La Spezia: musica per ricominciare, corso teorico e pratico da disc jockey dedicato ai detenuti
L’hip hop come banco di prova della voglia di ricominciare, i ritmi house mischiati alle sonorità commerciali come cifra di un percorso di apertura al mondo e di socializzazione. Per chi a vent’anni si ritrova in carcere, a maggior ragione se la cella è soltanto l’ultimo approdo di un passato fatto di abbandono, emarginazione e lunghi mesi di riformatorio, anche la possibilità di frequentare un corso di mixaggio audio diventa l’occasione per assaporare un assaggio di normalità.
Favorire l’aggregazione e il reinserimento sociale dei detenuti non a caso è la finalità che sta dietro il Progetto Ponte, un’iniziativa realizzata da Arci, Uisp e Acli attingendo a finanziamenti della Regione Liguria. Nella nostra provincia la rete ha già cominciato a dare i suoi frutti. Nelle scorse settimane il comitato Arci della Spezia, presieduto da Antonella Franciosi, ha infatti portato dentro alle mura di Villa Andreino un’occasione di formazione e divertimento.
Si tratta di un corso teorico e pratico per disc jockey dedicato ai detenuti di età compresa tra i 18 e i 25 anni: una fascia, quella dei giovani adulti, in costante crescita, segno della tendenza a delinquere sempre più precocemente. Il corso, che ha coinvolto una decina di ragazzi italiani e stranieri, è stato coordinato da Valentina Marchetti e seguito da Cristian Pepe e Hervé Peroncini in qualità di operatori. Nell’arco di 10 lezioni è stato illustrato l’utilizzo dell’attrezzatura necessaria e si sono approfondite le tipologie musicali riproducibili. “È stata un’esperienza umana molto toccante - hanno commentato i due animatori - e i giovani detenuti, molto educati e per niente intimiditi dalla strumentazione, hanno mostrato interesse e grande partecipazione”.
“La bontà di questo progetto - ha aggiunto il direttore della struttura carceraria, Maria Cristina Bigi - consiste nell’utilizzo della musica come modalità di comunicazione particolarmente vicina al linguaggio giovanile. I ragazzi che hanno frequentato il corso hanno avuto modo di socializzare e di stabilire un rapporto di fiducia con i loro educatori”. Il risultato è stato a tal punto incoraggiante che si sta pensando di organizzare per settembre un concerto all’interno della casa circondariale, dove i ragazzi che hanno seguito il corso potranno esibirsi insieme agli operatori davanti a un pubblico di detenuti e visitatori esterni.
La Nazione, 21/7/2010

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