Carcere, chiamata alla rivolta con un messaggio in bottiglia

Carcere, chiamata alla rivolta con un messaggio in bottiglia
Un biglietto invita a una sommossa nazionale.
Pinotti: «Chiesto un incontro al ministro»

Continua anche al carcere di Marassi la protesta per il sovraffollamento.
Ieri, dalle finestre della prigione genovese è stata lanciata una bottiglia conmessaggio che ribadiva l’appuntamento a livello nazionale dei detenuti in agitazione: “Torino, Roma, Milano, Napoli, Genova dalle 21.30 alle 23″. Secondo fonti vicino al carcere, si tratterebbe di una protesta alimentata da ambienti anarchici.
La convinzione è confermata dal lancio di uova riempite di liquido rosso contro le pareti di Marassi avvenuta tre giorni fa. Ieri sera, però, non si è svolta nessuna protesta, almeno fino alle 23, quindi oltre il tempo fissato dal messaggio in bottiglia.
I sindacati lanciano l’allarme per rafforzare l’organico negli istituti in agitazione per garantire la sicurezza agli agenti dopo che, negli ultimi giorni, ci sono stati tre poliziotti penitenziari feriti in seguito alle proteste dei detenuti.
«La nostra preoccupazione, il nostro timore, è che qualcuna di queste proteste possa sfociare invere e proprie rivolte», dice il segretario generale aggiunto del Sappe, Roberto Martinelli, che da mesi denuncia la situazione insostenibile del carcere genovese.
Sull’argomento è intervenuta ieri anche la senatrice Roberta Pinotti che si è impegnata a portare l’argomento al Senato, oggi, dopo che ieri non si è tenuta la seduta generale per il ritorno in commissione del provvedimento sulle intercettazioni. «Da alcuni mesi ricorda Pinotti
ho presentato un’interrogazione al Ministro Alfano chiedendo un intervento specifico sulla situazione drammatica delle carceri liguri e in particolare del carcere di Marassi. Sono ancora in attesa di una risposta. Allo stesso modo, non si sa ancora nulla del piano carceri, da tempo annunciato ma ancora non concretizzato. Ho ribadito le richieste con una lettera al ministro della Giustizia».
A Marassi, ricorda ancora il Sappe, i detenuti sono poco meno del doppio dei posti disponibili (750 contro 430), il sessanta per cento dei quali sono stranieri, il 40 per cento tossicodipendenti. «Come ogni anno con l’arrivo del caldo Marassi diventa una polveriera ribadisce Martinelli occorre un intervento urgente».
Anche il direttore del carcere, Salvatore Mazzeo, continua a sollecitare il Dipartimento sul problema.

Francesca Forleo
Il Secolo XIX, 10/6/2010

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