Casellati: contro i suicidi favorire vita affettiva detenuti, sindacati agenti contrari
Si chiama Elisabetta Alberti Casellati, fa il sottosegretario alla giustizia con delega alle carceri (ma si può avere una “delega” alle carceri?) – però ai più è sconosciuta. Ciò non toglie che si conceda il lusso di liquidare con una battuta i trentuno suicidi consumatisi dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane: il sovraffollamento non c’entra, nessuna equazione. Qual è allora il problema e soprattutto la soluzione? Creare delle confortevoli “celle del sesso” dove i detenuti possano avere rapporti sessuali con le proprie moglie o con le proprie fidanzate.
Formazione cattolica, laurea conseguita presso la Pontificia Università Lateranense quindi prestatasi alle più laiche ragioni di Forza Italia, Casellati invece che guardare ai numeri si concentra com’è giusto sui sentimenti: “Poco si tiene conto dell’equilibrio affettivo dei detenuti, mentre io ritengo che quando uno entra in carcere debba mantenere quei legami con la famiglia, con le persone che possono aiutare ad affrontare situazioni personali di disagio”.
Parole nobili contro cui però anche il Sappe insorge: “L’idea la Casellati già l’aveva avuta ma ripetuta oggi, quando i detenuti sono arrivati a quota 68mila (contro una capienza regolamentare di 43mila posti), è sufficiente a scatenare le nostre proteste”. Esternazioni estemporanei, dichiarazioni fatte senza neanche prendersi la briga di leggere gli studi fatti dall’Organizzazione mondiale della Sanità che tra suicidi e sovraffollamento – a differenza di Casellati – vede più d’una equazione.
Ma non è solo l’Oms a occuparsi del caso. Solo per restare “in provincia”, l’emergenza suicidi è allo studio della Commissione di inchiesta della Camera sugli errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali. L’organismo presieduto da Leoluca Orlando (Idv) ha avviato un’inchiesta sui due ultimi casi verificatisi a Milano e Lecce, inoltrando una richiesta di relazione al capo del Dap, Franco Ionta. E per giovedì prossimo la stessa Commissione ha previsto un’audizione pubblica (Roma, 8,30, palazzo San Macuto, via del seminario 76) con i i rappresentanti del Forum nazionale del diritto alla salute delle persone private della libertà personale.
Ma su Casellati – oltre al sindacato della polizia penitenziaria, all’Oms e alla Commissione guidata da Orlando – pesa anche l’imminente visita in Italia del “Comitato per la prevenzione della tortura e dei trattamenti o pene inumane e degradanti”. Poche visite, quelle del Comitato che fa capo a Strasburgo, ma periodiche e mirate.
Un vero gruppo di lavoro politico cui non sfugge che “la sensazione complessiva dei suicidi è riferibile sia al condizione che il sovraffollamento determina sia alla sensazione di inessenzialità che i detenuti hanno nel dibattito sulla giustizia e sulla politica”. Quello delle carceri è diventato un mondo dell’abbandono. Quanto a Casellati, provoca il Comitato, da un certo punto di vista ha anche ragione perché è vero che ci sono altri paesi europei in cui si sono registrati dati preoccupanti tanto quelli italiani. Paesi come la Francia per esempio, che hanno adottato politiche simili alle nostre: incremento dei numeri dei detenuti a fronte di una totale carenza di personale. Paesi che sulle politiche carcerarie hanno costruito un vero e proprio consenso elettorale. Ha ragione Casellati, il tasso dei suicidio dei detenuti nelle carceri europee è – secondo dati del 2007-8 – del 12,4% ogni diecimila persone. In Italia siamo all’11,1. Una favola. Che però non considera il fatto che il tasso di suicidio nelle carceri va visto anche in relazione al tasso di suicidio della popolazione che sta “fuori”. E in Italia questo tasso è particolarmente basso, 0,6 ogni diecimila persone. Sarà che “fuori” funzionano meglio le “stanze del sesso”.
