Mazzeo: “Questo ormai è il luogo della disperazione”

Il grido d´allarme del direttore  “Una bomba pronta a esplodere”

«I detenuti vivono in condizioni allarmanti; gli agenti lavorano in situazioni di sicurezza inaccettabili. Marassi è una bomba pronta ad esplodere, rischiamo che il carcere torni ad essere quello di vent´anni fa: della disperazione, della violenza, delle rivolte. Altro che reinserimento sociale…». Le parole del direttore del carcere, Salvatore Mazzeo, pesano come macigni.
Marassi può contenere 450 detenuti, ora hanno raggiunto il numero record di 760. Il problema sovraffollamento si trascina da anni.
«È preoccupante, ha raggiunto livelli critici: per ogni cella ne sono previsti tre, ma qui averne sette, otto, anche dieci, è normale. Non si possono muovere, vivono ammassati. Le dico che siamo obbligati a mettere i letti a castello a tre piani e per motivi di sicurezza i detenuti possono fare solo una doccia la settimana!».
La polizia penitenziaria è insufficiente.
«È un problema grave, in una giornata normale un´agente gestisce 80-90 detenuti in un´ora. Questo si traduce in stress, super lavoro, il rapporto con chi è “ristretto” di conseguenza diventa difficile».
Cosa si può fare?
«Aspettiamo fiduciosi il provvedimento che ha preannunciato il governo, quindi la detenzione domiciliare per chi ha un fine pena non superiore a un anno. Anche se a Genova ho dubbi che la situazione possa migliorare, perché il 60% della popolazione carceraria è straniera e spesso non ha un domicilio».
Si preannuncia un´estate calda.
«Sarà sempre peggio, se non si modifica il codice penale. Il magistrato deve poter decidere altre misure alla detenzione perché il sovraffollamento costituisce un fattore che pregiudica le cosiddette attività “trattamentali”, in primo luogo il lavoro ma anche le altre propedeutiche al reinserimento sociale. Se mancano questi punti cardine, chi esce dal carcere ha una percentuale molto alta di recidiva».
Il braccialetto elettronico può aiutare a svuotare le carceri?
«È un´idea interessante, che non va abbandonata, anche se preferisco puntare sulle misure alternative».
Per Genova si era anche parlato di carcere galleggiante.
«Ho visto il progetto, andrebbe approfondito. Mi ricordo però che aveva delle falle per quanto riguarda la sicurezza. Un cortile di passeggio lungo la banchina è come dire “vai, la porta è aperta”.
Lei non sa più dove mettere i detenuti, il questore Piritore al contrario sostiene che escono troppo presto e il lavoro aumenta.
«Benediciamo le misure alternative, se non ci fossero avremmo 100 mia detenuti in più…».

Stefano Origone

La Repubblica, 8/6/2010

I commenti sono chiusi.