Sovraffollamento: primi in Europa. Ionta a Rebibbia

Siamo i primi in Europa, ma non ci fa onore. Se c’è un record assai poco invidiabile che l’Italia è riuscita a raggiungere in pochi anni scalando tutte le classifiche europee, lo dobbiamo alla capacità di sopportazione dei detenuti che riescono a stare in 157 laddove ce ne potrebbero stare al massimo 100.
Per diventare i primi dei 47 paesi del Consiglio d’Europa siamo riusciti a recludere nelle patrie galere costruite per 43 mila posti circa 68 mila persone.
Di cui solo 35.800 condannati. Con un’accelerazione impressa negli ultimi 45 mesi durante i quali la popolazione detenuta è cresciuta di 29 mila unità, circa 650 persone in più almese, abbiamo lasciato ai blocchi di partenza perfino Cipro, Grecia, Serbia e Russia.
Sono i dati contenuti nel dossier che verrà presentato oggi dall’associazione Antigone, in occasione dell’assemblea nazionale che si svolgerà, non a caso, proprio all’interno del carcere romano di Rebibbia alla presenza di Franco Ionta, capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria. A confrontarsi su una delle più scottanti emergenze italiane ci saranno rappresentanti di tutti le tipologie di operatori penitenziari: volontari, avvocati, politici, sindacalisti, giornalisti, detenuti, magistrati e agenti penitenziari. Non a caso il titolo scelto per l’incontro è «Overbooking. Il protagonismo degli operatori. Come uscire dalla crisi penitenziaria preservando i diritti umani». «L’idea è quella di far parlare voci diverse, spesso non collimanti, ma tutte interne alla realtà carceraria e quindi ben consapevoli dell’urgenza di trovare una soluzione giusta, sistematica e duratura al problema del sovraffollamento – spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone -. Bisogna creare una grande alleanza riformatrice per rendere consapevole della tragica situazione anche la classe politica». La presenza di Ionta e la disponiblità del direttore di Rebibbia, Carmelo Cantone, testimoniano invece la piena consapevolezza dell’amministrazione penitenziaria.
Voci diverse per sostenere che il ddl Alfano sulle carceri è «inutile» perché, spiega ancora Gonnella, «non estende l’applicazione delle misure alternative oltre quella già prevista dalla legge Gozzini», soprattutto dopo che l’emendamento governativo ha stralciato l’istituto della “messa alla prova” e ridotto la detenzione domiciliare per chi deve scontaremeno di un anno da misura obbligatoria a discrezionale. Ci vuole altro che un piano edilizio o un commissario dai poteri straordinari, se si pensa che solo la Moldavia, il Lichtenstein e la Bulgaria hanno un tasso di incarcerazione superiore a quello italiano per motivi legati alla droga: da noi il 26,8% dei reclusi è tossicodipendente e il 36,1% dei reati commessi dalla popolazione reclusa è per droga, contro il 16,1 dell’Inghilterra o il 15,4 della Germania. Il grosso del sovraffollamento, infatti, si è ottenuto in un paio d’anni, tra il 2007 e il 2008: esattamente il periodo di maggior applicazione della legge sulle droghe Fini- Giovanardi varata nel 2006. Mentre in Austria in quel periodo la popolazione carceraria diminuiva dell’ 11,2% e in Germania del 4%, in Francia aumentava del 4,2% e in Inghilterra del 3,6% (unico paese che riesce a superarci nel tasso di carcerazione: 152 detenuti ogni 100 mila abitanti contro i nostri 110), l’Italia superava tutti con un incremento del 22,5%.

Eleonora Martini

Il Manifesto, 28/5/2010

I commenti sono chiusi.