Ricetta dell’Arci per il rilancio Taddeo: Stati generali dei vicoli!

Locali e circoli alle prese con la difficile battaglia della convivenza. Tra delusione e speranze.
L’Arci propone una ricetta per il rilancio: “Stati generali dei vicoli,  subito”
Sulla presunta emergenza dei vicoli, il presidente Taddeo, intervistato da Repubblica, interviene autorelvolmente : “manca un progetto, servono idee dal basso”.
Se il questore mi invita a stare a casa è un problema, non si può rinunciare alla socialità.
Investire sui Rolli va bene, ma attenzione a non trasformare i caruggi in Stonehenge.
di Alberto Puppo

Una mezza dozzina di locali nel centro storico, il presidio capillare della città. L´Arci, si sa, è un´associazione di parte, apertamente schierata a sinistra e, proprio per questo, qualcuno non ha gradito, negli ultimi mesi, alcune prese di posizione apertamente critiche nei confronti dell´amministrazione comunale. Anche, e soprattutto, sul fronte delle politiche attuate (e attuabili) nel centro storico. Gabriele Taddeo, di Arci Liguria, è presidente.
L´Ascom, con il suo atto d´accusa, pone un problema che voi avete già messo sul tavolo: la difficoltà a capire quale sia l´idea dei vicoli che il Comune vuole perseguire. Se si aggiunge il segnale lanciato da questore,che invita i cittadini a starsene a casa, il quadro sembra fosco…
«Partiamo da qui. Le parole del questore mi preoccupano moltissimo. Se chi ha la responsabilità dell´ordine pubblico arriva a dirti che non può garantirlo, è un problema grave. Io capisco le difficoltà del momento,comprese quelle legate alla crisi, ma non posso accettare che si rinunci alla possibilità di vita comune.
Anche la prospettiva che, in alcune zone tra le più vivaci, si debba fare silenzio alle 22, non sembra aiutare…
«Tutto dipende dall´idea che si ha sul futuro del centro storico. Spesso ho la sensazione che in molti inseguano la prospettiva Stonehenge. Mi spiego: salvaguardiamo i Rolli e i monumenti, e va bene, ma i vicoli non sono soltanto pietre, hanno un´anima. Se non lo capiamo tra poco avremo davvero una splendida Stonehenge, conservata e desolata».
L´altro futuro possibile?
«Inizia rendendosi conto che, in tutte le grandi città europee, il centro storico, oltre ad essere il cuore del turismo, è il centro di tutte le attività culturali e sociali. Si può anche discutere se questo sia giusto,ma è un dato con cui bisogna fare i conti. E questo significa che quella zona non può essere trattata come tutte le altre. Se qui si decide che alle dieci bisogna dormire, i giovani vanno altrove.
I vicoli genovesi però sono densamente abitati. E se, almeno nei week end,diventano invivibili, si pone un´altra questione mica da ridere…
«Serve una sintesi tra le esigenze di tutti. Ogni diritto prevede un dovere. Cominciamo dal rispetto reciproco. L´unica strada percorribile è quella di un confronto aperto, una sorta di stati generali dei vicoli, in
cui coinvolgere gli imprenditori, i soggetti sociali e culturali della zona, i comitati. Oggi, lo abbiamo già detto, si stenta a vedere un´idea
chiara di progetto. Allora costruiamolo insieme».
L´obiezione è classica. Come pensate di mettere d´accordo tutti?
«Semplice: non lo pensiamo proprio. Trovare soluzioni pienamente condivise non è sempre possibile. Ma tutti devono avere la sicurezza di poter esprimere le proprie opinioni e di partecipare così a un progetto comune».
L´input però deve arrivare dalla politica…
«Assolutamente. E bisogna fare presto. La politica è sempre più distante dalla gente, e questo fa sì che, non intravedendo speranze, molti pensino,inevitabilmente, al proprio particulare. Solo l´apertura di spazi di partecipazione può invertire la rotta. Il protocollo firmato nel febbraio scorso tra tutti i soggetti che lavorano nel centro storico ha già dato ottimi risultati. Cominciamo da qui.»

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