Raccolte 900.000 firme in 25 giorni. La Liguria è già arrivata al 130% dell’obiettivo
S
uperata in 25 giorni quota 500mila!
Per l’esattezza a oggi 18 maggio i firmatari dei quesiti referendari sono stati 516.615. «Un risultato incredibile anche per noi – sottolineano al Comitato promotore – raggiunto in poco più di tre settimane grazie all’impegno e all’entusiasmo di migliaia di cittadine e cittadini dell’acqua pubblica.
L’obiettivo delle 700mila firme è ormai in vista e può essere superato. Da qui a luglio lanceremo eventi, feste, spettacoli per coinvolgere sempre più italiani in questa civile lotta di democrazia per toglie le mani degli speculatori dall’acqua riconsegnandola ai cittadini e ai Comuni».
Anche alla Marcia Perugia-Assisi sono stati allestiti due punti di raccolta. Non abbiamo cifre precise di quanti hanno firmato ma forse non tantissimi perché molti dei partecipanti alla Marcia lo avevano gi fatto e spesso le hanno raccolte.
La ‘maglia rosa’ (siamo in tempi di Giro d’Italia) nella raccolta delle firme la indossa per il momento la Liguria che ha già raggiunto il 130% del ‘target’ regionale cioè 25mila firme a fronte della quota 19mila che le era stata assegnata.
«La chiave del successo – spiega Roberto Melone, coordinatore regionale della Campagna – sta proprio nel fatto che la gente della Liguria si è mobilitata subito per fermare quella che avverte come una vera e propria rapina dei propri diritti. A Genova e provincia, così come nel territorio di Savona e in molti altri comuni, la
campagna di sensibilizzazione attuata dalComitato ha incontrato un terreno fertile per la promozione dell’iniziativa partendo da quello che è subito risultato essere un vero e proprio risveglio civile. Non a caso erano molti i cittadini che prima di firmare si sinceravano che fosse un’iniziativa spontanea e non organizzata da qualche partito.
L’obiettivo non è stato solo la raccolta delle firme ma anche lanciare un chiaro messaggio a tutta la cittadinanza. Un messaggio per nulla scontato per la difesa dal basso della democrazia, di cui il nostro paese sembra spesso dimenticarsi».
I liguri, ma non solo loro ovviamente, hanno capito che spetta a loro direttamente battere la logica del trarre profitto da un bene comune.
A Genova, poi, non è difficile trovare edifici, case o appartamenti dotati di cisterne per il raccoglimento dell’acqua. Cisterne che spesso e volentieri rischiano di rimanere a secco e che verrebbero ulteriormente danneggiate da un’eventuale privatizzazione del sistema idrico del quale molti cittadini già adesso lamentano le condizioni.
«La difesa dell’acqua come bene pubblico – ricorda Melone – non è comunque una novità per la Liguria.
Non a caso, il primo degli appuntamenti del ciclo Acqua e Libertà, organizzato dal coordinamento dell’Associazione dell’acquedotto genovese, ha riproposto l’episodio avvenuto tra il 1824 e il 1825, quando i contadini della Valbisagno scioperarono per difendere il diritto ad avere l’acqua a loro disposizione: un evento senza precedenti che riuscì, anche se solo parzialmente, a promuovere un’iniziativa di successo e grande mobilitazione».
Fra l’altro l’acquedotto storico della città Genova è un’antica struttura architettonica idrica situata proprio nella Valbisagno. Oggi il canale in pietra dove scorreva l’acqua è il camminamento di un itinerario escursionistico molto frequentato dalle famiglie genovesi. Lì si è svolta nel 2006 la prima Festa dell’Acquedotto in cui i volontari di diverse associazioni hanno ripulito tratti del percorso, coinvolgendo la cittadinanza con gite e stand gastronomici.
Quell’iniziativa mostrando quanto complessa sia la gestione dell’acqua ha contribuito a far sì che crescesse l’attenzione verso uno dei più preziosi beni comuni.
L’intenzione è di ripetere annualmente lamanifestazione, una necessità dal punto di vista storico-culturale dato il valore e la bellezza dell’opera.
Info: www.acquabenecomune.org

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