ARRESTATO IL DIRETTORE CHE INVITAVA IN CARCERE GLI ALLENATORI DI CALCIO
Ha trascorso trentotto anni della sua vita a dirigere un carcere: da ieri è passato dall’altra parte indossando i panni del detenuto.
C’è anche il direttore del carcere di Massa, lo spezzino Salvatore Iodice tra i nove arrestati per un lungo elenco di appalti pilotati per lavori all’interno dell’istituto penitenziario apuano. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti: corruzione, peculato, abuso in atti d’ufficio, truffa aggravata, turbata libertà degli incanti, falso ideologico, materiale e frode in pubbliche forniture. Con la formula della somma urgenza sarebbero stati affidati lavori a un gruppo ristretto di ditte e in alcuni casi le opere non venivano nemmeno eseguite.
Un giro di affari di dodici milioni di euro scoperto al termine di un’indagine durata oltre un anno e condotta attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche dalla polizia e dal nucleo investigativo centrale di polizia penitenziaria che è arrivata a piazzare una microspia nel cellulare di servizio di Iodice.
Assieme al direttore del carcere sono finiti dietro le sbarre il geometra del Genio Stefano Tendola, 52 anni di Castelnuovo Magra; Salvatore Cantone, 52, ragioniere del carcere di Massa; Carlo Bernardini, 56 funzionario del ministero delle Infrastrutture di Livorno; Antonio Riccardi, 63 di Viareggio; gli imprenditori Massimo Antonelli, 46 anni residente ad Ameglia e Mario Cesare Rotella, 69 anni di Santo Stefano Magra; Prospero Santacroce, 41 anni di Massa e MorganaMartelli, 43 anni di Viareggio.
Vulcanico e amatissimo dai detenuti, Salvatore Iodice ha diretto per trent’anni il carcere della Spezia e gestito per alcuni periodi anche quello di Chiavari. La sua filosofia era aprire al mondo esterno. Tifosissimo dello Spezia ha portato i big del calcio a contatto con i detenuti. Il suo grande amico, al quale è legato da un’amicizia che risale ai tempi in cui militava nella squadra aquilotta, è Luciano Spalletti ed è stato proprio l’attuale allenatore dello Zenit di Pietroburgo a inaugurare la stagione del “calcio dietro le sbarre”. Dopo Spalletti sono arrivati Pierluigi Collina, Serse Cosmi, nel 2005 quando allenava il Genoa, Silvio Baldini contrascorsi sulle panchine di Empoli, Catania e Palermo e Sergio Ulivieri, mister di Parma, Napoli, Torino e Bologna. Buon ultimo, si fa per dire, Marcello Lippi all’epoca in cui allenava la Juventus. L’amore per il calcio lo ha portato anche a fondare la Galeotta, squadra composta da detenuti in semilibertà e rappresentanti delle forze dell’ordine che da un paio d’anni milita nel
campionato di terza categoria toscana. Ma non sono state solo di carattere ludico le sue attività.Quando è arrivato a Massa ha scoperto che all’interno della cinta della cinta carceraria c’erano 5mila metri quadrati di capannoni e li ha utilizzati per dare un lavoro vero ai detenuti. Non un passatempo ma un’opportunità di lavoro offrendo gli spazi alle ditte esterne disposte a impiantare officine.
Sono nate così la carpenteria metallica, falegnameria, un laboratorio tessile e una sartoria oltre a un’officina di recupero dei rottami ferrosi.
Un microcosmo di laboriosità dietro le sbarre nel quale lavorano decine di detenuti.
Nel passato di Iodice però c’è una vicenda simile a quella che ieri l’ha fatto finire in carcere. È un’inchiesta che risale ai tempi in cui dirigeva il carcere spezzino per appalti truccati nel periodo compreso tra il ’96 e il 2001. Nel corso di un processo ad alcuni imprenditori un testimone affermò in aula di aver ricevuto denaro in contante da un dipendente del carcere spezzino a fronte di due fatture per un importo di 290 milioni di lire per lavori mai effettuati e di aver girato il denaro a Iodice. Nel corso della stessa udienza ci fu il capo delle guardie carcerarie del penitenziario spezzino che fece il nome di alcune ditte coinvolte in appalti irregolari.Il clou pochi minuti dopo davanti a un allibito pm lo fece registrare un maresciallo della Finanza che riferì che esistevano intercettazioni telefoniche già depositate alla Procura spezzina e raccontò di lavori mai effettuati ma certificati e pagati.
Il processo a Iodice, un funzionario pubblico e due imprenditori non arrivò mai alla sentenza, neppure in primo grado. Lo bloccò la prescrizione.
Bonvicini
Il Secolo XIX, 7/7/2010

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