Sappe: sconcertati da dichiarazioni Casellati su sesso detenuti
“Sono davvero sconcertato dalle esternazioni estemporanee di certi esponenti di questo Governo di centro-destra in materia penitenziaria, tanto più se Sottosegretari alla Giustizia, e mi chiedo se esse sintetizzano l’effettivo intendimento dell’esecutivo Berlusconi sull’argomento. Garantire il sesso in carcere ai detenuti dovrebbe essere l’ultimo dei pensieri di chi ha responsabilità di governo della Giustizia, vista l’esplosiva situazione penitenziaria, con 68mila detenuti presenti in celle adatte per ospitarne regolarmente 43mila, con appartenenti alla Polizia penitenziaria impegnati nella prima linea delle sezioni detentive sempre più frequentemente aggrediti e feriti”. È quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe, alle dichiarazioni della Sottosegretaria alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati durante uno speciale di Rai Gr Parlamento dedicato al tema dei suicidi nei penitenziari italiani.
La Sottosegretaria alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati – spiega – che con decreto del Ministro della Giustizia Alfano ha ricevuto per l’Amministrazione penitenziaria competenze ben definite relativamente alla Direzione generale delle risorse materiali dei beni e dei servizi e alla Direzione generale del bilancio e della contabilità e non quindi di indirizzo della politica penitenziaria del Paese o di gestione dei detenuti – fa notare Capece – dice che non vede equazione tra sovraffollamento e suicidi penitenziari. Si vede che ignora i pertinenti studi fatti dall’Organizzazione mondiale della Sanità proprio sui suicidi in carcere, studi che sottolineano come anche l’affollamento delle celle è un fattore che influenza i suicidi in carcere. Dovrebbe saperlo se non altro perché è stata Sottosegretaria alla Salute dal maggio 2005 al maggio 2006. Ma non solo.
Il sindacalista aggiunge che la Casellati, non nuova a esternazioni del genere, ha invitato a valutare soluzioni già adottate in altri Paesi che riguardano la sfera sessuale dei detenuti.
Che a fare queste dichiarazioni sia un Sottosegretario alla Giustizia che evidentemente ignora quali siano le reali priorità in materia carceraria in Italia (come ad esempio i gravi disagi connessi alla presenza oggi nelle 200 galere italiane di oltre 68mila a fronte di 43mila posti letto con una conseguente pesante assenza di posti letto nelle celle tale da costringere molti detenuti a dormire per terra) – rileva Capece – mi stupisce non poco e mi sento in dovere di tornare a chiedere al Ministro Guardasigilli Alfano se le dichiarazioni del sottosegretario rispecchiano la linea del Governo in materia carceraria.
La Casellati, che va ben oltre quanto tentarono di fare, non riuscendovi, i governi e i ministri della Giustizia di centro-sinistra succedutisi negli anni passati – conclude il leader sindacale – pensa forse che si debba distogliere il già insufficiente personale di Polizia Penitenziaria dai compiti istituzionali di controllo e sicurezza in carcere per impiegarli e fare da “baby sitter” o “guardoni di Stato” al detenuto e ai suoi familiari mentre si scambiano effusioni in carcere? Crede forse, la Casellati, che il dettato costituzionale che sancisce come le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato passi anche attraverso il sesso in carcere?.
Osapp: no a carceri come “case del sesso”
“Siamo una categoria sfortunata noi poliziotti penitenziari, non solo perché costretti a subire una condizione come quella che si trovano a vivere ogni giorno 68 mila detenuti, ma soprattutto perché in balia di politici che come unica soluzione al problema dei suicidi ritengono siano opportune le cosiddette stanze del sesso”. Lo dice Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp che replica alle affermazioni, a suo dire “assurde”, del sottosegretario alla Giustizia Alberti Casellati, rese al Gr Parlamento sul problema dei suicidi. “Che l’affluenza dei reclusi provochi dei disastri legati alla condizione detentiva lo testimoniano i 31 morti dall’inizio di quest’anno, anche i muri lo hanno capito, che il cosiddetto Piano carceri adottato dal ministro Alfano, invece, sia non proprio sufficiente al problema del sovraffollamento lo conferma il fatto che i duemila nuovi posti fantasticati dal sottosegretario verranno rapidamente assorbiti nel giro di pochi mesi. Quelle soluzioni d’inserimento del detenuto tanto sbandierate da certi governanti si trovano altrove, e non certamente nella possibilità di trasformare i penitenziari in nuove case chiuse”.
Miriam Mafai
Il Manifesto, 15/6/2010

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