Caso Cucchi: ora al “Pertini” incontro medici e familiari dei detenuti tutti i giorni

Firmato un protocollo tra il provveditorato laziale del Dap e l’Asl Roma B. Marino (presidente commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale) ha chiesto al ministro della Giustizia di “estendere il provvedimento in tutta Italia”. Dopo il caso Cucchi, i familiari dei pazienti dell’unità di medicina penitenziaria dell’ospedale “Sandro Pertini” di Roma potranno incontrare i medici tutti i giorni e, se il malato si aggrava o viene trasferito, saranno immediatamente avvisati per telefono. Lo ha stabilito il nuovo protocollo firmato tra il provveditorato laziale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e l’Asl Roma B in seguito alle osservazioni fatte dalla relazione conclusiva sull’efficacia delle cure prestate a Stefano Cucchi realizzata dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. Peccato, però, che il nuovo regolamento non valga “né per l’ospedale Belcolle né per nessun’altra struttura di medicina protetta italiana”.
A darne notizia è il senatore Ignazio Marino (presidente della commissione d’inchiesta) durante la presentazione del monitoraggio sulla situazione delle carceri italiane realizzata dalle associazioni Antigone e A Buon Diritto e illustrata oggi in conferenza stampa alla Camera. “Abbiamo chiesto quindi al ministro della Giustizia di estendere il provvedimento in tutto il territorio della Repubblica”, ha annunciato il senatore Marino. Il vecchio accordo tra l’Asl di Roma e l’amministrazione della giustizia prevedeva infatti che i medici non fornissero alcuna informazione alla famiglia senza esplicita autorizzazione della magistratura, che richiedeva un paio di giorni, o l’autorizzazione del detenuto a farlo.
Tra le proposte fatte dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale in relazione al caso Cucchi c’era appunto “la necessità di rivedere i protocolli organizzativi che regolano i rapporti tra l’amministrazione penitenziaria e quella sanitaria al fine di garantire l’indipendenza delle funzioni mediche rispetto alle funzioni cautelari”, si legge nella relazione conclusiva. Così è stato fatto, ma solo per l’ospedale “Pertini” di Roma. “È una buona notizia - ha commentato il senatore Marino -, che ora però va estesa a tutta Italia”.

Redattore sociale, 16/7/2010

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