Sul caso dei detenuti eritrei il ministro Frattini ha mostrato indifferenza e disumanità
La sera di mercoledì 7 luglio il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini è stato intervistato per il Tg3 (ore 19) da Elisabetta Margonari. Tema: 245 eritrei imprigionati e torturati dai libici. E una breve e terribile conversazione, in cui il capo della diplomazia di questa Repubblica ci fa sapere il grado di indifferente e irritata disumanità in cui è stata spinta l’Italia. In queste righe riporto e commento i punti più impressionanti.
La giornalista chiede se è possibile che gli eritrei dello spaventoso campo di Braq, che rischiano di morire stipati in celle sotterranee nel deserto, possano davvero essere liberati e lavorare, in Libia come annunciato dalla Farnesina. Frattini: “Siamo convinti che la rapidità con cui siamo arrivati a questo accordo dimostri la nostra buona fede, sicuramente quella dei libici”. Frattini sembra non ricordare che, con pompa e colore (e Berlusconi che bacia le mani a Gheddafi e le Frecce tricolori che saettano in onore di Gheddafi nel cielo di Tripoli) è stato firmato un trattato con la Libia, ratificato da tutto il Parlaménto italiano, tranne una tenace opposizione dei deputati radicali, a cui – assieme a pochi altri – mi sono unito.
Quel trattato stabilisce che la Libia, in cambio del versamento da parte dell’Italia di 20 (venti) miliardi di dollari, provveda a bloccare qualunque tentativo di migrazione, dal deserto o dal mare, verso l’Italia. Infatti, dopo che le grida di aiuto e la denuncia di orrori dal campo di Braq avevano raggiunto l’Europa, né la Libia, né l’Italia hanno mosso un dito. Due lettere del commissario europeo per i diritti umani Hammarberg sono rimaste senza risposta. Ma Tg3 per primo, l’Unità e altri giornali (tra cui Il Fatto) hanno forzato il blocco del silenzio.
Poi sarebbe stato raggiunto l’accordo, di cui non si vede e non si può verificare nulla. Una lettera del deputato radicale Mecacci, con dure e precise domande, è rimasta senza risposta. Ma ecco la voce, il pensiero, il senso di Frattini per gli esseri umani. Giornalista: “Queste persone che denunciano torture sono state respinte mentre cercavano di raggiungere l’Italia. Non ci riguarda?”. Frattini: “Bisogna vedere se dicono la verità (…). E poi è molto curioso che persone che si dicono torturate avessero telefoni satellitari con cui parlare con mezzo mondo”.
Notare la sprezzante espressione, “parlare con mezzo mondo”, come di petulanti vicini di ombrellone che disturbano con i loro telefonini . Notare l’avvertimento del ministro degli Esteri italiano ai carcerieri libici: “Attenti a perquisire bene i prigionieri. Non lasciate in giro telefonini”. Di sangue, torture e morte il ministro italiano, che ha coinvolto l’Italia in quell’impresa criminale, non vuol sentire parlare. “Chi lo dimostra? Qui niente è provato”. Neanche Via Tasso era provata. E chi ci proverà che gli eritrei, prigionieri di Italia e Libia, sopravvivranno?
Furio colombo,
Il Fatto Quotidiano, 10/7/2010

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