci si congratula vivamente per la forte dedizione al dovere”.
Alcuni detenuti hanno riportato ferite da taglio di tipo lieve e superficiale ma questo, secondo il sindacato Sappe, è solamente il primo campanello d’allarme per una situazione oramai fin troppo degenerata. “Serve subito decongestionare il carcere sanremese - termina il Sappe - ed è questo il nostro grido d’allarme. Occorre portare fuori dall’attuale numero (360 circa) almeno 40 ristretti per permettere di far funzionare la cosiddetta e tanto decantata sicurezza. In questo marasma ci auspichiamo che non ci rimetta qualche poliziotto padre di famiglia, se non fosse così ci appelleremo a tutte le procedure penali e civili nelle opportune sedi per stabilire eventuali colpe dell’amministrazione penitenziaria, secondo il sappe vanno individuati quei soggetti più esagitati e puniti severamente mediante l’uso del regolamento penitenziario e di quello previsto dal codice penale dello stato italiano”.
Ansa, 24/7/2010

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