La denuncia degli avvocati “Meno reati, troppi arresti”

IL sovraffollamento delle carcere genovesi è un problema che giustamente la Repubblica ha sollevato nell´edizione di ieri. Su questo argomento la Camera Penale Ligure, attraverso il suo presidente - l´avvocato Vittorio Pendini - e i consiglieri delegati al problema carceri vorrebbe esprimere il proprio punto vista.
La premessa arriva da un dato di fatto, e la fonte è addirittura il Ministero degli Interni. Nell´anno 2008, i reati in Italia sono diminuiti dell´8,1%. Ma, attenzione: gli arresti sono aumentati del 10%.
Non è quindi l´emergenza sicurezza che ha portato al sovraffollamento delle prigioni. E´ invece un uso eccessivo della misura carceraria in fase cautelare - vale la pena di riflettere su di un altro numero, meglio, una percentuale: circa il 60% dei detenuti si trova in queste condizioni, in attesa di giudizio - ed uno sgretolamento degli istituti previsti dalla legge Gozzini per l´espiazione delle pene definitive in modo alternativo.
La più recente risposta governativa, a fronte di questa reale drammatica situazione, pare essere finalizzata ad interventi di edilizia penitenziaria che, seppure necessari al fine di garantire ai detenuti condizioni di vita civili e utili a favorire il percorso riabilitativo come previsto dall´articolo 27 della Costituzione pare, allo stato, inidonea a contrastare il fenomeno.
Quel che di reale è avvenuto è che, nell´ultimo decennio, la politica giudiziaria ha dato solo ingiustificate risposte “emergenziali” e in questo contesto le forze politiche di opposizione non hanno contrastato il progetto governativo e la Magistratura tutta, da un lato, è rimasta silente e, dall´altro, è giunta addirittura ad applicare, attraverso criticabili scelte giurisprudenziali, in modo massiccio la misura cautelare custodiale e a drasticamente ridurre i casi di applicazione delle misure alternative.
In questo contesto sono così maturati alcuni fenomeni importanti, decisivi.
Primo. I recenti decreti che hanno fortemente stimolato l´utilizzo della misura cautelare carceraria modificando gli articoli 275 e 380 del codice di procedura penale, così allargando le ipotesi di carcerazione obbligatoria (si è totalmente ribaltato, con un modo disorganico di legiferare, il criterio cardine del carcere quale extrema ratio così come il legislatore aveva inteso con la riforma del 1988).
Secondo. Le recenti modifiche introdotte, fortemente limitative del potere del giudice di applicare le attenuanti ex articolo 62-bis (così inasprendosi le pene).
Terzo. L´imposizione di significativi aumenti di pena per le aggravanti o la recidiva (così non solo aumentando le pene, ma limitando le ipotesi di poter fruire di benefici).
Quarto. Le recenti modifiche di cui agli ultimi decreti e che hanno aumentato - vedi l´articolo 656 c. p. p. e l´articolo 4 bis dell´ordinamento penitenziario - i casi nei quali è inibita la sospensione dell´esecuzione e quelli di accesso alle misure alternative alla detenzione.
Se si volesse realmente affrontare il problema del sovraffollamento, quindi, servirebbe l´applicazione della misura cautelare carceraria in casi eccezionali, da utilizzarsi solo e soltanto quando ogni altra misura risulti assolutamente inadeguata. E ci vorrebbe una corretta ed incrementata applicazione delle misure alternative al carcere, specie per pene detentive brevi. Sarebbe necessaria l´individuazione di un sistema sanzionatorio alternativo a quello del carcere. Avremmo bisogno della formazione di strutture “alternative” per la custodia e cura dei soli soggetti tossicodipendenti e alcoolisti. Ci vorrebbe l´individuazione di strutture finalizzate alla custodia in regime differenziato dei soli soggetti in espiazione di pene brevi da avviare ad attività risocializzanti ovvero la diretta attività vigilata da operatori specializzati.

MARIO IAVICOLI *
STEFANO SAMBUGARO *

(*consiglieri delegati al problema
delle carceri delle Camere Penali Liguri)

La Repubblica, 22/7/2010

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